Il biologico è l’unico sistema agroalimentare disciplinato da un identico sistema di regole cogenti, in tutta l’Unione Europea, che già a partire dal 1991 definisce metodi di produzione, etichettatura e controlli, con certificazione di organismi terzi e verifiche annuali in ogni azienda, dal campo alla trasformazione e alla distribuzione.
L’Italia, con quasi un ettaro coltivato su cinque e il primato europeo per numero di aziende bio, ne è protagonista. Questo articolo spiega che cosa significa biologico, quali benefici misurabili porta a ciascun attore della filiera, come funzionano i controlli ufficiali, come leggere l’etichetta, quali sono i dati aggiornati di produzione e mercato e quali prospettive apre la roadmap europea.
Che cosa significa ‘biologico’
Il regolamento (UE) 2018/848 definisce il biologico come un sistema di gestione che unisce le migliori pratiche ambientali e climatiche, la tutela della biodiversità e del benessere animale, e l’uso responsabile delle risorse naturali (Dongo, 2018; Ferrucci & Dongo, 2022a). Tali principi si traducono in regole vincolanti per tutti gli operatori che vi partecipano, nell’intero arco della filiera. In sintesi:
- agricoltura: fertilità del suolo mantenuta con rotazioni, leguminose, sovesci e fertilizzanti organici (Govi, 2024); esclusi fertilizzanti e pesticidi di sintesi, OGM e radiazioni ionizzanti; periodo di conversione di due anni per le colture annuali e tre per quelle perenni;
- allevamento: animali nati e cresciuti in aziende biologiche, alimentati con mangimi bio, con accesso all’aperto e densità limitate; prevenzione basata su razze adatte e benessere, uso di antibiotici strettamente limitato e con tempi di sospensione raddoppiati;
- trasformazione: almeno il 95% degli ingredienti agricoli biologici, elenco chiuso e ridotto di additivi ammessi, circa un sesto rispetto al convenzionale, esclusi aromi di sintesi e coloranti artificiali (Dongo, 2024a).
I valori del sistema bio per ciascun attore della filiera
Ecosistemi
Le scelte di applicare il metodo biologico generano benefici misurabili per gli ecosistemi. La più ampia revisione sistematica disponibile, condotta da 21 autori su 463 studi e 2.141 confronti tra sistemi biologici e convenzionali in clima temperato, documenta:
- una minore dispersione dei nitrati dal suolo verso le falde acquifere (-26%), principale causa dell’inquinamento delle acque sotterranee;
- una contaminazione delle acque da prodotti fitosanitari (insetticidi, erbicidi, fungicidi, etc.) più bassa nel 92% dei confronti;
- una maggiore biodiversità espressa attraverso vari indicatori (specie vegetali, +95%; lombrichi, +78%; uccelli, +35%; impollinatori, +23%);
- consumi energetici ridotti del 45% (Sanders et al., 2025; Dongo, 2025).
La rassegna pubblicata da FiBL per il ministero tedesco dell’Agricoltura conferma la riduzione del 50% dei nitrati nelle falde e dei consumi energetici (Dongo, 2024a).
Agricoltori
Per gli agricoltori, il metodo biologico consente di ridurre la dipendenza da input esterni e i consumi di energia, così l’esposizione alla volatilità dei relativi prezzi: secondo la Commissione europea, le aziende bio risparmiano il 75-100% dei costi per ettaro in prodotti fitosanitari e il 45-90% in fertilizzanti rispetto alle convenzionali e, pur con rese inferiori del 5-30%, ottengono un reddito per lavoratore simile o superiore, grazie ai prezzi più alti e al sostegno UE dedicato (European Commission, 2023).
L’analisi di France Stratégie su sei sistemi agroecologici ha indicato il bio come l’unico sistema capace di garantire, a conversione compiuta, un margine del 25% al netto degli aiuti PAC (Strinati, 2020). Le aziende bio sono inoltre più grandi della media e guidate da imprenditori più giovani (European Commission, 2023).
