L’Italia rappresenta oggi un punto di riferimento europeo e globale nella produzione, certificazione e gestione delle stoviglie e degli imballaggi biodegradabili e compostabili. Con una filiera industriale consolidata, un sistema di raccolta e riciclo organico tra i più avanzati del continente e un quadro normativo che ha anticipato le direttive europee, il modello italiano coniuga innovazione tecnologica, solidità imprenditoriale e infrastrutture efficienti per la valorizzazione dei materiali compostabili.
Nel contesto globale della transizione verso un’economia più sostenibile, il caso italiano dimostra come sia possibile costruire un sistema virtuoso che integra la chimica verde con l’economia circolare. Aziende pioniere come Novamont hanno sviluppato materiali innovativi come il Mater-Bi già dagli anni Novanta, anticipando di decenni la consapevolezza ambientale oggi diffusa. Il Consorzio Biorepack ha raggiunto nel 2024 un tasso di riciclo del 57,8%, trasformando i rifiuti organici e gli imballaggi compostabili in ammendante di qualità per l’agricoltura.
Questo modello si è sviluppato sotto la spinta di normative sempre più stringenti, a livello europeo e nazionale. La direttiva ‘Single-Use Plastics’ (SUP), e il ‘Packaging and Packaging Waste Regulation’ (PPWR) hanno imposto divieti e restrizioni crescenti alle plastiche monouso convenzionali, creando opportunità significative per i materiali biodegradabili certificati secondo la norma UNI EN 13432.
La produzione e l’uso diffuso di plastica da fonti fossili comportano criticità strutturali che rendono urgente la transizione verso alternative sostenibili. Le materie plastiche tradizionali derivano da petrolio e gas naturale, risorse non rinnovabili la cui estrazione e trasformazione generano elevate emissioni di gas serra. Secondo dati dell’OCSE, la produzione di plastica è responsabile di circa il 3,4% delle emissioni globali di CO₂. La sostituzione con materiali di origine biologica può contribuire a ridurre significativamente l’impronta carbonica complessiva del settore del packaging.
Nonostante i progressi nella raccolta differenziata, il tasso medio di riciclo della plastica nell’UE si attesta intorno al 35-40%, con significative dispersioni nell’ambiente. Secondo l’UNEP, ogni anno circa 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani, con impatti devastanti sugli ecosistemi marini. A questa criticità si aggiunge l’inquinamento da microplastiche, particelle inferiori a 5 mm generate dalla degradazione incompleta dei materiali plastici convenzionali. Le microplastiche contaminano suolo, acque dolci e marine, e catene alimentari.
Queste sfide impongono di ripensare radicalmente l’uso dei materiali a ogni livello della filiera, soprattutto negli imballaggi alimentari e nelle stoviglie monouso, dove è fondamentale combinare le esigenze di protezione del prodotto, igiene e sicurezza con i criteri di sostenibilità ambientale.
Bioplastiche e materiali biodegradabili: definizioni tecniche e classificazione
Le bioplastiche rappresentano un’alternativa alla plastica tradizionale, ma è importante distinguere tra diverse categorie con caratteristiche tecniche differenti. Secondo European Bioplastics, le bioplastiche si suddividono in tre categorie principali:
- bioplastiche bio-based ma non biodegradabili (come bio-PE e bio-PET), che derivano da fonti rinnovabili ma hanno le stesse proprietà chimiche delle plastiche fossili e non si biodegradano;
- bioplastiche bio-based e biodegradabili (come PLA, PHA e amido termoplastico), che derivano da biomassa rinnovabile e possono biodegradarsi in condizioni specifiche;
- bioplastiche fossili ma biodegradabili (come PBAT e PBS), che derivano da fonti fossili ma sono progettate per biodegradarsi.
