L’agricoltura rigenerativa biologica entra nella fase della certificazione. Il Regenerative Organic Certified® (ROC™) è uno schema volontario internazionale promosso dalla Regenerative Organic Alliance (ROA) per qualificare produzioni agricole che, oltre ai requisiti dell’agricoltura biologica, adottano criteri più avanzati di rigenerazione del suolo, benessere animale ed equità sociale.
Nato negli Stati Uniti nel 2017 e progressivamente esteso ai mercati internazionali, ROC rappresenta uno dei tentativi più strutturati di trasformare il concetto di agricoltura rigenerativa, ancora privo di una definizione legislativa armonizzata e, secondo la letteratura scientifica, di una definizione condivisa (Newton et al., 2020; Giller et al., 2021), in un insieme verificabile di requisiti e pratiche.
Per le imprese agroalimentari italiane si tratta di una certificazione volontaria interessante anche in prospettiva export, poiché consente di documentare attraverso audit indipendenti una serie di caratteristiche ambientali, zootecniche e sociali ulteriori rispetto a quelle previste dalla certificazione biologica.
Lo schema Regenerative Organic Certified (ROC)
Il Regenerative Organic Certified® (ROC) è uno schema privato di certificazione gestito dalla Regenerative Organic Alliance, organizzazione non profit statunitense fondata da Rodale Institute, Patagonia e Dr. Bronner’s.
L’obiettivo è andare oltre la semplice riduzione dell’impatto ambientale dell’agricoltura, promuovendo sistemi produttivi capaci di rigenerare le risorse naturali, migliorare la salute del suolo, tutelare il benessere animale e garantire condizioni sociali più eque nelle relazioni di filiera e di lavoro.
Lo schema si articola in tre aree:
- Soil Health & Land Management, salute del suolo e gestione della terra;
- Animal Welfare, benessere animale;
- Social Fairness, equità sociale.
La stessa ROA definisce questi tre elementi come il cuore del ROC Framework, che non è dunque una semplice certificazione ambientale bensì si caratterizza per un approccio olistico: la sostenibilità agricola viene valutata contemporaneamente sotto il profilo ecologico, zootecnico e sociale.
ROC e agricoltura biologica
ROC non sostituisce la certificazione biologica, la quale costituisce il presupposto sul quale si costruisce il percorso ROC. Il Framework richiede la certificazione secondo il programma biologico statunitense (USDA National Organic Program) o secondo un sistema che quest’ultimo riconosce come equivalente in base ad accordi commerciali, come la certificazione biologica dell’Unione Europea. Bioagricert, organismo di certificazione approvato dalla ROA, definisce espressamente il biologico come prerequisito obbligatorio per accedere alla certificazione ROC.
Lo schema ROC deve quindi venire considerato, sotto questo profilo, come una certificazione aggiuntiva rispetto al biologico. Per un’azienda italiana la base normativa è quindi rappresentata dalla disciplina europea dell’agricoltura biologica (regolamento UE 2018/848), alla quale si aggiungono i requisiti specifici previsti dal ROC Framework.
La distinzione è importante anche sul piano della comunicazione commerciale.
Un prodotto ROC non deve venire presentato come se il marchio ROC fosse una certificazione pubblica europea equivalente al logo biologico UE. Si tratta invece di uno schema volontario privato internazionale, sottoposto ad apposita certificazione da parte di organismi approvati dalla ROA.
Salute del suolo
Il primo elemento caratterizzante del ROC è la salute del suolo, con l’obiettivo di migliorare nel tempo la funzionalità dell’agroecosistema. Tra i requisiti e le pratiche previsti dallo standard rientrano, in particolare:
- incremento della sostanza organica del suolo, documentato con analisi di laboratorio e test in campo;
- tutela e incremento della biodiversità;
- protezione delle risorse idriche;
- riduzione progressiva delle lavorazioni del terreno, fino alla semina su sodo richiesta al livello Gold;
- copertura vegetale del suolo (cover crops);
- rotazioni colturali, da un minimo di tre colture al livello Bronze fino a sette al livello Gold;
- integrazione tra produzioni vegetali e zootecniche, tra le pratiche rigenerative a scelta dell’operatore;
- esclusione di sistemi di coltivazione senza suolo;
- esclusione di input sintetici, inclusi i fertilizzanti solubili a pronto effetto;
- divieto di organismi geneticamente modificati (OGM) e di nuove tecniche genomiche (NGT, gene editing).
