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Fairtrade, il commercio equo certificato

La sostenibilità sociale delle filiere alimentari dipende anche da come viene distribuito il valore. Accanto alle condizioni di lavoro conta il prezzo pagato per la materia prima, che deve permettere a chi la produce di investire, affrontare una cattiva annata e mantenere la propria famiglia.

Dopo gli approfondimenti su responsabilità sociale d’impresa e certificazione SA8000 e sullo schema di certificazione FSSC 24000, GIFT esamina Fairtrade, il sistema di certificazione del commercio equo più diffuso nella grande distribuzione. Il sistema combina standard pubblici, controlli indipendenti, condizioni commerciali e un premio destinato alle organizzazioni dei produttori. La certificazione riguarda prodotti e filiere determinati, non le imprese nel loro complesso.

Dal romanzo di Multatuli al marchio internazionale

Il nome del primo marchio di commercio equo viene da un romanzo. Nel 1860 Eduard Douwes Dekker, con lo pseudonimo di Multatuli, pubblica Max Havelaar, atto d’accusa contro lo sfruttamento dei coltivatori di caffè nelle colonie olandesi (Fairtrade Nederland, 2020).

Oltre un secolo dopo, i contatti tra la fondazione olandese Solidaridad e UCIRI, l’unione delle comunità indigene dell’Istmo nata nel 1983 da 17 comunità dello Stato messicano di Oaxaca (UN DESA, s.d.), portano alla nascita della fondazione Max Havelaar, nel maggio 1988. Il primo caffè con il nuovo marchio arriva nei supermercati olandesi il 15 novembre 1988 e lo fornisce proprio UCIRI, il cui coltivatore compariva nel primo logo (Canon van Nederland, s.d.; Fairtrade Nederland, 2020). Tra i promotori figurano il missionario olandese Frans van der Hoff, fondatore della cooperativa, e l’economista olandese Nico Roozen (Daily Coffee News, 2024). Nella ricostruzione storica olandese i produttori messicani rifiutavano il ruolo di destinatari di aiuti (Canon van Nederland, s.d.).

Il modello si diffonde in Europa con iniziative nazionali che nel 1997 si riuniscono a Bonn in Fairtrade Labelling Organizations International, oggi Fairtrade International. Nel 2002 viene introdotto il marchio internazionale comune (Fairtrade Canada, s.d.). Nel 2003 la certificazione viene separata dalla scrittura degli standard, con la nascita a Bonn di FLOCERT (FLOCERT, s.d.-b). Nel 2013 l’assemblea generale riconosce ai produttori metà dei voti, contro 3 su 22 in precedenza (FreshPlaza, 2013); l’anno successivo Marike de Peña diventa la prima esponente dei produttori a presiedere il consiglio di Fairtrade International (Fairtrade Canada, s.d.).

In Italia nel 1994 l’associazione TransFair Italia si costituisce a Padova (Zornetta, 2022). Nel 1995 arriva sugli scaffali di Coop il suo primo caffè certificato (Fairtrade International, s.d.-b). Nel 2003 l’associazione diventa cooperativa e dal 2022 è impresa sociale, con il nome di Fairtrade Italia (Fairtrade Italia, 2026a).

Organizzazioni e governo del sistema

Fairtrade International scrive gli standard e coordina il sistema. Le organizzazioni nazionali, come Fairtrade Italia, gestiscono le licenze d’uso del marchio, i rapporti con le imprese e la sensibilizzazione. Le tre reti regionali dei produttori, Fairtrade Africa, CLAC per l’America Latina e i Caraibi e NAPP per l’Asia e il Pacifico, rappresentano quasi 2 milioni di agricoltori e lavoratori in 68 Paesi e offrono servizi di supporto nelle rispettive aree (Fairtrade International, 2026a).

L’assemblea generale, che con il consiglio di sorveglianza governa il sistema, si riunisce ogni anno ed è composta per il 50% da rappresentanti dei produttori e per il 50% dalle organizzazioni nazionali (Fairtrade International, s.d.-f). I soggetti ai quali il sistema intende trasferire valore partecipano quindi alle sue decisioni.

