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Farm to Fork, la strategia annunciata a Bruxelles

Farm to Fork, la strategia annunciata a Bruxelles

Farm to Fork è uno dei 10 capitoli nella tabella di marcia del c.d. European Green Deal, la nuova ‘strategia di crescita per l’Europa’ presentata a Bruxelles l’11.12.19. (1) La Commissione guidata da Ursula von der Leyen dichiara l’intenzione di promuovere l’agroecologia. Troppo bello per essere vero?

La strategia Farm to Fork… in un opuscolo

La strategia Farm to Fork (F2F) – annunciata per marzo 2020, sotto forma di Libro bianco – viene abbozzata in un opuscolo di poche righe. (2) Novità importanti, a colpo d’occhio, di cui è difficile però cogliere la portata effettiva. Premesso che ‘il 40% del bilancio complessivo UE dovrebbe contribuire all’azione per il clima’:

– pesca.il 30 % dei finanziamenti destinati alla pesca dovrebbe contribuire a obiettivi in materia di clima’. Vale a dire che il 30% degli aiuti verrà trasferito all’industria meccanica, per ridurre le emissioni dei motori marini dei pescherecci che battono bandiera europea. Neppure un cenno alla salvaguardia dello stock ittico. Che viene minacciata ogni anno da quote di cattura sproporzionate, come si è visto,

– sostenibilità al giusto prezzo. Si intende così ‘garantire che i cittadini abbiano prodotti alimentari sostenibili a prezzi contenuti’. Il concetto di agricoltura sostenibile, come si è visto, già ora si presta a venire travisato proprio per ottenere i contributi pubblici a tal uopo stanziati nei PSR (Piani di Sviluppo Rurale), nell’ambito della PAC (Politica Agricola Comune). Va dunque chiarito a quale ‘sostenibilità’ ci si intenda riferire. L’adeguatezza dei prezzi a remunerare la produzione senza penalizzare i consumatori, del resto, è strettamente legata alla trasparenza nella catena del valore, (3)

– agroecologia. Bisogna ‘fare fronte ai cambiamenti climatici’, ‘proteggere l’ambiente’, ‘preservare la biodiversità’, ‘promuovere l’agricoltura biologica’, indica la Commissione. Parole sante, che dovranno però trovare corrispondenza in contributi pubblici adeguati a promuovere la conversione e il mantenimento delle colture bio. Non solo nei latifondi, ma anche nei microscopici appezzamenti che caratterizzano l’agricoltura contadina. Ricordando che il biologico è la sola vera agroecologia in grado di salvare l’Europa dalla crisi ambientale, come mostrato anche nel recente studio di IDDRI (Institut pour le Développement Durable et les Relations Internationales).

Farm to Fork, F2F. Le 5 linee di intervento

L’opuscolo prosegue con brevi cenni alle 5 linee di intervento previste dalla Commissione di Ursula von der Leyen.

1) Garantire una transizione equa. ‘Garantire una transizione giusta ed equa per tutti coloro che lavorano nel settore agricolo e marittimo in Europa’. L’equità dipende anzitutto dall’efficacia nell’attuazione della direttiva Unfair Trading Practices (UTPs), tesa appunto a riportare equilibrio nelle relazioni di filiera. (4) E non può prescindere da nuove regole comuni, per la tutela dei lavoratori e la lotta contro il loro sfruttamento,

2) Tagliare la chimica in agricoltura. ‘Ridurre la dipendenza da pesticidi chimici, concimi e antibiotici, il loro utilizzo e i relativi rischi’. Un recente studio sul sistema agricolo in USA mostra i danni agli ecosistemi e alla stessa produzione agricola, causati dall’abuso di agrotossici e fertilizzanti azotati. Quanto ai rischi per la salute pubblica, la Commissione è in ritardo di 10 anni sull’analisi del c.d. ‘effetto cocktail. Quanto agli antibiotici, l’OMS è stata chiara nell’affermare che ‘non c’è tempo da perdere,

3) Innovare per proteggere le colture. L’incipit ‘sviluppare metodi innovativi nell’agricoltura e nella pesca per proteggere i raccolti da organismi nocivi e malattie’ si presta a due interpretazioni concettualmente antitetiche. La prima attiene allo sviluppo della c.d. agricoltura di precisione. Per il risparmio sulle risorse e magari anche il diserbo meccanico. La seconda ipotesi è invece quella di de-regolamentare i nuovi OGM (o NBT, New Breeding Techniques), in barba al principio di precauzione.