La differenza rispetto a una generica dichiarazione di ‘agricoltura sostenibile’ sta nella verificabilità delle pratiche.
Il produttore deve infatti dimostrare, attraverso documentazione e controlli, l’effettiva applicazione dei requisiti previsti dallo standard.
Benessere animale
La seconda area riguarda gli allevamenti, laddove il ROC integra nella certificazione requisiti specifici di animal welfare, con particolare attenzione alla possibilità per gli animali di esprimere i comportamenti naturali della specie. Tra gli elementi caratterizzanti figurano:
- accesso continuo al pascolo e divieto di confinamento permanente;
- adeguate condizioni di ricovero;
- durata del trasporto inferiore a 13 ore, salvo che al livello Bronze;
- esclusione degli allevamenti intensivi riconducibili ai CAFO (Concentrated Animal Feeding Operations), secondo la definizione dell’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente;
- rispetto delle cosiddette Cinque Libertà del benessere animale.
Le Cinque Libertà riguardano, in sintesi, la possibilità di vivere senza fame e sete, senza disagio, senza dolore e malattia, senza paura e stress e con possibilità di esprimere i normali comportamenti della specie.
Equità sociale
Il ROC introduce inoltre la dimensione dell’equità sociale, che viene spesso trascurata in agricoltura al di fuori di certificazioni come SA8000, FSSC 24000 e Fairtrade.
La Social Fairness riguarda infatti, oltre al rispetto della normativa sul lavoro, le condizioni economiche e organizzative delle persone coinvolte nella produzione. Tra i requisiti indicati dalla ROA figurano:
- condizioni di lavoro adeguate e sicure;
- impegno verso il salario dignitoso (living wage), che al livello Gold deve venire corrisposto a tutti i lavoratori;
- libertà di associazione e contrattazione collettiva;
- assenza di lavoro forzato e tratta di persone;
- divieto di lavoro minorile;
- trasparenza e responsabilità;
- organizzazione democratica dei piccoli produttori;
- pagamenti equi agli agricoltori, tali da coprire i costi di produzione;
- rapporti commerciali e impegni di lungo periodo.
È un elemento particolarmente innovativo perché la rigenerazione, secondo questo modello, comprende anche la dimensione economica e sociale della filiera e dei suoi lavoratori.
Chi certifica il ROC in Italia
La certificazione viene effettuata da organismi di controllo e certificazione che devono venire approvati dalla Regenerative Organic Alliance, sulla base di requisiti fondati sulla norma ISO/IEC 17065.
La lista ufficiale ROA aggiornata al 3 agosto 2026 comprende due organismi con sede in Italia:
- Bioagricert S.r.l., con sede a Casalecchio di Reno (Bologna), approvata per le aree Soil Health e Social Fairness;
- Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale (ICEA), con sede a Bologna, approvato per tutte e tre le aree, Animal Welfare compreso.
Entrambi risultano autorizzati a operare in tutti i Paesi dell’Unione Europea. In Italia possono operare anche altri organismi approvati dalla ROA con sede all’estero, tra cui Ecocert e Control Union. Per gli allevamenti, la verifica del benessere animale va quindi affidata a un organismo approvato per quest’area.
Dal campo alla trasformazione: la filiera
La certificazione ROC può coinvolgere filiere, ingredienti e prodotti, purché siano rispettate le regole previste dal sistema di certificazione e di tracciabilità. Questo aspetto assume particolare rilievo per l’industria alimentare, poiché un prodotto trasformato può utilizzare ingredienti ROC e comunicare la relativa certificazione secondo le regole stabilite dalla ROA. Le materie prime certificate devono rimanere separate da quelle non certificate, e da quelle di livello diverso, durante il trasporto e lo stoccaggio, fino allo stabilimento di trasformazione.
La gestione della filiera di approvvigionamento diventa pertanto essenziale per garantire la corrispondenza tra materia prima certificata, trasformazione e prodotto finale.
Uno tra i primi esempi in Italia è documentato da ICEA: l’Azienda Agricola Luca Bianchi di Fabriano, nelle Marche, certificata ROC di livello Bronze per grano duro, ceci, lenticchie ed erba medica, produce farine e pasta da grano duro biologico ed è la prima in Italia ad avere esteso il marchio ROC a prodotti trasformati.
