Salute

Modifiche genetiche e invecchiamento, alimenti ultraprocessati vs dieta mediterranea

Modifiche genetiche e invecchiamento, alimenti ultraprocessati vs dieta mediterranea

L’incremento del consumo di alimenti ultraprocessati rappresenta un rischio per la salute pubblica. (1) Precedenti studi ne hanno dimostrato l’impatto in termini di maggiore occorrenza di mortalità prematura e malattie non trasmissibili (Non-Communicable Diseases, NCDs), indebolimento del sistema immunitario, obesità e sovrappeso.

Recenti studi hanno dimostrato come gli ultraprocessed foods siano anche in grado di provocare mutazioni genetiche associate all’invecchiamento. Sul fronte opposto si staglia invece la dieta mediterranea, probabile elisir di giovinezza. Breve rassegna scientifica.

Cibi freschi vs alimenti ultraprocessati

Il consumo di cibi freschi è in continuo declino, a livello planetario. L’offerta alimentare negli ultimi decenni si è infatti orientata verso gli alimenti ultraprocessati. Vale a dire prodotti a lunga conservazione, generalmente pronti al consumo, a prezzi convenienti che si spiegano con lo scarso valore delle materie prime impiegate. E ‘irresistibili’ al palato, grazie al micidiale mix di grassi e zucchero e/o sale che è stato dimostrato causare una vera e propria ‘dipendenza da cibo spazzatura’.

Gli alimenti ultraprocessati si distinguono per un elevato grado di trasformazione che spesso si associa a livelli elevati di energia (calorie) apportata in prevalenza da grassi, grassi saturi e zuccheri. Oltre a tenori eccessivi di sale/sodio. Ed è perciò che il cibo spazzatura viene generalmente classificato come HFSS (High in Fats, Sugar and Sodium). Nella loro formulazione (ricetta) spesso compaiono amidi, fibre, isolati proteici, additivi.

Alimenti ultraprocessati, quali?

Gli alimenti ultraprocessati più pericolosi sono quelli generalmente indirizzati a bambini e adolescenti (il 68% dell’offerta a scaffale in Europa, secondo uno studio della Commissione Europea del 2019).

Si tratta di snack salati (es. patatine fritte), merendine e dolciumi con abbondanti razioni di zucchero e olio di palma (o di cocco), bevande analcoliche zuccherate e/o dolcificate.

I prodotti più subdoli – junk food sotto mentite spoglie – sono poi i preparati istantanei (es. risotti e dadi con olio di palma), le ‘carni di gomma’ e in generale molti cibi ready-to-eat, anche nelle versioni vegetariana e vegana. (2)

Alimenti ultraprocessati e salute

La FAO (Food and Agriculture Organization), nel proprio rapporto 2019 su ‘alimenti ultraprocessati, qualità della dieta e salute umana’, ha riconosciuto l’opportunità di classificare cibi e bevande sulla base del loro livello di trasformazione industriale. Secondo l’approccio adottato nel sistema NOVA, dell’Università di San Paolo (Brasile). In linea con quelli sviluppati dall’International Food Information Council (IFIC) e dall’Università del North Carolina (UNC), in USA (3,4).

Diversi studi analitici hanno impiegato il sistema NOVA per valutare l’incidenza di alimenti ultra-processati nella dieta delle coorti osservate. E identificare le sue correlazioni con l’insorgenza di alcune specifiche patologie. Tra i più rilevanti:

– influenza di elevato tenore di zucchero nella dieta sui livelli di glucosio ematico e i parametri antropometrici (indice di massa corporea), (5)

– aumento del rischio di mortalità (+62%) in caso di consumo frequente di alimenti ultra-processati (> 4 porzioni al giorno),(6)

– aumento del rischio di malattie cardiovascolari, cerebrovascolari e coronarie correlato a un incremento costante nei consumi di ultraprocessed food, (7)

– maggior rischio di malattie cronico-degenerative associato ad apporti energetici in prevalenza da alimenti ultra-processati, (8)

– relazione diretta tra consumo di alimenti ultra-processati, malattie cardiovascolari e aumento della mortalità prematura. (9)

I telomeri, protettori del DNA

I telomeri (dal greco telos, fine, e meros, parte) sono sequenze non codificanti situate all’estremità dei cromosomi. In associazione con le proteine specializzate, essi proteggono il DNA preservando l’integrità e la stabilità del cromosoma. I telomeri hanno una lunghezza variabile tra i 4 e 25 kb (kilobasi, vale a dire il numero di nucleotidi nella sequenza genica). Poiché tendono ad accorciarsi con l’avanzare dell’età, vengono anche valutati come marker dell’età biologica degli individui. (10)