FLOCERT è il principale organismo di certificazione Fairtrade. È accreditata secondo la norma ISO/IEC 17065 dal 2007 e viene verificata ogni anno da DAkkS, l’ente nazionale tedesco di accreditamento (FLOCERT, s.d.-a). L’accreditamento attesta la competenza e l’imparzialità dell’organismo, non costituisce una ‘certificazione ISO’ del singolo alimento. FLOCERT ha un proprio governo societario indipendente; Fairtrade International ne è socio unico (FLOCERT, s.d.-b).

Come funziona la certificazione

Standard diversi per soggetti diversi

Il sistema distingue lo standard per le organizzazioni di piccoli produttori, per le imprese con lavoratori salariati e per gli operatori commerciali (Trader Standard), che si applica anche a chi paga il prezzo minimo e il premio. Sono previsti inoltre standard specifici per la produzione a contratto, destinata ai produttori non ancora organizzati in forma democratica, per l’oro e i metalli preziosi e per il tessile (Fairtrade International, s.d.-k).

Una cooperativa agricola, una piantagione e un’impresa di trasformazione hanno responsabilità differenti. Chi acquista deve quindi verificare quale standard, quali prodotti e quali attività rientrino nel certificato del fornitore.

Verifiche ispettive e segnalazioni

Per le organizzazioni di produttori la certificazione parte da una verifica iniziale in campo e prosegue con un ciclo triennale, che prevede fino a due verifiche di conferma in base al rischio e il rinnovo al terzo anno. Gli operatori commerciali ottengono un’autorizzazione provvisoria fino a nove mesi, poi entrano in un ciclo quinquennale con fino a quattro verifiche di conferma. Le ispezioni possono venire svolte anche senza preavviso. Lavoratori, sindacati, organizzazioni, singoli cittadini e imprese certificate possono presentare segnalazioni, con tutela dell’anonimato (Fairtrade International, s.d.-g).

Gli standard vietano il lavoro forzato, le discriminazioni e il lavoro minorile. Per prevenirlo e porvi rimedio Fairtrade applica un programma di monitoraggio comunitario che coinvolge i giovani, con risultati positivi riportati in 18 Paesi e nelle filiere di cacao, caffè, zucchero, tè, fiori e oro. La stessa organizzazione riconosce peraltro di non poter garantire la soluzione completa di ogni caso (Fairtrade International, s.d.-a, s.d.-e). La certificazione non rende impossibili le violazioni, ma aumenta la probabilità che esse vengano individuate e corrette.

La licenza d’uso del marchio è distinta dalla certificazione: chi vende prodotti finiti con il logo deve rispettare anche le condizioni di licenza e le regole di presentazione in etichetta.

Prezzo minimo e premio, i valori 2026

Il prezzo minimo Fairtrade è una rete di sicurezza: quando il prezzo di mercato è più alto, si applica quest’ultimo. Il premio è una somma aggiuntiva, il cui impiego viene deciso democraticamente dai produttori secondo le priorità della comunità (Fairtrade America, s.d.). Tra il 2025 e il 2026 Fairtrade International ha rivisto prezzo minimo e premio del cacao e il prezzo minimo del caffè, le due filiere più rilevanti per l’industria italiana.

Filiera Prezzo minimo Premio Differenziale biologico Decorrenza
Caffè arabica lavato 1,80 $/libbra; 2,00 $/libbra 0,20 $/libbra +0,40 $/libbra 2,00 $ per i contratti firmati dall’1 dicembre 2026
Cacao, origini diverse da Ghana e Costa d’Avorio 3.500 $/t 275 $/t +450 $/t prezzo minimo dall’1 ottobre 2025; Premio e differenziale per i contratti dall’11 giugno 2026
Cacao, Ghana 3.500 $/t 275 $/t +450 $/t settembre 2026
Cacao, Costa d’Avorio 3.200 €/t 250 €/t +410 €/t settembre 2026

Fonti: Fairtrade International (2025a, 2025c, 2026b, 2026e). Valori FOB (Free on Board) nel porto di esportazione. Valori precedenti per il cacao: Ghana 2.400 $/t di prezzo minimo e 240 $/t di premio; Costa d’Avorio 2.206 €/t, 221 €/t di premio e 276 €/t di differenziale biologico; altre origini 240 $/t di premio e 300 $/t di differenziale biologico.

