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Il Manifesto del Bio 2030

Il Manifesto del Bio 2030

Il Manifesto del Bio 2030 è quanto ci lascia il Sana, Salone internazionale del biologico e del naturale, tenutosi a Bologna il 6-9.9.19. Il bio, come si è visto, cresce nel cibo e la cosmesi, in Italia e in Europa.

Il biologico si è affrancato dai ristretti circoli dei negozi di nicchia. Per esplodere, letteralmente, a scaffale della GDO. E si riafferma nella vendita diretta, anche grazie all’agricoltura contadina (ancora orfana di legge) e gli orti online. Filiera corta è filiera colta, rispettosa, equa e sostenibile. Magari anche tracciata digitalmente, con un sistema di blockchain pubblica e accessibile a tutti. (1)

Il Manifesto del bio 2030

Il Manifesto del Bio 2030, presentato al Sana 2019, è stato condiviso e definito dalle istituzioni e associazioni che rappresentano la filiera del settore biologico in Italia. A seguire i dieci punti su cui si articola il documento programmatico:

1 – un’agricoltura attiva per affrontare la sfida climatica,

2 – l’importanza dell’approccio agro-ecologico,

3 – rafforzare gli elementi di distintività del biologico,

4 – conversione della zootecnia al biologico, per la miglior garanzia del benessere animale,

5 – il ruolo cruciale di regole e controlli,

6 – il ruolo fondamentale di innovazione e rivoluzione digitale,

7 – modelli di sviluppo territoriale,

8 – informazione e importanza della tracciabilità, (1)

9 – adozione di un logo nazionale bio,

10 – comunicazione e consapevolezza:

– potenziamento dell’educazione alimentare diffusa,

– il ruolo del consumatore proattivo.

Il programma del Manifesto si concretizza in un calendario delle iniziative da seguire, da qui ai prossimi anni. Per realizzare in Italia una ‘rivoluzione bio’ che comporta lo sviluppo di un’agricoltura innovativa, capace di affrontare i cambiamenti climatici, dotata di un proprio logo nazionale identificativo, nel rispetto delle regole UE. A questo percorso si accompagna l’effettivo coinvolgimento dei consumAttori, per rafforzare la ‘pressione dal basso’ verso scelte individuali e collettive più consone alle attuali esigenze del pianeta. All’insegna del Rispetto, verso gli ecosistemi e gli individui, e della solidarietà.

Made in Italy bio, i campioni d’Europa

L’Italia è il primo Paese europeo per export di prodotti biologici, che nel 2018 ha sfiorato i 2,3 miliardi di euro (+10% sul 2017, + 597% rispetto al 2008) e rappresenta il 5,5% sul totale delle esportazioni nel settore agroalimentare. Una performance superiore a quella sul mercato domestico, ove il bio occupa il 3,7% delle vendite. L’Europa è il principale mercato di destino del bio Made in Italy (77% su totale export) Francia (22%) e Germania (17%) ai primi posti, ma anche Scandinavia (7%), Spagna (6%), Est Europa (6%) e Benelux (6%). Fuori dall’UE le esportazioni vanno in USA, Giappone (6%) e Cina (3%).

Il nostro Paese è un riferimento a livello internazionale per la qualità del cibo, la valorizzazione della biodiversità e delle varietà locali e il biologico è il metodo di produzione più coerente per dare valore all’origine locale del cibo. E questo anche per evitare il rischio che si riproponga anche per il bio una rincorsa al ribasso dei prezzi a discapito del reddito degli agricoltori e dei cittadini in termini di qualità del cibo. Dobbiamo affermare il principio del “giusto prezzo” dei prodotti agricoli e diventare un riferimento utile anche per il resto dell’agricoltura. 

La crescita del bio non riguarda solo gli aspetti di mercato; coinvolge il governo del territorio, la tutela della biodiversità, il contrasto e l’adattamento al cambiamento climatico; far crescere l’agricoltura biologica significa investire per il contrasto e la mitigazione del cambiamento climatico’. (Maria Grazia Mammuccini, Federbio, Presidente)

La Superficie Agricola Utilizzata (SAU) in colture bio continua a crescere (+3%, 2018 su 2017) e ha quasi raggiunto i 2 milioni di ettari. Dal 2010 a oggi, la SAU coltivata a biologico è quasi raddoppiata (+75%). Con un lieve aumento anche delle superfici medie dedicate da ciascuna azienda, il cui numero è infatti aumentato del 65%. I consumi di prodotti bio in Italia sono a loro volta più che raddoppiati nell’ultimo quinquennio (+102%, dal 2013).

E così le vendite di alimenti biologici, nel 2018, hanno raggiunto i 4,089 miliardi di euro (+5,3%, 2018 su 2017, +171% nell’ultimo decennio. Con vero e proprio exploit nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata, +9% nel 2018 a raffronto con l’anno precedente) e nei discount (+20%).

Consumi sostenibili, la rivoluzione bio

L’attenzione alla salute, all’ambiente e alla sostenibilità dei consumi guidano la crescita del biologico in Italia. L’86% dei consumAttori italiani si qualificano ormai come ‘acquirenti bio consapevoli’ (erano il 53% nel 2012). Grazie alla crescente disponibilità a scaffale dei supermercati, i prodotti certificati hanno raggiunto il 3,7% delle vendite totali (stima primo semestre 2019, a fronte di un modico 0,7% nel 2000).

Gli italiani scelgono i prodotti bio perché esprimono valori significativi per le scelte dei consumatori: il 52% acquista bio perché sono prodotti salutari/fanno bene, il 47% perché offrono maggiori garanzie di sicurezza e qualità, il 26% perché rispettano l’ambiente e inquinano meno’ (Sana, comunicato stampa).

La GDO ha saputo cogliere questo trend, al punto che le referenze ora a scaffale sono 4.323 (+28% rispetto al 2018), 161 in media su ogni punto vendita (dati BioBank). E la crescita è destinata a proseguire, nella misura in cui i prodotti siano disponibili in ogni categoria e i loro prezzi siano accessibili a tutti. Sia pure riconoscendo il maggior valore delle rispettive produzioni. Nella direzione dei consumi consapevoli, che infatti spiegano il successo dell’iniziativa Cash Mob, #iovotocolportafoglio. E della riduzione degli sprechi, a livello di sistema e di famiglie.

Responsible Production and Consumption – l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile n. 12, tra i 17 SDGs (Sustainable Development Goals) in Agenda ONU 2030, non è dunque così lontano. Segnali di speranza provengono, tra l’altro, dall’ultimo rapporto di Coop Italia. E la via da seguire è tracciata, appunto, dal Manifesto del Bio – non a caso – 2030.

#Égalité!

Dario Dongo e Sabrina Bergamini

Note

(1) La tracciabilità della filiera bio potrebbe tra l’altro venire sviluppata attraverso un sistema di blockchain pubblica ove inserire, oltre ai dati sui flussi materiali, le analisi su terreni e prodotti. Si segnala al riguardo il progetto di Wiise Chain S.r.l. società benefit, su https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/wiise-chain-la-vera-blockchain-made-in-italy-a-costi-competitivi

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