L’epigenetica mostra come i telomeri vengano modificati, nel corso dell’esistenza, dallo stile di vita e da fattori genetici. Il loro accorciamento è accelerato, in particolare, da elevato stress ossidativo e da eccessive infiammazioni. A ciò si associa un aumento della probabilità di sviluppare diverse patologie quali ipertensione, iperglicemia e l’obesità. Un’alimentazione sana può viceversa aiutare a ridurre l’accorciamento dei telomeri e così a mantenere un migliore stato di salute (11, 12).

Telomeri, salute e alimentazione

Un recentissimo studio dell’Università di Navarra, condotto su 886 individui in età compresa tra i 57 e 91 anni, ha mostrato un’associazione positiva tra elevato consumo di alimenti ultra-processati (> 3 pasti al giorno) e rischio di avere telomeri più corti, fino al doppio rispetto al gruppo che ha assunto meno tali alimenti. (13)

I nutrienti e micronutrienti che hanno mostrato una maggior capacità di conservare la lunghezza dei telomeri sono fibre alimentari, Omega 3, vitamine (B9, B12, C, D, E e multivitaminici) e minerali (rame e fosforo). Omega-6, alcol e in alcuni casi acidi grassi a catena corta e media hanno invece mostrato un’influenza negativa sulla lunghezza dei telomeri.

Stress ossidativo, infiammazioni e dieta

L’eterogeneità degli studi citati nel precedente paragrafo suggerisce l’opportunità di approfondire le ricerche in tale ambito. E tuttavia si annota come i loro risultati siano in linea con altri studi ove si è valutata la relazione tra insorgenza di stress ossidativo, stati infiammatori e dieta. (14)

Vari studi epidemiologicitrial clinici hanno invero analizzato le relazioni tra i diversi gruppi alimentari e la lunghezza dei telomeri. Uno dei più rilevanti indica come:

– verdura, frutta, legumi e frutta secca sono fonti di polifenoli e acidi grassi insaturi. I cui apporti, assieme a quelli di fibra, sono associati a una riduzione dello stress ossidativo e delle infiammazioni, e a una maggiore lunghezza dei telomeri,

– alimenti processati e ultraprocessati ricchi di zuccheri e grassi saturi, nonché l’alcol, sono invece associati a un aumento dello stress ossidativo, infiammazione e telomeri più corti. (15)

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Fig. 1. Forest-plot sul positivo effetto di alimenti ultra-processati nel rischio dell’accorciamento dei telomeri, con le opportune correzioni. (Alonso-Pedrero et al., 2020)

Ruolo della dieta mediterranea nella protezione dei telomeri

La dieta mediterranea è riconosciuta come una delle migliori abitudini alimentari disponibili, grazie a una varietà di alimenti preziosi per la salute come verdure, cereali, legumi, frutta, olio extravergine di oliva, frutta secca, pesce e latticini.

Questi alimenti sono ricchi in antiossidanti e antinfiammatori, coinvolti in diversi meccanismi di protezione, tra i quali rientrano anche i telomeri. Si è inoltre osservato un importante ruolo della dieta mediterranea nel mantenimento dell’attività della telomerasi, l’enzima responsabile del riallungamento dei telomeri accorciati (16) E più in generale nella prevenzione di diverse patologie, dalle malattie cardiovascolari alla depressione, le disfunzioni cognitive e la sindrome metabolica, il diabete di tipo 2, l’incremento di peso e la nefrolitiasi. (17)

fig.2 1

Fig. 2. Schema dei meccanismi biologici coinvolti nella lunghezza dei telomeri e influenzabili dalla dieta (Galiè et al., 2019)

Dieta mediterranea, elisir di giovinezza?

Un precedente studio di coorte condotto su 4676 infermiere in età 30-55 aveva già mostrato l’efficacia della dieta mediterranea nella prevenzione dell’accorciamento dei telomeri, con impatto favorevole su salute e longevità. (18) L’esposizione ai numerosi nutrienti, micronutrienti e fitocomposti che caratterizzano la dieta mediterranea influenza positivamente la lunghezza dei telomeri, grazie anche alla loro notevole capacità di ridurre infiammazioni e stress ossidativo.

