HomeSicurezzaIl glifosato provoca antibiotico-resistenza nei batteri ospedalieri

Il glifosato provoca antibiotico-resistenza nei batteri ospedalieri

Alla vigilia della revisione dell’autorizzazione europea al glifosato (in scadenza il 15.12.22), uno studio scientifico pubblicato su Scientific Reports evidenzia il ruolo della più diffusa molecola erbicida nella promozione della antibiotico-resistenza dei batteri letali diffusi negli ospedali. (1)

È utile ricordare che l’inefficacia degli antibiotici (la resistenza antimicrobica) è definita dall’Oms ‘l’epidemia silenziosa’, che già miete 700mila vittime ogni anno e potrebbe causare 10 milioni di morti l’anno entro il 2050. (2)

Glifosato e antibiotico-resistenza

L’uso di glifosato è stato associato a diversi gravi effetti avversi (citotossicità, cancerogenicità, teratogenicità, disgregazione endocrina, alterazioni metaboliche) anche a fronte di esposizioni al di sotto delle concentrazioni rilevanti per l’ambiente o delle dosi raccomandate per l’uso in agricoltura e orticoltura, ricordano i ricercatori ungheresi. Ciononostante, la molecola continua a infestare il suolo, al ritmo di 700mila tonnellate l’anno.

Un effetto nefasto del glifosato meno noto è la promozione della antibiotico-resistenza. Assieme a dicamba (agrotossico vietato in UE, dove è comunque prodotto), la molecola di Bayer-Monsanto era già risultata capace di creare resistenza agli antibiotici in Salmonella ed E.coli. (3)

Per la prima volta, lo studio in esame dimostra che il glifosato potenzia anche lo Pseudomonas aeruginosa, il super batterio causa di infezioni ospedaliere letali, rendendolo resistente persino all’antibiotico ipenem, somministrato in ospedale per via endovenosa in caso di infezioni gravi. (4)

Lo studio

I ricercatori hanno analizzato cinque diversi ceppi di P. aeruginosa, quattro recuperati dall’ambiente e uno da un ambiente clinico. Tutti erano inizialmente sensibili agli antibiotici.

Per testare l’impatto del glifosato e delle formulazioni che ne contengono (come Roundup Mega, Dominator Extra 608 SL, Gladiator 480 SL, etc.), P. aeruginosa è stato esposto a una concentrazione dell’erbicida (0,5%) pari alla diluizione raccomandata nei prodotti per uso agricolo e domestico e simile a quelli trovati nell’acqua dopo le pratiche agricole.

L’esposizione del batterio alla molecola ha determinato una ridotta sensibilità all’imipenem, mentre altri antibiotici carbapenemi (doripenem e meropenem) hanno mantenuto la loro efficacia.

Note

(1) Háhn, J., Kriszt, B., Tóth, G. et al. Glyphosate and glyphosate-based herbicides (GBHs) induce phenotypic imipenem resistance in Pseudomonas aeruginosa. Sci Rep 12, 18258 (2022). https://doi.org/10.1038/s41598-022-23117-9

(2) Choudhury S, Medina-Lara A, Smith R. Antimicrobial resistance and the COVID-19 pandemic. Bull World Health Organ. 2022 May 1;100(5):295-295A. doi: 10.2471/BLT.21.287752. PMID: 35521033; PMCID: PMC9047431.

(3) Brigitta Kurenbach, Delphine Marjoshi, Carlos F. Amábile-Cuevas, Gayle C. Ferguson, William Godsoe, Paddy Gibson, Jack A. Heinemann. Sublethal Exposure to Commercial Formulations of the Herbicides Dicamba, 2,4-Dichlorophenoxyacetic Acid, and Glyphosate Cause Changes in Antibiotic Susceptibility in Escherichia coli and Salmonella enterica serovar Typhimurium. AMS Journal. 2015. https://doi.org/10.1128/mBio.00009-15

(4) ‘L’Imipenem fa parte della famiglia dei Carbapenemi, antibiotici beta-lattaminici naturali e sintetici che presentano un ampio spettro d’azione antibatterico e che risultano attivi sui batteri Gram-positivi meticillina-sensibili, su gran parte dei Gram-negativi (compresi Pseudomonas spp.) e sugli anaerobi. Sono farmaci strutturalmente simili alle penicilline e alle cefalosporine e dotati dello stesso meccanismo d’azione: inibiscono la crescita batterica interferendo con la sintesi della parete batterica. Oltre all’Imipenem, che è il più efficace, fanno parte di questo gruppo anche la Tienamicina e il Meropenem’. V. Humanitas https://www.humanitas.it/enciclopedia/principi-attivi/antibiotici/imipenem/

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Giornalista professionista dal gennaio 1995, ha lavorato per quotidiani (Il Messaggero, Paese Sera, La Stampa) e periodici (NumeroUno, Il Salvagente). Autrice di inchieste giornalistiche sul food, ha pubblicato il volume "Leggere le etichette per sapere cosa mangiamo".

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