Il 10 dicembre 2025 segna una data storica per l’Italia e per il mondo della gastronomia: la cucina italiana è stata ufficialmente iscritta nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. La decisione del Comitato Intergovernativo dell’UNESCO, riunito a Nuova Delhi, rappresenta un riconoscimento senza precedenti: per la prima volta un’intera tradizione culinaria nazionale viene valorizzata nella sua totalità, anziché limitatamente a singoli alimenti o filiere (CNN, 2025; Euronews, 2025).
La candidatura ‘Cucina italiana fra sostenibilità e diversità bio-culturale’ (Italian cooking, between sustainability and biocultural diversity) è di per sé unica poiché esprime il connubio tra cultura e società, produzione e territori.
Il riconoscimento UNESCO definisce la cucina italiana come ‘una miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie, un modo di prendersi cura di sé e degli altri, esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali’ (UNESCO, 2025).
Il percorso verso il riconoscimento
La candidatura, presentata nel 2020 e formalmente avanzata nel 2023, è stata promossa dal Collegio Culinario associazione culturale per l’enogastronomia italiana in collaborazione con Casa Artusi, l’Accademia Italiana della Cucina e la rivista La Cucina Italiana. Il dossier, curato dal giurista Pier Luigi Petrillo, docente di Cultural Heritage and Food all’Università LUISS Guido Carli, ha dimostrato gli sforzi significativi compiuti dalle comunità negli ultimi sessant’anni nel preservare e trasmettere la tradizione culinaria italiana.
Il 2024 ha rappresentato l’anno cruciale del processo di valutazione, con il dossier analizzato come ‘un ecosistema culturale difficile da definire e proprio per questo unico’ (La Presse, 2025). Durante la IX Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, dedicata alla dieta mediterranea e alla salute, la candidatura ha ricevuto una promozione capillare nelle sedi diplomatiche e culturali globali. Il primo via libera tecnico dell’UNESCO è arrivato nel novembre 2025, a conferma della solidità e della rilevanza culturale del dossier italiano.
Il valore culturale e sociale della cucina italiana
L’UNESCO ha evidenziato come il cucinare all’italiana favorisca ‘l’inclusione sociale, promuovendo il benessere e offrendo un canale per l’apprendimento intergenerazionale permanente, rafforzando i legami, incoraggiando la condivisione e promuovendo il senso di appartenenza’ (UNESCO, 2025). La pratica culinaria italiana è radicata in ricette anti-spreco e nella trasmissione di sapori, abilità e ricordi attraverso le generazioni.
Come documentato nella pagina ufficiale UNESCO, la cucina italiana rappresenta un’attività comunitaria che enfatizza l’intimità con il cibo, il rispetto per gli ingredenti e i momenti condivisi attorno alla tavola. Persone di tutte le età e generi partecipano attivamente, scambiando ricette, suggerimenti e storie, con i nonni che spesso tramandano piatti tradizionali ai nipoti.
Il riconoscimento sottolinea inoltre come la pratica culinaria aiuti a salvaguardare espressioni culturali specifiche, inclusi linguaggio e gestualità, rappresentando un mezzo per connettersi con la famiglia e la comunità, sia a casa che nelle scuole, attraverso festival, cerimonie e incontri sociali.
Italia, leader mondiale nei riconoscimenti agroalimentari UNESCO
Con l’ingresso della cucina italiana, l’Italia raggiunge quota 20 elementi iscritti nella Lista del Patrimonio Immateriale UNESCO, su un totale di circa 800 elementi in 150 Paesi. Il Paese conquista così il record mondiale di riconoscimenti nel settore agroalimentare in proporzione ai riconoscimenti complessivi ottenuti (Food Service, 2025).
Tra i riconoscimenti UNESCO già attribuiti all’Italia nel settore agroalimentare figurano:
- la dieta mediterranea (2010), bene transnazionale esteso nel 2013 a Spagna, Grecia, Marocco, Cipro, Croazia e Portogallo;
- la vite ad alberello di Pantelleria (2014);
- l’arte del ‘pizzaiuolo’ napoletano (2017);
- la cerca e cavatura del tartufo (2021);
- il sistema irriguo tradizionale (2023), bene condiviso con Austria, Belgio, Germania, Lussemburgo, Olanda e Svizzera;
- la costruzione dei muretti a secco in agricoltura (2018), insieme a Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera;
- la transumanza (2019), bene condiviso con Austria e Grecia, esteso ad Albania, Andorra, Croazia, Francia, Lussemburgo, Romania e Spagna.
Questa concentrazione di riconoscimenti testimonia la ricchezza e la diversità del patrimonio agroalimentare italiano, radicato in una tradizione millenaria di rispetto per il territorio, la biodiversità e la salute.
