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Vino rosato italiano: storia, tecnica e ragioni di un successo

Il vino rosato italiano è tra i pochi segmenti del vino a crescere in un mercato che si contrae. Nel 2025 gli imbottigliamenti di vini rosati certificati da Valoritalia sono aumentati del 5,7%, a fronte di un calo complessivo del 2,1% e di una flessione dei rossi superiore al 13% (Valoritalia, 2026). Il consumo di vino in Italia è sceso da 38 litri pro capite nel 2022 a 35,6 litri nel 2025 (Area Studi Mediobanca, 2026). Il successo del rosato ha ragioni precise: una tecnica di cantina flessibile, vitigni autoctoni adatti a questo stile, una spiccata versatilità a tavola e prezzi accessibili.

Un segmento in controtendenza

Nella grande distribuzione i rosati – fermi e spumanti insieme – hanno chiuso i primi cinque mesi del 2026 con un valore di 48,7 milioni di euro, sostanzialmente stabile (-0,2%), e 14,56 milioni di litri (-4,4%). Il prezzo medio è salito del 2,5%, a 3,11 euro per unità. Le bollicine rosate, trainate dal Prosecco DOC Rosé, sono il segmento più dinamico. Tra i fermi, le denominazioni di origine crescono a valore e tengono i volumi, con il Cerasuolo d’Abruzzo indicato come la più solida. La bottiglia da 0,75 litri è l’unico formato in crescita (Unione Italiana Vini, 2026, su dati Circana).

Il rosato fermo ha una radice soprattutto meridionale, mentre le bollicine rosate si distribuiscono di più al Nord. Le vendite crescono da marzo-aprile e raggiungono il picco tra luglio e agosto (Unione Italiana Vini, 2026).

Come nasce il rosato: tempi di macerazione e scelte di cantina

Il rosato si ottiene da uve a bacca nera vinificate in modo che il mosto estragga dalle bucce soltanto una parte del colore. Il tempo di contatto con le bucce definisce lo stile. La tradizione distingue:

  • il ‘vino di una notte’, con macerazione di circa 6-12 ore;
  • il ‘vino di un giorno’, che rimane sulle bucce per circa 24 ore;
  • il vin gris, che invece nasce da una pressatura diretta, senza macerazione, di uve poco pigmentate (Garolfi, 2021).

Per il Cerasuolo d’Abruzzo il contatto con le bucce varia da una a dodici ore e produce vini più delicati e fruttati oppure più robusti e tannici (Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, 2026).

Il bleeding (saignée) segue una logica diversa. Durante la macerazione di un vino rosso si preleva il 20-30% del mosto, che viene vinificato in bianco come rosato, mentre il vino rimasto in vasca si arricchisce di colore e di estratti (Garolfi, 2021). Il rosato diventa così anche uno strumento per migliorare il rosso.

Le norme europee vietano di ottenere un rosato mescolando un vino bianco e un vino rosso privi di denominazione di origine o di indicazione geografica (reg. del. UE 2019/934, art. 8.1). Il divieto non si applica alle cuvée destinate alla spumantizzazione. Il Prosecco DOC Rosé, ad esempio, nasce da almeno l’85% di Glera e dal 10-15% di Pinot nero vinificato in rosso, è sempre millesimato e sosta sui lieviti per almeno 60 giorni (Consorzio di Tutela della DOC Prosecco, 2024; Dongo, 2026a).

Il vitigno conta quanto la tecnica. Il Bombino nero pugliese, dalla buccia sottile, si presta più al rosato che al rosso. Per questo la denominazione che lo valorizza, il Castel del Monte Bombino Nero DOCG, ammette soltanto il rosato, con almeno il 90% di Bombino nero e un titolo alcolometrico minimo al consumo del 12% (disciplinare, articoli 2 e 6).

Il rosato nella storia del vino italiano

La diffusione moderna del rosato in Italia ha due tappe di riferimento. Sulla sponda bresciana del Garda, il senatore veneziano Pompeo Molmenti, già sindaco di Moniga del Garda, perfezionò nel 1896 la vinificazione in rosa del Groppello, con pigiatura delicata e breve macerazione sulle bucce: il ‘vino di una notte’ da cui discende il Chiaretto della Valtènesi (Vallone, s.d.; Garolfi, 2021).

Nel Salento, nel 1943, la famiglia Leone de Castris produsse la prima annata del Five Roses, da Negroamaro e Malvasia nera, considerato il primo rosato imbottigliato in Italia. Il nome inglese si deve agli acquisti dell’esercito statunitense, disposti dal generale Charles Poletti durante l’occupazione alleata della Puglia (The Drinks Business, 2023).

