Innovazione

EcoeFISHent, upcycling e blue economy nella filiera ittica. Il progetto di ricerca UE

EcoeFISHent, upcycling e blue economy nella filiera ittica. Il progetto di ricerca UE

Nasce a Genova il progetto di ricerca EcoeFISHent, co-finanziato in ambito del programma quadro Horizon 2020, volto a sviluppare upcycling e Blue Economy nella filiera ittica. (1)

La mission è valorizzare i coprodotti e gli scarti di lavorazione in diversi ambiti produttivi, introdurre scatole riutilizzabili per il pescato, recuperare e riciclare il materiale da pesca.

L’innovazione può abbattere gli sprechi alimentari a monte della distribuzione (food loss), ridurre l’impatto ambientale della pesca, ma anche creare nuove opportunità economiche e di lavoro. (2)

EcoeFISHentBlue Economy

34 partner da 7 Paesi – di cui 5 Stati membri UE (Italia, Spagna, Norvegia, Bulgaria e Francia), un Paese associato al programma H2020 (Israele) e un paese extra-UE (Kenya) – partecipano al consorzio EcoeFISHent, costituito a Genova sotto la guida di FI.L.S.E. (Finanziaria Ligure per lo Sviluppo Economico) S.p.A.

Blue economy is the concept of using ocean resources in a way that respects the environment can evaluate how both business activity models and new technologies satisfy economic and environmental conditions, contributing to the sustainability of these resources’. (3)

Il progetto, avviato l’1.10.21, mira alla salvaguardia degli ecosistemi marini e la riduzione degli sprechi attraverso l’innovazione tecnologica. Alla sperimentazione in impianti pilota, la validazione analitica degli output e la verifica di riproducibilità, seguirà la messa a punto di buone prassi da condividere con le parti sociali interessate e applicare nei diversi comparti della filiera.

1) Upcycling nella filiera ittica

La lavorazione del pesce genera numerosi flussi laterali e scarti (es. pelle, testa, interiora), i quali raggiungono il 60-70% dei materiali lavorati e sono tuttavia in larga parte destinati a rifiuti, in minor quota a produzioni secondarie (es. mangimi per acquacoltura, pet food).

Processi innovativi di estrazione consentono di ottenere da questi flussi e scarti numerose sostanze bioattive (es. oli, peptidi, proteine, enzimi, minerali. Oltre a collagene e gelatina), che possono venire valorizzate in diversi settori. (4) Anzitutto alimenti funzionali e integratori alimentari (nutraceutica), farmaci e cosmetici.

I residui dell’estrazione a loro volta verranno valorizzati per produrre fertilizzanti ad uso agricolo, biodiesel e chitina. Grazie a un processo di bioconversione che impiega le larve della formica soldato (Hermetia illucens), già utilizzate anche come materie prime per mangimi.

2) Marine litter

Marine litter, o marin debris, è i’insieme dei rifiuti marini intesi come oggetti e materiali fabbricati dall’uomo e gettati – o persi, o comunque affluiti – in mare, nei fiumi o sulle spiagge. Essi causano un ampio spettro di impatti ambientali ed economici, oltreché di sicurezza e salute (microplastiche).

Il continuo aumento di utilizzo di materiali plastici, spesso non smaltiti correttamente soggetti a degradazione molto lenta, ha reso insostenibile l’accumulo dei rifiuti marini, nel Mediterraneo come altrove.

2.1) Scatole riutilizzabili per il pescato

Scatole riutilizzabili per il trasporto dei pesci – in alternativa a quelle (monouso) in polistirene – verranno prodotte e sperimentate, nell’ambito del progetto EcoeFISHent. Utilizzando un materiale destinato al contatto con gli alimenti (MOCA), già brevettato, biodegradabile e compostabile (attraverso biodigestori).

2.2) Recupero e riciclo di reti e lenze

Le reti e lenze da pesca abbandonate in mare, note come Ghost Fishing (i ‘fantasmi della pesca’), sono a loro volta protagoniste del marine litter. E l’abbandono degli strumenti di pesca in mare o sulle coste, quando essi non risultino più utilizzabili, è principalmente attribuito alla carenza di strutture e/o incentivi alla loro raccolta. (5)

partner del progetto EcoeFISHent lavorano perciò anche allo sviluppo di un modello di impianto per il recupero e il riciclo dei materiali da pesca, dai quali è poter ricavare svariati oggetti di consumo, dalle confezioni per prodotti cosmetici alle cinture di sicurezza per automobili. Il riutilizzo può dunque salvarci la vita.

