Great Italian Food Trade

Il portale di informazione indipendente sulle eccellenze agroalimentari italiane

HomePastaWorld Pasta Day 2026, la filiera della pasta in cifre

World Pasta Day 2026, la filiera della pasta in cifre

Il World Pasta Day si è celebrato domenica 25 ottobre 2026, alla 28ª edizione, per iniziativa di Unione Italiana Food e della International Pasta Organisation. Per la prima volta la giornata è diventata una World Pasta Week, con il dibattito internazionale sul futuro della filiera ospitato a Parma, all’interno di Cibus Tec, il 27 e 28 ottobre. Nella stessa data la Farnesina ha avviato una Giornata della pasta italiana nel mondo, affidata alle iniziative di ambasciate e consolati (Avvenire, 2026).

L’industria italiana della pasta ha accompagnato l’appuntamento con tre documenti: lo studio di TEHA Group sul valore economico della filiera, presentato a Milano il 28 settembre 2026; l’indagine di AstraRicerche su come gli italiani vivono la pasta, svolta a inizio ottobre; il comunicato di Unione Italiana Food sulle paste alternative, diffuso a luglio. A seguire un’analisi di dettaglio dei tre lavori, con alcune elaborazioni proprie.

La filiera della pasta, 13,5 miliardi di fatturato

TEHA ha ricostruito la filiera della pasta su tre anelli: coltivazione del frumento duro, molitura in semola di grano duro e produzione di paste alimentari (pasta fresca esclusa). Nel 2025, su base di stima, il fatturato complessivo raggiunge 13,5 miliardi di euro, pari al 4,7% della filiera agroalimentare, con 3 miliardi di valore aggiunto, 128 mila imprese di coltivazione e trasformazione e 32 mila occupati. La produzione nazionale tocca 4,2 milioni di tonnellate, il 60% delle quali viene destinato all’estero, e le esportazioni della filiera valgono 4 miliardi di euro, il 5,4% dell’export agroalimentare (TEHA Group, 2026).

Nel decennio 2015-2025 il fatturato è passato da 7,8 a 13,5 miliardi di euro, con una crescita media annua indicata da TEHA nel 5,4%, contro il 3,2% del PIL nominale e il 3,9% della filiera agroalimentare complessiva. La spinta viene quasi per intero dall’industria pastaria, salita da 4,4 a 8,9 miliardi (+7,3% annuo), e dalla molitura (da 1,4 a 2,7 miliardi). La coltivazione del grano duro rimane invece ferma intorno ai 2 miliardi, con un lieve calo (-1% annuo).

La catena del valore a livello nazionale si articola di conseguenza. Tra il 2015 e il 2024 la quota della produzione di pasta sul fatturato di filiera sale dal 56% al 66%, la molitura dal 18% al 20%, mentre l’agricoltura scende dal 26% al 15%. Il valore aggiunto segue lo stesso percorso: da 1,7 a 3 miliardi di euro in dieci anni, di cui 2 miliardi generati dai pastifici, 0,4 dai molini e 0,6 dai campi (TEHA Group, 2026). Il dato agricolo riflette anche l’andamento dei prezzi del frumento duro e il peso delle importazioni, che il modello TEHA colloca a monte dell’industria molitoria.

La filiera estesa e l’effetto moltiplicatore

Lo studio TEHA allarga poi il perimetro alla filiera estesa, che comprende piatti pronti a base di pasta, commercio all’ingrosso e al dettaglio, ristorazione, macchine per l’industria alimentare, magazzinaggio refrigerato e confezionamento. A ciascun codice ATECO viene applicata una quota proporzionale, per isolare la sola componente riferibile alla pasta.

Nel 2024 questo insieme conta 143 mila imprese (-7% sul 2015), 78 mila occupati (+41%), 24,6 miliardi di fatturato (+64%), 1,6 miliardi di investimenti (+25%) e 5,2 miliardi di valore aggiunto (+73%). Il valore aggiunto supera quello della filiera vitivinicola (4,7 miliardi) e della fabbricazione di calzature (4,1 miliardi), rimanendo inferiore a quello della fabbricazione di mobili (7,8 miliardi) (TEHA Group, 2026).

Attraverso le tavole delle interdipendenze settoriali di Istat, TEHA stima infine un effetto indiretto di 7,2 miliardi e un effetto indotto di 1,9 miliardi, per un totale di 14,3 miliardi di valore aggiunto, circa lo 0,6% del PIL e il 3,6% della filiera agroalimentare estesa. Il moltiplicatore di 2,8 va letto come rapporto tra valore aggiunto totale e diretto (14,3 su 5,2): per ogni euro generato dalla filiera estesa se ne attivano circa 1,75 nel resto dell’economia, per 2,75 euro complessivi.