La relazione con la dieta mediterranea
È importante contestualizzare il nuovo riconoscimento della cucina italiana all’interno del più ampio quadro della dieta mediterranea, già iscritta nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO nel 2010:
- la dieta mediterranea – riconosciuta come candidatura transnazionale di Italia, Spagna, Grecia, Marocco, Cipro, Croazia e Portogallo – rappresenta ‘un insieme di abilità, conoscenze, pratiche e tradizioni che spaziano dal paesaggio alla tavola’ (UNESCO, 2024);
- il riconoscimento della cucina italiana si distingue per la sua specificità nazionale e per l’enfasi sulla sostenibilità e la diversità bio-culturale, elementi che caratterizzano in modo peculiare l’approccio italiano alla preparazione e al consumo del cibo.
Emerge tuttavia un paradosso significativo: mentre la dieta mediterranea ottiene riconoscimenti internazionali, i giovani italiani sembrano allontanarsi da questa tradizione. Secondo l’Osservatorio Waste Watcher International, solo l’8% dei giovani tra 18-24 anni consuma 11-15 porzioni settimanali di verdura, contro il 25% degli over 65. Per la frutta, la percentuale scende al 9% tra i 25-34 anni, mentre raggiunge il 29% tra gli anziani (Il Pais, 2024). Questo dato solleva interrogativi importanti sulla necessità di rafforzare l’educazione alimentare e la trasmissione intergenerazionale delle pratiche culinarie tradizionali.
L’impatto economico e culturale
Il riconoscimento UNESCO rappresenta non solo un traguardo culturale, ma anche un’opportunità economica straordinaria per l’Italia. Come dichiarato dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani, nel 2024 l’export agroalimentare italiano ha raggiunto i 68 miliardi di euro, con un ulteriore aumento del 6% nei primi otto mesi dell’anno (Adnkronos, 2025). Secondo le previsioni di Nomisma, le esportazioni agroalimentari italiane cresceranno del 5% nel primo semestre 2025, superando per la prima volta i 70 miliardi di euro (Food Service, 2025).
Gli studi condotti dalla Cattedra UNESCO dell’Università Unitelma Sapienza di Roma, diretta da Pier Luigi Petrillo, dimostrano l’impatto tangibile dei riconoscimenti UNESCO sui territori. A Pantelleria, dopo il riconoscimento della pratica agricola della coltivazione della vite nel 2014, l’aumento dei turisti è stato del 9,7%, fino al 75% per il turismo fuori stagione. Si è inoltre registrato un aumento del 500% della forza lavoro nel settore dell’agriturismo in dieci anni. Dopo il riconoscimento dell’arte del pizzaiuolo napoletano, i corsi professionali sono cresciuti del 283% e le scuole accreditate del 420% (La Presse, 2025).
Il settore agroalimentare, con la sua produzione diversificata, rappresenta un pilastro dell’economia italiana. Nel 2024, il solo comparto cacao e cioccolato ha prodotto 372.665 tonnellate, con un export in crescita del 4,9%. I prodotti da forno hanno raggiunto 1.463.994 tonnellate per un valore di 7,937 miliardi di euro, i vegetali (inclusi succhi e conserve 1.384.093 tonnellate, mentre i surgelati hanno superato il milione di tonnellate (Food Service, 2025).
Sostenibilità e contrasto agli sprechi
Un elemento centrale del riconoscimento UNESCO è l’attenzione alla sostenibilità e al contrasto agli sprechi alimentari. La cucina italiana è storicamente caratterizzata da ricette ‘anti-spreco’ che valorizzano ogni parte degli ingredienti e promuovono un consumo consapevole delle risorse, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (SDG 12).
L’UNESCO ha riconosciuto come la pratica culinaria italiana rifletta un rispetto profondo per gli ingredienti e per la biodiversità territoriale. Le comunità locali sono coinvolte nella preservazione di varietà agricole autoctone, tecniche di produzione tradizionale e sistemi alimentari sostenibili che collegano il produttore al consumatore attraverso filiere corte.
Il contesto internazionale
L’UNESCO ha onorato numerose tradizioni gastronomiche sin dall’istituzione della lista del patrimonio culturale immateriale, nel 2008. Tra i precedenti riconoscimenti figurano la gastronomia francese, la cucina messicana, il caffè arabo (2024), la pratica e il rituale del caffè turco (2013), la cultura della colazione in Malesia (2024), il borsch ucraino (2022) e la baguette francese (2022) (Gambero Rosso, 2025).
Tuttavia, come sottolineato da Francisco Humberto Cunha, professore dell’Università di Fortaleza in Brasile e ricercatore per UNESCO, mentre esistono altri riconoscimenti relativi a cucine specifiche, come le pratiche associate al ceviche peruviano, ‘il caso dell’Italia è davvero il primo con una portata così significativa’ da coprire l’intero concetto di una cucina nazionale (Washington Post, 2025).
Prospettive future e sfide
Il riconoscimento UNESCO porta con sé sia opportunità che responsabilità. Come sottolineato dall’UNESCO stesso, le iscrizioni nella lista del patrimonio immateriale impongono un onere aggiuntivo ai Paesi per salvaguardare i propri tesori culturali (CNN, 2025). L’Italia dovrà quindi attuare campagne educative, programmi di valorizzazione del patrimonio alimentare e partnership con le comunità locali. Queste misure dovranno anche rafforzare gli sforzi per proteggere la biodiversità e incoraggiare il consumo responsabile.