Il nuovo minimo per il cacao ivoriano ha già prodotto effetti. Da settembre 2026 il prezzo di riferimento fissato dallo Stato è pari a 2.850,61 euro per tonnellata, sotto la soglia Fairtrade. La differenza, 349,39 euro per tonnellata, fino a fine febbraio 2027 deve venire versata interamente in contanti ai soci delle cooperative (Fairtrade Austria, 2026). In Ghana e Costa d’Avorio, inoltre, dall’1 ottobre 2026 il 40% del premio deve venire pagato in contanti ai membri (Fairtrade International, 2025a).

Reddito dignitoso, uno strumento distinto

Il prezzo minimo non coincide con il reddito dignitoso. I prezzi di riferimento per il reddito dignitoso (Living Income Reference Prices) indicano quanto un agricoltore dovrebbe ricevere per investire in pratiche sostenibili e raggiungere un reddito dignitoso, a condizione che dimensione aziendale e rese siano adeguate. Si applicano al cancello dell’azienda agricola (EXW, Ex Works) e sono volontari, mentre il prezzo minimo è obbligatorio (Fairtrade International, s.d.-h). Per il cacao il riferimento è di 2,12 dollari al chilogrammo in Ghana e di 2,20 euro al chilogrammo in Costa d’Avorio (Fairtrade International, 2024).

La stessa Fairtrade riconosce che prezzo minimo e premio sono una base solida per migliorare i redditi, ma non bastano da soli a garantire un reddito dignitoso (Fairtrade International, 2023). A fine 2025 erano 15 i partner commerciali che acquistavano cacao ai prezzi di riferimento (Fairtrade International, 2026a). Le quotazioni mondiali del cacao, intanto, hanno superato i prezzi di riferimento di Ghana e Costa d’Avorio (Fairtrade International, s.d.-h).

Etichetta e tracciabilità, cosa garantisce il marchio

Il sistema prevede due modelli di etichettatura, che offrono garanzie diverse:

  • il marchio Fairtrade classico, di colore nero, si riferisce al prodotto nel suo insieme. Nei prodotti composti tutti gli ingredienti disponibili alle condizioni Fairtrade devono venire acquistati come tali. Il contenuto Fairtrade complessivo deve inoltre raggiungere almeno il 20% del prodotto. In una tavoletta di cioccolato fondente con questo marchio, ad esempio, sia il cacao sia lo zucchero devono essere Fairtrade (Fairtrade International, s.d.-d);
  • il marchio bianco Fairtrade Sourced Ingredient riguarda invece un solo ingrediente, indicato sul marchio stesso. Un biscotto con questo marchio contiene cacao acquistato alle condizioni Fairtrade, mentre lo zucchero e gli altri ingredienti possono provenire da filiere convenzionali: il marchio non dice nulla su di essi (Fairtrade International, s.d.-d). 

Il primo marchio qualifica quindi il prodotto, il secondo un suo singolo componente. In Italia le 2.746 referenze del 2025 si dividono tra 1.583 con il marchio classico e 1.163 con il marchio del singolo ingrediente (Fairtrade Italia, 2026a).

La seconda distinzione riguarda la tracciabilità:

  • la maggior parte dei prodotti Fairtrade, compresi tutto il caffè, le banane e i fiori, è tracciabile fisicamente;
  • per cacao, tè, zucchero e succhi di frutta lo schema di certificazione tuttora ammette il bilancio di massa. In questo caso la materia prima certificata può venire mescolata con quella convenzionale durante la lavorazione. L’impresa può però vendere con il marchio Fairtrade le sole quantità che corrispondano a quelle acquistate alle condizioni Fairtrade, con registrazione e verifica di acquisti e vendite (Fairtrade International, s.d.-j). Una freccia accanto al marchio rimanda alle informazioni sul retro della confezione (Fairtrade International, s.d.-d).

