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Attrezzi da pesca, rifiuti marini e protezione degli ecosistemi acquatici. Il dibattito UE

Attrezzi da pesca, rifiuti marini e protezione degli ecosistemi acquatici. Il dibattito UE

La sopravvivenza degli stock ittici e l’equilibrio degli ecosistemi acquatici sono gravemente minacciati dalla pressione antropica: pesca eccessiva, attrezzi da pesca abbandonati in mare, rifiuti marini.

Il dibattito europeo sulla protezione dei mari – da cui dipende, tra l’altro, la garanzia di approvvigionamento di risorse ittiche – continua però a trascurare l’impatto complessivo del ‘fattore pesca’.

1) PREMESSA

Marine litter. La grande incognita

I rifiuti marini (marine debris, o marine litter) rappresentano forse la più grande incognita del pianeta Terra. Si può intuire – ma solo in parte misurare, in assenza tra l’altro di metriche condivise – l’enormità di rifiuti che ogni anno viene riversata nei mari e vi galleggia, flotta nella colonna d’acqua, si deposita sui fondali. (1) Ma neppure si immagina quanti attrezzi da pesca vengano abbandonati e dispersi in profondità.

Le uniche certezze sono l’assoluta prevalenza della plastica – rispetto ad altri materiali – e la sua inesorabile tendenza a degradare in microplastiche e nanoplastiche. Le quali, attraverso la fauna ittica, entrano a fare parte della filiera alimentare. E portano con sé una varietà di sostanze chimiche tossiche, oltre ai microrganismi patogeni.

2) PARLAMENTO EUROPEO

2.1) Risoluzione 25.3.21

Il Parlamento europeo – con la risoluzione 25.3.21, sugli effetti dei rifiuti marini sulla pesca – ha sottolineato l’urgenza di introdurre misure utili a ridurre i rifiuti marini. Servono maggiori restrizioni all’impiego di oggetti in plastica monouso, a favore del riutilizzo e dell’impiego di materiali biodegradabili.

rifiuti marini 2
Fig. 1. Ghost fishing circle (Oliver Ridley Project, Publications. LINK https://oliveridleyproject.org/orp-mission/resources-and-publications)

Bisogna eliminare gradualmente i contenitori in polistirolo espanso per i prodotti della pesca e l’acquacoltura. E affrontare il problema di reti e altre attrezzature da pesca – abandoned, lost or otherwise discarded fishing gear (ALDFG) – il cui tasso di riciclo è stimato nell’1,5%. Bisogna perciò accelerare lo sviluppo di un’economia circolare in questi settori, anche attraverso progetti di ricerca come EcoeFISHent.

2.2) Marine Strategy Framework Directive, MSFD

L’assemblea di Strasburgo ha sollecitato la Commissione a rivedere la direttiva-quadro sulla strategia per l’ambiente marino (dir. 2008/56/CE, MSFD). Per definire un nuovo quadro strategico che comprenda tutte le normative sui rifiuti, inclusi quelli marini, e la tutela dell’ambiente. Come già previsto nel Green Deal, le strategie UE sulla biodiversitàFarm to Fork, nonché il piano d’azione per l’economia circolare.

2.3) Strategia per l’ambiente marino, attività richieste

La risoluzione 25.3.21 del Parlamento esorta quindi la Commissione europea a:

– sostenere un modello di governance ambizioso nei negoziati internazionali delle Nazioni Unite sulla biodiversità marina, al di là delle giurisdizioni nazionali. Per riconoscere tutti gli oceani e i mari come un bene comune globale,

– coordinare gli sforzi per adottare un accordo ambizioso e giuridicamente vincolante sull’inquinamento da plastica all’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente,

– integrare diversi le direttive MSFD (Marine Strategy Framework Directive), SUP (Single Use Plastics), MSP (Maritime Spatial Planning, relativa a impianti portuali di raccolta) e quella sulla pianificazione marittima, (2)

– adottare le linee guida volontarie della FAO sulla marcatura degli attrezzi da pesca per promuovere una gestione responsabile degli attrezzi da pesca e ridurre il loro abbandono nell’ambiente. (3)

2.4) Finanziare la ricerca

La scarsità di dati rende difficile valutare l’impatto dei rifiuti marini su ecosistemi acquatici, pesca e acquacoltura, sicurezza alimentare dei prodotti. Il Parlamento incoraggia perciò la Commissione e gli Stati membri a:

– aumentare il finanziamento della raccolta di dati e la ricerca,

– proporre misure efficaci a mitigare l’impatto delle micro e nanoplastiche sulle risorse ittiche e la salute umana.