I principali polimeri biodegradabili
I materiali più utilizzati per stoviglie e imballaggi biodegradabili presentano caratteristiche tecniche distintive:
- il PLA (acido polilattico) viene ottenuto dalla fermentazione di zuccheri vegetali derivati da mais, canna da zucchero o barbabietola, e presenta buone proprietà meccaniche e trasparenza. Richiede tuttavia temperature di compostaggio industriale comprese tra 58 e 60°C per biodegradarsi efficacemente, con un punto di fusione tra 130 e 180°C;
- il PBAT (polibutilene adipato-co-tereftalato) è un polimero flessibile spesso combinato con PLA o amido per migliorare la processabilità e la biodegradabilità, con punto di fusione tra 110 e 120°C;
- il PBS (polibutilene succinato) offre eccellenti proprietà meccaniche, resistenza al calore e biodegradabilità anche in condizioni di compostaggio domestico;
- l’amido termoplastico (TPS), derivato da amido di mais, patate o altri vegetali, viene spesso utilizzato in blend con altri polimeri per ottimizzare le performance tecniche;
- i PHA (poliidrossialcanoati), prodotti da batteri mediante fermentazione, sono biodegradabili anche in ambiente marino e rappresentano la frontiera più avanzata, benché i costi di produzione rimangano ancora elevati.
Compostabilità vs biodegradabilità
È fondamentale distinguere tra biodegradabilità e compostabilità:
- la biodegradabilità indica la capacità di un materiale di decomporsi per azione di microrganismi in CO₂, acqua e biomassa, senza lasciare residui tossici;
- la compostabilità invece si riferisce alla biodegradabilità in condizioni controllate di compostaggio, con parametri definiti di temperatura, umidità e presenza di ossigeno, tempi stabiliti e assenza di effetti negativi sul compost finale.
Un materiale compostabile è sempre biodegradabile, ma non viceversa. Per le stoviglie monouso e gli imballaggi destinati al mercato europeo, la certificazione di compostabilità secondo la norma UNI EN 13432 rappresenta il requisito chiave per garantire la conformità normativa e l’effettiva valorizzazione attraverso il riciclo organico.
Produzione globale e mercato europeo: dati e tendenze
Secondo i dati più recenti di European Bioplastics pubblicati nel dicembre 2025, la capacità produttiva globale di bioplastiche ha raggiunto 2,31 milioni di tonnellate nel 2025, con proiezioni di crescita significativa fino a 5,73 milioni di tonnellate entro il 2029. Il tasso di utilizzo della capacità produttiva globale è salito al 72% (73% in Europa) con una produzione effettiva di 1,67 milioni di tonnellate.
La crescita delle bioplastiche è trainata principalmente dallo sviluppo di polimeri bio-based e biodegradabili come PLA e PHA, dal biopolietilene (bio-PE) e da una crescita costante del biopolipropilene (bio-PP). Il packaging rimane il principale segmento di mercato per le bioplastiche, rappresentando il 41,3% (0,95 milioni di tonnellate) del mercato totale nel 2025.
L’Asia mantiene la leadership e si prevede raggiungerà una quota del 70%, nella produzione globale di bioplastiche, nei prossimi anni. L’Europa detiene attualmente circa un quarto della produzione complessiva di biopolimeri, ma questa quota è destinata a ridursi progressivamente con l’espansione della capacità produttiva asiatica.
Il mercato europeo delle stoviglie monouso biodegradabili ha registrato una crescita significativa dopo l’entrata in vigore della Direttiva SUP nel 2021. Il valore del mercato è stato stimato in circa 450 milioni di euro nel 2023, con un tasso di crescita annuo (CAGR) compreso tra il 12 e il 15%. I segmenti principali includono piatti (35% del mercato), bicchieri (28%), posate (22%), vassoi e contenitori (15%). Le applicazioni principali si concentrano nella ristorazione collettiva (40%), nel food delivery (25%), nel retail della grande distribuzione organizzata (20%), e negli eventi e catering (15%).