Il mercato: Italia, Unione Europea e mondo

I dati sono composti da tre grandezze diverse: il valore dei prodotti acquistati dai consumatori, il valore delle vendite dei produttori e l’ammontare del premio. Il numero di referenze a sua volta misura l’ampiezza dell’offerta e non i volumi venduti.

Italia, offerta in crescita e incidenza del cacao

Nel 2024 il valore dei prodotti venduti in Italia con almeno un ingrediente Fairtrade ha superato i 550 milioni di euro. Il dato si riferisce al prodotto finito, non al solo ingrediente certificato né alle somme ricevute dagli agricoltori. Nello stesso anno le banane hanno superato le 14.000 tonnellate (+1,5%) e il cacao le 10.000 (+5%), il caffè è tornato sopra le 800 tonnellate (oltre +12,5%), il cotone è cresciuto del 40% e i fiori recisi del 28% (ANSA, 2025).

Il bilancio sociale 2025 di Fairtrade Italia registra 316 aziende partner, contro le 304 del 2024 (+4%), e 2.746 referenze, contro 2.575 (+7%). Di queste, 1.583 seguono il modello classico e 1.163 riportano il marchio del singolo ingrediente. La MDD (marca del distributore) conta 1.245 referenze, il 45% del totale (Fairtrade Italia, 2026a). Il valore delle vendite al consumo 2025 non è stato pubblicato.

Principali categorie dell’assortimento italiano Referenze, 2025
Cioccolato, biscotti e prodotti da forno 1.152
Cotone 632
Caffè, tè e preparati per bevande calde 425
Dolci e ricorrenze 111
Creme spalmabili, miele e marmellate 88
Gelati 79

Fonte: Fairtrade Italia (2026a). Categorie selezionate, non l’intero assortimento. Il numero di referenze non indica la quota di mercato.

Nel 2025 le vendite in Italia hanno generato circa 3,6 milioni di euro di premio per le sei principali materie prime. Il cacao ne vale il 56%, poco più di 2 milioni; seguono banane (808.000 euro circa), caffè (329.000), zucchero (234.000), cotone (134.000), fiori e piante (89.000). Le banane hanno superato i 16,5 milioni di chilogrammi, +13% sul 2024 (Fairtrade Italia, 2026b, s.d.). La concentrazione sul cacao spiega il valore dell’industria dolciaria: una sola materia prima attraversa decine di categorie di prodotto.

Unione Europea, i mercati nazionali

In Germania le vendite Fairtrade hanno superato per la prima volta i 3 miliardi di euro nel 2025, con una crescita dell’8,8%. Il sistema tedesco conta oltre 500 licenziatari e più di 9.000 prodotti; le vendite hanno generato circa 42 milioni di euro di Premio (Fairtrade Deutschland, 2026).

In Francia le vendite dei prodotti con marchio Fairtrade/Max Havelaar hanno raggiunto 1,509 miliardi di euro nel 2025 (+9%). La crescita viene attribuita al cacao e al latte francese, che ha fatturato 14,8 milioni di euro (+151%). Il perimetro francese comprende quindi anche filiere locali, non soltanto materie prime tropicali (Max Havelaar France, 2026).

Area Anno Vendite al dettaglio Perimetro
Italia 2024 oltre 550 milioni di euro prodotti con almeno un ingrediente Fairtrade
Germania 2025 oltre 3 miliardi di euro prodotti con marchio Fairtrade
Francia 2025 1,509 miliardi di euro marchio Fairtrade/Max Havelaar, compreso il latte francese
Mondo 2024 circa 10 miliardi di euro stima FLOCERT

Fonti: ANSA (2025), Fairtrade Deutschland (2026), Max Havelaar France (2026), FLOCERT (2025). Valori nominali con anni e perimetri diversi, non confrontabili come serie.