Non è ancora chiaro se l’effetto protettivo sui telomeri sia dovuto a uno specifico costituente della dieta, ovvero se esso derivi da una combinazione di più elementi. (19) I diversi studi considerati nella presente analisi tuttavia convergono sulle correlazioni positive tra la dieta mediterranea – epurata da alimenti ultraprocessati che le sono del tutto estranei – e la protezione dei telomeri, la cui integrità rappresenta un indicatore di giovinezza biologica e buona salute.

Dario Dongo e Andrea Adelmo Della Penna

Note

(1) Marti (2019). Ultra-processed foods are not “real food” but really affect your health. Nutrients 11:1902, doi:10.3390/nu11081902
(2) Monteiro et al. (2019). Ultra-processed foods: what they are and how to identify them. Public Health Nutr. 22:936-941, doi:10.1017/S1368980018003762
(3) Bleiweiss-Sande et al. (2019). Robustness of food processing classification sysytem. Nutrients 11:1344, doi:10.3390/nu11061344
(4) Fardet et al. (2018). Characterization of the degree of food processing in relation with its health potential and effects. Adv. Food Nutr. 85:79129, doi:10.1016/bs.afnr.2018.02.002
(5) Costa et al. (2019). Ultra-processed food consumption and its effects on anthropometric and glucose profile: a longitudinal study during childhood. Nutr. Metab. Cardiovasc. Dis. 29:177-184, doi:10.1016/j.numecd.2018.11.003
(6) Rico-Campà et al. (2019). Association between consumption of ultra-processed foods and all cause mortality: SUN prospective cohort study. BMJ 365:I1949, https://doi.org/10.1136/bmj.l1949
(7) Srour et al. (2019). Ultra-processed food intake and risk of cardiovascular disease: Prospective cohort study (NutriNet-Santé). BMJ 365:I1451, https://doi.org/10.1136/bmj.l1451
(8) Rauber et al. (2018). Ultra-processed food consumption and chronic non-communicable diseases-related dietary nutrient profile in the UK (2008-2014). Nutrients 10:587, doi:10.3390/nu10050587
(9) Lawrence et al. (2019). Ultra-processed food and adverse health outcomes. BMJ 365:I2289, https://doi.org/10.1136/bmj.l2289
(10) Odeja-Rodriguez et al. (2018). Aging, telomere integrity, and antioxidant food. In Obesity: oxidative stress and dietary antioxidants. 1° edizione Cambridge, MA: Elsevier pp. 241-61, https://doi.org/10.1016/B978-0-12-812504-5.00012-X
(11) O’Donovan et al. (2011). Cumulative inflammatory load is associated with short leukocyte telomere length in the health, aging and body composition study. PLoS One 6(5):e19687, doi:10.1371/journal.pone.0019687
(12) Zgheib et al. (2018). Short telomere length is associated with aging, central obesity, poor sleep and hypertension in Lebanese individuals. Aging Dis. 9:77, doi:10.14336/AD.2017.0310
(13) Alonso-Pedrero et al. (2020). Ultra-processed food consumption and the risk of short telomeres in an elderly population of the Seguimiento Universidad de Navarra (SUN) Project. AM. J. Clin. Nutr. 00:1-8, doi:10.1093/ajcn/nqaa075
(14) Galiè et al. (2019). Impact of nutrition on telomere health: Systematic review of observational cohort studies and randomized clinical trials. Adv. Nutr. 00:1-26, https://doi.org/10.1093/advances/nmz107
(15) Galilea-Zabalza et al. (2018). Mediterranean diet and quality of life: baseline cross-sectional analysis of the PREDIMED-PLUS trial. PLoS One 13(6):e0198974, doi:10.1371/journal.pone.0198974
(16) Boccardi et al. (2013). Mediterranean diet, telomere maintenance and health status among elderly. PLoS One 8(4):e62781, doi:10.1371/journal.pone.0062781
(17) Carlos et al. (2018). Mediterranean Diet and health outcomes in the SUN cohort. Nutrients 10:439, doi:10.3390/nu10040439
(18) Crous-Bou et al. (2014). Mediterranean diet and telomere length in Nurses’ Health Study: population based cohort study. BMJ 349:g6674, doi:10.1136/bmj.g6674
(19) Davinelli et al. (2019). The potential nutrigeroprotective role of Mediterranean diet and its functional components on telomere length dynamics. Ageing Res. Rev. 49:1-10, doi:10.1016/j.arr.2018.11.001

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