Il rapporto Bio in cifre 2026, curato da ISMEA (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) con il CIHEAM Bari (Centre International de Hautes Études Agronomiques Méditerranéennes) per il ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, descrive l’agricoltura biologica italiana nel 2025. La superficie coltivata a bio è 2.377.749 ettari, pari al 19,4% della superficie agricola utilizzata (SAU). Gli operatori sono 95.389 e i consumi domestici valgono 4,44 miliardi di euro (+9,2%). I dati sono stati anticipati a Roma il 23 settembre 2026, Giornata europea del biologico, insieme alla presentazione del marchio biologico italiano (SINAB, 2026a).
Nel 2025 la domanda cresce e le superfici si riducono, dopo un decennio di espansione quasi continua. Le infografiche del SINAB (Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica), realizzate nell’ambito del programma DIMECOBIO V 2025-2028, mostrano dove e come.
GIFT ha seguito le edizioni precedenti del rapporto, che hanno documentato la crescita delle superfici bio:
- quasi 2,2 milioni di ettari a fine 2021 (Strinati, 2022);
- oltre 2,3 milioni di ettari nel 2022 (Ferrucci et al., 2023);
- 2,46 milioni di ettari nel 2023 (Strinati, 2024);
- oltre 2,5 milioni di ettari nel 2024 (Redazione GIFT, 2026).
Il 2025 è dunque il primo anno di calo in questa serie.
Superfici biologiche, 2,38 milioni di ettari
La SAU biologica è scesa del 5,4% rispetto al 2024, circa 137mila ettari in meno. L’anno precedente aveva superato i 2,5 milioni di ettari, pari al 20,2% della SAU nazionale (ISMEA & CIHEAM Bari, 2025). L’incidenza sul totale nazionale passa così dal 20,2% al 19,4% (SINAB et al., 2026b).
Il calo riguarda quasi solo le superfici in conversione, cioè i terreni che non hanno ancora completato il periodo previsto per ottenere la qualifica di biologico. Queste superfici si sono ridotte del 24,4%, soprattutto su prati e pascoli. Le superfici già certificate sono invece rimaste quasi stabili, con un calo dello 0,5%.
Lo stesso andamento si vede nella ripartizione della SAU bio. I seminativi salgono al 41,5% (40% nel 2024) e i prati permanenti scendono al 28,4% (31% nel 2024). Seguono le colture permanenti con il 23,6%, i terreni a riposo con il 4,1% e gli ortaggi con il 2,4% (SINAB et al., 2026b; Redazione GIFT, 2026).
Tra gli orientamenti produttivi, in migliaia di ettari, i prati permanenti (675) e le colture foraggere (507) precedono cereali (315) e olivo (286). Seguono vite (130), colture proteiche (69), frutta in guscio (66), colture industriali (65), ortaggi (57), frutta (34) e agrumi (33) (SINAB et al., 2026b).
Le regioni oltre l’obiettivo del 25%
L’Unione Europea, nella strategia Farm to Fork, ha fissato al 2030 l’obiettivo del 25% di superficie agricola a biologico. In Italia otto regioni e la Provincia autonoma di Bolzano lo hanno già superato. Al primo posto si trova la Valle d’Aosta con il 40,9%, poi Calabria (36,0%), Toscana (33,1%), Basilicata (31,9%), Sicilia (29,8%) e Marche (28,5%). Seguono Liguria (25,4%), Campania (25,2%) e Bolzano (25,2%). La Liguria è la nuova entrata rispetto al 2024. Puglia (24,0%) e Lazio (22,6%) sono vicine alla soglia, mentre Veneto, Piemonte, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia rimangono tra il 4,8% e il 5,8% (SINAB et al., 2026b).
In valori assoluti il primato spetta alla Sicilia, con circa 410 mila ettari, seguita da Puglia (313 mila) e Toscana (238 mila). Le tre regioni insieme coprono circa il 40% della SAU bio nazionale. I principali orientamenti regionali sono diversi:
- in Sicilia e Sardegna prevalgono i prati permanenti;
- in Puglia e Calabria prevale l’olivo;
- in Toscana, Emilia-Romagna e Marche prevalgono le colture foraggere (SINAB et al., 2026b).