Italia: un mercato leader tra crescita e criticità
L’Italia rappresenta uno dei mercati più avanzati in Europa per le bioplastiche compostabili, con una filiera industriale consolidata che ha attraversato dopo un decennio di crescita ininterrotta una fase di difficoltà negli ultimi due anni. Secondo i rapporti annuali di Assobioplastiche e Plastic Consult, l’industria italiana delle bioplastiche compostabili ha raggiunto il suo picco nel 2022, con 127.950 tonnellate prodotte, un fatturato di 1.168 milioni di euro, 271 aziende attive e 3.005 addetti dedicati.
Il calo di fatturato (828 milioni di euro nel 2023, 704 milioni di euro nel 2024) è stato determinato principalmente dalla riduzione dei listini di materie prime, semilavorati e prodotti finiti. I volumi di produzione si sono invece stabilizzati intorno alle 121.500 tonnellate, a dimostrazione che la domanda in volume è rimasta relativamente costante, mentre sono diminuiti i prezzi di vendita.
Per quanto riguarda gli imballaggi biodegradabili e compostabili immessi sul mercato italiano, nel 2022 si sono registrate 76,8 mila tonnellate, salite a 79,2 mila tonnellate nel 2023 (+3%). Le borse shopper leggere e ultraleggere, conformi alla norma EN 13432 e ai requisiti stabiliti dagli articoli 226-bis e 226-ter del D.Lgs. 152/2006, rappresentano circa il 93,5% del totale degli imballaggi compostabili immessi al consumo.
Eccellenza nel riciclo: i risultati di Biorepack
Il Consorzio Italiano Biorepack, operativo dal novembre 2020 come primo consorzio in Europa dedicato al riciclo organico degli imballaggi in bioplastica compostabile, ha conseguito risultati di eccellenza assoluta. Secondo la Relazione di Gestione 2024, il tasso di riciclo ha raggiunto il 57,8%, con un incremento di 2 punti percentuali rispetto al 2023. Questo risultato supera di 8 punti l’obiettivo europeo 2025 per la plastica, fissato al 50%, e di 3 punti l’obiettivo 2030, stabilito al 55%.
La popolazione italiana servita dai servizi di raccolta e trattamento ha raggiunto l’85,5% nel 2024, con una crescita di 11 punti percentuali rispetto al 2023 e di 21 punti rispetto al 2022. L’Italia si conferma un modello europeo per l’integrazione tra raccolta della frazione organica e riciclo delle bioplastiche compostabili, grazie a un’infrastruttura di compostaggio industriale tra le più sviluppate del continente, con oltre 360 impianti attivi e una capacità di trattamento dei rifiuti organici che supera i 7 milioni di tonnellate/anno.
Per facilitare il corretto conferimento degli imballaggi compostabili, Biorepack ha lanciato nel 2025 il marchio collettivo volontario ‘Organico Biorepack’ che, come spiega il presidente Marco Versari, ‘verrà posto su tutti gli imballaggi compostabili e aiuterà il cittadino a riconoscerli, a metterli nel posto giusto, ovvero nel contenitore della frazione organica. In questo modo favoriamo il riciclo degli imballaggi compostabili e una buona raccolta dell’umido’.
Criticità e concorrenza sleale
Nonostante i successi nel riciclo, la filiera industriale italiana delle bioplastiche affronta criticità significative. Il fenomeno dei sacchetti illegali rappresenta una delle principali minacce: secondo Assobioplastiche, circa il 27% degli shopper presenti sul mercato italiano nel 2024 era costituito da prodotti non conformi, privi di certificazione o non biodegradabili. L’impatto negativo stimato sulle aziende conformi supera i 150 milioni di euro all’anno.
Si aggiunge la diffusione crescente di stoviglie ‘pseudo-riutilizzabili’, vale a dire prodotti monouso commercializzati come riutilizzabili per eludere i divieti imposti dalla direttiva SUP. Questo fenomeno ha evidenti ricadute negative sull’attività produttiva nazionale, sottraendo quote di mercato agli operatori che rispettano le normative e investono in soluzioni realmente sostenibili.
