La Mandorla di Avola è un prodotto agroalimentare tradizionale (PAT) italiano, tuttora esposto al rischio di contraffazioni e frodi alimentari che il suo Consorzio di tutela è impegnato a contrastare con tecnologie innovative. Ecco come e perché.
Coltivazione del mandorlo in Sicilia
La Sicilia è la prima regione italiana nella coltivazione di mandorle, che copre circa 80.000 ettari e produzione in media 15.000 tonnellate/anno. Il mandorlo prospera nel clima mediterraneo, richiede poche lavorazioni e input agricoli (pesticidi, fertilizzanti, acqua). Oltre a donare ai paesaggi uno spettacolo variopinto, con la sua fioritura precoce.
La raccolta delle mandorle avviene tra agosto e settembre. Ed è seguita da una serie di lavorazioni – sgusciatura, selezione, tostatura, pelatura, conservazione al naturale – volte a ottenere i prodotti ‘ready-to-eat’. Queste lavorazioni richiedono un’attenzione particolare, per prevenire la formazione di aflatossine e garantire la sicurezza, oltre alla qualità delle mandorle.
Mandorla di Avola
Il microclima caratteristico dell’areale di produzione – nella Sicilia sud-orientale, in provincia di Siracusa (Italia) – e le prassi agronomiche tradizionali conferiscono alla Mandorla di Avola qualità organolettiche distintive.
La forma ovale e allungata, il guscio duro, il seme dolce e aromatico, il maggior contenuto di proteine e olio della Mandorla di Avola sono caratteristici delle tre cultivar selezionate per la loro produzione:
– Pizzuta, la più ricercata per qualità e sapore,
– Fascionello, più produttiva e adatta alla confetteria,
– Romana, tardiva e resiliente.
Utilizzi tradizionali e moderni
La pasticceria tradizionale siciliana vede la Mandorla di Avola protagonista in una varietà di prelibatezze. Latte di mandorla, granita siciliana, biscotti, torrone, cassata, marzapane, budino, pasta martorana, etc.
Le mandorle vengono sempre più apprezzate tal quali – anche nelle confezioni monodose disponibili nei bar e le ‘vending machines’ – quali snack naturali, salutari e vegani, ‘ready-to-eat’, tanto meglio se biologici e da filiere garantite.
Contesto di mercato
La concorrenza sui prezzi – esacerbata dal dumping ambientale, come si è visto nel caso della California – è spietata. E i distributori spesso trascurano la capacità dei consumatori di riconoscere il diverso valore delle mandorle di qualità.
Frodi alimentari e contraffazioni sono altresì diffuse, anche in Italia purtroppo. Come il nostro sito GIFT (Great Italian Food Trade), al fianco del Consorzio di tutela della Mandorla di Avola, ha più volte denunciato. La vigilanza sul mercato è perciò essenziale.
Il ruolo del Consorzio di tutela
Il Consorzio di tutela della Mandorla di Avola (Prunus amygdalus) ha un ruolo fondamentale nella riscoperta, la garanzia di autenticità e la valorizzazione di questo prodotto tradizionale di alta qualità. Anche attraverso attività di ricerca e innovazione:
– la collaborazione con il Dipartimento di Arboricoltura dell’Università di Catania e una startup ha consentito l’identificazione genomica della mandorla di Avola e intercettare le frodi tramite analisi del DNA,
– il progetto NUTRIMAN, in Horizon 2020, ha permesso di sviluppare pratiche agronomiche sostenibili, volte a preservare la biodiversità e ridurre l’impatto ambientale della fertilizzazione,
– lo studio DEDiCa, realizzato dall’Istituto Nazionale dei Tumori, ha considerato il ruolo delle mandorle nella dieta mediterranea e la sua influenza sulle recidive dei tumori al seno.
Prospettive
I valori della Mandorla di Avola – così come quelli del Pistacchio verde di Bronte DOP – non si esauriscono nelle qualità organolettiche che distinguono questi prodotti rispetto a tanti altri.
In entrambi i casi si ha riguardo a produzioni esclusive – per l’unicità ma anche la delimitazione territoriale degli areali – radicate su terroir meravigliosi e tradizioni secolari, che coinvolgono centinaia di contadini e imprese agricole familiari.
L’unicità di questi straordinari frutti potrebbe venire garantita agli operatori e i consumatori del pianeta attraverso una solida piattaforma di blockchain, come Wiise Chain, seguendo l’esempio dell’arachide italiana del leader di settore Noberasco.
Dario Dongo e Gabriele Sapienza


