Imballaggi

Contaminanti nei materiali a contatto con gli alimenti, carta cartone e inchiostri. Rapporto BEUC

Contaminanti nei materiali a contatto con gli alimenti, carta cartone e inchiostri. Rapporto BEUC

BEUC – la confederazione europea dei consumatori – ha di recente pubblicato il rapporto ‘More Than A Paper Tiger’.  Un’inchiesta dedicata a sostanze tossiche  e  pericolose rilevate, mediante analisi di laboratorio, in diversi materiali destinati a venire a contatto con gli alimenti. Oggetti in carta e cartoncino, talora destinati anche ai bambini. L’occasione vale ad aprire un vaso di Pandora, che riguarda tuttavia la quasi totalità dei  MOCA  (Materiali e Oggetti destinati a venire a Contatto con gli Alimenti) e non solo quelli di cartone.

Intervista di  Radio Articolo 1  a Dario Dongo sui rischi di  sicurezza chimica  legati ai  materiali a contatto  con gli alimenti 

Plastica vs. bioplastiche, carta e cartone

La plastica  è oggi come mai nell’occhio del ciclone per il suo impatto sull’ambiente e sulla salute dell’uomo. A fronte di dati allarmanti sull’inquinamento di mari, bacini idrici e corsi d’acqua, acque reflue. Con conseguente dispersione delle microplastiche, anche in atmosfera, e loro ingresso nella catena alimentare. Le micro- e nanoplastiche espongono la popolazione umana e animale a gravi rischi per la salute, a tutt’oggi privi di idonea considerazione da parte delle autorità preposte alla gestione dei rischi per la sicurezza alimentare (e la salute, in generale).

La politica europea  ha fatto alcuni passi avanti, con il pacchetto sull’economia circolare e la direttiva SUPs  (Single-Use Plastics). Definita la c.d. gerarchia dei rifiuti – riduzione e riutilizzo  in primis  – si è finalmente vietata l’immissione in commercio di alcuni oggetti in plastica monouso, quali tra cui piatti e posate (ma non anche, vergognosamente, i bicchieri).

Alcuni gruppi distributivi  – da Ikea  a UNES  – hanno deciso di bandire le plastiche monouso in anticipo rispetto alle scadenze legislative. Altri, come Coop Italia, hanno lavorato anzitempo alla riduzione dei materiali nonché all’impiego di plastiche riciclate e bioplastiche. Anche nel  food service  qualcosa inizia a muoversi, con l’impegno di Starbucks  a eliminare ovunque le cannucce in plastica. E il modesto  commitment, anzi  greenwashing, di McDonald’s. Che a settembre sostituirà alcuni contenitori, soltanto in UK, con oggetti in cartone parzialmente riciclato.

La comunità scientifica  e le associazioni dei consumatori, di conseguenza, iniziano ad accendere i riflettori sulle alternative alle plastiche. Senza peraltro avere risolto i problemi della plastica da idrocarburi e delle oltre 5.000 sostanze tossiche presenti negli oggetti d’uso quotidiano  (MOCA, ma anche cosmetici e altri beni di consumo, arredi e cosmetici compresi). Con attenzione non solo alle sostanze cancerogene e genotossiche ma anche agli interferenti endocrini, la vergogna della Commissione europea.

Carta, cartone e inchiostri. Questioni di sicurezza chimica

La carta  – nelle sue molteplici applicazioni – è senza dubbio una delle materie prime più vocate a sostituire i derivati del petrolio. Soprattutto negli imballaggi alimentari, ove è già il secondo materiale più utilizzato, dopo la plastica. Avendo tra l’altro un impatto ambientale complessivo più vantaggioso anche rispetto alle bioplastiche, a condizione di garantire la sostenibilità della filiera di approvvigionamento (che deve escludere con certezza il ricorso a deforestazioni).  La carta riciclata, peraltro, può nascondere alcune insidie di sicurezza chimica legate in particolare ai residui di inchiostri. Al punto da essere vietata – almeno in alcuni Paesi, come l’Italia – nella produzione di articoli ed imballaggi destinati a contattare determinati alimenti.

La valutazione di sicurezza  degli oggetti  più diffusi in carta e cartone presenta quindi una complessità che varia in ragione del tipo e numero di sostanze aggiunte a carta e cartoncino. Bicchieri e tazze, piatti e confezioni sono invero spesso stampati con inchiostro e dotati di rivestimenti-barriera, necessari a garantire l’impermeabilità a liquidi e/o grassi. E le sostanze inserite nei processi di stampa e impermeabilizzazione – su oggetti in carta e cartone, ma anche in materiali vegetali (es. bambù, legno) piuttosto che plastici – sono proprio quelle che presentano le maggiori criticità. Criticità che derivano anzitutto dalle gravi lacune nel diritto europeo, a tutt’oggi privo di una disciplina in grado di garantire appieno la sicurezza chimica dei MOCA e più in generale delle merci di uso comune.

Carta, cartone e inchiostri. Il rapporto dei consumatori europei

Il rapporto ‘More Than A Paper  Tiger’  è stato pubblicato da BEUC, la confederazione che coordina a Bruxelles una quarantina di associazioni nazionali dei consumatori, tra le quali Altroconsumo, la spagnola OCU e varie altre. (1) Si tratta di una breve inchiesta su 76 campioni di articoli di largo consumo in cartoncino, in buona parte destinati a sostituire la plastica a partire dal 2021. Tazze da caffè, piatti, cannucce, tovaglioli, sacchetti per il pane etc. Nonché imballaggi per alimenti come la pasta, i cereali, le caramelle.