La concorrenza sleale da parte di manufatti importati dall’Estremo Oriente a prezzi insostenibili per i produttori europei rappresenta un ulteriore elemento di criticità. Questi prodotti, spesso di qualità dubbia o privi delle necessarie certificazioni, vengono venduti a prezzi che non riflettono i reali costi di produzione nel rispetto degli standard ambientali e lavorativi europei.
Prospettive
La persistenza di sacchetti illegali e stoviglie pseudo-riutilizzabili continua a frenare la ripresa. Gli effetti positivi del regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi, PPWR, che nella versione finale conferma ampio spazio per le bioplastiche compostabili, saranno perciò misurabili solo nel medio termine.
L’impatto concreto dipenderà dalle modalità di implementazione da parte dell’Italia e degli altri Stati membri, e soprattutto dalla capacità delle istituzioni di contrastare efficacemente l’illegalità e la concorrenza sleale che attualmente minano la competitività delle imprese virtuose e la tutela dell’ambiente.
Esempi italiani di eccellenza industriale
Novamont e il Mater-Bi
Un case study emblematico nel panorama italiano delle bioplastiche è rappresentato da Novamont, azienda pioniera nella chimica verde fondata nel 1989 a Novara. Novamont ha sviluppato la famiglia di bioplastiche Mater-Bi, polimeri biodegradabili e compostabili ottenuti da materie prime rinnovabili, in particolare amido di mais e oli vegetali, integrati con polimeri biodegradabili di sintesi.
Le caratteristiche tecniche del Mater-Bi lo rendono particolarmente versatile per applicazioni nel settore del packaging e delle stoviglie monouso. Il materiale è certificato secondo la norma UNI EN 13432 per la compostabilità industriale e viene prodotto in diverse formulazioni con proprietà ottimizzate per specifiche applicazioni, dai film flessibili ai materiali rigidi e termoformati. La temperatura di lavorazione è compresa tra 140 e 180°C, simile a quella richiesta dalle plastiche convenzionali, permettendo l’utilizzo degli impianti produttivi esistenti con modifiche minime. La biodegradazione completa avviene in 90 giorni in condizioni di compostaggio industriale, mentre alcune formulazioni sono certificate anche per il compostaggio domestico secondo la norma UNI EN 14995 e per la biodegradabilità in ambiente marino.
Novamont ha sviluppato un modello innovativo di bioraffineria integrata nel territorio, valorizzando colture locali e sottoprodotti agroindustriali. L’azienda opera attraverso quattro stabilimenti produttivi in Italia, localizzati a Terni, Adria, Patrica e Bottrighe, creando un sistema produttivo distribuito che riduce l’impatto logistico e rafforza il legame con i territori di riferimento.
I.M.I. Industria Monouso Italiana S.p.A.
I.M.I. Industria Monouso Italiana S.p.A. rappresenta un altro esempio storico di eccellenza nella produzione di stoviglie monouso biodegradabili e compostabili. L’azienda è specializzata nella produzione e commercializzazione di stoviglie per il settore della ristorazione collettiva, catering ed eventi, offrendo un portfolio completo che include piatti, bicchieri e posate in polpa di cellulosa, PLA e Mater-Bi, oltre a vassoi e contenitori termoformati per il food delivery e sacchetti per asporto compostabili.
Tutti i prodotti I.M.I. sono certificati conformi alla norma UNI EN 13432 dal Consorzio Italiano Compostatori (CIC) e riportano i loghi di compostabilità riconosciuti a livello europeo. Questa certificazione garantisce agli operatori professionali la piena tracciabilità e conformità normativa, requisiti essenziali per le forniture nel settore pubblico e per le aziende della ristorazione che vogliono comunicare il proprio impegno ambientale in modo trasparente e verificabile.
Altri protagonisti della filiera italiana
Il tessuto imprenditoriale italiano nel settore delle bioplastiche compostabili include numerose altre realtà innovative. BIOPAP S.r.l. si è specializzata in imballaggi biodegradabili e compostabili in cartoncino accoppiato con bioplastiche, sviluppando soluzioni tecniche per l’asporto di alimenti sia caldi che freddi che mantengono le proprietà di barriera e resistenza meccanica necessarie per applicazioni alimentari professionali.