Cosa rappresenta la pasta per gli italiani

L’indagine AstraRicerche per Unione Italiana Food si basa su 1.005 interviste online a un campione di persone tra 18 e 70 anni, raccolte a inizio ottobre 2026. Alla domanda su che cosa rappresenti la pasta nella vita quotidiana (fino a cinque risposte), il 41,5% risponde un alimento buono e appagante, il 39,6% un prodotto con un buon rapporto qualità/prezzo, il 39,1% un alimento versatile. La dimensione del piacere raccoglie il 76,2%, quella della praticità il 70,1% e quella dei legami familiari il 47,3%; un terzo del campione (33,6%) considera la pasta un alimento irrinunciabile (AstraRicerche, 2026).

Il valore simbolico è ampio. L’85,2% vede nella pasta un simbolo del Made in Italy, l’82,5% un segno dell’identità culturale italiana – la cui cucina non a caso è celebrata anche da UNESCO – e di come il Paese viene percepito nel mondo, il 74,7% un mercato chiave per l’economia nazionale e il 72,3% un alimento fondamentale della dieta mediterranea. Il pranzo della domenica in famiglia è l’occasione in cui un piatto di pasta assume il significato più profondo (54,4%), seguito dalla cena improvvisata con gli amici (40,6%) e dalla coccola dopo una giornata faticosa (35,4%).

I dati raccolti da Unione Italiana Food e rielaborati da TEHA confermano il quadro: il 67,6% degli italiani indica la pasta come l’alimento più rappresentativo della dieta mediterranea, davanti all’olio extravergine d’oliva (56,3%) e il 54% ne consuma in media un piatto al giorno, l’80% a pranzo. Il consumo pro capite italiano, il più alto al mondo, è di 23,1 kg annui, seguito da Tunisia (17 kg) e Venezuela (15 kg), secondo i dati della International Pasta Organisation elaborati da TEHA.

La pasta e il costo della vita

In una fase di prezzi elevati, la pasta tiene il proprio ruolo di alimento accessibile. Il 43,4% degli intervistati indica il prezzo come caratteristica che la rende importante per le famiglie, il 41,6% il fatto che piaccia a tutti in casa, il 39,1% la capacità di saziare e il 38,9% la possibilità di preparare un pasto completo con pochi ingredienti. Più di un quarto la associa alla riduzione degli sprechi (27,7%), grazie a porzioni facili da calcolare, e alle ricette di recupero (26,7%) (AstraRicerche, 2026).

La domanda più provocatoria dell’indagine chiede quale sarebbe la reazione se la pasta sparisse da un giorno all’altro. Il 51,1% risponde con incredulità, il 43,8% con disorientamento, il 32,9% con nostalgia. Il 15,2% ammette un senso di sollievo, poiché finirebbe la fatica di limitarne le quantità, e solo il 2,8% si dice indifferente. Oltre nove italiani su dieci (93,5%) descrivono una vita senza pasta come una perdita identitaria e culturale.

Il dettaglio per generazione aggiunge un elemento interessante. La perdita sul piano pratico e del benessere pesa per il 63% della Generazione Z, con un picco del 71,5% tra i ragazzi, e per il 42,2% dei baby boomer. Per i più giovani la pasta è, prima di tutto, il pasto completo ed economico di ogni giorno.

Il legame con la pasta, un indice di attaccamento

AstraRicerche ha costruito un indice di attaccamento alla pasta. I ‘devoti’ sono il 13%, i ‘molto legati’ il 23,3%, gli ‘affezionati’ il 39,1%, i ‘tiepidi’ il 21,4% e i ‘distaccati’ appena il 3,2%. Guardando alla natura del rapporto, prevalgono i pratici (38,1%), seguiti dagli emotivi (31,4%) e dagli identitari (27,3%). Le differenze territoriali sono marcate: nel Nord-est i pratici arrivano al 45,8%, nel Sud gli emotivi salgono al 36%. Tra le donne della Generazione Z il profilo emotivo raggiunge il 39,5%, il valore più alto tra tutti i segmenti (AstraRicerche, 2026).

Lo studio TEHA richiama a sua volta la dimensione sociale del consumo. Secondo i dati Censis e Unione Italiana Food, l’83,4% degli italiani considera importante per il proprio benessere la presenza di luoghi di incontro, quota che sale all’86,6% tra i 18-34enni, e al 68,6% dei giovani è capitato nell’ultimo anno di mangiare pasta ‘fuori orario’, soprattutto di notte, al rientro da una serata. Una sperimentazione di Unione Italiana Food con l’Università IULM, basata su tracciamento dell’attività cerebrale, battito cardiaco e microsudorazione, ha rilevato nel consumo condiviso di pasta un’attivazione di emozioni positive superiore a quella di altre attività di gruppo (TEHA Group, 2026).