Nei piani strategici PAC 2023-2027 il biologico dispone di circa 19 miliardi di euro, in media 148 euro per ettaro (European Commission, 2025). La proposta della Commissione per la PAC 2028-2034 riserva agli agricoltori almeno 300 miliardi di euro per il sostegno al reddito (European Commission, 2025a), senza purtroppo dedicare una quota al biologico: spetta ora a Parlamento europeo e Consiglio introdurla e, in subordine, agli Stati membri nei piani di partenariato nazionali e regionali.
Consumatori
Per i consumatori, la scelta del bio garantisce l’assenza di pesticidi di sintesi, la minimizzazione dei residui di farmaci veterinari nei prodotti di origine animale, gli additivi alimentari ridotti al minimo e la tracciabilità certificata di ogni passaggio, dal campo allo scaffale, con indicazione obbligatoria di origine delle materie prime agricole in etichetta di tutti i prodotti.
I dati ufficiali confermano che nel 2023 l’80% dei 7.074 campioni bio analizzati nell’UE non conteneva residui quantificabili di pesticidi, contro il 58% del totale dei campioni, e solo lo 0,9% superava i limiti di legge, contro il 3,7% complessivo (EFSA et al., 2025).
Una revisione sistematica di 21 studi associa il consumo di alimenti biologici a una minore esposizione ai pesticidi e a un ridotto rischio cardiometabolico, tra cui obesità, diabete e ipertensione (Poulia et al., 2025). Diversi studi scientifici hanno altresì dimostrato la maggior presenza — in alcune categorie di alimenti biologici, a raffronto con quelli convenzionali — di composti fenolici e altri fitocomplessi nonché microrganismi favorevoli alla salute (Dongo & Della Penna, 2021; Dongo & Ferrucci, 2019).
Imprese di trasformazione
Per le imprese di trasformazione, il bio è una leva di differenziazione protetta dalla legge: i termini ‘biologico’, ‘bio’ ed ‘eco’ sono riservati ai prodotti certificati e il logo UE è riconosciuto in tutti i mercati. La domanda cresce su ogni scala:
- il mercato mondiale ha superato i 145 miliardi di euro nel 2024 (FiBL, 2026a);
- il mercato UE ha raggiunto i 49,5 miliardi (+3,6%) (FiBL, 2026b);
- l’export bio italiano vale 3,9 miliardi di euro, +7% sul 2024 e +174% in dieci anni, una crescita molto superiore a quella dell’agroalimentare nel suo insieme (Nomisma, 2026).
Il premio di prezzo riconosciuto dal mercato, unito alla stabilità dei rapporti di fornitura con gli agricoltori certificati, consente alle imprese di remunerare la filiera e investire in qualità.
Distribuzione e ristorazione
Per la distribuzione, il bio è una categoria in crescita costante che fidelizza il cliente attento: nel 2025 la grande distribuzione in Italia ha realizzato 3,5 miliardi di euro di vendite bio (+6,1%), i negozi specializzati sono cresciuti del 7,5% e il fuori casa vale 1,35 miliardi.
Sette italiani su dieci hanno consumato bio fuori casa nell’ultimo anno, oltre l’80% dei ristoranti e il 70% dei bar utilizza ingredienti biologici, in primo luogo per un posizionamento premium (51%) e per coerenza con valori etici e di sostenibilità (46%), e il 26% degli operatori prevede di aumentare gli acquisti bio nei prossimi due o tre anni (Nomisma, 2026).
Come funzionano i controlli e le certificazioni
Ogni operatore biologico certificato, dall’azienda agricola al distributore, deve notificare la propria attività e sottoporsi ai controlli supplementari di un organismo di certificazione accreditato e autorizzato dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF), il quale opera sotto la vigilanza pubblica prevista dal regolamento (UE) 2017/625. Le regole essenziali sono le seguenti:
- ispezione fisica in azienda almeno una volta l’anno, estendibile a 24 mesi solo per operatori a basso rischio senza non conformità in tre anni consecutivi (regolamento UE 2018/848, articolo 38);
- controlli senza preavviso (almeno il 10% ogni anno), controlli aggiuntivi (almeno il 10%), campionamenti e analisi su almeno il 5% degli operatori sottoposti ai controlli (regolamento di esecuzione UE 2021/279, articolo 7);
- certificati accessibili al pubblico, tracciabilità documentale di ogni lotto, scambio di informazioni tra Stati membri su irregolarità e frodi tramite il sistema OFIS (Organic Farming Information System);
- importazioni da Paesi terzi ammesse solo con certificato di ispezione elettronico su TRACES (TRAde Control and Expert System) e organismi riconosciuti dalla Commissione.