Bronze, Silver e Gold
Il sistema ROC prevede tre livelli di certificazione aziendale. Bronze è il livello di ingresso: almeno il 10% della superficie produttiva, o del fatturato agricolo, deve venire certificato all’avvio, con l’obbligo di arrivare al 50% entro il quinto anno. Silver parte dal 50% e richiede il 75% entro cinque anni, Gold impone il 100%. A ogni livello cresce il numero di pratiche obbligatorie, e l’audit di rinnovo è annuale.
Per i prodotti composti, le regole di etichettatura dipendono dalla percentuale di ingredienti ROC, esclusi acqua e sale. Il sigillo è ammesso da una quota del 95% in su, mentre tra il 70% e il 95% è consentita la sola dicitura ‘Made with Regenerative Organic Certified®’ riferita a non più di tre ingredienti, senza sigillo. Sotto il 70% gli ingredienti ROC possono venire indicati soltanto nell’elenco degli ingredienti. Se si impiegano materie prime di livelli diversi, l’indicazione segue il livello più basso.
La ROA dispone di specifiche linee guida per l’impiego del marchio e per le dichiarazioni consentite in etichetta e pubblicità in relazione al contenuto ROC del prodotto, e vieta l’uso dell’espressione ‘regenerative organic’ priva del termine ‘Certified®’.
Marchio di sostenibilità e direttiva (UE) 2024/825
L’agricoltura rigenerativa è un concetto in forte espansione commerciale, ma è a tutt’oggi priva di una normativa apposita. Il riferimento all’espressione ‘rigenerativo’ può venire qualificato come asserzione ambientale (environmental claim) ai sensi della direttiva (UE) 2024/825, c.d. ECGT o EmpCo (Empowering Consumers for the Green Transition), recepita in Italia con il decreto legislativo 20 febbraio 2026, n. 30, che ha modificato il Codice del consumo (d.lgs. 206/2005). Le nuove regole si applicano dal 27 settembre 2026.
Il marchio di sostenibilità, che il Codice del consumo denomina etichetta di sostenibilità, può venire esibito solo se stabilito da un’autorità pubblica o basato su un sistema di certificazione (d.lgs. 206/2005, art. 23.1, lett. ‘b-bis’). Si tratta, in estrema sintesi, di un sistema di verifica di parte terza, con requisiti accessibili al pubblico, che deve soddisfare quattro criteri: apertura a tutti gli operatori disposti e in grado di conformarsi, a condizioni trasparenti, eque e non discriminatorie; requisiti elaborati dal titolare ‘in consultazione con gli esperti pertinenti e i portatori di interessi’; procedure per i casi di non conformità, con sospensione o revoca dell’etichetta; monitoraggio obiettivo affidato a un terzo la cui competenza e indipendenza, sia dal titolare del sistema sia dall’operatore, si basano su norme e procedure internazionali, europee o nazionali (d.lgs. 206/2005, art. 18.1, lett. ‘n-septies’; dir. 2005/29/CE, art. 2, lett. ‘r’).
La certificazione ROC presenta questi elementi. I requisiti sono pubblicati dalla ROA, lo schema è aperto ad aziende di ogni dimensione purché certificate biologiche, e le non conformità prevedono termini di correzione, 30 giorni per le cosiddette tolleranze critiche, fino alla sospensione e alla revoca della licenza d’uso del marchio. Gli organismi di certificazione vengono approvati secondo requisiti basati sulla norma ISO 17065, la stessa che la direttiva richiama a titolo di esempio (dir. UE 2024/825, considerando 7).
Anche la consultazione dei portatori di interessi risulta documentata. La prima bozza dello standard è stata sottoposta a consultazione pubblica nel 2017, con il supporto di NSF International. Il programma pilota del 2019, condotto su 19 aziende e marchi, ha portato alla revisione del giugno 2020, curata da task force e comitati consultivi di esperti di suolo, benessere animale ed equità sociale. Ai sottocomitati di revisione partecipano agricoltori e lavoratori agricoli, auditor, organizzazioni non governative, veterinari ed economisti agrari, e la revisione in corso è passata per una nuova consultazione pubblica, aperta dall’11 marzo al 15 maggio 2026. La valutazione della conformità di ogni singola etichetta spetta comunque, caso per caso, all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
In ogni caso, la ROA disciplina l’utilizzo del marchio ROC, delle etichette e dei materiali promozionali, i quali devono venire sottoposti a verifica e approvazione preventiva scritta prima della stampa o della commercializzazione.