Il richiamo vale anche all’estero. Nel sondaggio condotto in Austria, Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera e Stati Uniti per il rapporto sul turismo enogastronomico di TasteAtlas e Touring Club Italiano, le produzioni agroalimentari e la cucina sono il primo fattore di attrazione dell’Italia (45%), davanti ai monumenti (40%). Sette ristoratori su dieci notano che i clienti stranieri chiedono sempre più spesso l’origine degli ingredienti e la storia dei piatti, in particolare della pasta (TEHA Group, 2026).

Le nuove paste, un mercato da 247 milioni

Le paste alternative occupano uno spazio crescente sugli scaffali. Secondo le elaborazioni di Unione Italiana Food su dati NielsenIQ, nel 2025 il comparto delle ‘altre paste’ ha raggiunto 247 milioni di euro di vendite al dettaglio. La pasta di semola integrale, di farro, di khorasan (o kamut) e di legumi pesa 51.432 tonnellate per 122 milioni di euro, la pasta di semola di altri grani 7.266 tonnellate per 27 milioni, la pasta senza glutine 18.041 tonnellate per 98 milioni, con la crescita più rapida (+5,6% a volume, +7,7% a valore) (Unione Italiana Food, 2026).

Rapportando valori e volumi si ottiene il prezzo medio implicito al consumo, nostra elaborazione: circa 2,4 euro al chilo per integrali, farro, kamut e legumi, 3,7 euro per le paste di altri grani, 5,4 euro per il senza glutine. Lo scarto tra crescita a valore e a volume indica, per quest’ultimo segmento, un aumento del prezzo medio intorno al 2% in un anno. Nel complesso le paste alternative valgono circa 77 mila tonnellate, una nicchia rispetto alla produzione nazionale, ma con valori unitari ben superiori a quelli della pasta di semola.

Secondo Unione Italiana Food, i pastifici investono in media il 10% del fatturato in ricerca e sviluppo, circa 500 milioni di euro l’anno per l’intero comparto. Margherita Mastromauro, presidente dei pastai di Unione Italiana Food, osserva che la versatilità della pasta le consente di ‘intercettare tendenze alimentari, culturali e sociali’ (Unione Italiana Food, 2026).

Le aspettative dei consumatori muovono nella stessa direzione. Per i prossimi anni il 70,4% degli intervistati chiede che la pasta mantenga un prezzo accessibile, il 70,1% che conservi il proprio ruolo di simbolo alimentare italiano, il 65,6% che risponda a nuove esigenze alimentari, come il senza glutine o un maggiore contenuto di proteine e fibre. Il 48,6% si aspetta nuovi formati e ricette con cereali alternativi, il 48,4% un orientamento più marcato alla sostenibilità di produzione e imballaggi (AstraRicerche, 2026).

I profili nutrizionali delle paste alternative

La varietà delle materie prime si traduce in profili nutrizionali diversi. Luca Piretta, gastroenterologo e nutrizionista dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, ricorda che la pasta di legumi apporta ‘una maggior quantità di proteine, di fibra e di sostanze bioattive’, la cui composizione dipende dal legume impiegato, mentre le paste con farina d’avena o d’orzo si distinguono per il contenuto di beta-glucani (Unione Italiana Food, 2026).

Su questo punto il diritto dell’Unione Europea offre un riferimento preciso. Il contributo dei beta-glucani di avena e orzo al mantenimento di livelli normali di colesterolo nel sangue è un’indicazione sulla salute autorizzata, utilizzabile solo per alimenti che ne apportino almeno 1 g per porzione quantificata, informando il consumatore che l’effetto si ottiene con un’assunzione giornaliera di 3 g (reg. UE 432/2012, Allegato). 

Le denominazioni di vendita della pasta

In Italia la pasta secca è regolata dal d.P.R. 187/2001, che ha riordinato la disciplina degli sfarinati e delle paste alimentari già contenuta nella legge 4 luglio 1967 n. 580. Le denominazioni ‘pasta di semola di grano duro’ e ‘pasta di semolato di grano duro’ sono riservate ai prodotti ottenuti per trafilazione, laminazione ed essiccamento di impasti preparati esclusivamente con semola, o semolato, di grano duro e acqua. La pasta di semola integrale di grano duro è a sua volta ottenuta esclusivamente da semola integrale di grano duro e acqua (d.P.R. 187/2001, articolo 6).

