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Uova italiane: record di vendite e consumi

Le uova sono tornate al centro del dibattito agroalimentare italiano grazie a un risultato sorprendente: nel 2025 sono state il prodotto alimentare con la migliore performance dell’intera distribuzione moderna, sia in valore sia in volume. Un primato che riflette dinamiche profonde — produttive, di mercato, di costume — che il rapporto ISMEA ‘Tendenze e dinamiche recenti – Uova, aprile 2026‘ documenta con precisione.

Il contesto europeo

L’Unione Europea si conferma una delle più grandi aree produttive di uova al mondo, con oltre 392 milioni di galline ovaiole e una produzione annua stimata tra 6,7 e 6,9 milioni di tonnellate. Nel 2025 la produzione si è attestata a circa 6,63 milioni di tonnellate, di cui 5,94 milioni destinate al consumo diretto (+0,4% rispetto al 2024) e il restante 9% costituito da uova da cova (+2,6%).

La Francia ha guidato la classifica produttiva nel 2025 con circa 967.000 tonnellate, seguita da Spagna (875.000 t) e Germania (862.000 t). L’Italia si posiziona al quinto posto, con circa 789.500 tonnellate. Ma la vera protagonista del quinquennio è la Polonia, che ha incrementato la produzione del 25% tra il 2020 e il 2024, portandosi al terzo posto per numero di galline ovaiole.

Sul fronte commerciale, l’UE esporta uova e ovoprodotti principalmente verso Regno Unito, Giappone e Svizzera, mentre le importazioni sono cresciute con particolare rilievo dei flussi provenienti dall’Ucraina. I prezzi medi europei a febbraio 2026 si aggirano sui 295 €/100 kg, in rialzo del 13,8% su base annua. L’Italia si colloca al di sopra della media: 311,5 €/100 kg, +13,9% tendenziale.

La produzione italiana

L’Italia conta oltre 43 milioni di galline ovaiole in deposizione — con una media annua di 43.365 capi nel 2025 — e produce circa 789.500 tonnellate di uova, corrispondenti a oltre 12,5 miliardi di pezzi. La produzione è sostanzialmente stabile (+0,4% sul 2024), ma il sistema mostra segnali di tensione sul lato dell’approvvigionamento interno.

Il tasso di autoapprovvigionamento è sceso dal 98% del biennio 2023-2024 al 92% nel 2025, effetto diretto dell’incremento della domanda interna — alimentata anche dai focolai di influenza aviaria che hanno colpito alcuni allevamenti — e della conseguente crescita dei volumi importati. I consumi in Italia sono aumentati da 805.300 a 855.800 tonnellate (+6,3%), con il consumo pro-capite che ha raggiunto le 230 uova l’anno (contro 217 nel 2024), includendo uova fresche e prodotti trasformati.

Quanto alla struttura commerciale del prodotto, circa il 60% della produzione viene immessa sul mercato come uova fresche in guscio, mentre il restante 40% è destinato alla trasformazione industriale in ovoprodotti: albume, tuorlo e uovo intero interi, pastorizzati, congelati o essiccati. La quota degli ovoprodotti, che secondo le stime di industriali e associazioni di settore si colloca nel range 40-45%, è nettamente superiore alla media europea e riflette la centralità dell’uovo trasformato nella filiera alimentare italiana, dalla pasta all’uovo al settore dolciario, dalle salse alla ristorazione collettiva.

Gli ovoprodotti stanno acquisendo rilevanza crescente anche sul piano degli scambi internazionali: le tecniche di concentrazione dell’albume — con eliminazione di oltre il 70% dell’acqua — ne agevolano il confezionamento, il trasporto e l’impiego industriale. Gli ovoprodotti italiani vengono già esportati in almeno 90 Paesi nel mondo. Anche la GDO ha colto la tendenza, ampliando l’assortimento del segmento del 40%, con effetti positivi sul posizionamento percepito: da mera commodity a uso industriale a prodotto a valore aggiunto per il consumo domestico.