Negli ultimi anni le denominazioni hanno lavorato sull’identità del prodotto. Nel 2014 il Consorzio del Bardolino ha avviato la cosiddetta Rosé Revolution, scegliendo un Chiaretto dal colore rosa tenue, e nel 2021 ha presentato la prima annata con il nome Chiaretto di Bardolino (Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino, 2022). Nel 2019 sei denominazioni storiche hanno costituito l’Istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano, Rosautoctono: Bardolino Chiaretto, Valtènesi Chiaretto, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte Rosato e Bombino Nero, Salice Salentino Rosato e Cirò Rosato. In quel momento i rosati valevano il 6% del mercato italiano del vino, contro il 30% della Francia (Istituto Rosautoctono, 2019).

Le denominazioni del rosato italiano

Il Cerasuolo d’Abruzzo DOC, riconosciuto come denominazione autonoma nel 2010, si ottiene da almeno l’85% di Montepulciano, ha un colore rosa ciliegia più o meno intenso e un titolo alcolometrico minimo del 12% (disciplinare, articoli 2 e 6). Il nome deriva da ‘cerasa’, ciliegia nel dialetto locale (Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, 2026).

Il chiaretto del Garda esprime il versante settentrionale: da Corvina sulla sponda veronese di Bardolino, da Groppello in Valtènesi, con colori tenui e beva immediata. In Puglia il Salice Salentino Rosato e i rosati di Negroamaro raccontano la storia del Salento, mentre il Castel del Monte unisce al Bombino nero una tradizione murgiana. In Calabria il Cirò Rosato, da Gaglioppo, completa la geografia storica del rosato autoctono. Le bollicine aggiungono il Prosecco DOC Rosé, oltre ai Metodo Classico rosé di Franciacorta, Trentodoc e Alta Langa.

Abbinamenti e temperature di servizio

Il rosato unisce la freschezza acida di un bianco a una parte della struttura e del frutto di un rosso, con tannini lievi. Questa combinazione spiega la sua versatilità a tavola. I rosati più leggeri e pallidi si abbinano a pesci di lago e di mare, crostacei crudi, sushi, spaghetti alle vongole e risotti di mare. I rosati più strutturati, come il Cerasuolo d’Abruzzo, accompagnano pizza, salumi, zuppe di pesce, formaggi di media stagionatura e carni bianche (Sgarzi, 2024).

L’Abruzzo propone il Cerasuolo anche oltre la cucina regionale: dal barbecue alla cucina coreana, dal curry al ceviche (Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, 2026). È un vino che regge le spezie e il pomodoro meglio di molti bianchi, senza la durezza tannica che il rosso oppone al pesce.

La temperatura di servizio ideale è tra 10 e 12 °C: il rosato va servito fresco, non gelato (Sgarzi, 2024). Un vino troppo freddo perde i profumi di frutto, uno troppo caldo accentua l’alcol. I rosati più strutturati possono collocarsi nella parte alta della forbice, le bollicine rosate in quella bassa.

Le ragioni del successo

Il rosato intercetta una domanda di vini più leggeri, freschi e adatti a molte occasioni di consumo, dall’aperitivo al pasto, dalla primavera all’estate. Il prezzo medio contenuto e la tenuta delle denominazioni di origine indicano un consumatore disposto a riconoscere valore a un rosato con un’identità chiara (Unione Italiana Vini, 2026). L’Italia dispone di ciò che serve per valorizzarlo: vitigni autoctoni come Montepulciano, Bombino nero, Negroamaro, Groppello, Corvina e Gaglioppo, una storia documentata e denominazioni che hanno scelto stili riconoscibili.

Dario Dongo

Riferimenti

Fonti normative dell’Unione Europea

Commission Delegated Regulation (EU) 2019/934 of 12 March 2019 supplementing Regulation (EU) No 1308/2013 of the European Parliament and of the Council as regards wine-growing areas where the alcoholic strength may be increased, authorised oenological practices and restrictions applicable to the production and conservation of grapevine products, the minimum percentage of alcohol for by-products and their disposal, and publication of OIV files. Consolidated text: 29/12/2024. http://data.europa.eu/eli/reg_del/2019/934/2024-12-29