Le paste speciali contengono ingredienti alimentari diversi dagli sfarinati di grano tenero e vengono poste in vendita con la denominazione della pasta di base, completata dalla menzione dell’ingrediente caratterizzante (d.P.R. 187/2001, articolo 7). Vi rientrano le paste addizionate di vitamine o minerali, il cui impiego deve rispettare le norme europee sull’aggiunta di micronutrienti agli alimenti (reg. CE 1925/2006). I prodotti a base di legumi, riso, mais o altri cereali senza grano duro non rientrano invece nelle denominazioni riservate del decreto.

Le prospettive per la filiera

Gli intervistati guardano al futuro con fiducia: il 59,6% ritiene che la pasta conserverà lo stesso valore emotivo e identitario per le prossime generazioni, il 34,9% pensa che lo conserverà solo in parte, poiché le abitudini cambiano rapidamente, e appena il 5,5% prevede che lo perderà. Tra i fattori destinati a incidere di più, il primo è il cambiamento climatico e i suoi effetti sull’agricoltura (38%), seguito dall’evoluzione degli stili alimentari (35,8%) e dalle nuove esigenze nutrizionali (31,2%); costi dell’energia e delle materie prime (26,1%), contraffazioni (24,6%) e dazi (20,5%) vengono dopo (AstraRicerche, 2026).

I due studi convergono nelle prospettive. TEHA descrive una filiera che in dieci anni ha quasi raddoppiato il proprio fatturato grazie alla trasformazione industriale e all’export, mentre AstraRicerche mostra consumatori che attendono una pasta sempre economica, buona e italiana, aprendosi a nuove materie prime. Il segmento delle paste alternative, ancora ristretto nei volumi ma con prezzi medi più alti, è il punto ove queste due attese si incontrano.

Dario Dongo

Riferimenti

Documenti presentati per il World Pasta Day 2026

AstraRicerche (2026). Gli italiani e la pasta: tra quotidianità, nuovi consumi e sfide globali. Ricerca quantitativa per Unione Italiana Food, ottobre 2026, 1.005 interviste online, campione 18-70 anni

TEHA Group (2026). Valore Pasta. Quale contributo della filiera dell’industria della pasta per il Made in Italy. Presentazione di Benedetta Brioschi per Unione Italiana Food, Milano, 28 settembre 2026

Unione Italiana Food (2026, 22 luglio). Pasta innovation, la carica delle nuove paste: integrale, di farro, kamut e legumi. Comunicato stampa, Ufficio stampa We Love Pasta

Stampa

Avvenire (2026, 21 ottobre). Tajani lancia la Giornata della Pasta italiana nel mondo, il 25 in simultanea al World Day. https://www.avvenire.it/economia/tajani-lancia-la-giornata-della-pasta-italiana-nel-mondo-il-25-in-simultanea-al-world-day_114663

Fonti normative dell’Unione Europea

Commission Regulation (EU) No 432/2012 of 16 May 2012 establishing a list of permitted health claims made on foods, other than those referring to the reduction of disease risk and to children’s development and health. Consolidated text: 20/08/2025. http://data.europa.eu/eli/reg/2012/432/2025-08-20

Regulation (EC) No 1925/2006 of the European Parliament and of the Council of 20 December 2006 on the addition of vitamins and minerals and of certain other substances to foods. Consolidated text: 26/11/2025. http://data.europa.eu/eli/reg/2006/1925/2025-11-26

Fonti normative italiane

Decreto del Presidente della Repubblica 9 febbraio 2001, n. 187. Regolamento per la revisione della normativa sulla produzione e commercializzazione di sfarinati e paste alimentari, a norma dell’articolo 50 della legge 22 febbraio 1994, n. 146. Normattiva. Ultima versione consolidata: 14/12/2018. https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:2001-02-09;187

Approfondimenti GIFT

Dongo, D. (2025, 1 dicembre). La pasta italiana: cultura, salute e mercato. GIFT. https://www.greatitalianfoodtrade.it/pasta/pasta-italiana-cultura-salute-mercato/

Dongo, D. (2026a, 3 gennaio). Pasta senza glutine, il modello italiano tra cultura e innovazione. GIFT. https://www.greatitalianfoodtrade.it/pasta/pasta-senza-glutine-gusto/

Dongo, D. (2026b, 13 gennaio). La pasta e l’indice glicemico: il segreto è nella matrice. GIFT. https://www.greatitalianfoodtrade.it/pasta/la-pasta-e-lindice-glicemico-il-segreto-e-nella-matrice/

Dongo, D., Della Penna, A. A. (2026, 30 marzo). Pasta integrale di grano duro: nutrienti, microbiota e salute. GIFT. https://www.greatitalianfoodtrade.it/pasta/pasta-integrale-di-grano-duro-nutrienti-microbiota-e-salute/

DARIO DONGO
+ posts

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.

Articoli correlati

Articoli recenti

Commenti recenti