Il Gruppo Saviola, attraverso il marchio Ecopaper, produce stoviglie in polpa di cellulosa certificata FSC, concentrandosi sul segmento della ristorazione veloce con prodotti che uniscono performance funzionali e sostenibilità certificata. ApiNolo invece si è posizionata nel segmento premium e biologico con piatti e vassoi realizzati in foglia di palma naturale biodegradabile, senza alcun trattamento chimico, rivolgendosi a una clientela attenta alla naturalità e alla qualità estetica dei materiali.
Quadro normativo europeo e nazionale
Direttiva SUP
La direttiva (UE) 2019/904 (Single-Use Plastics, SUP) rappresenta la principale normativa europea per la riduzione dell’impatto ambientale dei prodotti di plastica monouso. L’articolo 5 della direttiva stabilisce infatti il divieto di immissione sul mercato di posate (forchette, coltelli, cucchiai e bacchette), piatti, cannucce, agitatori per bevande, aste per palloncini, contenitori per alimenti e bevande in polistirene espanso.
Un aspetto fondamentale della direttiva SUP è che i divieti non si applicano ai prodotti monouso compostabili certificati secondo la norma EN 13432, purché rispettino i criteri di contenuto bio-based definiti dagli Stati membri. Questa esenzione ha rappresentato un importante driver per lo sviluppo del mercato delle stoviglie compostabili, creando opportunità significative per i produttori che hanno investito in tecnologie sostenibili.
Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR)
Il regolamento (UE) 2025/40 (Packaging and Packaging Waste Regulation, PPWR) ha sostituito la previgente direttiva 94/62/CE per introdurre misure più stringenti e uniformi a livello europeo. L’articolo 22 stabilisce restrizioni specifiche agli imballaggi monouso, con il divieto dal 2030 di determinati formati nel settore HORECA e l’obbligo di percentuali minime di imballaggi riutilizzabili nella ristorazione e nel takeaway.
Gli articoli 6 e 7 introducono requisiti di riciclabilità che impongono a tutti gli imballaggi di essere progettati per risultare riciclabili entro il 2030, con la definizione di criteri armonizzati per valutare la riciclabilità su scala industriale. L’articolo 8 stabilisce obiettivi crescenti per il contenuto riciclato minimo negli imballaggi di plastica, con scadenze progressive dal 2030 al 2040.
L’articolo 10 regola specificamente la compostabilità, stabilendo che gli imballaggi compostabili devono essere certificati secondo le norme EN 13432 o EN 14995 e possono venire commercializzati solo se contribuiscono effettivamente alla raccolta dei rifiuti organici e alla produzione di compost di qualità. Il regolamento introduce inoltre requisiti di etichettatura specifici per informare i consumatori sul corretto smaltimento degli imballaggi compostabili.
I considerando 27 e 28 del regolamento riconoscono il ruolo delle bioplastiche nella transizione ecologica, sottolineando però la necessità di valutare l’impatto ambientale complessivo attraverso analisi del ciclo di vita (LCA). Il testo esprime una preferenza per l’utilizzo di bioplastiche biodegradabili in applicazioni specifiche dove il recupero del materiale attraverso il compostaggio risulta vantaggioso, tra cui bustine di tè, capsule di caffè ed etichette adesive su prodotti destinati al compostaggio.
Normative tecniche armonizzate
La norma UNI EN 13432:2002, aggiornata nel 2019, definisce i requisiti per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione. La certificazione richiede che il materiale raggiunga una biodegradazione pari o superiore al 90% in 6 mesi secondo il test ISO 14855, una disintegrazione pari o superiore al 90% in 12 settimane con passaggio attraverso un setaccio da 2 mm, l’assenza di effetti negativi sul compost verificata attraverso test di crescita delle piante, e un contenuto di metalli pesanti inferiore ai limiti definiti dalla norma.