Gli attrezzi da pesca devono venire identificati e tracciati con nuovi strumenti, ed è questa di fatto la questione principale da affrontare. Solo la registrazione dei materiali da pesca, il loro corretto smaltimento e la verifica di equilibrio dei bilanci di massa potrà arginare il fenomeno delle ‘reti fantasma’ (ghost gear).

2.5) Economia circolare nella pesca e acquacoltura

Lo sviluppo dell’economia circolare deve includere un maggiore sostegno alla ricerca per individuare soluzioni idonee a mitigare gli impatti di pesca e acquacoltura sull’ecosistema. Tra queste, la progettazione ‘intelligente’ delle attrezzature e l’innovazione tecnologica per sviluppare canali di riciclaggio efficienti e ‘attrattivi’.

Gli Stati membri dovrebbero dare rapidamente seguito alla definizione di tassi minimi di raccolta nazionali per gli attrezzi da pesca che contengono plastica, come stabilito nella direttiva SUP. (4) La Commissione dovrebbe invece creare un fondo di finanziamento ad hoc per gli Stati membri che stabiliscano catene di produzione per attrezzi riciclati ed ecologici.

2.6) Programmi di raccolta e gestione dei rifiuti marini

Un piano d’azione dovrebbe venire adottato a Bruxelles per combattere i rifiuti dispersi nell’idrosfera UE, riducendoli alla fonte. Limitare l’uso e il consumo di plastica e affrontare così in una logica dì prevenzione l’inquinamento di fiumi, corsi d’acqua e coste. La Commissione, come si è visto, si accinge in effetti a presentare un piano che probabilmente deluderà le aspettative di Strasburgo. (5)

Un fondo speciale per la pulizia dei mari dovrebbe venire istituito dagli Stati membri fine di finanziare:

– la raccolta in mare dei rifiuti marini da parte dei pescatori, su base volontaria (e retribuita, o comunque incentivata),
– la fornitura di strutture e attrezzature per lo stoccaggio a bordo dei rifiuti e il loro monitoraggio,
– la formazione degli operatori,
– il trattamento dei rifiuti e il personale necessario a tali operazioni,
– investimenti nei porti, in modo da organizzare strutture di ricezione e stoccaggio degli attrezzi da pesca abbandonati e dei rifiuti marini raccolti.

2.7) Impianti di trattamento acque reflue

Gli impianti di trattamento delle acque reflue e dei sistemi fognari dovrebbero altresì venire migliorati, quale misura essenziale a ridurre l’impatto dei reflui sull’acquacoltura e la pesca, oltreché sull’ambiente marino e costiero in generale.

Risorse sufficienti devono venire dedicate alla pulizia di tutti i tipi di materiali inquinanti derivati dalla plastica. Vale la pena al proposito ricordare che:

– anche i Waste Water Treatment Plant (WWTP) moderni, come uno dei due più grandi impianti della regione Lombardia, non sono tuttora in grado di filtrare le microplastiche in modo adeguato,

– i Comuni con meno di 2.000 abitanti sono a tutt’oggi esentati, in UE, dall’obbligo di organizzare il trattamento delle acque reflue.

