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Birra analcolica, 15 prodotti a confronto

La birra analcolica oggi disponibile in Italia è buona e genuina, oltre ad avere circa la metà delle calorie rispetto a quella tradizionale. E a poter venire consumata senza controindicazioni per la salute, la guida e le attività lavorative che richiedano sobrietà assoluta. La nostra indagine di mercato su 15 prodotti.

1) Birra analcolica, indagine di mercato in Italia

Il campionamento eseguito da GIFT (Great Italian Food Trade), come di consueto, considera:

  • i marchi industriali principali,
  • le private label della GDO (Grande Distribuzione Organizzata). A oggi solo Coop, in questa categoria,
  • le MDD (Marca del Distributore) dei discount (Eurospin, Lidl e Todis).

2) Birra analcolica, quanto alcol?

La prima distinzione tra i prodotti in commercio denominati ‘birra analcolica‘ è il tenore di alcol. In assenza di una disciplina armonizzata a livello UE, in Italia ci si affida alle norme nazionali che ammettono l’impiego di questa denominazione su birre con un tenore alcolico volumico <1,2%. (1)

Le 15 birre analcoliche oggetto di campionamento, come mostra la tabella a piè di pagina, possono venire distinte in due sotto-categorie:

  • 9 birre sono sostanzialmente prive di alcol (talora espresso in <0,05% vol.),
  • 6 birre contengono invece una pur modesta quantità di alcol (<0,5% vol.).

3) Birra gustosa senza ‘effetti collaterali’

La differenza nel tenore alcolico è rilevante per chi intende evitare completamente l’alcol. Vietato alle donne in gravidanza e allattamento, nonché ai minori, l’alcol presenta gravi rischi se consumato prima di mettersi alla guida, condurre macchinari e svolgere qualsiasi attività che richieda completa attenzione.

Il consumo eccessivo e prolungato nel tempo di alcol è inoltre associato a maggior rischio di insorgenza di diverse forme di cancro (al seno, l’intestino, il fegato, bocca e gola, esofago e stomaco), come ricorda il World Cancer Research Fund. (2)

4) Birra analcolica, metà calorie

Altra conseguenza sfavorevole del consumo abituale di alcol è il rischio di sovrappeso e obesità. Il solo alcol (al netto di altri ingredienti) fornisce 7,1 kcal/g. E si tratta di calorie ‘vuote’, vale a dire prive di alcun valore nutrizionale.

Le birre analcoliche hanno in media la metà delle calorie rispetto a quelle ordinarie (es. Heineken 0,0, 21 Kcal/100 ml, in confronto alla Heineken classica, 42 Kcal/100 ml). L’apporto energetico delle 15 birre in esame varia da 14 (Poretti) a 26 Kcal/100ml (Clausthaler).

5) Tabella nutrizionale, la trasparenza che manca

La tabella nutrizionale è doverosa in etichetta di tutte le bevande con tenore alcolico <1,2%, sebbene manchi in 2 delle 15 birre analcoliche esaminate. Non è invece richiesta sulle bevande alcoliche, a causa di un’ingiustificabile deroga che la Commissione europea si ostina a preservare.

Gli zuccheri residuano in parte (da <0,5 g/100 ml nella Poretti a 3,1 g/100 ml nella Bavaria) poiché il metodo tradizionale di produzione della birra analcolica ne interrompe la fermentazione in alcol. Gli impianti più moderni invece estraggono alcol e degli aromi nella prima fase di processo e reinseriscono i soli aromi al termine della produzione. (3)

6) Ingredienti, aromi e additivi

La lista ingredienti merita sempre attenzione, anche sulle etichette delle birre analcoliche. Alcuni prodotti contengono ‘aromi naturali’, decisamente da preferire rispetto ai generici ‘aromi’ (invece di sintesi chimica).

Acido citrico e sciroppo di glucosio vengono talora utilizzati per bilanciare il sapore, che viene poi stabilizzato mediante pastorizzazione (come d’uso nelle birre industriali, che si distinguono rispetto alle birre artigianali sempre ‘crude’).

La gran parte delle etichette delle birre analcoliche si qualifica come clean label, a differenza degli aperitivi analcolici invece zeppi di additivi, come si è visto nella nostra precedente indagine.