4) Prevenire e contrastare le frodi alimentari. Jean-Claude Juncker aveva attribuito al Commissario alla Cultura un ‘Centro di conoscenza’ sull’argomento, dopo il bluff di quello deputato alla sicurezza alimentare. La situazione rimane critica, come conferma il rapporto 12.4.19 dello EU Food Fraud Network. Attendiamo dunque di leggere la nuova proposta di regolamento,

5) sostenibilità ambientale delle derrate d’importazione. ‘I prodotti alimentari importati da Paesi terzi devono rispettare le norme UE in materia di ambiente.’ Magari fosse, il recepimento della nostra campagna #Buycott! Olio di palma, soia OGM e carni americane (!) È indispensabile prendere posizione contro le citate commodities, che da decenni rappresentano le le prime cause di rapine delle terre e deforestazioni a livello planetario. Ciò postula il rafforzamento delle filiere che in Europa realizzano derrate alternative. Nonché il sabotaggio del trattato tra l’UE e i Paesi del Mercosur, ove è già stato concesso un contingente duty-free di 259mila ton/anno di carni da deforestazioni. (5)

Europa, un’isola felice?

Le promesse della Commissaria Ursula von der Leyen e del suo braccio destro Frans Timmermans appaiono senza dubbio promettenti, ammesso che trovino concreta attuazione e non si intenda dare il via libera ai nuovi OGM derogando alle valutazioni del rischio da sempre prescritte per gli OGM ‘tradizionali’.

Meraviglia tuttavia il difetto di considerazione dei diritti umani al di fuori di Fortress Europe. Possiamo tollerare oltremodo la schiavitù e il lavoro minorile nelle filiere di cacao, nocciole e olio di palma, nel trentennale della Convenzione ONU per i diritti dell’infanzia?

La supply-chain responsibility deve venire affermata – nei confronti di tutti gli operatori a valle della filiera (prima e seconda trasformazione industriale, distribuzione) – per tutti i crimini ovunque commessi a monte della filiera stessa. Rapine delle terre, sfruttamento dei lavoratori e dei minori. Senza giustificazioni per la terziarizzazione degli abusi, sulle orme del Kimberley process sviluppato 20 anni or sono nella filiera dei diamanti. (6)

La sostenibilità sociale, oltreché ambientale, delle filiere di approvvigionamento è l’unica via per superare il paradigma neo-colonialista dell’isola felice sulle spalle di chi vive al di fuori del proprio cortile. Affermare l’equità delle filiere, ovunque originate, è al contempo la premessa per mitigare i flussi di migranti dai Paesi a basso e medio reddito (LMIC, Low-Middle Income Countries). I quali devono appunto venire aiutati, anziché sfruttati a casa loro. In linea, tra l’altro, con gli SDGs (Sustainable Development Goals) in Agenda ONU 2030.

Dario Dongo

Note

(1) V. https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal_it. La Roadmap su https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/european-green-deal-communication-annex-roadmap_en.pdf

(2) V. opuscolo Farm to Fork in italiano, su https://ec.europa.eu/commission/presscorner/api/files/attachment/859251/Farm_to_fork_it.pdf.pdf

(3) Sui rapporti di filiera e le misure finora intraprese a livello europeo, si veda https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/filiera-alimentare-forum-di-alto-livello-i-buoni-propositi-di-bruxelles

(4) V. dir. UE 2019/633

(5) Sarà ben più difficile opporre le importazioni di olio di palma tramite Singapore, dopo l’entrata in vigore del trattato di libero scambio con l’UE, il 21.11.19. V. https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/accordo-tra-ue-e-singapore-trattato-tossico-già-in-vigore

(6) V. Anne Pitsch Santiago (2014) Guaranteeing conflict free diamonds: From compliance to norm expansion under the Kimberley Process Certification Scheme. South African Journal of International Affairs, 21:3, 413-429. doi: 10.1080/10220461.2014.972441

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