Una sfida particolare riguarda l’equilibrio tra tradizione e innovazione. Nel dibattito dell’ultimo anno non è mancata la tensione tra la necessità di preservare pratiche tradizionali e il rischio di irrigidire tradizioni che sono sempre state vive e in evoluzione. Come evidenziato da alcuni critici, esiste il pericolo di cristallizzare la cucina italiana in una forma statica, quando invece la sua forza è sempre stata nella capacità di adattarsi e innovare pur mantenendo salde le proprie radici (La Presse, 2025).
Un’altra sfida significativa riguarda la trasmissione intergenerazionale delle pratiche culinarie. Secondo i dati dell’Osservatorio Waste Watcher International, il 64% degli italiani ritiene che l’educazione alimentare nelle scuole sia la misura più apprezzata per promuovere una dieta sana, percentuale che sale al 73% tra gli over 55 (Il Pais, 2024). Tuttavia, i giovani tra 18-24 anni mostrano preferenze diverse: il 58% preferirebbe l’adozione di etichette che possano aiutare nella scelta di prodotti più idonei, mentre quasi un giovane su tre (27%) propone di tassare i cibi non salutari.
Conclusioni
Il riconoscimento UNESCO della cucina italiana conferma che l’Italia non è solo ‘il Paese del cibo buono’, ma il custode di un patrimonio immateriale di valore universale. Si celebra un sistema culturale articolato, fondato su tradizione, sostenibilità e lotta agli sprechi, biodiversità, diversità culturale, benessere e inclusione sociale, senso di comunità.
Come sottolinea il dossier di candidatura curato da Pier Luigi Petrillo, la cucina italiana è ‘un atto d’amore’ verso il cibo, la famiglia, il territorio e le generazioni future. La sfida sarà ora quella di preservare e tramandare questo patrimonio alle future generazioni, adattandolo ai cambiamenti sociali ed ambientali ma senza tradirne l’essenza più profonda.
Dario Dongo
Foto di Sofia Ciravegna su Unsplash
Riferimenti
- Adnkronos. (2025, 10 dicembre). Unesco, la cucina italiana è Patrimonio dell’Umanità. Meloni: “Primi al mondo con questo riconoscimento”. https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/cucina-italiana-patrimonio-unesco_6XLLK3v2Tg99BglhUec52Y
- CNN. (2025, 10 dicembre). Italian cuisine becomes world’s first to be awarded UNESCO status. https://www.cnn.com/2025/12/10/travel/italian-cuisine-unesco-status
- Euronews. (2025, 10 dicembre). Italian cuisine makes UNESCO intangible cultural heritage list. https://www.euronews.com/culture/2025/12/10/food-for-thought-italian-culinary-traditions-make-unescos-intangible-cultural-heritage-lis
- Food Service. (2025, 10 dicembre). La Cucina italiana è Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO. https://www.foodserviceweb.it/2025/12/10/la-cucina-italiana-e-patrimonio-immateriale-dellumanita-unesco/
- Gambero Rosso. (2025). Cosa deciderà davvero l’Unesco sulla cucina italiana. https://www.gamberorosso.it/notizie/attualita/patrimonio-unesco-cucina-italiana-come-funziona/
- Il Pais. (2024, 14 novembre). Dieta Mediterranea, patrimonio UNESCO ma i giovani italiani non la praticano. https://www.ilpais.it/2024/11/14/dieta-mediterranea-patrimonio-unesco-ma-i-giovani-italiani-non-la-praticano/
- La Cucina Italiana. (2024, 25 luglio). Cucina italiana patrimonio umanità UNESCO: Perché è importante, Petrillo. https://www.lacucinaitaliana.it/article/cucina-italiana-patrimonio-umanita-unesco-perche-importante-petrillo/
- La Cucina Italiana. (2025, 10 dicembre). Patrimonio Unesco in cucina: Lista completa a oggi. https://www.lacucinaitaliana.it/article/patrimonio-unesco-in-cucina-lista-completa-a-oggi/
- La Presse. (2025, 10 dicembre). La cucina italiana Patrimonio dell’Umanità Unesco: Sostenibilità e diversità bioculturale, le tappe del percorso. https://www.lapresse.it/cultura/2025/12/10/la-cucina-italiana-patrimonio-dellumanita-unesco-sostenibilita-e-diversita-bioculturale-le-tappe-del-percorso/
- UNESCO. (2024). Dieta Mediterranea. Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO. https://www.unesco.it/it/iniziative-dellunesco/patrimonio-culturale-immateriale/dieta-mediterranea/
- UNESCO. (2025). Italian cooking, between sustainability and biocultural diversity. UNESCO Intangible Cultural Heritage. https://ich.unesco.org/en/RL/italian-cooking-between-sustainability-and-biocultural-diversity-02093
- Washington Post. (2025, 10 dicembre). UNESCO recognizes ‘Italian cooking’ as indelible world heritage. https://www.washingtonpost.com/world/2025/12/10/italy-cooking-unesco-world-heritage/

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.