Le fonti consultate non offrono un totale recente e omogeneo per i 27 Stati membri. Sommare alcuni mercati nazionali, ovvero includervi Regno Unito e Svizzera, produrrebbe un dato improprio. 

Mondo, produttori e filiere

Per il 2024 FLOCERT stima le vendite dei produttori in circa 2,6 miliardi di euro e quelle al dettaglio in circa 10 miliardi di euro. Nello stesso anno l’organismo ha svolto 3.353 verifiche ispettive e validato circa 612.000 transazioni (FLOCERT, 2025).

Il diciassettesimo rapporto di monitoraggio, pubblicato ad aprile 2026 e aggiornato il 13 ottobre, per il 2024 riporta 1.824 organizzazioni di produttori e circa 1,87 milioni di agricoltori e lavoratori, di cui 1.677.068 agricoltori e 194.204 lavoratori salariati, con 201,6 milioni di euro di premio (Fairtrade International, 2026d). Le donne sono il 23% degli agricoltori; le vendite hanno raggiunto 1,5 milioni di tonnellate e le superfici certificate per i sei prodotti principali 2,8 milioni di ettari (Fairtrade International, 2026c).

Filiera Vendite Fairtrade dei produttori, 2024 Premio 2024, milioni di euro
Banane 711.201 t 36,40
Cacao 334.529 t 73,36
Zucchero di canna 143.112 t 8,36
Caffè 142.413 t 57,63
Tè 7.410 t 3,89
Cotone, fibra 4.962 t 0,70
Fiori e piante 986.169.055 unità 7,88

Fonte: Fairtrade International (2026d). Premio arrotondato. Fiori e piante in unità. Vendite alle condizioni Fairtrade, non produzione certificata.

Cacao, caffè e banane generano insieme circa l’83% del premio mondiale (elaborazione su Fairtrade International, 2026d). Le 800 tonnellate di caffè vendute in Italia nel 2024 corrispondono a meno dell’1% del caffè Fairtrade venduto nel mondo, mentre le oltre 14.000 tonnellate di banane valgono circa il 2%: margini di crescita ampi per il mercato italiano (Fairtrade International, 2026d).

L’impatto su produttori e comunità

Risorse collettive

Tra il 2020 e il 2024 il premio versato ad agricoltori e lavoratori ha superato complessivamente il miliardo di euro (Fairtrade International, 2026a, 2026c). Il tratto distintivo è che sono i produttori a decidere come impiegarlo. La disponibilità dei fondi è un risultato misurabile; l’effetto duraturo sulle condizioni di vita richiede valutazioni ulteriori, che la ricerca indipendente ha condotto in diverse filiere.

Le evidenze scientifiche

Due revisioni sistematiche offrono il quadro generale. La meta-analisi di 97 studi di Meemken (2020) rileva per gli agricoltori certificati con vari standard, tra cui Fairtrade e biologico, prezzi più alti del 20-30% e redditi familiari superiori del 16-22%, con una forte variabilità legata soprattutto all’organizzazione delle filiere. La revisione di 43 studi quantitativi e 136 qualitativi di Oya, Schaefer e Skalidou (2018) conferma prezzi e ricavi di vendita più alti, ma non trova prove chiare di effetti sul reddito familiare complessivo né sui salari dei lavoratori: il contesto conta molto.

Le analisi specifiche su Fairtrade chiariscono quando il sistema funziona meglio. In Costa Rica, sui dati di tutti gli impianti di lavorazione del caffè tra il 1999 e il 2014, Dragusanu, Montero e Nunn (2022) mostrano che quando i prezzi mondiali sono bassi e il prezzo minimo diventa vincolante gli impianti certificati vendono a prezzi più alti, vendono di più e chiudono meno spesso. I proprietari delle aziende agricole guadagnano di più, in parte a spese degli intermediari, mentre non emergono effetti sui lavoratori non qualificati.