Gli acquisti domestici: le uova star del 2025

Nel 2025 le uova fresche hanno rappresentato solo l’1% della spesa alimentare complessiva delle famiglie italiane, ma hanno registrato la crescita più elevata tra tutti i comparti del food. La spesa è aumentata del 15%, mentre i volumi acquistati nella distribuzione moderna sono cresciuti del 7,4% rispetto all’anno precedente. A titolo comparativo, carni (+7,2%), latte e derivati (+5,8%) e ittici (+4,1%) si sono attestati su incrementi significativamente inferiori.

La dinamica è tuttavia fortemente differenziata per tipologia di allevamento:

  • le uova biologiche, con volumi in aumento dell’8,9%, hanno raggiunto una quota del 10% sul totale;
  • le uova da allevamento a terra (codice 2) registrano una crescita ancora più marcata, +10,8% in volume nel 2025 (dopo il già robusto +8,0% del 2024), con una quota di mercato del  71% sul totale;
  • le uova da gabbia arricchita (codice 3), viceversa, continuano a calare,  -7,6% in volume e -9,0% in valore nel 2025, in continuità con il calo del 2024 (-7,6% in volume).

Un segnale chiaro di come le preferenze dei consumatori italiani stiano virando stabilmente verso sistemi di allevamento più rispettosi del benessere animale, indipendentemente dal differenziale di prezzo che in questo settore è comunque minimale.

Prezzi in crescita senza soste dal 2022

Dal 2022 i prezzi delle uova — in tutte le fasi della filiera — non hanno mai smesso di crescere. È una delle tendenze più persistenti dell’agroalimentare italiano, che i dati ISMEA documentano con chiarezza.

Per le uova allevate a terra di grammatura M, il prezzo all’origine è passato da 16,23 €/100 pz nel gennaio 2022 a 23,25 €/100 pz nel novembre 2025: un incremento del 43% in meno di quattro anni. Nel solo 2025, la crescita rispetto al 2024 è stata del 13%, e del 10% rispetto al 2023.

Alla distribuzione, il prezzo unitario delle uova da allevamento a terra ha raggiunto 0,29 €/pz a gennaio 2026 (da 0,25 €/pz nel gennaio 2024), mentre le uova biologiche si attestano a 0,48 €/pz (da 0,43 €/pz).

Va tuttavia notato che i costi di produzione nel 2025 sono rimasti allineati a quelli del 2024, su livelli più contenuti rispetto al picco del 2023. L’indice della ragione di scambio — che misura il rapporto tra i prezzi del prodotto finito e i costi dei mezzi di produzione — ha raggiunto 129,4 punti a gennaio 2026, segnalando un netto miglioramento della redditività degli allevatori. Il dato si confronta con un minimo di 100,7 nel 2024 e con il picco di 186,2 registrato nei mesi immediatamente successivi alla crisi energetica del 2022-2023.

Tra i fattori di costo, l’alimentazione incide per il 58% sui costi di produzione totali, seguita dalle pollastre (24%) e dai prodotti energetici (5%). Il prezzo del mais ad uso zootecnico — dopo il picco di 333 €/ton nel gennaio 2023 — si è stabilizzato intorno a 237-264 €/ton nel biennio 2025-2026, contribuendo al miglioramento dei margini produttivi.

La bilancia commerciale

Il 2025 ha segnato una svolta strutturale nella bilancia commerciale delle uova italiane in guscio. A fronte di una domanda interna in forte espansione e di alcune contrazioni produttive legate ai focolai di aviaria, le importazioni di uova in guscio da consumo sono aumentate dell’80,6% in volume (da 48.000 a 87.600 tonnellate) e del 135% in valore (fino a 171,5 milioni di euro). Il saldo commerciale è diventato quindi negativo anche per questa categoria: -111 milioni di euro (+367% rispetto al 2024).

I principali paesi fornitori sono Romania (26%) e Polonia (22%), che insieme coprono quasi la metà dei volumi importati, seguiti da Ucraina (12%), Spagna (11%) e Francia (10%). Questo profilo geografico degli approvvigionamenti solleva interrogativi non banali sul piano delle garanzie di benessere animale: Romania e Polonia presentano ancora quote molto elevate di allevamento in gabbia arricchita (rispettivamente 48,4% e 67,1% delle galline), ben al di sopra della media UE (38,2%) e in marcato contrasto con la struttura produttiva italiana (35,0% in gabbia, 54,3% a terra).

