Mercati

Canapa, equivoci e disinformazione

Canapa, equivoci e disinformazione

Canapa industriale, superfood per i nutrizionisti e coltura da valorizzare in Italia, secondo il Ministero per le Politiche Agricole. Il recente parere tecnico consultivo del Consiglio Superiore di Sanità ha tuttavia introdotto alcuni equivoci, deragliati in una disinformazione diffusa.

Canapa industriale, le regole in Italia e la loro attuazione

Il Ministero della Salute – secondo quanto previsto dalla legge 242/16, sulla filiera agroindustriale della canapa – avrebbe dovuto adottare entro 6 mesi i limiti massimi di THC da ammettersi negli alimenti che contengono canapa. Riferendosi in ogni caso ai soli prodotti derivati dalle varietà di cannabis sativa ammesse all’elenco unico comunitario.

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) è da sempre l’autorità di riferimento, in Italia, a cui riferirsi per la valutazione scientifica dei rischi nella filiera alimentare. Anche in questo caso perciò, il Ministero della Salute avrebbe dovuto rivolgersi all’ISS per l’analisi tossicologica dei prodotti derivati dalla canapa industriale. E la conseguente definizione delle soglie di THC negli alimenti che non ostino al loro consumo in condizioni di sicurezza. Per la migliore tutela della salute pubblica.

Canapa industriale, il parere del Consiglio Superiore della Sanità 

Il Consiglio Superiore di Sanità (CSS), giova premettere, è un organo che assiste il Ministero della Salute nella valutazione di eventuali rischi associati agli alimenti o altri prodotti di consumo. I suoi pareri non hanno valore giuridico, poiché appunto si limitano a offrire supporto alle attività di valutazione e gestione del rischio che incombono sull’Amministrazione sanitaria centrale.

In relazione alla canapa, il Consiglio Superiore di Sanità è stato chiamato dal Ministero della Salute a rilasciare un parere di urgenza. A fronte di un vuoto normativo che ha causato ed è tuttora causa di incertezze presso gli operatori della filiera, from farm to fork.

Nel proprio parere 10.4.18, il CSS si è limitato a richiamare quanto segue:

– la necessità di stabilire al più presto i limiti da tempo richiesti (THC su canapa e sue parti o alimenti),

– l’indeterminatezza del rischio (‘non si possono eslcudere rischi…’). Avendo riguardo a modalità di consumo delle infiorescenze di canapa sativa che esulano, tra l’altro, dal loro impiego per finalità alimentari.

La lettura del parere del CSS da parte dagli organismi di stampa si è così prestata, inevitabilmente, a un indebito sconfinamento. Al di fuori del campo di applicazione della normativa da attuare.

Canapa industriale per uso alimentare, equivoci e rischi per la filiera alimentare italiana

Gli operatori della filiera alimentare italiana, a seguito della pubblicazione del parere del Consiglio Superiore di Sanità, hanno invano provato a fare chiarezza sulla vicenda.

La questione, di scienza e di diritto, non attiene infatti a qualsivoglia possibile impiego delle infiorescenze di cannabis. Bensì, semplicemente, ai limiti di THC da definire per il consumo sicuro di alimenti che contengano canapa sativa e/o suoi derivati. Come ad esempio i semi, l’olio, la farina. Oltreché le infiorescenze, per il solo impiego nelle tisane.

L’equivoco indotto dalla disinformazione sul parere del CSS, oltretutto, rischia di danneggiare la filiera della canapa italiana rispetto a quella prodotta o importata in altri Stati membri UE. Poiché in base al principio di ‘mutuo riconoscimento’, l’Italia non può inibire il commercio di alimenti con canapa legalmente realizzati in altri Paesi UE. 

Il vero rischio è dunque quello di sfavorire le produzioni di alimenti derivati da canapa ‘Made in Italy’, a esclusivo vantaggio dei prodotti  di importazione. (1) Così le infiorescenze – che ad avviso del CSS non sarebbero vendibili in Italia (2) – sono liberamente commercializzate nel Mercato interno.

Canapa industriale, raccomandazioni agli operatori 

Il Consiglio Superiore di Sanità ha segnalato attività commerciali ‘al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre…’.

Si raccomanda perciò – a chi intenda vendere canapa o sue parti a scopo ornamentale, o a fini di ricerca (3) – di valutare l’opportunità di introdurre apposite avvertenze, volte a prevenirne utilizzi impropri. Quali ad esempio, ‘vietato ai minori di 18 anni’, ‘tenere al di fuori della portata di bambini, donne incinte o in allattamento’, ‘uso non alimentare’, ‘non destinato a combustione’, etc.

È al contempo necessario adottare ogni procedura idonea a garantire il rigoroso rispetto dei limiti di THC previsti nelle piante (0,2%) .

Dario Dongo

Note

(1) L’invocazione di controlli per impedire la libera vendita di Cannabis Sativa light è a sua volta priva di alcun fondamento giuridico. Al di là della doverosa applicazione del Testo Unico Stupefacenti (legge 309/90) su varietà di piante ad azione psicotropa, le quali peraltro sono espressamente escluse dal campo di applicazione della legge 242/16

(2) La legge. 242/2016, a ben vedere, non vieta il commercio di infiorescenze. La circolare MIPAAF 22.5.18, pare anzi consentirne la vendita 

(3) Ipotesi effettivamente contemplate dalla legge 242/16. Tra gli impieghi ammessi si cita l’uso di canapa (senza distinzione tra le parti) per coltivazioni dedicate ad attività didattiche e dimostrative, nonché di ricerca da parte di istituti pubblici o privati. In aggiunta alle coltivazioni destinate al florovivaismo

Informazioni sull'autore