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Il mare di plastica e noi, ABC

Il mare di plastica e noi, ABC

Il mare di plastica in pochi decenni ha invaso la gran parte della superficie terrestre. Spesso in incognito, sotto forma di microplastica che l’occhio non vede ma la bocca ingoia e il naso respira. E noi tutti – più o meno ignari, o incoscienti – contribuiamo a un nuovo ciclo dell’esistenza umana. Proprio quando appare il miraggio di un’economia non più basata sul carbonio, reflussi di derivati del petrolio entrano a far parte dei nostri organismi. Cambiare si può, ecco come.

Il mare di plastica e chi lo abita

Ogni minuto la quantità di plastica equivalente a un autotreno viene scaricata nelle acque del pianeta. Pastura e veleno per i loro ospiti che lentamente ne muoiono, a partire dai più grandi. Balene e delfini, uccelli e tartarughe, oltre ai pesci.

Il 25-30% dei pesci di Tirreno e Adriatico contiene microparticelle di plastica, rivelano le analisi condotte dall’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Genova, come quelle dell’Università Politecnica delle Marche. Acciughe, triglie, merluzzi, scorfani, gamberi e cozze le specie analizzate.

Nel mondo, le materie plastiche rappresentano l’85 % dei rifiuti marini. Sotto forma di microplastica sono presenti anche nell’aria, nell’acqua e nel cibo e raggiungono perciò i nostri polmoni e le nostre tavole, con effetti sulla salute ancora sconosciuti. Affrontare il problema della plastica è una necessità, che può dischiudere nuove opportunità di innovazione, competitività e occupazione

(Commissione europea, comunicato stampa 28.5.18)

Il mare di plastica e l’Europa 

Proprio quest’anno l’Unione europea ha adottato il ‘pacchetto economia circolare. Un sistema di regole all’avanguardia, volte a prevenire e ridurre i rifiuti promuovendo ove possibile il riutilizzo e riciclaggio dei materiali.

Gli oggetti in plastica monouso sono invece oggetto di una proposta di direttiva UE mirata a proteggere i nostri mari dall’inquinamento dei relativi rifiuti. 

L’idea è quella di vietare i prodotti di consumo che possono venire facilmente sostituiti con materiali ecologici, quali ad esempio posate e stoviglie in plastica, bastoncini di cotone. Al tempo stesso, limitare l’impiego e promuovere il corretto smaltimento di altri oggetti, quali le bottiglie. Ricorrendo anche a incentivi economici rivolti al consumatore.

Ecologia e sicurezza alimentare vanno di pari passo. Il polietilene – con il quale viene realizzata la gran parte del packaging e dei prodotti usa-e-getta – è invero la prima causa di contaminazione della catena alimentare da microplastica. Un drastico taglio agli oggetti di plastica monouso aiuterà quindi ad assolvere entrambi gli obiettivi di tutela dell’ambiente e sicurezza degli alimenti.

greenpeace plastica

Il mare di plastica e noi

Nessuno è escluso da responsabilità per lo scempio sopra descritto. 

Le grandi aziende che continuano a fare profitti con la plastica usa e getta sanno benissimo che è impossibile riciclarla tutta ma continuano a produrne sempre di più. È necessario che i grandi marchi si assumano le proprie responsabilità partendo proprio dalla riduzione dei quantitativi di plastica monouso immessi sul mercato’.

(Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento, Greenpeace Italia)

Se da un lato è doveroso pretendere l’impegno di Big Food a investire sull’ecologia del packaging, è altrettanto indispensabile l’attenzione di ciascuno nei piccoli gesti quotidiani. Alcuni spunti a seguire.

A) Scegli i prodotti che usano meno imballaggi. Un esempio su tutti, la frutta e verdura fresca preincartate in imballaggi di plastica e polistirolo. Da evitare come la peste, fino a che le catene della GDO non abbandoneranno questa pessima e inutile abitudine.

B) Evita gli oggetti in plastica monouso ogni volta che sia possibile. Preferire sempre il vetro alla plastica, rifuggendo i bicchieri usa-e-getta troppo spesso proposti dai bar degli stabilimenti balneari e altri luoghi di villeggiatura. Fare a meno delle cannucce in plastica, senza le quali l’homo sapiens è del resto sopravvissuto a lungo.

C) Riutilizza e ricicla i materiali – la plastica, in particolare – a casa come in vacanza. E quando l’oggetto non sia più utilizzabile, è fondamentale destinarlo negli appositi spazi della raccolta differenziata.

Un sacchetto di plastica impiega fino a 20 anni per degradarsi, una cannuccia o una bottiglia fino a 500 anni, un contenitore in polistirolo fino a 1000. È criminale abbandonarli nell’ambiente, sciocco utilizzarli a sproposito, demenziale abbandonarli alla discarica quando invece potrebbero venire trasformati in nuovi oggetti.

L’iniziativa Plastic Radar di Greenpeace prevede di inviare al numero Whatsapp +39 342 3711267 fotografie dei rifiuti in plastica trovati sulle spiagge, insieme alla loro localizzazione, prima di buttarli nel cestino. 

Scopo dell’iniziativa è l’analisi della natura degli oggetti in plastica che invadono il nostro mare. Soprattutto, stimolare tutti a contribuire a rimuovere i rifiuti dalle nostre spiagge. 

Piccoli segni di civiltà, in un pianeta che ne ha tanto bisogno.

Dario Dongo e Giulia Torre

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