In parallelo, le esportazioni di uova in guscio sono diminuite del 13,7% in volume, pur registrando un incremento in valore del 22,9% grazie ai prezzi più elevati. Nel segmento degli ovoprodotti sgusciati, il movimento è stato opposto: sia le importazioni (+19% in volume, +50,5% in valore) sia le esportazioni (+16,8% in volume, +31,7% in valore) sono cresciute, con la Polonia che domina i flussi in entrata con il 70% dei volumi importati.

Conclusioni provvisorie 

Il comparto ovicolo italiano presenta nel 2025-2026 un profilo duplice: solidità produttiva e redditività in miglioramento per gli allevatori, ma crescente dipendenza dalle importazioni per soddisfare una domanda interna in espansione strutturale. La transizione verso sistemi di benessere animale più avanzati è già in atto e il mercato la premia, con le uova da allevamento a terra che coprono il 71% dei volumi di vendita e quelle biologiche in crescita costante. La gabbia arricchita, viceversa, perde quota ogni anno.

Il paradosso da affrontare è che l’Italia importa in misura crescente da Paesi dove la gabbia arricchita è ancora dominante, vanificando in parte i progressi del sistema produttivo nazionale. Un tema che chiama in causa sia la politica commerciale europea sia i sistemi di etichettatura delle uova importate e degli ovoprodotti — settori nei quali la trasparenza verso il consumatore finale resta ancora insufficiente.

Il prezzo elevato delle uova d’altra parte non è un’anomalia congiunturale, bensì il riflesso di costi strutturali — di alimentazione, di benessere animale, di energia — e di una domanda che continua a superare l’offerta.

Redazione di GIFT (Great Italian Food Trade) 

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Riferimenti

Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi – CCIAA Milano. (2026). Prezzi degli ovoprodotti: uova intere sgusciate, tuorlo e albume – rilevazione 18 marzo 2026 [Listino prezzi]. CCIAA Milano. https://www.milomb.camcom.it

Commissione Europea, DG AGRI. (2026). EU market situation for eggs and poultry [Nota di mercato periodica]. Publications Office of the European Union. https://agriculture.ec.europa.eu/market-situation-eggs-and-poultry_en

Commission Delegated Regulation (EU) 2023/2465 of 17 August 2023 supplementing Regulation (EU) No 1308/2013 of the European Parliament and of the Council as regards marketing standards for eggs, and repealing Commission Regulation (EC) No 589/2008. Consolidated text: 14/10/2024. http://data.europa.eu/eli/reg_del/2023/2465/2024-10-14 

Eurostat. (2025). Poultry statistics – laying hens and egg production in the EU. Eurostat. https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/APRO_EC_EGGHEN/default/table?lang=en

ISMEA – Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare. (2026, aprile). Tendenze e dinamiche recenti: Uova – aprile 2026 [Rapporto di settore, serie Avicoli]. ISMEA. https://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252F6%252F1%252FD.0f1e46e7c062605493dc/P/BLOB%3AID%3D13862/E/pdf?mode=download 

ISMEA. (2025, novembre). Acquisti domestici: I consumi alimentari delle famiglie delle famiglie nel primo semestre 2025 [Rapporto]. Istituto Nazionale di Economia Agraria – ISMEA Mercati. https://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252F7%252F9%252FD.6e5b3c967cddf442a104/P/BLOB:ID=12367/E/pdf 

Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT). (2026, 20 marzo). Commercio con l’estero e prezzi all’import – Gennaio 2026. https://www.istat.it/comunicato-stampa/commercio-con-lestero-e-prezzi-allimport-gennaio-2026/

Regulation (EU) 2018/848 of the European Parliament and of the Council of 30 May 2018 on organic production and labelling of organic products and repealing Council Regulation (EC) No 834/2007. Consolidated text: 25/03/2025 http://data.europa.eu/eli/reg/2018/848/2025-03-25 

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