Nel confronto europeo l’Italia rimane tra i Paesi con la maggiore incidenza del biologico. Nel 2024 l’Unione Europea contava 18,1 milioni di ettari bio, l’11,1% della superficie agricola (FiBL, 2026).
Operatori e aziende agricole
Gli operatori biologici sono 95.389, l’1,8% in meno rispetto al 2024. Le aziende agricole sono 85.443 e rappresentano l’89,6% del totale (SINAB et al., 2026b). Per categoria:
- i produttori esclusivi scendono a 70.400 (-2,6%);
- i produttori preparatori, che trasformano anche la propria materia prima, salgono a 15.016 (+2,1%);
- i preparatori esclusivi scendono a 9.376 (-2,0%);
- gli importatori salgono a 597 (+4,0%).
La crescita dei produttori preparatori indica che le aziende trattengono una quota maggiore del valore attraverso la trasformazione in proprio.
Per numero di operatori il Mezzogiorno è in testa:
- Sicilia, 14.231;
- Puglia, 11.761;
- Calabria, 10.197;
- Campania, 9.579.
Seguono Toscana (7.892), Emilia-Romagna (6.125) e Lazio (5.433). La Toscana conta 2.476 produttori preparatori, quasi quanti la Sicilia (2.600) con poco più della metà degli operatori complessivi (SINAB et al., 2026b).
Zootecnia e acquacoltura biologica
Nella zootecnia le incidenze più alte sui patrimoni nazionali si trovano:
- nelle arnie, 14,5%, pari a 220.286 alveari;
- nei caprini, 11,6%, pari a 100.249 capi;
- negli ovini, 10,6%, pari a 556.672 capi.
I bovini bio sono 416.949, il 7,2% del totale, contro il 9,1% indicato per il 2024 (Redazione GIFT, 2026). I capi avicoli sono 4.199.227 (2,7%) e i suini 35.329 (0,5%) (SINAB et al., 2026b). Gli allevamenti estensivi di piccoli ruminanti si confermano i più adatti al metodo biologico.
L’acquacoltura biologica conta 61 operatori (-4,7%) e produce 13,2 mila tonnellate. Le cozze rappresentano il 93% dei volumi. Seguono le piante acquatiche, comprese le alghe (3%), le orate (2%), le spigole (1%) e altre specie (1%). Gli impianti si trovano soprattutto in Veneto (25) ed Emilia-Romagna (18), lungo l’Alto Adriatico. Seguono Puglia (5), Friuli-Venezia Giulia (4) e Sardegna (3) (SINAB et al., 2026b).
Importazioni da Paesi terzi
Le importazioni di prodotti bio da Paesi terzi sono state elaborate a partire dai certificati elettronici di ispezione del sistema TRACES (TRAde Control and Expert System). L’elaborazione è del CIHEAM Bari e dell’Università Politecnica delle Marche, nel progetto PRO4DATI BIO (SINAB et al., 2026b).
Per tipologia di prodotto, in volume:
- cereali, 29,9%;
- frutta fresca e secca, 20,0%;
- colture industriali, 14,5%;
- caffè, cacao, zuccheri, tè e spezie, 11,6%;
- ortaggi e legumi, 10,6%;
- oli vegetali, 7,2%;
- prodotti trasformati, 6,2%.
La Turchia rimane il primo fornitore (15,1%), seguita da Ecuador (10,6%), Pakistan (8,9%) e Perù (7,6%). Vengono poi Tunisia (6,9%), Togo (6,8%), Cina (6,6%), Egitto (4,9%), Ucraina (4,3%) e Serbia (3,9%). L’Ecuador sale al secondo posto, trainato dalle banane. Per area geografica prevalgono l’Europa non UE (26,0%) e l’America del Sud (23,2%), con Asia (21,7%) e Africa (21,3%) poco distanti (SINAB et al., 2026b).