In Italia il decreto legislativo 6 ottobre 2023 n. 148, che ha sostituito il decreto legislativo 20/2018, disciplina i controlli, la tracciabilità e le sanzioni. A meno che il fatto costituisca reato — quale ad esempio il delitto di frode alimentare — l’uso abusivo dei termini ‘biologico’, ‘bio’ ed ‘eco’ è punito con sanzioni amministrative fino al 5% del fatturato, tra 5.000 e 100.000 euro (d.lgs. 148/2023, articolo 23).
Contaminazioni accidentali e residui di pesticidi: il nodo normativo in Italia
I monitoraggi europei confermano l’affidabilità del sistema biologico: le tracce di pesticidi e altre sostanze chimiche di sintesi sono del tutto marginali e derivano in prevalenza da contaminazioni ambientali, non da frodi (Dongo & Mei, 2022; Pinton, 2024).
Proprio la gestione delle contaminazioni accidentali — tecnicamente inevitabili in un continente ove quasi il 90% dei campi è invece trattato con fitofarmaci — è il tema aperto più rilevante:
- il ‘Vade Mecum on Official Investigation in Organic Products‘, redatto da 25 esperti di 8 Stati membri, propone buone prassi di applicazione del regolamento (UE) 2018/848 (articoli 28-29) ispirate a uniformità e proporzionalità, evitando blocchi merce e sprechi ingiustificati (Dongo, 2024b; Pinton, 2024);
- l’Italia continua invece ad applicare ai prodotti bio, fin dal 2011, la severissima soglia di 0,01 mg/kg per i residui di pesticidi e altre sostanze non ammesse nel biologico: un grammo per cento tonnellate di alimento, lo stesso limite previsto per gli alimenti destinati alla prima infanzia. Oltre tale soglia il prodotto non può venire commercializzato come biologico, anche quando il residuo deriva da una contaminazione ambientale estranea all’operatore (Dongo & Mei, 2022);
- l’approccio italiano esprime una tutela in più, ma si traduce in un onere sproporzionato per i protagonisti del Made in Italy — agricoltori e imprese di trasformazione — rispetto ai concorrenti europei, i cui prodotti circolano liberamente in Italia anche con residui accidentali superiori a quella soglia (Pinton, 2024).
Come leggere l’etichetta dei prodotti biologici
L’etichetta di un alimento bio preconfezionato prodotto nell’UE riporta sempre:
- il logo europeo (la foglia di stelle su fondo verde);
- il codice dell’organismo di controllo (per l’Italia ‘IT-BIO-‘ seguito da tre cifre);
- l’origine delle materie prime agricole: ‘Agricoltura UE‘, ‘Agricoltura non UE‘ o ‘Agricoltura UE/non UE‘, sostituibili con il nome del Paese, e in aggiunta della regione, quando tutte le materie prime provengono da quel territorio (regolamento (UE) 2018/848, articolo 32; decreto ministeriale 110692/2025; Ferrucci & Dongo, 2022b).
Dal 2026 gli operatori possono aggiungere il marchio biologico italiano, previsto dalla legge 23/2022 e reso operativo dal decreto MASAF 26 maggio 2026: un logo volontario e gratuito — riservato ai prodotti certificati bio realizzati con materie prime agricole esclusivamente ottenute in Italia — da apporre accanto al logo UE e in dimensioni non superiori. Rimangono da chiarire alcuni profili di compatibilità con il mercato unico, già da tempo evidenziati (Strinati & Dongo, 2022).