3) COMMISSIONE EUROPEA

3.1) Risposta 3.8.21 della Commissione al Parlamento

La Commissione europea – nella propria risposta 3.8.21 – fornisce un riscontro in apparenza favorevole. Ma alla volontà politica del Parlamento corrispondono parole il cui impatto concreto sull’ecosistema appare utopistico:

– gli atti di esecuzione per gestire i rifiuti a bordo delle navi e la segnalazione/monitoraggio di quelli pescati passivamente, nell’ambito della direttiva su impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi, sono in fase di preparazione,

– diversi studi sono in atto. Sulla possibile revisione della MSFD (Marine Strategy Framework Directive. V. nota 4) e l’applicazione della direttiva MSP (Maritime Spatial Planning), a cui verrà dedicata una guida su come integrare i dati e gli strumenti di monitoraggio nei piani territoriali marittimi nazionali.

3.2) Contesto internazionale

L’esecutivo europeo continuerà a sostenere le attività condotte in ambito della Global Partnership on Marine Litter e a ‘impegnarsi attivamente’ in vista della quinta sessione dell’Assemblea dell’ambiente delle Nazioni Unite, a febbraio 2022.

Si lavorerà per adottare una risoluzione che istituisca un comitato negoziale intergovernativo e un accordo giuridicamente vincolante volto ad affrontare l’inquinamento da plastica nell’ambiente attraverso un approccio circolare.

3.3) Ricerca e finanziamenti

L’Unione Europea finanzia iniziative di R&D verso l’economia circolare attraverso InvestEUHorizon Europe e il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura. Una serie di progetti attivi in Horizon 2020 affronta l’inquinamento da plastica sotto vari aspetti, inclusa l’esposizione a micro e nanoplastiche e il suo impatto sulla salute umana. Horizon Europe fornisce ulteriori opportunità di ricerca per costruire sui risultati di questi progetti e affrontare le lacune che persistono.

Numerosi progetti gestiti dalla Commissione sostengono la raccolta di dati e il monitoraggio dei rifiuti nell’UE e nel suo vicinato, altri sostengono i piani regionali contro il littering nel Mediterraneo, nell’Atlantico nord-orientale, nel Baltico e nel Mar Nero. È inoltre in preparazione un piano di attuazione per la futura missione Horizon Europe su oceani, mari e acque.

3.4) Contrasto alle attività illecite

L’export illegale di rifiuti oscilla tra il 15% e il 30% del totale, per un giro d’affari annuale di € 9,5 miliardi circa. A novembre 2021 la Commissione ha proposto una revisione del regolamento UE sulla esportazione dei rifiuti, per facilitare le loro spedizioni nel mercato interno e promuovere l’economia circolare, contrastandone l’esportazione illegale con norme più rigorose. (6)

Tolleranza zero verso la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (Illegal, Unreported and Unregulated fishing, IUU) e l’inquinamento causato dagli attrezzi da pesca scartati. La Commissione dichiara di impegnarsi con gli Stati membri al fine di considerare il concetto più adatto da proporre nei negoziati sul futuro accordo sulla biodiversità marina.

3.5) Monitoraggio e raccolta dati

Il gruppo tecnico sui rifiuti sta aggiornando le linee guida di monitoraggio e le linee di base per valutare le quantità di tutti i tipi di rifiuti – comprese le microplastiche – sulle coste (ove il lavoro è già completato), nei fondali marini e nella colonna d’acqua.

In applicazione della direttiva SUP, è imminente l’adozione di un atto specifico sulla segnalazione degli attrezzi da pesca immessi sul mercato e sui rifiuti di attrezzi da pesca contenenti plastica. La Commissione esaminerà la qualità dei dati e delle loro fonti al fine di migliorarli.

3.6) Oggetti in plastica monouso

La prima valutazione della direttiva SUP (Single Use Plastics) avverrà entro il 3.7.27. In tale ambito verrà valutata la necessità di una proposta legislativa che stabilisca obiettivi quantitativi vincolanti di riduzione del consumo e tassi di raccolta vincolanti per i rifiuti di attrezzi da pesca.

La Commissione chiederà inoltre di sviluppare norme armonizzate sulla progettazione circolare degli attrezzi da pesca, per favorire la predisposizione al riutilizzo e il riciclo a fine vita.