Le sostanze pericolose  su cui l’attenzione si è focalizzata sono le ammine aromatiche primarie. Una famiglia di composti – alcuni dei quali cancerogeni, altri ‘solo’ sospettati di esserlo – che possono svilupparsi a partire da sostanze autorizzate o sostanze usate per colorare i prodotti. Nonché nei c.d. fotoiniziatori (tra cui il benzofenone) i quali, in seguito all’esposizione alla luce UV, rilasciano sostanze che attivano le reazioni di polimerizzazione delle vernici. Alla cui esposizione si associano interferenza endocrina e sospetta carcinogenesi.

Tra i 76 campioni  analizzati, le ammine aromatiche primarie sono state rilevate nel 17% dei casi (13 campioni) di cui 9 ‘al di sopra dei limiti’. Su oggetti come cannucce e sacchetti per contenere caramelle, destinati perciò anche ai bambini. Con valori dichiarati nell’intervallo 5-65 microgrammi per litro (ppb). In quasi tutti i campioni di imballaggi testati sono poi stati rilevati fotoiniziatori e altre sostanze correlate all’uso di inchiostri da stampa (solo cinque campioni sono risultati negativi). Due campioni contenevano benzofenone ad alti livelli e in 50 campioni è stata evidenziata una potenziale migrazione eccedente i limiti dell’ordinanza svizzera che regola proprio gli inchiostri nei materiali a contatto (600 ppb per il benzofenone, 10 ppb per sostanze non contemplate nella legge svizzera).

L’ordinanza svizzera  viene utilizzata come riferimento normativo proprio perché, come anche evidenziato nel rapporto, una delle criticità maggiori che coinvolge la carta (eventualmente stampata) è l’assenza di una legislazione armonizzata a livello europeo. Solo pochi Stati membri – Italia, Germania, Francia, Olanda, Belgio – tutelano i consumatori rispetto a tali rischi. Con livelli di tutela della salute pubblica – e di oneri per le imprese, di rilievo anche ai fini della competitività – evidentemente asimmetrici. L’uso di carta riciclata, ad esempio, in Italia è ammesso solo per alimenti solidi secchi (es. sale, zucchero, riso, pasta secca). Mentre in Germania è tollerato su tutti i tipi di alimenti ‘previa verifica della conformità’.

BEUC, il lato oscuro del rapporto

BEUC insinua  che l’impiego di carta e cartone stampato per il contatto con gli alimenti comporti il rischio legato alla presenza di sostanze chimiche problematiche, alcune delle quali neppure valutate dall’EFSA. Le maggiori criticità sono peraltro attribuite, più che alla carta, a miscele chimiche complesse – coloranti, leganti, solventi e additivi – ove possono confluire oltre 5.000 sostanze diverse. Le quali, si sottolinea, possono venire impiegate non solo sulla carta ma su tanti altri materiali.

La strumentalizzazione  del rapporto è così già iniziata.  PRO.MO  – gruppo produttori stoviglie monouso in plastica – lo ha ripreso con enfasi sul proprio sito internet, titolando il comunicato ‘Imballaggi di carta e cartone per alimenti, possibili rischi per la salute’. A ben vedere, tra l’altro, il rapporto BEUC non è trasparente su alcuni punti. E alcune valutazioni potrebbero non essere del tutto condivisibili. Per valutare la presenza di ammine aromatiche primarie, ad esempio, non è chiaro se sia stata usata la soglia definita dal regolamento europeo sulle plastiche (10 ppb) o quella suggerita daI BfR, l’Istituto di valutazione del rischio tedesco (pari a 2ppb, 5 volte più bassa). Nel rapporto BEUC si legge infatti che  ‘nove campioni contenevano PAA al di sopra del limite stabilito nel regolamento sulla plastica (10ppb) oppure nelle raccomandazioni BfR (2ppb)’.  Non essendo resi pubblici i risultati analitici, non è dato sapere quanti campioni superino effettivamente il limite di legge stabilito in Europa per le plastiche (10ppb).

È spontaneo chiedersi  allora, se si assume il valore di 2ppb come soglia di sicurezza, quante plastiche oggi sul mercato UE superano questi limiti? Basterà un nuovo studio su poche decine di campioni, come quello in esame, a rispondere? La priorità di BEUC è forse screditare una valida alternativa alla plastica da petrolio? Un chiarimento sarebbe utile. La nostra priorità è invece proteggere la salute pubblica, affermando l’indifferibile urgenza di una disciplina olistica delle sostanze chimiche pericolose nei loro svariati impieghi. Il vaso di Pandora è aperto.

#Égalité!

Dario Dongo e Luca Foltran

Note

(1) BEUC (2019). Rapporto  More than a paper tiger. European consumer organisations call for action on paper and board food contact materialshttps://www.beuc.eu/publications/beuc-x-2019-042_more_than_a_paper_tiger_test_summary_food_contact_materials.pdf?ref=drnweb.repubblica.scroll-1

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