I numeri del biologico in Italia, in Unione Europea e nel mondo
Italia
Secondo Eurostat, la quota di superficie agricola utilizzata (SAU) destinata al biologico in Italia è quasi raddoppiata a partire dal 2014 (10,91%), fino a raggiungere nel 2024 il 19,49% (Eurostat, indicatore SDG 02.40 aggiornato al 7 agosto 2026). Il rapporto ISMEA ‘Bio in cifre 2025‘ precisa i seguenti dati, relativi al 2024:
- 2.514.596 ettari a biologico, +2,4% sul 2023 e +68% nel decennio, il 20,2% della SAU nazionale;
- 97.170 operatori (+2,9%), di cui 87.042 aziende agricole (+3,4%), +62% in dieci anni;
- sette regioni e una provincia autonoma già oltre l’obiettivo UE del 25%: Toscana, Calabria, Sicilia, Marche, Basilicata, Valle d’Aosta, Campania e Bolzano, con Puglia (24,5%) e Lazio (23,4%) a ridosso (ISMEA, 2025).
Mercato ed export
L’Osservatorio SANA di Nomisma stima per il 2025 vendite di prodotti bio in Italia pari a 6,9 miliardi di euro (+6,2% sul 2024):
- 5,5 miliardi di consumi domestici, di cui il 64% nella grande distribuzione (3,5 miliardi, +6,1%) e il 20% nei negozi specializzati (+7,5%);
- 1,35 miliardi nel fuori casa.
L’export raggiunge 3,9 miliardi di euro, +7% sul 2024 e +174% sul 2014 (Nomisma, 2026). ISMEA rileva per la sola GDO acquisti domestici di 3,96 miliardi nel 2024 e una crescita del 10,6% nel primo semestre 2025 (ISMEA, 2025).
Unione Europea e mondo
Il rapporto FiBL-IFOAM ‘The World of Organic Agriculture 2026‘ indica per l’UE 18,1 milioni di ettari nel 2024, l’11,1% della superficie agricola, e 49,5 miliardi di euro di vendite al dettaglio, per oltre la metà in Germania (17 miliardi) e Francia (12,2 miliardi) (FiBL, 2026b).
A livello globale il bio copre 98,9 milioni di ettari con 4,8 milioni di produttori e un mercato di 145 miliardi di euro, guidato da Stati Uniti (60,4 miliardi), Germania e Cina (15,5 miliardi) (FiBL, 2026a).
La roadmap UE e le prospettive per il settore
Il 17 dicembre 2025 la Commissione europea ha presentato il pacchetto ‘Organic rulebook fit for the future‘: una revisione mirata del regolamento (UE) 2018/848 (COM(2025) 780) e una roadmap di semplificazione, con risparmi amministrativi stimati in 47,8 milioni di euro l’anno e l’aggiornamento del piano d’azione UE per il biologico nel 2026 (European Commission, 2025; Dongo, 2026).
La proposta chiarisce le regole sulle importazioni in equivalenza, semplifica la certificazione di gruppo e alleggerisce gli oneri per i piccoli operatori. Il Consiglio ha adottato la propria posizione l’11 maggio 2026 e la commissione AGRI del Parlamento europeo il 14 luglio 2026; l’accordo è atteso entro fine anno (Council of the European Union, 2026).
Conclusioni: un’opzione win-win
Il biologico si conferma un modello fondato su norme cogenti, ispezioni rigorose e verifiche analitiche costanti, capace di generare vantaggi documentati per gli ecosistemi, la biodiversità e il clima. Dal campo alla tavola, la filiera trae benefici concreti: costi di input ridotti e redditi stabili per gli agricoltori, elevati standard di sicurezza e tracciabilità per i consumatori, e una categoria commerciale in costante espansione per la trasformazione e la distribuzione.
L’Italia guida la crescita del settore in Europa per superfici, operatori, consumi e mercati esteri, con numerosi territori che hanno già superato i target comunitari fissati al 2030. Le sfide aperte, a partire dalla gestione delle contaminazioni accidentali fino agli aggiornamenti normativi in discussione a Bruxelles, testimoniano la vitalità di un sistema maturo, radicato da oltre trent’anni e orientato a un futuro di ulteriore sviluppo sostenibile.