Consumi domestici, 4,44 miliardi di euro
Gli acquisti domestici di prodotti biologici sono stimati dall’Osservatorio ISMEA-NielsenIQ. Nel 2025 hanno raggiunto 4,44 miliardi di euro, +9,2% sul 2024, pari al 4,0% della spesa agroalimentare italiana (3,6% nel 2024) (SINAB et al., 2026b). La crescita del 9,2% riguarda sia il valore sia i volumi.
Il dato del 2025 tiene conto dell’ampliamento e della nuova stratificazione del campione NielsenIQ (SINAB et al., 2026b). Il confronto diretto con i 3,96 miliardi pubblicati per il 2024 (Redazione GIFT, 2026) indichebbe un aumento di circa il 12%, superiore al 9,2% indicato. La stima ISMEA-NielsenIQ misura a sua volta un perimetro diverso da quello dell’Osservatorio SANA di Nomisma, che comprende anche il fuori casa (Dongo, 2026b).
Nel carrello bio i prodotti freschi pesano per due terzi:
- latte e derivati, 24,3%;
- frutta, 24,2%;
- ortaggi, 18,5%.
Seguono derivati dei cereali (10,4%), uova fresche (4,7%), bevande analcoliche (2,9%), oli e grassi vegetali (2,0%) (SINAB et al., 2026b).
Per area geografica, il Sud con la Sicilia rappresenta il 29,2% della spesa. Seguono Nord-Ovest (26,6%), Centro con la Sardegna (23,6%) e Nord-Est (20,6%). Sud e isole sono quindi in testa sia per produzione sia per consumi (SINAB et al., 2026b).
La grande distribuzione assorbe il 78,5% delle vendite:
- supermercati, 37,0%;
- ipermercati, 19,8%;
- discount, 14,9%;
- liberi servizi, 6,8%.
Il dettaglio tradizionale raggiunge il 21,5% e supera gli ipermercati, che nel 2024 erano davanti (Redazione GIFT, 2026). Il peso dei canali varia molto da una categoria all’altra:
- negli ortaggi il dettaglio tradizionale è il primo canale (33,0%);
- nei prodotti ittici supermercati e ipermercati coprono oltre il 90%;
- nelle bevande analcoliche il discount arriva al 28,4% (SINAB et al., 2026b).
Il marchio biologico italiano
Il marchio biologico italiano è previsto dalla legge 23/2022. Le sue regole di attribuzione e uso sono fissate dal decreto ministeriale 26 maggio 2026, n. 251972, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 13 luglio 2026. Il segno raffigura una composizione a forma di foglia nei colori della bandiera italiana (Dongo, 2026a).
Il marchio è volontario e gratuito. È riservato ai prodotti biologici che riportano l’indicazione di origine ‘Agricoltura Italia’ o ‘Acquacoltura Italia’ (reg. UE 2018/848, art. 32.2). Va sempre apposto accanto al logo biologico dell’Unione Europea, nello stesso campo visivo e in dimensioni non superiori. La domanda si presenta tramite il SIB (Sistema informativo biologico). Se il ministero non comunica un diniego entro trenta giorni, l’uso è autorizzato per silenzio-assenso (Dongo, 2026a).
Le domande possono venire presentate a partire dal 15 settembre 2026. Il marchio non introduce un’ulteriore certificazione: segnala l’origine nazionale della materia prima su prodotti già certificati secondo le norme europee. GIFT ha già esaminato i requisiti del decreto e i suoi profili di compatibilità con il mercato unico (Dongo, 2026a).
Una lettura d’insieme
Il biologico italiano rimane tra i primi in Europa per superfici, operatori e numero di regioni oltre l’obiettivo del 2030. I consumi domestici sono ai massimi della serie. Il calo delle superfici nel 2025 dipende quasi del tutto dalle conversioni, mentre la parte già certificata è stabile. Il calo delle conversioni è il dato da seguire nei prossimi anni, perché da esse dipende l’offerta futura di materia prima nazionale.
