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Crescita record dei consumi di alimenti biologici. Il rapporto ‘Bio in cifre 2020’

Crescita record dei consumi di alimenti biologici. Il rapporto ‘Bio in cifre 2020’

I consumi domestici di alimenti biologici in Italia registrano un’ulteriore crescita, +11% nel canale GDO (Grande Distribuzione Organizzata), +4,4% il totale delle vendite che hanno raggiunto il record di 3,3 miliardi di euro (giugno 2020). + 180% in dieci anni (!).

La relazione di ISMEA ‘Bio in cifre 2020’ è stata presentata insieme al rapporto annuale SINAB (Sistema di Informazione Nazionale sull’agricoltura biologica), all’incontro organizzato da Coldiretti l’1.10.20.

Democratizzazione del bio, il ruolo della GDO

Durante il lockdown imposto da Covid la vendita di alimenti biologici nei supermercati è cresciuta a due cifre (+11%). Un dato che conferma la crescente consapevolezza del valore dei cibi biologici per la salute e il sistema immunitario, come si è visto.

La GDO ha finalmente assunto un ruolo da protagonista nella democratizzazione del bio, che da anni invochiamo. La vicinanza continua ai consumAttori ha così consentito alla distribuzione moderna di intercettarne le richieste – attestate da ultimo nei rapporti Coop 12.9.20 e Osservatorio Immagino 2019 (GS1-Italy) – e ampliare l’offerta dei prodotti più green.

Il fresco è la più grande novità. Con il trionfo delle uova bio, le cui vendite impennano (+9,7%). E gli ortaggi, che a loro volta registrano un balzo nelle vendite (+7,2%). Un successo per tutti gli operatori della filiera, che avvicina il sistema alimentare italiano agli obiettivi previsti dal Manifesto del Bio 2030, introdotto alla fiera SANA il 6-9.9.19.

Cresce il bio italiano ma anche di importazione

L’Italia si conferma nel 2019 il primo Paese europeo per numero di aziende agricole certificate bio. Un dato coerente con l’estrema frammentazione della nostra filiera produttiva ma anche, e soprattutto, con la leadership europea del Bel Paese nel valore aggiunto in agricoltura. Gli operatori certificati sono 80.643 (+2%) e le superfici coltivate a biologico sfiorano oggi i 2 milioni di ettari +2% rispetto al 2018, +79% rispetto al 2010.

Aumentano altresì le importazioni di prodotti bio da paesi extracomunitari, con un incremento complessivo del 13,1%. Il colpo d’ala è del 35,2% per le colture industriali, destinate all’industria di trasformazione (piante saccarifere, tessili, oleifere, spezie ed erbe aromatiche). I cereali e la categoria che raggruppa caffè, cacao, zuccheri, tè e spezie crescono rispettivamente del 16,9% e 22,8%.

Più controlli sulle importazioni

L’approvvigionamento sui mercati extra-UE, secondo Coldiretti, potrebbe essere ridimensionato a vantaggio delle produzioni nazionali stringendo le viti dei controlli pubblici ufficiali. In particolare, subordinando l’ingresso delle merci non solo alle verifiche documentali ma anche a ispezioni fisiche e controlli analitici.

‘L’Italia è uno dei maggiori importatori di alimenti biologici da paesi extracomunitari da dove nel 2019 ne sono arrivati ben 210 mila tonnellate di cui quasi 1/3 dall’ Asia. Occorre dare al più presto seguito alla raccomandazione della Corte dei Conti europea che invita a rafforzare i controlli sui prodotti biologici importati che non rispettano gli stessi standard di sicurezza di quelli europei’ (Ettore Prandini, presidente di Coldiretti).

Italian Bio Pride

La spiccata tendenza degli italiani verso le produzioni alimentari Made in Italy dovrebbe quindi fungere da volano alla crescita del biologico nostrano. E la crescente attenzione verso il bio dovrebbe a sua volta consentire una più equa redistribuzione del valore a favore degli agricoltori che ne sappiano cogliere le opportunità.

‘Promuovere il ricorso a materia prima italiana certificata riducendo i volumi delle importazioni potrà inoltre fornire un ulteriore stimolo di crescita al comparto e concorrere al raggiungimento del target del 25% di superficie investita a coltivazioni biologiche, indicato nella strategia Farm to Fork, uno dei pilastri del New Green Deal. Un’occasione da non perdere, visto anche il boom di domanda di prodotto 100% italiano a cui abbiamo assistito negli ultimi anni’ (Raffaele Borriello, direttore generale di Ismea).

Testo Unico del biologico, finalmente in arrivo

Regole stringenti e controlli accurati sulle importazioni sono essenziali per tutelare il bio italiano. Uno slancio ulteriore può provenire dal Testo Unico per il biologico, che la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova indica trovarsi ora in fase di approvazione al Senato.