In Costa d’Avorio Sellare, Meemken, Kouamé e Qaim (2020) rilevano effetti positivi e significativi di Fairtrade su rese, prezzi e tenore di vita dei coltivatori di cacao, anche tenendo conto delle caratteristiche delle cooperative. Knößlsdorfer, Sellare e Qaim (2021) stimano un aumento dei consumi familiari del 9% in media e del 14% per le famiglie povere, concentrato sulle spese non alimentari. Meemken, Sellare, Kouame e Qaim (2019) osservano salari più alti e meno povertà tra i lavoratori delle cooperative, non anche tra i braccianti delle singole aziende agricole ove i controlli sul lavoro sono più rari e costosi.

Gli effetti sociali vanno oltre il reddito. Tra i coltivatori di caffè certificati Fairtrade e UTZ in Uganda, Meemken e Qaim (2018) registrano più ricchezza nelle famiglie guidate da uomini e da donne e una maggiore titolarità congiunta dei beni con le mogli, insieme a un migliore accesso delle donne all’assistenza tecnica. In Etiopia e Uganda Akoyi, Mitiku e Maertens (2020) associano Fairtrade a una maggiore probabilità di iscrizione dei figli alla scuola secondaria. I risultati non sono uniformi: nel caffè ugandese la doppia certificazione Fairtrade e biologica ha portato prezzi più alti ma una produttività inferiore, senza aumento del reddito (Akoyi & Maertens, 2018).

Interessa da vicino le imprese anche la ripartizione del valore. Negli Stati Uniti i consumatori pagano circa 1,50 dollari in più per libbra (453,6 g) di caffè Fair Trade; secondo Naegele (2020) la quota maggiore di questo sovrapprezzo rimane ai torrefattori, mentre agli agricoltori è arrivato circa un sesto nel periodo esaminato. La mappatura delle evidenze commissionata da Fairtrade a ricercatori esterni, che ha selezionato 122 dei 143 studi pubblicati tra il 2021 e il 2024 su 19 aree di risultato, individua riscontri positivi in ambito economico, ambientale, di rappresentanza e di condizioni di lavoro (Jodrell & de Bruin, 2025).

Le condizioni per un impatto più solido

Le evidenze suggeriscono un criterio pratico. La certificazione rende al meglio quando si accompagna a acquisti continuativi, contratti prevedibili, partecipazione effettiva dei lavoratori e capacità di correggere le violazioni. Un acquirente professionale può chiedere al fornitore quali volumi siano stati acquistati alle condizioni certificate, quali pagamenti siano stati effettuati e come vengano gestite le segnalazioni. Allargare la gamma di prodotti con il logo senza aumentare gli sbocchi commerciali dei produttori non basta, da solo, a migliorare il loro reddito.

Fairtrade e il regolamento sulla deforestazione

Il regolamento (UE) 2023/1115 sui prodotti a deforestazione zero, noto come EUDR, interessa anzitutto cacao e caffè, con i prodotti derivati elencati nell’Allegato I. Come approfondito da Food Times in EUDR, le responsabilità di industria e distribuzione, gli obblighi dipendono dal ruolo assunto dall’impresa nella singola filiera.

Gli obblighi principali si applicano dal 30 dicembre 2026 alle imprese grandi e medie e dal 30 giugno 2027 alle micro e piccole imprese, a meno che queste non commercializzino prodotti già soggetti al precedente regolamento sul legname (reg. UE 2023/1115, art. 38.2 e 38.3). Il regolamento delegato (UE) 2026/2102, in vigore dal 18 settembre 2026, ha rivisto l’elenco dei prodotti: dal 30 dicembre 2027 vi rientrano anche gli estratti e concentrati di caffè, compreso il caffè solubile, alcuni derivati dell’olio di palma e le lingue bovine congelate, mentre ne escono tra l’altro pelli e cuoio bovini (reg. del. UE 2026/2102, art. 1).