7) L’assaggio

La prova di assaggio, affidata a un panel di assaggiatori non esperti, mostra come gran parte delle 15 birre analcoliche in esame non abbia nulla da invidiare a quelle ordinarie. I prodotti favoriti, a nostro umile giudizio, sono:

– Wieninger Bier Weizen No alcohol, per il miglior sapore. Una birra weiss tedesca, disponibile nei canali distributivi minori (es. supermercati Tigre a Roma) e a volte da Eataly,

– Best Bräu analcolica, prodotto polacco venduto da Eurospin. Vincente nel rapporto qualità/prezzo, se pure con stampa difettosa e poco leggibile delle diciture sulle lattine.

confronto birra analcolica

8) Birra italiana, leggi da rifare

La birra analcolica – un vero must in Spagna – inizia a guadagnare terreno anche in Italia. Assobirra ne rileva un trend dinamico, (4) che trova infatti conferma nell’offerta in crescita.

La birra Made in Italy è però discriminata dallo stesso legislatore italiano:

  • per mezzo secolo, la legge italiana sulla birra ha imposto ai soli produttori nazionali il rispetto di un parametro (la concentrazione di malto, espressa in grado Plato) che li ha costretti ad affrontare maggiori costi e pagare più accise (ancorate proprio al grado Plato, in Italia) rispetto ai concorrenti stranieri (5,6),
  • tuttora, i produttori di birra analcolica sono costretti a destinare l’alcol estratto durante la produzione a rifiuto. Anziché consentirne il riutilizzo, nella filiera alimentare piuttosto che in altre (es. chimica, farmaceutica). Con buona pace ai proclama sull’economia circolare e il sostegno alla competitività delle imprese, lo spreco alimentare è prescritto ex lege.

9) Alcol, una tara culturale

L’Italia si è già distinta per una vivace polemica contro le recenti riforme europee che hanno introdotto la possibilità di produrre vini totalmente dealcolizzati. Senza comprendere, purtroppo, l’alto potenziale di crescita di prodotti innovativi che possono integrare il reddito di agricoltori e imprese.

Le opportunità di mercato offerte dalle bevande a zero alcol meritano invece attenzione, quali occasioni di consumo alternative (anche al lavoro, prima della guida, ovvero da parte di fasce di popolazione vulnerabile) e salvaguardia della salute collettiva, senza rinunciare alle produzioni di qualità.

Marta Strinati e Dario Dongo

Note

(1) La legge 16 agosto 1962, n. 1354 recita all’articolo 2, comma 1:
La denominazione «birra analcolica» è riservata al prodotto con grado Plato non inferiore a 3 e non superiore a 8 e con titolo alcolometrico volumico non superiore a 1,2%‘.
https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1962-08-16;1354

(2) Alcohol and cancer risk. World Cancer Research Fund https://www.wcrf-uk.org/preventing-cancer/what-can-increase-your-risk-of-cancer/alcohol-and-cancer-risk/

(3) Dario Dongo, Andrea Adelmo Della Penna. Birra analcolica, salute e benessere. Questionario per una tesi di laurea. GIFT (Great Italian Food Trade). 22.3.20

(4) Secondo l’Annual Report 2021 di AssoBirra (pag. 61), ‘Nel 2021, il dato di consumo pro capite di birra è addirittura superiore a quello dei due anni precedenti, marcando un 35,2 litri contro i 34,9 del 2019 e gli appena 31,7 del 2020. Tra le birre, spicca l’ascesa di quelle speciali: 17,82% del totale, a fronte del 14,52 del 2020, a discapito delle Lager (81,29% contro 84,18) mentre segnano una piccola ma significativa crescita le low-no alcool (1,43% contro 1,30), attese protagoniste del prossimo trend‘. https://www.assobirra.it/annual-report-assobirra/

(5) Marta Strinati. La birra italiana alle prese con la concorrenza low cost. GIFT (Great Italian Food Trade). 24.9.14

(6) Dario Dongo. Birra italiana, nuove norme. GIFT (Great Italian Food Trade). 20.3.2018

Marta Strinati

Giornalista professionista dal gennaio 1995, ha lavorato per quotidiani (Il Messaggero, Paese Sera, La Stampa) e periodici (NumeroUno, Il Salvagente). Autrice di inchieste giornalistiche sul food, ha pubblicato il volume "Leggere le etichette per sapere cosa mangiamo".

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