Le perdite accidentali di contenitori meritano un monitoraggio più attento e ‘probabilmente’ ulteriori iniziative per combattere l’inquinamento che ne deriva. Le microplastiche usate intenzionalmente nei prodotti verranno limitate dalla legislazione sulle sostanze chimiche (REACH. V. nota 7).

4) Riflessioni conclusive

La riduzione dei rifiuti marini è uno degli obiettivi primari del settimo Environmental Action Programme to 2020, adottato dall’UE nel 2013. Nessun risultato misurabile è stato però finora raggiunto. Persistono overfishing, pesca eccessiva e illegale, in un mare di plastica. (8)

Un contributo rilevante può venire offerto dai progetti di ricerca – come EcoeFISHentSeaFoodTomorrow, ProFuture
che mirano a valorizzare i co-prodotti (upcycling), produrre proteine rinnovabili (microalghe), recuperare e riciclare gli attrezzi da pesca e acquacoltura.

Un’azione politica più rigorosa appare al contempo improrogabile. Sulla Common Fisheries Policy (CFP), ancora scollegata dalle evidenze sulla salute dei mari e degli stock ittici, ma anche sulla rintracciabilità e l’economia circolare degli attrezzi da pesca. Senza trascurare la due diligence, da applicare agli operatori in UE per la salvaguardia dei mari del pianeta.

#SDG12, #SDG14

Dario Dongo e Giulia Torre

Immagine di copertina da How to get abandoned, lost and discarded ‘ghost’ fishing gear out of the ocean. The Conversation, 13.8.20

 Note

(1) Luisa Galgani, Ricardo Ricardo Beiras, François Galgani, Cristina Panti, Angel Borja. (2019). Editorial: Impacts of Marine Litter. Front. Mar. Sci., 26 April 2019. https://doi.org/10.3389/fmars.2019.00208

(2) Nell’ordine, dir. 2008/56/CE, dir. UE 2019/904, 2019/883, 2014/89

(3) FAO (2019). Voluntary Guidelines on the Marking of Fishing Gear. FAO, Roma. ISBN 978-92-5-131312-1.  https://www.fao.org/documents/card/en/c/CA3546T/

(4) Dario Dongo. Tutela di pesca ed ecosistemi marini, piano di (in)azione UE. GIFT (Great Italian Food Trade). 26.12.21, https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/tutela-di-pesca-ed-ecosistemi-marini-piano-di-in-azione-ue

(5) Il d.lgs. 196/21, che recepisce in Italia la direttiva SUP (v. precedente articolo) dispone che entro il 31.12.24 i rifiuti da attrezzi da pesca contenenti plastica vengano gestiti attraverso i sistemi istituiti ai sensi del Codice dell’ambiente (d.lgs. 152/06), parte IV, ovvero appositi sistemi da istituirsi con decreto a norma del suo articolo 178-bis, comma 1. Il ministro della transizione ecologica fissa con decreto di natura non regolamentare il tasso minimo nazionale di raccolta annuale degli attrezzi da pesca dismessi contenenti plastica per il riciclaggio. I regimi istituiti ai sensi del presente comma garantiscono che i produttori di attrezzi da pesca contenenti plastica coprano i costi della raccolta differenziata dei suddetti attrezzi quando sono dismessi e conferiti a impianti portuali di raccolta conformi alle disposizioni di recepimento della dir. UE 2019/883 o ad altri sistemi di raccolta equivalenti, i costi del successivo trasporto e trattamento,
nonché quelli delle misure di sensibilizzazione (d.lgs. 196/21, articolo 8.4)

(6) European Commission. Proposal for a regulation of the European Parliament and of the Council on shipments of waste and amending Regulations (EU) No 1257/2013 and (EU) No 2020/1056. COM(2021)709 final https://ec.europa.eu/environment/system/files/2021-11/proposal-for-a-new-regulation-on-waste-shipments_0.pdf

(7) Reg. CE 1907/2006

(8) Cfr. relazione del giugno 2020 della Commissione europea sul primo ciclo di attuazione della direttiva MSFD, COM(2020) 259 final. V. nota 4

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