HomeIdeeL'insostenibilità della pesca, lo studio

L’insostenibilità della pesca, lo studio

Modificare la modalità di quantificazione della pesca, passando dal tonnellaggio al numero di individui pescati in natura, per rendere la pesca più sostenibile e tutelare il benessere dei pesci.

È lo scopo dello studio ‘Estimating global numbers of fishes caught from the wild annually from 2000 to 2019‘ (A. Mood e P. Brooke, 2024) pubblicato su Animal Welfare. (1)

1) Le contraddizioni della pesca

La pesca in mare aperto è molto importante per la sussistenza di milioni di persone nel mondo. Oltre 3 miliardi di persone dipendono dal pesce per almeno il 20% dell’apporto di proteine animali. La percentuale sale nei paesi in via di sviluppo, dove le proteine del pesce rappresentano il 50% del fabbisogno. (2)

L’abuso delle risorse ittiche, incoraggiato anche dagli incentivi alla pesca, ha fatto sì che il 90% degli stock ittici sia sfruttato, sovrasfruttato o esaurito. A soffrirne le conseguenze sono le popolazioni più povere e dipendenti dalla pesca su piccola scala che si vedono sottrarre le risorse ittiche dai paesi più ricchi. Con l’aggravante che la maggior parte di questo pesce non arriva sulle nostre tavole ma, come vedremo, diventa mangime per i pesci di allevamento.

2) La mancanza dei numeri della pesca

A differenza di uccelli e mammiferi allevati per il consumo umano, dei pesci catturati e allevati abbiamo solo delle stime sul peso. Eppure, i pesci rappresentano l’87,5% dei vertebrati uccisi per il consumo nel 2019. La mancanza del numero dei singoli individui catturati non ci permette di comprendere fino in fondo il problema del sovrasfruttamento della pesca e del benessere animale che, sulla pesca di cattura, non viene applicato.

I ricercatori A. Mood e P. Brooke (2024), per questo motivo, per la prima volta hanno cercato di stimare il numero dei pesci catturati in natura. Per farlo, hanno utilizzato le stime prodotte dalla FAO in termini di tonnellate di pesci pescati e li hanno incrociati con il peso medio che i pesci delle varie specie presentano al momento della cattura. I risultati sono stati pubblicati nello studio ‘Estimating global numbers of fishes caught from the wild annually from 2000 to 2019’.

2.1) La stima dei pesci pescati

Secondo i dati FAO, dal 2000 al 2019 sono stati catturati in media 77,3 milioni di tonnellate di pesci all’anno facenti parte di 1725 specie diverse. Per il 62% di tali specie è stato possibile individuare il peso medio dei pesci pescati (EMW) e l’incrocio dei dati ha riportato un numero corrispondente tra 720 e 1500 miliardi di pesci. Per le restanti categorie di pesci (38%) sono stati utilizzati i pesi medi generali (GEMW) e il risultato ha portato a 340-690 miliardi di pesci. (3)

Tra il 2000 e il 2019, complessivamente, si stima la cattura in mare di una media di 1100 – 2200 miliardi di pesci l’anno. Solo nel 2019, ne sono stati catturati 980-1900 miliardi, a cui vanno aggiunti 78-171 miliardi di pesci allevati, contro gli 81 miliardi di uccelli e mammiferi allevati per il consumo umano.

L’acciuga è la specie più pescata in termine di individui, con una media di 6,7 milioni di tonnellate all’anno. In termini di peso, invece, la categoria più pescata è quella definita ‘Nei’ ossia ‘non incluso altrove’.

L’88% dei pesci viene pescato in ambiente marino mentre il 12% nelle acque interne. Gli ambienti principali di cattura sono l’Oceano Pacifico e l’Oceano Atlantico dove complessivamente sono avvenute il 75% delle catture. A livello di continenti, Asia e Americhe rappresentano il 76% dei pesci catturati. Infine, per Paese, Perù, Cina, Unione Europea dei 27 e Cile insieme rappresentano quasi la metà della stima globale di pesca.

2.1 I numeri esclusi dalle stime

Tali stime sono da considerare al ribasso in quanto non tengono in conto, per mancanza dei dati, della pesca illegale, non dichiarata o non regolamentata, e dei pesci catturati e ributtati in acqua.

In uno studio precedente, Pauly & Zeller (2016) hanno utilizzato varie fonti per avviare un processo di ‘ricostruzione delle catture’. Hanno stimato che per l’anno 2010, le catture totali di pesci marini e invertebrati (esclusi coralli e spugne) comprendevano 32 milioni di tonnellate in più rispetto quelle riportate dalla FAO.

Secondo la FAO, invece, i rigetti di animali (esclusi coralli e spugne) a livello globale ammontano a 9,1 milioni di tonnellate l’anno nel periodo 2010-2014. Secondo i dati pubblicati dal sito web Sea Around Us e ripresi dallo studio Pauly et al. (2020), i rigetti globali e gli sbarchi non dichiarati nel 2019 sono ammontati rispettivamente a 8,4 milioni di tonnellate e 16,1 milioni di tonnellate.