Due segnali vanno nella direzione dell’integrazione di filiera: la crescita dei produttori che trasformano in proprio e il nuovo segno d’origine. Valori, garanzie e controlli del sistema bio sono descritti in un precedente approfondimento (Dongo, 2026b).
Marta Strinati
Riferimenti
Fonti normative dell’Unione Europea
Regulation (EU) 2018/848 of the European Parliament and of the Council of 30 May 2018 on organic production and labelling of organic products and repealing Council Regulation (EC) No 834/2007. Consolidated text: 25/03/2025. http://data.europa.eu/eli/reg/2018/848/2025-03-25
Fonti normative italiane
Decreto del ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste 26 maggio 2026, n. 251972. Condizioni e modalità di attribuzione del Marchio biologico italiano. Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 160 del 13 luglio 2026. https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/07/13/26A03407/sg
Legge 9 marzo 2022, n. 23. Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico. Normattiva. Ultima versione consolidata: 13/07/2024. https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2022-03-09;23!vig=
Fonti statistiche e rapporti
FiBL – Research Institute of Organic Agriculture. (2026, 10 febbraio). Europe’s organic market sets another record in 2024 – Farmland stable at 19.6 million hectares. https://www.fibl.org/en/info-centre/news/europes-organic-market-sets-another-record-in-2024-farmland-stable
ISMEA & CIHEAM Bari per il MASAF. (2025). Bio in cifre 2025. https://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252F9%252Fd%252FD.6a384bd4f41fb8df3b0b/P/BLOB%3AID%3D13718/E/pdf?mode=inline
SINAB. (2026a, 24 settembre). Giornata Europea del Biologico 2026: cresce il mercato, l’Italia sfiora il 20% di superficie bio e presenta il Marchio Biologico Italiano. https://sinab.it/bionovita/giornata-europea-del-biologico-2026-cresce-il-mercato-litalia-sfiora-il-20-di-superficie-bio-e-presenta-il-marchio-biologico-italiano/
SINAB, ISMEA & CIHEAM Bari. (2026b). Bio in cifre. I numeri del settore biologico nel 2025 [Infografiche, programma DIMECOBIO V 2025-2028]. https://sinab.it/report-annuali/
Approfondimenti
Dongo, D. (2026a, 21 luglio). Marchio biologico italiano, regole e nodi critici. GIFT (Great Italian Food Trade). https://www.greatitalianfoodtrade.it/certificazioni-e-analisi/marchio-biologico-italiano-decreto-regole/
Dongo, D. (2026b, 30 agosto). Biologico: valori, controlli e dati in Italia e in UE. GIFT (Great Italian Food Trade). https://www.greatitalianfoodtrade.it/certificazioni-e-analisi/biologico-valori-controlli-dati-filiera/
Ferrucci, D., Dongo, D., & Passeri, N. (2023, 25 luglio). I numeri del bio in Italia, un approfondimento. GIFT (Great Italian Food Trade). https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/i-numeri-del-bio-in-italia-un-approfondimento/
Redazione GIFT. (2026, 5 gennaio). L’agricoltura biologica italiana raggiunge traguardi storici: Bio in Cifre 2025. GIFT (Great Italian Food Trade). https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/agricoltura-biologica-bio-cifre-2025/
Strinati, M. (2022, 6 luglio). Il biologico in Italia, anteprima di Bio in cifre 2022. GIFT (Great Italian Food Trade). https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/il-biologico-in-italia-anteprima-di-bio-in-cifre-2022/
Strinati, M. (2024, 18 luglio). Bio in cifre 2024, prosegue la crescita in Italia. GIFT (Great Italian Food Trade). https://www.greatitalianfoodtrade.it/notizie/bio-in-cifre-2024-prosegue-la-crescita-in-italia/

Giornalista professionista dal gennaio 1995, ha lavorato per quotidiani (Il Messaggero, Paese Sera, La Stampa) e periodici (NumeroUno, Il Salvagente). Autrice di inchieste giornalistiche sul food, ha pubblicato il volume "Leggere le etichette per sapere cosa mangiamo".