Dario Dongo
Credit cover Being Organic in EU
Riferimenti
Fonti normative dell’Unione Europea
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Commission Implementing Regulation (EU) 2021/279 of 22 February 2021 laying down detailed rules for the implementation of Regulation (EU) 2018/848 on controls and other measures ensuring traceability and compliance in organic production and the labelling of organic products. OJ L 62, 23.2.2021. http://data.europa.eu/eli/reg_impl/2021/279/oj
Documenti delle istituzioni dell’Unione Europea
Council of the European Union. (2026, 11 May). Organic farming: Council negotiating position on simpler and clearer organic farming rules agreed [Press release]. https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/05/11/organic-farming-council-negotiating-position-on-simpler-and-clearer-organic-farming-rules-agreed/
European Commission. (2023, 18 January). Organic farming in the EU: a decade of growth (Agricultural Market Brief No. 20). https://agriculture.ec.europa.eu/news/organic-farming-eu-decade-growth-2023-01-18_en
European Commission. (2025, 16 December). Proposal for a Regulation of the European Parliament and of the Council amending Regulation (EU) 2018/848 as regards certain production, labelling and certification rules and certain rules on trade with third countries (COM(2025) 780 final, 2025/0417(COD)). https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=COM%3A2025%3A780%3AFIN
European Commission, Directorate-General for Agriculture and Rural Development. (2025, 17 December). Organic rulebook fit for the future. https://agriculture.ec.europa.eu/media/news/organic-rulebook-fit-future-2025-12-17_en
Fonti normative italiane
Legge 9 marzo 2022, n. 23. Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico. Normattiva. Ultima versione consolidata: 13/07/2024. https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2022-03-09;23!vig=
Decreto legislativo 6 ottobre 2023, n. 148. Adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 2018/848, relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici, e alle disposizioni del regolamento (UE) 2017/625, relativo ai controlli ufficiali. Normattiva. https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2023-10-06;148
Decreto del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali 20 maggio 2022, n. 229771. Disposizioni per l’attuazione del regolamento (UE) 2018/848 relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici. https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/18177
Decreto del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste 26 maggio 2026. Condizioni e modalità di attribuzione del marchio biologico italiano. Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 160 del 13 luglio 2026. https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/07/13/26A03407/sg
Fonti statistiche e rapporti
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FiBL – Research Institute of Organic Agriculture. (2026b, 10 febbraio). Europe’s organic market sets another record in 2024 – Farmland stable at 19.6 million hectares. https://www.fibl.org/en/info-centre/news/europes-organic-market-sets-another-record-in-2024-farmland-stable
ISMEA & CIHEAM Bari per il MASAF. (2025). Bio in cifre 2025. https://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252F9%252Fd%252FD.6a384bd4f41fb8df3b0b/P/BLOB%3AID%3D13718/E/pdf?mode=inline
Nomisma. (2026, 23 febbraio). Presentata la VII edizione di Rivoluzione Bio 2026. https://www.nomisma.it/press-area/presentato-rivoluzione-bio-2026/
Letteratura scientifica
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Poulia, K.-A., Bakaloudi, D. R., Alevizou, M., Papakonstantinou, E., Zampelas, A., & Chourdakis, M. (2025). Impact of organic foods on chronic diseases and health perception: a systematic review of the evidence. European Journal of Clinical Nutrition, 79(2), 90–103. https://doi.org/10.1038/s41430-024-01505-w
Sanders, J., Brinkmann, J., Chmelikova, L., Ebertseder, F., Freibauer, A., Gottwald, F., Haub, A., Hauschild, M., Hoppe, J., Hülsbergen, K.-J., Jung, R., Kusche, D., Levin, K., March, S., Schmidtke, K., Stein-Bachinger, K., Treu, H., Weckenbrock, P., Wiesinger, K., Gattinger, A., & Heß, J. (2025). Benefits of organic agriculture for environment and animal welfare in temperate climates. Organic Agriculture, 15(2), 213–231. https://doi.org/10.1007/s13165-025-00493-w
Approfondimenti
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Strinati, M., & Dongo, D. (2022, 7 marzo). Legge italiana sul bio, più ombre che luci. Intervista a Roberto Pinton. Food Times. https://www.foodtimes.eu/it/sistemi-alimentari/legge-italiana-sul-bio-piu-ombre-che-luci-intervista-a-roberto-pinton/

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.