La norma UNI EN 14995:2007 stabilisce invece i criteri per la valutazione della compostabilità domestica, prevedendo temperature inferiori e tempi più lunghi rispetto al compostaggio industriale. A livello internazionale, la norma ISO 17088 rappresenta lo standard di riferimento per la biodegradabilità delle plastiche, mentre negli Stati Uniti e in altri mercati extraeuropei vengono riconosciuti gli standard ASTM D6400 e D6868 per la compostabilità.
Normativa italiana
La ‘Plastic Tax’, introdotta dalla legge di bilancio 2020 all’articolo 1, comma 634-658, prevede un’imposta di 0,45 euro al chilogrammo sui manufatti con singolo impiego (MACSI) in plastica non riciclata. L’entrata in vigore di questa misura è stata rinviata più volte ed è attualmente prevista per luglio 2026. La normativa prevede esenzioni specifiche per i prodotti compostabili certificati secondo la norma EN 13432, per i dispositivi medici e per gli imballaggi destinati a farmaci.
Il decreto legislativo 196/2021 ha recepito la direttiva SUP in Italia, stabilendo divieti specifici e un apposito quadro sanzionatorio. Il decreto ha armonizzato la normativa italiana con quella europea, introducendo controlli e sanzioni per contrastare l’immissione sul mercato di prodotti non conformi.
Il Consorzio Italiano Compostatori ha pubblicato linee guida tecniche per la certificazione di compostabilità, sviluppando un sistema di etichettatura riconoscibile attraverso il marchio ‘compostabile CIC’. Questo sistema di certificazione fornisce agli operatori garanzie sulla conformità dei materiali e facilita la comunicazione verso i consumatori finali, riducendo il rischio di confusione tra materiali effettivamente compostabili e prodotti che utilizzano claim ambientali generici o fuorvianti.
Vantaggi competitivi e driver di mercato
La transizione verso stoviglie e imballaggi biodegradabili è sostenuta da molteplici fattori che si rafforzano reciprocamente. La domanda dei consumatori rappresenta un driver fondamentale. Lo Speciale Eurobarometro sull’ambiente pubblicato nel 2024 rileva che l’87% degli europei si dichiara preoccupato per l’impatto ambientale dei prodotti in plastica. Il 58% degli intervistati è disponibile a pagare un ‘premium price’ per prodotti sostenibili, riciclabili e più facili da riparare. Questa disponibilità alla spesa aggiuntiva è particolarmente pronunciata tra i consumatori più giovani e nelle aree urbane.
La responsabilità sociale d’impresa beneficia significativamente dall’adozione di packaging sostenibile. Nel settore food and beverage in particolare, la scelta di materiali compostabili migliora la percezione del brand, aumenta il coinvolgimento dei consumatori e facilita le partnership con la grande distribuzione organizzata, sempre più attenta alle credenziali ambientali dei propri fornitori.
Gli incentivi economici e fiscali dovrebbero completare il quadro dei driver di mercato. Oltre alla Plastic Tax, diversi Stati membri dell’Unione Europea offrono incentivi per l’adozione di materiali sostenibili attraverso crediti d’imposta, contributi per investimenti in ricerca e sviluppo, e riduzioni dei contributi ambientali previsti dai sistemi nazionali di responsabilità estesa del produttore come il CONAI italiano.
Sfide e criticità da affrontare
Nonostante i progressi tecnologici e l’evoluzione favorevole del quadro normativo, la filiera delle bioplastiche deve ancora superare alcune criticità strutturali. Il differenziale di costo rappresenta un ostacolo significativo: le bioplastiche costano mediamente tra il 20 e il 50% in più rispetto alle plastiche convenzionali. Questo gap è determinato principalmente da volumi produttivi ancora limitati rispetto alle plastiche tradizionali e dai costi delle materie prime rinnovabili, che risentono della volatilità dei mercati agricoli.
La comunicazione ed educazione del consumatore rappresentano una sfida cruciale. Persiste una significativa confusione tra i concetti di ‘biodegradabile’, ‘compostabile’ e ‘bio-based’, con il rischio che i consumatori conferiscano impropriamente i materiali compostabili nella raccolta della plastica tradizionale. Sono necessarie campagne educative chiare e sistematiche per garantire il corretto comportamento di conferimento da parte dei cittadini.