Disciplinari di produzione

Disciplinare di produzione dei vini a denominazione di origine controllata ‘Cerasuolo d’Abruzzo’, DM 5 ottobre 2010 (GU n. 242 del 15 ottobre 2010), modificato con DM 19 gennaio 2023 (GU n. 130 del 6 febbraio 2023). https://www.vinidabruzzo.it/wp-content/uploads/2024/04/CERASUOLO-DABRUZZO-DOC.pdf

Disciplinare di produzione dei vini a denominazione di origine controllata e garantita ‘Castel del Monte Bombino Nero’, DM 4 ottobre 2011 (GU n. 243 del 18 ottobre 2011), modificato con DM 30 novembre 2011 e DM 7 marzo 2014. https://aisitalia.it/Disciplinari/Puglia/DOCG/Castel%20del%20Monte%20Bombino%20Nero.pdf

Fonti statistiche e di settore

Area Studi Mediobanca. (2026, 20 maggio). Indagine sul settore vinicolo in Italia [dati riportati da Teleborsa]. https://www.teleborsa.it/News/2026/05/20/vino-italiano-vendite-in-calo-nel-2025-ma-il-settore-resta-competitivo-e-si-trasforma-67.html

Consorzio di Tutela della DOC Prosecco. (2024). Scheda informativa Prosecco DOC e Prosecco DOC Rosé. https://www.prosecco.wine/wp-content/uploads/2024/02/Informative-sheet-Prosecco-DOC-and-Prosecco-DOC-Rose_IT_compressed.pdf

Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino. (2022). Chiaretto di Bardolino, Rosé Revolution e nuovo nome [dati del Consorzio riportati da WineNews]. https://winenews.it/en/?p=468622

Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo. (2026, 9 giugno). Cerasuolo d’Abruzzo: Italy’s most versatile wine [contenuto realizzato con Decanter]. https://www.decanter.com/wine/abruzzo/cerasuolo-dabruzzo-italys-most-versatile-wine/

Istituto Rosautoctono. (2019). Vini rosa, l’Italia con Rosautoctono punta a nuove quote di mercato [dati riportati da FIRSTonline]. https://www.firstonline.info/en/vini-rosa-litalia-con-rosautoctono-punta-a-nuove-quote-di-mercato/

Unione Italiana Vini. (2026, 24 giugno). GDO, i rosati tengono meglio degli altri vini. https://unioneitalianavini.it/approfondimenti-tematici/news/gdo-rosati-tengono-meglio-altri-vini

Valoritalia. (2026, 22 febbraio). Imbottigliamenti 2025 [comunicato diffuso da askanews]. https://qds.it/vino-valoritalia-nel-2025-male-igt-12-rossi-13-e-export-3/

Stampa specializzata

Garolfi, M. (2021, 27 luglio). Vini rosati: tutte le sfumature del rosa. AIS Lombardia. https://www.aislombardia.it/racconti-dalle-delegazioni/vini-rosati-tutte-le-sfumature-del-rosa.htm

Sgarzi, B. (2024, 20 giugno). Pink goblets: from the sweetest hors d’oeuvre to the more ethereal and the more structured. Il Sole 24 Ore. https://en.ilsole24ore.com/art/pink-goblets-from-the-sweetest-hors-doeuvre-more-ethereal-more-structured-AGEPnjb

The Drinks Business. (2023, aprile). Leone de Castris celebrates 80 years of Italian rosé. https://www.thedrinksbusiness.com/2023/04/leone-de-castris-celebrates-80-years-of-italian-rose/

Vallone, G. (s.d.). Gli autoctoni. Speciale vitigni, Groppello. ViniPlus di Lombardia, n. 24, 26-28. https://www.aislombardia.it/media2/libreria/allegati/ViniPlus24-SpecialeVitigni_Groppello.pdf

Approfondimenti

Dongo, D. (2026a, 24 gennaio). Prosecco, storia e numeri di un leader globale dell’enologia. GIFT (Great Italian Food Trade). https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/prosecco-storia-e-numeri-di-un-leader-globale-dellenologia/

Dongo, D. (2026b, 6 aprile). Montepulciano d’Abruzzo: le denominazioni DOP a confronto. GIFT (Great Italian Food Trade). https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/montepulciano-dabruzzo/

Redazione GIFT. (2026, 9 febbraio). Castel del Monte Nero di Troia Riserva DOCG: premium di Puglia. GIFT (Great Italian Food Trade). https://www.greatitalianfoodtrade.it/vino-italiano/castel-del-monte-nero-di-troia-riserva-docg-guida-vitigno-puglia/

DARIO DONGO
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Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.

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