Quanto vale un suolo fertile? Quanto costa all’azienda agricola garantire acqua pulita alla collettività o preservare la biodiversità? Per anni, nel dibattito pubblico e scientifico, si è parlato di ‘servizi ecosistemici’, cercando di dare una misura a quei benefici invisibili ma essenziali che l’agricoltura rispettosa dell’ambiente regala a tutti noi. Ora, per la prima volta in Italia, un’insegna della grande distribuzione ha deciso di rendere tangibile questo valore, mettendolo nero su bianco nel cartellino del prezzo.
NaturaSì, la prima catena italiana di negozi biologici e biodinamici, ha lanciato la campagna 2026 dal titolo ‘Il giusto prezzo del cibo per la salute dell’uomo e della Terra’. Dopo aver sperimentato lo scorso anno la ‘trasparenza’ sui costi di filiera, l’azienda compie un passo ulteriore, forse il più rivoluzionario: esplicitare quanto paga in più agli agricoltori non solo per il prodotto in sé, ma per il loro ruolo di ‘custodi del Pianeta’.
Un esempio concreto: l’insalata e i suoi 67 centesimi ‘verdi’
Il meccanismo è semplice e dirompente. Prendiamo il caso dell’insalata biologica. Il costo di produzione, comprensivo di lavoro agricolo, coltivazione, imballaggio e controllo qualità, ammonta a 1,33 euro al chilo. Ebbene, NaturaSì paga al produttore 2 euro al chilo. La differenza, pari a 67 centesimi, non è un semplice margine di guadagno aggiuntivo, ma viene identificata e comunicata come il compenso per i servizi ecosistemici garantiti da quell’agricoltura.
Lo stesso vale per i finocchi bio: a fronte di un costo di produzione di 1,25 euro al kg, l’insegna riconosce all’agricoltore 1,80 euro, con un extra di 55 centesimi.
A partire da marzo 2026, in tutti i 350 negozi NaturaSì d’Italia, accanto al prezzo finale di questi e altri prodotti, i consumatori troveranno una chiara indicazione di questa quota, quel ‘supplemento bio’ che va direttamente a chi, con il proprio lavoro quotidiano, produce aria pulita, contrasta la crisi climatica e mantiene fertile la terra.
Perché pagare di più? La scienza dietro il cartellino
‘Alla trasparenza dello scorso anno – spiega Fabio Brescacin, Presidente di NaturaSì – abbiamo aggiunto una declinazione del compenso che garantiamo all’agricoltore, distinguendo il prezzo pagato per il prodotto da quello pagato per i servizi ecosistemici, quali mantenimento della fertilità del suolo, rispetto della biodiversità, salute dell’uomo e tutela del paesaggio’.
L’iniziativa non nasce dal nulla, ma si fonda su solide basi scientifiche. Da tempo l’economia ambientale studia il valore dei servizi ecosistemici. Studi ormai classici, come quelli di Robert Costanza, hanno stimato che il loro valore globale superi di gran lunga il PIL mondiale, arrivando a cifre dell’ordine di 150 mila miliardi di dollari. In Italia, secondo una ricerca pubblicata su Ecological Indicators, il valore dei benefici forniti ogni anno dagli ecosistemi ammonta a circa 71,3 miliardi di euro.
Dati alla mano, si tratta di un capitale naturale che rischiamo di perdere. Lo stesso studio evidenzia come tra il 1990 e il 2000 alcune province italiane abbiano perso fino al 7,5% della capacità di protezione dagli eventi dannosi e il 9,5% di assimilazione degli inquinanti. L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) va oltre, sottolineando che la perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici è un fattore di rischio anche per la salute umana, favorendo la trasmissione di malattie.
Una campagna per sensibilizzare il pubblico
Per diffondere questa nuova consapevolezza, NaturaSì ha organizzato due eventi di lancio. Il primo si è tenuto il 25 febbraio a Roma, con la partecipazione di accademici come Francesco Marangon (Università di Udine), esponenti del mondo produttivo come Luca Niro dell’azienda agricola pugliese Posta Faugno, e personalità internazionali come Helmy Abouleish, amministratore delegato del progetto-comunità egiziano Sekem, vincitore del premio UNEP Eroi della Terra 2024.
Il 27 febbraio la scena si è spostata a Milano, in una serata aperta al pubblico e animata dall’attore Giovanni Storti. Un momento di dialogo per coinvolgere non solo addetti ai lavori, ma anche consumatori, produttori e cooperative, per discutere insieme il futuro di un’agricoltura che vuole essere davvero sostenibile.
Oltre il prezzo basso: un investimento sul futuro
L’obiettivo della campagna è ambizioso e culturale: applicare concretamente l’approccio internazionale del True Cost of Food (il vero costo del cibo), che considera non solo le spese di produzione ma anche gli impatti (o i benefici) ambientali e sociali.
‘Questi sono valori che è bene conoscere – continua Brescacin – per capire che, acquistando un prodotto biodinamico o biologico, si investe non solo sul prodotto in sé ma anche sulla propria salute e su quella dell’ambiente. Allo stesso tempo è importante avere la consapevolezza che pagando un prezzo troppo basso, sarà qualcuno o qualcos’altro a farne le spese‘.
In un mondo in cui i Pagamenti per i Servizi Ecosistemici (PES) stanno diventando uno strumento riconosciuto a livello globale, e in cui l’Europa spinge verso il ripristino della natura, l’iniziativa di NaturaSì si pone come un ponte tra teoria e pratica. È un invito a guardare il cartellino con occhi nuovi, comprendendo che ogni acquisto è un voto per il modello di mondo in cui vogliamo vivere: un mondo in cui il prezzo del cibo racconta finalmente il suo vero valore.
Marta Strinati

Giornalista professionista dal gennaio 1995, ha lavorato per quotidiani (Il Messaggero, Paese Sera, La Stampa) e periodici (NumeroUno, Il Salvagente). Autrice di inchieste giornalistiche sul food, ha pubblicato il volume "Leggere le etichette per sapere cosa mangiamo".