Conclusioni
Stoviglie e imballaggi biodegradabili rappresentano una risposta tecnicamente matura alle sfide ambientali contemporanee. Il modello italiano, con eccellenze industriali come Novamont e I.M.I., un sistema di riciclo che raggiunge il 57,8% attraverso Biorepack e oltre 360 impianti di compostaggio industriale, si conferma un punto di riferimento europeo. Il quadro normativo, articolato attraverso la Direttiva SUP e il Regolamento (UE) 2025/40, crea un ambiente progressivamente più favorevole alla diffusione di queste soluzioni.
il biennio 2023-2024 ha tuttavia evidenziato vulnerabilità strutturali legate a prodotti illegali (27% del mercato), importazioni a basso costo e stoviglie pseudo-riutilizzabili che eludono le normative. Per le imprese del settore alimentare, della ristorazione e del packaging, investire in materiali biodegradabili certificati non è più solo una scelta etica, ma una strategia industriale necessaria in un mercato sempre più regolato. Il successo futuro della filiera dipenderà dalla capacità di contrastare efficacemente l’illegalità, sostenere l’innovazione per ridurre i differenziali di costo ed educare i consumatori al corretto conferimento.
Dario Dongo
Bibliografia
- Assobioplastiche. (2025). 11° Rapporto annuale sull’industria delle bioplastiche in Italia. Milano. https://assobioplastiche.org/download/xi-rapporto-assobioplastiche-risultati-di-settore-2024-comunicato-stampa
- Biorepack (2025). Organico Biorepack. Milano. https://www.biorepack.org/it/marchio-biorepack
- Biorepack. (2024). Relazione di gestione 2024: raccolta e riciclo degli imballaggi biodegradabili e compostabili. Milano. https://media.biorepack.org/production/media/y0ih4lfj/01_relazione-sulla-gestione-2024_web.pdf
- Consorzio Italiano Compostatori (CIC). Sistema di certificazione Compostabile CIC. https://www.compostabile.com/
- Decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 196. Attuazione della direttiva (UE) 2019/904 del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 giugno 2019 sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente. Normattiva. https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2021-11-08;196
- Directive (EU) 2019/904 of the European Parliament and of the Council of 5 June 2019 on the reduction of the impact of certain plastic products on the environment. http://data.europa.eu/eli/dir/2019/904/oj
- European Bioplastics. (2025). Bioplastics market development update 2025: Global production capacities of bioplastics 2025-2030. Berlin. https://www.european-bioplastics.org/market/
- European Commission. (2024). Special Eurobarometer 538: Attitudes of Europeans towards the environment. Brussels https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/3173
- Legge 27 dicembre 2019, n. 160. Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022. Normattiva (ultimo aggiornamento all’atto pubblicato il 19/12/2025). https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2019-12-27;160
- Regulation (EU) 2025/40 of the European Parliament and of the Council of 19 December 2024 on packaging and packaging waste, amending Regulation (EU) 2019/1020 and Directive (EU) 2019/904, and repealing Directive 94/62/EC. http://data.europa.eu/eli/reg/2025/40/oj
- UNI. (2019). UNI EN 13432:2002 – Requisiti per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione – Schema di prova e criteri di valutazione per l’accettazione finale degli imballaggi. Milano: Ente Nazionale Italiano di Unificazione. Disponibile su: https://store.uni.com
- UNI. (2007). UNI EN 14995:2007 – Plastiche – Valutazione della compostabilità – Schema di prova e specificazioni. Milano: Ente Nazionale Italiano di Unificazione. Disponibile su: https://store.uni.com
- UNEP. (2021). From Pollution to Solution: A global assessment of marine litter and plastic pollution. Nairobi: United Nations Environment Programme. https://www.unep.org/resources/pollution-solution-global-assessment-marine-litter-and-plastic-pollution

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.


