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PAC post 2020, grigio fumo. Serve una rivoluzione bio

PAC post 2020, grigio fumo. Serve una rivoluzione bio

La PAC post-2020 – cioè la Politica Agricola Comune, fino al 2027 – si conferma grigio fumo. In fumo vanno gli impegni ‘aspirazionali’ del Green Deal europeo, come quelli delle Strategie UE Farm to Fork Biodiversity. Il grigio continua a offuscare un sistema di aiuti che premia gli agrotossici e avvelena il futuro, come le coscienze di chi ne è causa.

I cittadini votano ‘bio’, col portafogli almeno. Rifuggono i pesticidi e li temono, al punto da cadere spesso in inganno su falsi proclama di ‘lotta integrata’ o assenza di residui. Ma la politica li tradisce, ancora una volta. Per dare seguito ai soli interessi delle grandi lobbyBig Ag e Big 4.

Serve una rivoluzione bio, a partire dalle scelte quotidiane di acquisto, per invertire la rotta.

PAC post-2020, riforma in atto

Il Parlamento europeo ha votato sulla riforma della Politica Agricola Comune, in sessione plenaria, il 20.10.20, E i ministri dell’Agricoltura degli Stati membri, riuniti al Consiglio, hanno girato la chiave quella stessa notte, prima di attendere la reazione dei cittadini. Le carte ora tornano alla Commissione e ai rappresentanti dell’Assemblea, per definire un accordo a esito della c.d. procedura di trilogo (Parlamento, Commissione, Consiglio).

La ‘nuova’ Politica Agricola Comune – che il ministero renziano delle Politiche agricole celebra per ‘le ambiziose disposizioni volte ad allineare la politica agricola europea alla sfida dei cambiamenti climatici e della sostenibilità‘ – entrerà in vigore il 1.1.23. Dopo due anni di transizione, fino al 2027.

Europarlamento, grigio fumo

L’Assemblea dell’Europarlamento ha votato grigio fumo. Cancellando le misure essenziali a preservare ambiente e biodiversità. Sono così scomparsi:

– incentivi per pratiche agricole mirate a favorire la biodiversità. I criteri economici hanno invece prevalso su quelli ambientali, ai fini dell’accesso ai fondi,

– la riserva del 10% dei terreni agricoli ad aree di biodiversità (siepi e piccole zone umide),

– l’aumento dei finanziamenti per le misure ambientali, che era stato proposto dalla Commissione referente (ENVI, Environment, Food Safety and Public Health) dello stesso Parlamento.

Disuguaglianze ed ecocidi

Gli eurodeputati hanno confermano la loro cieca fedeltà ai colossi che guidano l’agricoltura industriale e le politiche agricole del Vecchio (come del Nuovo) continente. confermati i servigi alle vecchie lobby. Al punto da approvare:

– sovvenzioni per trasformare in campi agricoli le zone umide preziose per la fauna selvatica nei siti della rete Natura 2000 (aree protette),

– concentrazione delle risorse pubbliche sull’agricoltura intensiva. Almeno il 60% del budget è destinato alle grandi aziende agricolture. Con una quota minimale, stimata nel 6% circa, a favore delle aziende piccole e medie. Senza alcuna riserva per le microimprese che custodiscono territori e paesaggi con la ecoagricoltura contadina,

– mantenimento di tutti i sussidi agli allevamenti intensivi, senza introdurre alcuna condizione per la riduzione dei gas-serra (come invece richiesto dalla FAO) e il miglioramento del benessere animale.

Macchie di verde

Le macchie di verde – in una PAC che assorbe il 32% dell’intero bilancio UE – si intravedono solo in una previsione a sua volta contraddittoria.

‘Una percentuale minima del 30% delle spese del II pilastro (Sviluppo Rurale) dovrà essere destinata a misure agro-ambientali, e almeno il 20% delle risorse del I pilastro (pagamenti diretti) dovranno essere allocate a schemi ecologici, ovvero a misure come l’inerbimento dei frutteti, la riduzione dei fitofarmaci e fertilizzanti, i metodi di agricoltura biologica e ulteriori pratiche agricole benefiche per l’ambiente’.

In poche parole, con la stretta di chiave del Consiglio, il 20% degli aiuti diretti (neppure il 30%, come avevano votato gli eurodeputati) dovrà venire dedicato a incentivi per una sommatoria di pratiche agronomiche. Pratiche che comprendono ma non si limitano, si noti bene, all’agricoltura biologica. Basterà anzi inerbire i frutteti o ridurre l’impiego di agrotossici per sottrarre risorse agli operatori impegnati verso l’agroecologia. Ed è questa l’unica pratica che avrebbe potuto salvare l’Europa, come indicato in un recente studio di IDDRI (Institut pour le Développement Durable et les Relations Internationales).

Delusione

‘Siamo molto delusi del risultato delle votazioni di ieri (il 20.10.20, ndr). Ma soprattutto rimaniamo sorpresi dall’intento di alcuni gruppi politici e dei ministri dell’Agricoltura di far passare agli occhi della stampa e dell’opinione pubblica questo voto come una svolta #green della PAC, quando nei fatti non lo è assolutamente.

Tutto ciò è terribilmente scoraggiante. Dietro le loro parole patinate, i deputati del Parlamento Europeo ed i Ministri dell’Agricoltura dei 27 Paesi UE stanno confermando una PAC che continuerà a sprecare i soldi dei contribuenti per sostenere un’agricoltura avvelenata, inquinante e industrializzata, almeno fino al 2027, in palese contrasto con gli allarmi del mondo scientifico sulla perdita di #biodiversità e sull’aumento delle emissioni di gas serra’. (Coalizione #CambiamoAgricoltura, comunicato stampa 21.10.20)

Rivoluzione bio

La #rivoluzionebio è lo strumento più efficace oggi a disposizione di noi tutti. Il #votocolportafoglio ha dimostrato un’efficacia straordinaria nell’indurre le imprese più responsabili – nell’industria e la grande distribuzione organizzata (GDO) – a rimuovere l’olio di palma dalla gran parte dei prodotti alimentari a scaffale.

È giunta l’ora di modificare in modo drastico la domanda per costringere l’offerta ad adeguarsi. Vogliamo prodotti biologici da filiera corta, privilegiamo la relazione diretta e solidale con i piccoli agricoltori che rispettano la natura e i diritti dei lavoratori.

L’idea dei #saturdaysforfuture può costituire il punto di partenza. Impegnamoci tutti, a partire dal sabato di ogni mese, ad acquistare solo alimenti biologici, nei limiti delle disponibilità. Tenendo nota dei prezzi, per intercettare eventuali speculazioni.

Il Manifesto del Bio 2030 può realizzarsi, a partire dall’Italia, proprio perché i consumAttori sono la leva indipendente del mercato che alle loro scelte coese deve comunque adeguarsi, a prescindere dalle lobby e dai loro servi.

Dario Dongo

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