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I numeri del biologico: Rapporto Bio Bank 2025

Il biologico continua a crescere, nonostante lo stato di crisi ormai permanente. La diciottesima edizione del Rapporto Bio Bank snocciola i dati del settore, ove l’Italia primeggia.

Cresce il mercato del biologico

Il mercato dell’agroalimentare biologico evidenzia una crescita sostenuta sia a livello globale, con un giro d’affari di 145 miliardi di euro nel 2024 (+6% sul 2023, +142% sul 2014), sia in ambito europeo, ove ha raggiunto i 59 miliardi di euro (+7% sul 2023, +124% sul 2014).

Il settore conta quasi 99 milioni di ettari e circa 4,8 milioni di produttori in più di 180 Paesi, secondo i dati Fibl-Ifoam.

Il mercato bio italiano ha raggiunto 10,4 miliardi di euro nel 2024 (+6% sul 2023). La metà esatta, 5,2 miliardi di euro, si registra nel canale retail ove il biologico cresce del 6% a valore, il quadruplo rispetto al mercato alimentare retail complessivo (1,5%). 

Più moderata la crescita dei consumi fuori casa degli italiani, arrivati a 1,3 miliardi di euro (+5%).

I primati dell’Italia bio

L’Italia segna diversi primati nella macro-regione europea che comprende 41 Paesi:

a) al primo posto, per:

– numero di aziende agricole certificate bio, ben 87.000;

– numero di aziende di trasformazione, oltre 24.000, più di un quarto del totale a livello europeo (93.000). La Germania ne conta quasi 22.000, la Francia oltre 20.000;

– export, con un giro d’affari di 3,9 miliardi di euro (6% del totale export agroalimentare). L’Italia è seguita dalla Spagna, quasi allineata e a distanza dalla Francia (1,1 miliardi di euro);

b) al terzo posto, per:

– superfici agricole bio (2,5 milioni di ettari), dopo la Spagna (2,9 milioni di ettari) e la Francia (2,7);

– vendite nel canale retail, pari a 5,2 miliardi di euro, dopo la Germania (17) e la Francia (12);

– numero di operatori certificati e superfici coltivate ad agricoltura biodinamica (4.800 aziende), dopo Germania e Francia. Il comparto italiano biodinamico si distingue per una forte vocazione all’export, che assorbe la quota prevalente della produzione certificata Demeter. La destinazione ai mercati esteri è particolarmente elevata in diverse filiere: fino al 98% per alcune lavorazioni a base di frutta, l’87% per orticole, mele, uva da tavola e trasformati, il 77% per l’olio extravergine di oliva e il 68% per il vino biodinamico.

c) al sesto posto per la quota bio sulla SAU (Superficie Agricola Utilizzata) totale, pari al 20%, a fronte di una media dell’11% nell’Unione europea.

Le performance italiane sono meno brillanti su:

– quota di vendite bio sul totale delle vendite alimentari, pari al 4% (al nono posto dietro Svizzera e Danimarca con il 12%, Germania intorno al 7% e Francia circa il 6%);

– consumo pro capite annuo di alimenti bio (88 euro). Al decimo posto nella classifica guidata dalla Svizzera (481 euro), con la Germania al quinto posto (204 euro) e la Francia al settimo (178 euro).

I consumi interni

Il trend di 3.200 attività bio in Italia

Il Rapporto Bio Bank 2025 analizza anche l’andamento delle circa 3.200 attività bio censite in Italia nel 2024 (-2,8% sul 2023), che evidenzia una riconfigurazione interna del sistema: negozi -3,2%, ristoranti -2,7%, profumerie -1,7%, e-commerce di cosmesi -1,4%. Stabili gli e-commerce di alimenti bio (+0,5%). 

Calo significativo, invece, per le aziende di cosmesi e detergenza (-8,2%), ove avanza il fenomeno della de-certificazione per l’assenza di una normativa europea, l’eccesso di burocrazia e i costi, oltre alla pressione del greenwashing.

Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto si confermano regioni leader per numero assoluto di attività bio. Anche Trentino-Alto Adige, Marche ed Emilia-Romagna restano leader per densità (numero di attività per milione di abitanti). L’Emilia-Romagna è ancora l’unica presente in entrambe le classifiche, confermando il ruolo della Food Valley d’Italia anche nel biologico.

Il ruolo della GDO

La grande distribuzione si conferma il grande protagonista del settore, e si ritaglia quote crescenti di mercato, come evidenzia anche il Focus Bio Bank – Supermercati & Specializzati 2025.

In Germania, primo mercato europeo per vendite bio, nel 2024 il 65% delle vendite passa dalla Gdo, contro il 22% dei circa 2.000 negozi bio. In Francia, pioniera nello sviluppo delle catene bio, le vendite bio in Gdo sono al 48%, contro il 29% dei circa 2.700 negozi bio. 

In Italia il 64% delle vendite passa attraverso la grande distribuzione e il 20% attraverso i circa 1.000 negozi specializzati.

Le insidie del successo

In questo scenario, il rischio di snaturare il biologico comincia a farsi evidente. La grande distribuzione ha ampliato la diffusione del bio, ma la sua evoluzione resta legata alla coesistenza di modelli diversi e complementari, con i canali specializzati essenziali come presidio identitario e valoriale.

‘In un contesto in cui il bio si consolida come leva strategica anche per investitori e industria, la vera domanda non è più se il settore cresce, ma come sta ridefinendo il suo equilibrio tra valore, accessibilità e regole del sistema. 

E a questo punto si aprono altre domande: cosa sarebbe il biologico senza la sua cultura? Cosa resterebbe del biologico senza pionieri, negozi specializzati e vendita diretta? La grande distribuzione avrebbe potuto guidare l’espansione del biologico senza quel retroterra culturale? E a chi ritiene che il biologico sia superato chiediamo: come inseguire il megatrend della longevità attiva senza rispetto per la terra, l’acqua, l’aria, il cibo? È dal crescente interesse di fondi di investimento e gruppi industriali che dobbiamo riconoscere il valore strategico del biologico?’, chiosano Rosa Maria Bertino, Achille Mingozzi e Emanuele Mingozzi, autori del Rapporto Bio Bank 2025.

Marta Strinati

Credit cover Being Organic in EU

Riferimenti

Rapporto Bio Bank 2025. Il biologico nel mondo, in Europa e in Italia secondo le elaborazioni e i dati Bio Bank. Dagli alimenti alla cosmesi https://issuu.com/biobank/docs/rapporto_bio_bank_2025

Marta Strinati
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Giornalista professionista dal gennaio 1995, ha lavorato per quotidiani (Il Messaggero, Paese Sera, La Stampa) e periodici (NumeroUno, Il Salvagente). Autrice di inchieste giornalistiche sul food, ha pubblicato il volume "Leggere le etichette per sapere cosa mangiamo".

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