Nel riesame presentato a maggio 2026 la Commissione europea ha escluso ulteriori modifiche al testo di base, annunciando invece nuove linee guida, aggiornamenti del sistema informativo e un repertorio dei sistemi di certificazione entro dicembre 2026 (Commissione europea, 2026a). Food Times ha ricostruito l’evoluzione della normativa in Deforestation Regulation, la riforma oltre il rinvio.

Fairtrade non sostituisce la due diligence. Secondo le linee guida della Commissione i sistemi di certificazione possono fornire informazioni utili alla valutazione del rischio, ma non sostituiscono la responsabilità dell’operatore e non creano una ‘green lane’. Il bilancio di massa che mescola prodotti conformi e prodotti di origine sconosciuta non è ammesso: la due diligence deve coprire il prodotto nella sua interezza (Commissione europea, 2025). La contabilità Fairtrade delle quantità equivalenti, da sola, non dimostra quindi la conformità del cacao fisicamente immesso sul mercato.

Geolocalizzazione e strumenti di supporto

Fairtrade ha comunque costruito strumenti utili alle imprese. Oltre 570.000 appezzamenti sono stati mappati per la preparazione alle regole europee (Fairtrade International, 2026a). Dal 2 novembre 2026 la piattaforma Fairtrace offre il Geolink Contract Registry per lo scambio protetto dei dati di geolocalizzazione, attivabile in anticipo su richiesta (Fairtrade International, s.d.-i).

Il progetto LIFE FairTHRIVE, cofinanziato dal programma europeo LIFE con 999.999 euro su 1.111.110 di bilancio, offre formazione gratuita sull’EUDR alle piccole e medie imprese, anche non certificate né licenziatarie. Coordinato da Fairtrade International con la partecipazione di Fairtrade Italia, dura dall’1 giugno 2025 al 31 maggio 2028 e punta a formare oltre 1.000 imprese (Commissione europea, s.d.; Fairtrade International, 2025b, s.d.-c).

Fairtrade e la direttiva sui marchi di sostenibilità

La direttiva (UE) 2024/825 – c.d. ECGT o EMPCO (Empowering Consumers for the Green Transition), recepita con il decreto legislativo 20 febbraio 2026, n. 30 – ha modificato la direttiva 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali (a sua volta attuata in Italia tramite il Codice del Consumo, d.lgs. 206/2005 e successive modifiche). Il marchio di sostenibilità viene definito come qualsiasi marchio di fiducia o di qualità, pubblico o privato, che distingue un prodotto per le sue caratteristiche ambientali o sociali (dir. 2005/29/CE, art. 2, lett. ‘q’). Fairtrade ricade quindi nell’ambito della norma. Gli Stati membri applicano le nuove regole dal 27 settembre 2026 (dir. UE 2024/825, art. 4.1).

È considerata sempre ingannevole l’esibizione di un marchio di sostenibilità non basato su un sistema di certificazione o non istituito da autorità pubbliche (dir. 2005/29/CE, Allegato I, punto 2 bis). Il sistema di certificazione deve rispettare quattro condizioni: essere aperto a tutti gli operatori a condizioni trasparenti, eque e non discriminatorie; avere requisiti sviluppati con esperti e portatori di interesse; prevedere procedure per le non conformità, compresi sospensione e ritiro del marchio; affidare il controllo a un terzo competente e indipendente sia dal titolare del sistema sia dall’operatore (dir. 2005/29/CE, art. 2, lett. ‘r’).

Per Fairtrade rilevano l’accreditamento ISO/IEC 17065 di FLOCERT e la sua natura di società distinta, se pure controllata da Fairtrade International. Food Times ha analizzato le Q&A della Commissione e le FAQ del ministero delle Imprese e del made in Italy.

Il marchio conforme non rende peraltro fondata ogni asserzione che lo accompagna. Una comunicazione corretta identifica il prodotto o l’ingrediente certificato, chiarisce l’eventuale bilancio di massa e circoscrive il beneficio dimostrato: l’acquisto di cacao Fairtrade non prova, da solo, che l’intero biscotto o l’azienda siano ‘sostenibili’. Prezzo minimo, premio e prezzi di riferimento per il reddito dignitoso, inoltre, non autorizzano a promettere che ogni agricoltore percepisca un reddito adeguato.

