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Corporate Sustainability Reporting. Al via l’obbligo di rendicontazione ESG per le imprese

Il 10.11.22 il Parlamento europeo ha approvato la Corporate Sustainability Reporting Directive, CSRD, che obbliga le imprese alla rendicontazione ESG (Environmental, Social and Governance).

La direttiva colma le lacune e incertezze della previgente dir. 2014/95/UE (Non-Financial Reporting Directive, NFRD), grazie alla maggior ampiezza di campo di applicazione e requisiti. (1)

1) ESG, obbligo di rendicontazione

Le imprese devono fornire una rendicontazione adeguata in merito alla ‘sostenibilità’ delle proprie attività – con particolare riguardo al rispetto dei diritti umani, sociali e dell’ambiente (fattori di governance ESG) – sulla base di criteri comuni, definiti a livello UE.

La rendicontazione deve descrivere:

  • modello di strategia aziendale sulla sostenibilità (analisi, prevenzione e mitigazione dei rischi),
  • piani d’impresa per la transizione ecologica,
  • obiettivi di sostenibilità aziendale e resoconto dei relativi progressi,
  • ruolo degli organi di amministrazione,
  • gestione e controllo delle tematiche ESG;
  • principali rischi per l’impresa legati alle questioni di sostenibilità,
  • informazioni sulle attività immateriali, compreso il capitale intellettuale, umano, sociale e relazionale.

2) Imprese obbligate

Il novero delle imprese obbligate alla rendicontazione ESG (o CSR, Corporate Sustainability Reporting) viene esteso in misura sostanziale. Al punto da coinvolgere circa 49.000 aziende, rispetto alle 11.600 attuali. Così:

– le grandi imprese in UE (>500 dipendenti), le loro filiali e società quotate nei mercati regolamentati, già soggette alla dir. 2014/95/UE, devono adeguare la rendicontazione alle nuove norme a partire dall’1.1.24 (con pubblicazione report nel 2025),

– le grandi imprese con >250 dipendenti e >40 milioni di euro di fatturato e/o 20 milioni di euro di totale attivo, nonché le imprese extra-UE che fatturino >150 milioni di euro in UE e vi abbiano almeno una filiale, finora escluse dagli obblighi di rendicontazione non finanziaria, devono avviarla a decorrere dall’1.1.25 (pubblicazione report 2026),

– le piccole e medie imprese (PMI o SMEs, Small and Medium Enterprises) quotate, escluse le microimprese, (2) devono provvedere alla rendicontazione ESG dall’1.1.26 (a pubblicarsi nel 2027).

3) Standard UE per la rendicontazione ESG

Lo European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG) è delegato a elaborare e proporre standard di rendicontazione ESG differenziati, in rapporto alla dimensione delle imprese. Il primo gruppo di standard (grandi imprese) viene adottato entro il 30.6.23, il secondo (piccole e medie imprese, settori a rischio) entro il 30.6.24. Con revisione periodica almeno ogni tre anni.

Le informazioni dovrebbero basarsi, se del caso, su prove scientifiche conclusive. Le informazioni dovrebbero inoltre essere armonizzate, comparabili e basate, se del caso, su indicatori uniformi, che diano nel contempo informazioni specifiche per le singole imprese e che non mettano a repentaglio la posizione commerciale dell’impresa’ (CSRD, considerando 33)

3.1) Settori a rischio

I settori a rischio elevato di impatto ESG negativo, perciò soggetti a standard specifici, si riconducono a quattro macro-categorie:

a) agricoltura, silvicoltura e pesca, estrazione petrolio, gas, minerali,

b) manifatturiero, compresa la produzione di alimenti e tessili,

c) approvvigionamento di acqua, fornitura di elettricità, gas, vapore e aria condizionata, gestione dei sistemi fognari e dei rifiuti,

d) vendita all’ingrosso e commercio al dettaglio, trasporto e immagazzinamento, costruzioni e attività immobiliari.

4) Principio di ‘double materiality

Le relazioni annuali ESG (CSR) devono inoltre specificare come:

– i fattori di sostenibilità influenzano lo sviluppo e le performance aziendali (prospettiva outside-inside),

– l’attività dell’azienda produca impatti sulla società e l’ambiente (prospettiva inside-out).

5) Revisione legale e controlli

La certificazione della rendicontazione ESG (CSR) da parte di soggetti abilitati allo svolgimento della revisione legale è obbligatoria.

L’attendibilità e affidabilità dei dati è altresì soggetta a controlli pubblici ufficiali che seguono i criteri adottati per la verifica dei bilanci.

6) Marca digitale, trasparenza

I bilanci e le relazioni ESG (CSR) devono venire compilati in formato XHTML. Con contrassegno, tramite tag, sulle informazioni relative alla sostenibilità.

Tale incombenza è funzionale all’implementazione del c.d. European Single Access Point (ESAP). Un database europeo, di pubblico accesso sul web, finalizzato a:

– incrementare la trasparenza sul mercato e

– fornire a investitori e utenti informazioni armonizzate e confrontabili. (3)

7) Consultazione, pubblicazione

Il management delle imprese deve consultare i rappresentanti dei lavoratori sui mezzi per raccogliere e verificare le informazioni sulla sostenibilità che li possano riguardare.

La pubblicazione della relazione ESG (Corporate Sustainability Reporting) deve accompagnare quella di bilancio, in modo da consentirne un’analisi integrata.

8) Implementazione

A seguito dell’approvazione del Consiglio, prevista il 28.11.22, la direttiva viene pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’UE ed entra in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione. (4)

9) Prospettive di medio termine

La nuova disciplina di Corporate Sustainability Reporting – nel prescrivere una rendicontazione di dettaglio degli impatti delle catene del valore globali sui fattori ESG – dovrebbe restringere i margini del greenwashing tuttora diffuso. In linea con il Green Deal europeo e l’Agenda per la finanza sostenibile (5,6).

La chiusura del cerchio si avrà con l’approvazione della proposta di direttiva Corporate responsibility due diligence e il regolamento sulla due diligence nelle filiere più critiche dal punto di vista dell’impatto socio-ambientale (7,8).

Dario Dongo ed Elena Bosani

Note

(1) Dario Dongo, Elena Bosani. Due diligence ed ESG, sostenibilità sociale e ambientale delle imprese, la proposta di direttiva UE. GIFT (Great Italian Food Trade). 20.4.22.

(2) Le piccole e medie imprese non quotate, oltre alle microimprese, hanno facoltà di procedere alla rendicontazione ESG. Applicando, in tal caso, lo stesso standard stabilito per le PMI o SMEs quotate

(3) Dario Dongo. Bilancio di sostenibilità, ESG e due diligence. GIFT (Great Italian Food Trade). 18.7.22

(4) Parlamento europeo. Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD). Testo approvato il 10.11.22
https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2022-0380_EN.html

(5) Dario Dongo. European Green Deal, la nuova strategia in UE. Égalité. 13.12.19

(6) Sustainable finance (europa.eu)

(7) Dario Dongo, Elena Bosani. Due diligence ed ESG, sostenibilità sociale e ambientale delle imprese, la proposta di direttiva UE. GIFT (Great Italian Food Trade). 20.4.22

(8) Dario Dongo, Elena Bosani. Due diligence e deforestazioni, stop alle importazioni di derrate insostenibili. Proposta di regolamento UE, l’ABC. GIFT (Great Italian Food Trade). 6.3.22

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Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.

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