‘Tutto il nostro agroalimentare si poggia, e si radica, sulla distintività e sulla eccellenza della qualità e il biologico deve essere una delle punte di diamante, in un’ottica di tutela dell’ambiente e della biodiversità. Se abbassiamo l’asticella delle regole, se riduciamo il rigore del controllo sul biologico facciamo un favore ai competitor delle nostre aziende e danneggiamo tutto il sistema agroalimentare italiano (…) Se qualcuno in Europa pensa di far aumentare le superfici a biologico abbassando il livello delle regole, in modo da fare diventare tutto biologico, noi non ci stiamo’ (Teresa Bellanova, ministra per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali).

Il plauso e le richieste di FederBio

FederBio è la federazione nazionale che dal 1992 riunisce e rappresenta la quasi totalità delle organizzazioni operanti nelle filiere dell’agricoltura biologica e biodinamica. From seed to fork from feed to fork (dai semi e dai mangimi alla forchetta), vi aderiscono le principali realtà nella produzione, distribuzione, certificazione, normazione e tutela degli interessi di operatori e tecnici bio. Con l’obiettivo di tutelarne e favorirne lo sviluppo, anche a livello internazionale. FederBio è infatti associata a IFOAM, l’organizzazione che dal 1972 riunisce oltre 100 organizzazioni regionali e piattaforme di settore biologico. Nonché ad ACCREDIA, l’ente italiano per l’accreditamento degli organismi di certificazione.

Maria Grazia Mammuccini, sua presidente, celebra i risultati e rinnova le richieste per lo sviluppo del sistema biologico in Italia. Con attenzione alle strategie presentate dalla Commissione europea tra dicembre 2019 e maggio 2020. Green New Deal, Farm to Fork (f2f), ma anche Biodiversity. Le quali dovranno ricevere adeguato sostegno nella nuova PAC (Politica Agricola Comune), all’insegna di una transizione ecologica che deve tradursi in aiuti concreti ai suoi protagonisti.

‘I numeri presentati evidenziano che la tendenza dei cittadini è sempre più orientata verso un’alimentazione biologica. Dobbiamo dunque supportare con iniziative concrete e un quadro legislativo coerente la conversione al vero biologico. Il rischio è che la forte domanda dei consumatori italiani sia coperta da prodotti biologici di importazione a scapito del bio Made in Italy, mentre abbiamo bisogno di rafforzare i produttori agricoli nel nostro Paese attraverso lo sviluppo di filiere etiche fondate sul principio del “giusto prezzo”.

In questo momento storico in cui l’Europa, con il Green Deal e le strategie Farm to Fork e biodiversità, sta puntando fortemente sul biologico, l’Italia non può permettersi di perdere l’opportunità per accelerare il percorso di transizione verso il modello biologico e perdere il proprio ruolo di leader come numero di operatori.

La spinta per il biologico che viene oggi da Coldiretti rappresenta un punto importante per il settore e l’evento ‘Rivoluzione Bio’ che si terrà il 9 ottobre 2020, giorno di apertura di SANA RESTART, sarà un momento fondamentale di dialogo per tutto il sistema del bio. Sarà soprattutto un’occasione di confronto con le istituzioni, tutte le organizzazioni del mondo agricolo alla presenza della ministra Bellanova per mettere in campo le migliori idee e i progetti strategici per diffondere le produzioni biologiche creando opportunità concrete per il territorio rurale e per le nuove generazioni.

Siamo molto soddisfatti che anche la Ministra Bellanova abbia evidenziato il biologico come un driver fondamentale per lo sviluppo agroecologico, auspicando che l’approvazione definitiva della legge sul biologico avvenga già nei prossimi mesi’’ (Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio).

Agroecologia contadina, da oltre 10 anni in attesa di una legge

L’agricoltura contadina, vale la pena annotare, continua a ricevere scarsa considerazione. Le imprese microscopiche e familiari dedicate all’ecoagricoltura sono state finora escluse, di fatto, dai contributi europei. E da oltre 10 anni attendono una legge-quadro volta a valorizzare il loro ruolo essenziale per la società e l’economia dei territori, oltre alla loro salvaguardia.

LiberiAgricoltoriAssoruralerappresentano diverse decine di migliaia di agricoltori, sull’intero territorio italiano. I quali si battono da un paio di decenni, in raccordo con il coordinamento globale de La Via Campesina, per ottenere il riconoscimento dei diritti universali dei contadini e delle comunità rurali. Diritti proclamati dall’Assemblea generale ONU, il 17.11.18, e tuttora privi di attuazione concreta. Per la sovranità alimentare e il rispetto della dignità dei lavoratori, la biodiversità e la protezione degli ecosistemi, la filiera corta e solidale.

È giunta l’ora che il Parlamento italiano approvi il disegno di legge che ha già raccolto il consenso delle parti politiche, senza tuttavia riscuotere il loro effettivo interesse. La tutela dell’agricoltura contadina ed ecologica non può attendere oltre e deve a sua volta trovare spazio nel regime degli aiuti. Sotto l’egida del recente decalogo FAO per l’agroecologia. Senza dimenticare il principio di eguaglianza, che figura al 10° posto tra i Sustainable Development Goals (SDGs). Oltreché nella Costituzione della Repubblica italiana (articolo 3), a tutt’oggi fondata sul lavoro.

Dario Dongo e Marta Strinati

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