Prospettive
Il crescente interesse per l’agricoltura rigenerativa nasce da una domanda concreta: come passare dalla semplice riduzione dell’impatto alla capacità dell’agricoltura di produrre benefici netti per il suolo, gli ecosistemi, gli animali e le comunità rurali? Il ROC prova a fornire una risposta attraverso uno schema unico che integra queste dimensioni.
La sua principale criticità è, al tempo stesso, la complessità. La ROA ha avviato nel 2025 un processo di revisione del ROC Framework con l’obiettivo, tra l’altro, di rendere più chiari e verificabili i requisiti delle tre aree, di rivedere la struttura dei livelli Bronze, Silver e Gold e di allineare lo schema ai requisiti di ISEAL, la rete internazionale degli standard di sostenibilità, e alle nuove norme europee sulle asserzioni ambientali.
Per le imprese agroalimentari italiane il ROC può dunque costituire una frontiera interessante della certificazione volontaria: non un’alternativa al biologico, ma un livello ulteriore di qualificazione per chi vuole dimostrare, con criteri e controlli indipendenti, un percorso di rigenerazione agricola che coinvolga ambiente, animali e persone.
Dario Dongo
Riferimenti
Fonti normative dell’Unione Europea
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Directive (EU) 2024/825 of the European Parliament and of the Council of 28 February 2024 amending Directives 2005/29/EC and 2011/83/EU as regards empowering consumers for the green transition through better protection against unfair practices and through better information. OJ L, 2024/825, 6.3.2024. http://data.europa.eu/eli/dir/2024/825/oj
Regulation (EU) 2018/848 of the European Parliament and of the Council of 30 May 2018 on organic production and labelling of organic products and repealing Council Regulation (EC) No 834/2007. Consolidated text: 25/03/2025. http://data.europa.eu/eli/reg/2018/848/2025-03-25
Fonti normative italiane
Decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, Codice del consumo, a norma dell’articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229. Normattiva. Ultima versione consolidata: 15/05/2026. https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.codiceRedazionale=005G0232&atto.dataPubblicazioneGazzetta=2005-10-08&tipoDettaglio=multivigenza
Decreto legislativo 20 febbraio 2026, n. 30, di attuazione della direttiva (UE) 2024/825. Gazzetta Ufficiale n. 56 del 9 marzo 2026. Normattiva. Ultima versione consolidata: 24/03/2026. https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2026-02-20;30
Studi scientifici
Giller, K. E., Hijbeek, R., Andersson, J. A., & Sumberg, J. (2021). Regenerative agriculture: An agronomic perspective. Outlook on Agriculture, 50(1), 13–25. https://doi.org/10.1177/0030727021998063
Newton, P., Civita, N., Frankel-Goldwater, L., Bartel, K., & Johns, C. (2020). What is regenerative agriculture? A review of scholar and practitioner definitions based on processes and outcomes. Frontiers in Sustainable Food Systems, 4, 577723. https://doi.org/10.3389/fsufs.2020.577723
Regenerative Organic Alliance: documenti ufficiali
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Regenerative Organic Alliance. (2025b). Regenerative Organic Certified® framework revision: Terms of reference. https://regenorganic.org/wp-content/uploads/2025/09/ROC-Framework-Revision-Terms-of-Reference.pdf
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Organismi di certificazione
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Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale. (2026a, April 9). La Regenerative Organic Alliance (ROA) lancia la revisione del framework ROC™. https://icea.bio/la-regenerative-organic-alliance-roa-lancia-la-revisione-del-framework-roc/
Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale. (2026b, July 27). Dal grano alla pasta: l’esperienza ROC dell’Azienda Agricola Luca Bianchi. https://icea.bio/dal-grano-alla-pasta-lesperienza-roc-dellazienda-agricola-luca-bianchi/
Quality Assurance International. (2017, September 15). QAI not involved in Regenerative Organic Certified protocol; NSF International facilitating public comment process. https://qai-inc-prod.nsf.org/news-events/qai_open_letter_091417.php

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.