3) Gli enormi numeri destinati alla mangimistica

Il più grande paradosso della pesca è che oltre la metà dei pesci catturati in libertà è destinata a mangime per i pesci allevati. Secondo le stime del 2010, circa 490-1100 miliardi di pesci su 1000-1900 miliardi di pesci totali pescati, è stato trasformato in olio e farina di pesce. Corrisponde al 56% del totale dei pesci catturati, con un peso medio di 15-33 g.

Il 70% della farina di pesce e il 73% dell’olio di pesce vengono utilizzati per alimentare i pesci e i crostacei allevati. Si tratta principalmente di piccoli pesci, come le acciughe, che svolgono un ruolo fondamentale nei mari. Sono infatti alla base della catena alimentare marina, ma l’alto pescaggio ne sta minando la sopravvivenza dei banchi mettendo a rischio l’equilibrio dei mari e la sussistenza delle popolazioni più povere che vivono di pesca.

4) Pesci selvatici, quale benessere animale?

È dimostrato che anche i pesci sono capaci di provare dolore e di cambiare stato motivazionale in seguito a eventi dolorosi. Ci si dovrebbe porre quindi il problema del benessere animale dei pesci catturati in natura. E poiché il benessere animale dipende anche dal numero di soggetti che è sottoposto ai fattori di stress, oltre l’entità e la durata, visto il numero di pesci pescati, la questione diventa enorme.

I pesci catturati in natura sperimentano vari fattori di stress. Quelli che sono ancora vivi quando vengono recuperati a bordo, generalmente, non vengono storditi e muoiono per eviscerazione e/o asfissia in aria o acqua ghiacciata. In questi casi, la perdita di coscienza può arrivare sino a una o più ore.

4.1) Paesi con requisiti di benessere per i pesci

Per i pesci catturati in natura non esistono normative di welfare. Esiste una protezione per quelli di acqua dolce e per la pesca nelle acque interne svizzere. Altri requisiti di benessere sono presenti in Nuova Zelanda, per i pesci catturati per essere uccisi successivamente, ad esempio nei ristoranti.

In molti Paesi, che rappresentano insieme il 64% dei pesci catturati in natura, esiste l’obbligo di proteggere il benessere dei pesci di acquacoltura durante la macellazione. Tale aspetto dovrebbe, logicamente, essere garantito anche ai pesci selvatici.

5) Conclusioni

Conoscere il numero dei pesci che ogni anno viene catturato in natura ci aiuterebbe a riconoscere anche i pesci come animali selvatici individuali e non solo come merci. Animali capaci di provare dolore, che necessitano di protezione attraverso misure di conservazione e di benessere animale.

Si potrebbe monitorare l’andamento delle popolazioni ittiche, come variano nel tempo e come la pesca influenza la capacità di riproduzione. Secondo la FAO, il 35,4% degli stock ittici pescati nel 2019 erano di livelli biologicamente insostenibili.

Consumare i pesci più piccoli, a valle della catena alimentare marina, ha effetti benefici per la nutrizione, la sicurezza alimentare e l’ambiente. Questo farebbe, però, aumentare il numero dei pesci catturati, già ora insostenibile. A meno che non si distolga tale tipologia di pesci da altri usi, come la trasformazione in mangimi per i pesci allevati che, come abbiamo visto, assorbe oltre la metà del pescato.

Una possibilità per arginare tale problema sarebbe scegliere di allevare le specie più piccole di pesci da alimentare attraverso mangimi a base di scarti di pesce e di alghe. (4) Oltre che diminuire il nostro consumo di pesce. (5)

Alessandra Mei

Immagine di copertina da Pixabay

Note

(1) Alison Mood & Phil Brooke (2024). Estimating global numbers of fishes caught from the wild annually from 2000 to 2019. Animal Welfare. 2024. 33:e6. Doi: https://doi.org/10.1017/awf.2024.7 

(2) D.F. Viana, J. Zamborain-Mason, S.D. Gaines, et al. Nutrient supply from marine small-scale fisheries. Sci Rep 13, 11357 (2023). https://doi.org/10.1038/s41598-023-37338-z 

(3) Gli EMW (estimated mean weights – EMWs) sono i pesi medi dei pesci ottenuti combinando i tonnellaggi di produzione di cattura della FAO con i dati dei pesi medi dei pesci catturati pubblicati su Internet. I GEMW (generic estimated mean weights – GEMWs) sono i pesi medi stimati generici dei pesci e sono stati utilizzati per le categorie di specie per le quali non erano disponibili gli EMW.

(4) Dario Dongo, Alessandra Mei. Acquacoltura, riduzione e upcycling degli scarti ittici in proteine, Omega-3 e micronutrienti. GIFT (Great Italian Food Trade). 20.6.2023

(5) Dario Dongo, Andrea Adelmo Della Penna. Alt Fish, le alternative vegetali ai prodotti ittici. GIFT (Great Italian Food Trade). 17.9.2021

Alessandra Mei

Laureata in Giurisprudenza all'Università di Bologna, ha frequentato il Master in Food Law presso la stessa Università. Partecipa alla squadra di WIISE srl benefit dedicandosi ai progetti europei e internazionali di ricerca e innovazione.

Articoli correlati

Articoli recenti

Commenti recenti

Translate »