3) Riduzione degli scarti della pesca

EcoeFISHent aspira altresì alla riduzione degli scarti della pesca. Vale a dire di quei pesci, oggetto di cattura non intenzionale, che vengono spesso rilasciati in acqua con inutile danno all’ecosistema e spreco delle risorse ittiche.

L’innovazione in questo caso attiene allo sviluppo di strumenti e sistemi di pesca più selettivi, al preciso scopo di ridurre la raccolta di specie non desiderate. Tali strumenti verranno sperimentati nel mar Ligure, con la pesca del gambero rosso.

4) Knowledge sharing, impatto sociale

Coinvolgere imprese di pesca e industrie di trasformazione (come Generale Conserve, titolare di AsDoMar, che pure partecipa al progetto EcoeFISHent) è indispensabile a dimostrare l’efficacia ed economicità dell’innovazione. Su queste basi è possibile condividere la conoscenza e dei risultati, in una prospettiva di knowledge sharing, che va oltre quella tradizionale di knowledge transfer, attraverso:

– pubblicazione dei dati (al di fuori di quelli coperti da segreto industriale legato a brevetti o autorizzazioni esclusive),

– manuali di buone prassi e formazione, volti a favorire l’applicazione delle innovazioni nei diversi contesti.

Il partner in Kenya potrà a sua volta promuovere lo sviluppo di nuove attività, al fianco di quelle tradizionali, anche nei Paesi a Basso e Medio Reddito (Low and Middle-Income Countries, LMIC). Nell’auspicio dì contribuire al miglioramento di economia locale, redditi, food security (#SDG2).

5) Sistema gestionale

La complessità delle diverse attività del progetto EcoeFISHent suggerisce l’adozione di sistemi gestionali ad hoc. I dati raccolti attraverso la strumentazione (Internet of Things, IoT) verranno quindi elaborati con gli strumenti analitici dei big data e resi accessibili mediante un’apposita app.

Un ‘gemello digitale’ del cluster di progetto consentirà di valutare preliminarmente l’attuazione del sistema e identificare i parametri più idonei alla sua concreta attuazione. In vista dell’efficace monitoraggio continuo dei processi e della conseguente ottimizzazione delle scelte operative.

EcoeFISHent, prospettive

Cinque anni di lavoro consentiranno di mettere a punto le attività descritte nel progetto EcoeFISHent. In una logica di Blue Economy, digitalizzazione e inclusione che è coerente agli obiettivi dello EU Green Deal. E aspira anzi a dimostrarne l’efficacia ed economicità in una delle storiche patrie dell’attenzione al risparmio, la Liguria e il suo mare.

La nostra squadra di WIISE (Workable Ideas and Initiatives for a Sustainable Economy) S.r.l., società benefit, partecipa al progetto per curarne gli aspetti regolatori, le relazioni con gli stakeholders e le autorità, data management knowledge sharing (o dissemination).

#SDG12 (sustainable production and consumption), #SDG13 (climate action), #SDG14 (live below water).

Dario Dongo e Andrea Adelmo Della Penna

 Note

(1) Dario Dongo, Andrea Adelmo Della Penna. Upcycling, il reimpiego migliorativo nella filiera agroalimentare. GIFT (Great Italian Food Trade). 6.10.21, https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/upcycling-il-reimpiego-migliorativo-nella-filiera-agroalimentare

(2) Commissione Europea. Demonstrable and replicable cluster implementing systemic solutions through multilevel circular value chains for eco-efficient valorization of fishing and fish industries side-streams (EcoeFISHent). CORDIS. 21.9.21, https://cordis.europa.eu/project/id/101036428

(3) Joroff M, (2009). The Blue Economy: Sustainable industrialization of the oceans [at] Proceedings. In International Symposium on Blue Economy Initiative for Green Growth, Massachussets Institute of Technology (MIT) and Korean Maritime Institute, Seoul, Korea, May 7, 2009, pp 173–181

(4) Välimaa et al. (2019). Fish and fish side streams are valuable sources of high-value components. Food Quality and Safety 3:209-226, https://doi.org/10.1093/fqsafe/fyz024

(5) Thushari et al. (2020). Plastic pollution in the marine environment. Heliyon 6(8):e04709, https://doi.org/10.1016/j.heliyon.2020.e04709

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