Salute

La dieta squilibrata causa un decesso su 5

La dieta squilibrata causa un decesso su 5

Uno studio condotto in 195 paesi e pubblicato su Lancet evidenzia la relazione tra cattiva alimentazione e patologie letali

Una dieta squilibrata, povera di nutrienti salutari e con troppo sale, è correlata a un caso di morte su 5. Il dato emerge dallo studio Global Burden of Disease (GBD), che monitora mortalità e morbilità dal 1990 a oggi in 195 paesi in tutto il mondo, ed è stato pubblicato il 15 settembre 2017 su Lancet.

Secondo il GBD, le diete a ridotto contenuto di cereali integrali, frutta, frutta secca, oli di pesce (omega-3) e semi oleaginosi, e caratterizzate da un eccessivo consumo di sale, sono strettamente correlate ai decessi causati dalle cosiddette malattie non trasmissibili, imputabili prevalentemente allo stile di vita, in primis all’alimentazione.

Le malattie legate all’alimentazione

La dieta squilibrata è inoltre alla base di altri quattro fattori di rischio – elevato livello di glucosio nel sangue, pressione alta, indice di massa corporea (BMI) e colesterolo totale alto – sempre presenti tra i primi 10 fattori di rischio per la morte di uomini e donne a livello mondiale.

Le statistiche mondiali rivelano che i decessi dovuti a malattie coronariche sono aumentati di quasi un quinto (19%) nell’ultimo decennio, interessando 9,48 milioni di persone nel 2016.

In crescita del 31,1% è anche il diabete – minaccia reale già con il consumo di una lattina al giorno di bevande zuccherate – che rappresenta la causa di morte per 1,43 milioni di persone. E non accenna ad arrestarsi l’aumento dell’obesità.

L’appello dei ricercatori

Lo scenario è tanto eloquente, e preoccupante, da indurre i ricercatori ad accompagnare lo studio con un editoriale, pubblicato su Lancet, in cui si invoca un incontro annuale tra l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la Banca mondiale e altre agenzie tecniche per discutere i risultati del GBD e assumere posizioni in grado di influenzare le politiche sanitarie.

Resta da appurare se la dieta mediterranea sia una scelta accessibile a tutti o sia invece – come emerso da una costola dello studio Moli-Sani -sempre più riservata alle fasce di popolazione più istruite e benestanti.