Conclusioni

Fairtrade aggiunge alla verifica dei requisiti sociali la dimensione economica degli scambi e la partecipazione dei produttori alle decisioni. Per l’industria alimentare italiana il rilievo è massimo nelle filiere del cacao e del caffè, nei prodotti dolciari e nelle banane. La revisione dei prezzi minimi del 2025-2026 e l’avvio degli strumenti per la geolocalizzazione rafforzano il sistema proprio mentre entrano in applicazione le nuove regole europee.

La ricerca indipendente conferma benefici concreti per i produttori organizzati, in particolare quando i prezzi di mercato sono bassi, e indica dove servono ulteriori sforzi: lavoratori delle singole aziende agricole e ripartizione del sovrapprezzo lungo l’intera filiera. La certificazione offre il massimo valore con acquisti continuativi, controlli efficaci e comunicazione precisa. Può contribuire alla due diligence sulla deforestazione e alla credibilità dei marchi di sostenibilità, senza sostituire le responsabilità legali delle imprese.

Dario Dongo

Riferimenti

Studi scientifici

Akoyi, K. T., & Maertens, M. (2018). Walk the talk: Private sustainability standards in the Ugandan coffee sector. The Journal of Development Studies, 54(10), 1792–1818. https://doi.org/10.1080/00220388.2017.1327663

Akoyi, K. T., Mitiku, F., & Maertens, M. (2020). Private sustainability standards and child schooling in the African coffee sector. Journal of Cleaner Production, 264, 121713. https://doi.org/10.1016/j.jclepro.2020.121713

Dragusanu, R., Montero, E., & Nunn, N. (2022). The effects of Fair Trade certification: Evidence from coffee producers in Costa Rica. Journal of the European Economic Association, 20(4), 1743–1790. https://doi.org/10.1093/jeea/jvac026

Knößlsdorfer, I., Sellare, J., & Qaim, M. (2021). Effects of Fairtrade on farm household food security and living standards: Insights from Côte d’Ivoire. Global Food Security, 29, 100535. https://doi.org/10.1016/j.gfs.2021.100535

Meemken, E.-M. (2020). Do smallholder farmers benefit from sustainability standards? A systematic review and meta-analysis. Global Food Security, 26, 100373. https://doi.org/10.1016/j.gfs.2020.100373

Meemken, E.-M., & Qaim, M. (2018). Can private food standards promote gender equality in the small farm sector? Journal of Rural Studies, 58, 39–51. https://doi.org/10.1016/j.jrurstud.2017.12.030

Meemken, E.-M., Sellare, J., Kouame, C. N., & Qaim, M. (2019). Effects of Fairtrade on the livelihoods of poor rural workers. Nature Sustainability, 2(7), 635–642. https://doi.org/10.1038/s41893-019-0311-5

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Oya, C., Schaefer, F., & Skalidou, D. (2018). The effectiveness of agricultural certification in developing countries: A systematic review. World Development, 112, 282–312. https://doi.org/10.1016/j.worlddev.2018.08.001

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Approfondimenti Food Times

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Commissione europea. (2025, 12 agosto). Commission Notice: Guidance document for Regulation (EU) 2023/1115 on deforestation-free products (C/2025/4524). https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/HTML/?uri=OJ:C_202504524

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Fonti normative italiane

Decreto legislativo 20 febbraio 2026, n. 30. Attuazione della direttiva (UE) 2024/825 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 febbraio 2024, che modifica le direttive 2005/29/CE e 2011/83/UE per quanto riguarda la responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde mediante il miglioramento della tutela dalle pratiche sleali e dell’informazione. Normattiva. Ultima versione consolidata: 24/03/2026. https://www.normattiva.it/eli/id/2026/03/09/26G00047/CONSOLIDATED

DARIO DONGO
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Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.

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