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Asado, il ritorno in Italia di una tradizione d’oltremare

L’asado esprime il rito sociale e culinario della grigliata di carne, profondamente radicato nella cultura argentina, uruguaiana e di alcune regioni del Cile e del Paraguay. Questa tecnica di cottura alla brace si distingue per la lentezza, l’attenzione al fuoco e il rispetto della materia prima. Grazie al crescente interesse verso il barbecue tradizionale e alla valorizzazione di tagli bovini meno convenzionali, l’asado sta conquistando anche l’Italia, portando con sé un patrimonio di saperi e valori nutrizionali legati alla carne bovina di qualità.

Radici e identità del fuoco nelle pampas

Le origini dell’asado affondano nella cultura dei mandriani erranti, i gauchos, nelle immense pianure erbose sudamericane note come pampas. Il termine ‘asado’ deriva dallo spagnolo asar, ovvero arrostire, e identifica sia la tecnica di cottura sia l’evento sociale che si crea attorno al fuoco. A differenza di altre tradizioni del barbecue, l’asado privilegia la cottura indiretta a bassa temperatura, utilizzando legna di alberi autoctoni che conferiscono aromi delicati senza sovrastare il sapore naturale della carne.

La figura dell’asador, colui che gestisce il fuoco e coordina le cotture, riveste un ruolo centrale. La sua abilità non consiste soltanto nel cuocere la carne, ma nel saper interpretare le braci, regolare le distanze, riconoscere i tempi e orchestrare la successione dei tagli in modo che ogni convitato riceva il proprio pezzo al momento giusto. Questa dimensione rituale ha trasformato l’asado in simbolo identitario nazionale argentino, celebrato nella letteratura, nel tango e nelle tradizioni popolari.

Nel corso del Novecento, con l’urbanizzazione e la diffusione delle parrillas (griglie metalliche tipiche dell’asado urbano), questa pratica si è radicata anche nelle città, diventando appuntamento domenicale irrinunciabile per milioni di famiglie.

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L’impronta dei migranti italiani sull’asado argentino

La profonda connessione tra l’asado argentino e la cultura italiana affonda le radici in uno dei più grandi flussi migratori della storia moderna. Tra il 1880 e il 1930, oltre 2,9 milioni di italiani emigrarono in Argentina, rappresentando quasi il 50% dell’immigrazione totale del paese sudamericano in quel periodo. Secondo i dati storici, nel 1914 gli italiani costituivano il 12% della popolazione argentina totale, con punte del 30% nella città di Buenos Aires.

Provenienti principalmente da regioni settentrionali come Piemonte, Liguria e Lombardia nelle prime ondate, e successivamente da regioni meridionali quali Campania, Calabria e Sicilia, questi migranti portarono con sé tradizioni culinarie che si fusero con le pratiche locali. L’asado, che nella sua forma più antica era una preparazione essenziale della cultura pastorale, si arricchì di influenze mediterranee: l’uso dell’aglio, del prezzemolo, dell’origano e dell’aceto nelle salse di accompagnamento riflette chiaramente questo incontro gastronomico.

La comunità italo-argentina, oggi stimata in circa 25 milioni di persone (oltre il 60% della popolazione argentina ha almeno un antenato italiano), ha mantenuto nel tempo legami culturali e familiari con l’Italia. Negli ultimi decenni, il fenomeno del ritorno ha portato migliaia di discendenti di emigrati a stabilirsi in Italia, portando con sé la tradizione dell’asado come patrimonio identitario. Questo flusso di ritorno, intensificatosi dopo la crisi economica argentina del 2001-2002, ha contribuito notevolmente alla diffusione della cultura dell’asado nelle regioni italiane, particolarmente in quelle di origine degli emigrati storici.

Non si tratta quindi di una moda gastronomica importata dall’estero, ma del recupero di una tradizione che porta in sé l’impronta delle comunità italiane che hanno contribuito a plasmarla. Molti ristoranti argentini in Italia sono gestiti da discendenti diretti di emigrati italiani, che propongono l’asado come ponte culturale tra le due sponde dell’Atlantico.

Zootecnia argentina: dalle razze criolle agli incroci europei

Dal punto di vista zootecnico, la tradizione dell’asado si è storicamente basata su bovini criollos, discendenti diretti degli animali portati dai colonizzatori spagnoli e adattatisi nei secoli alle condizioni delle pampas. Queste razze autoctone, rustiche e resistenti, producevano carni magre ma saporite, adatte a cotture prolungate.

A partire dalla seconda metà del XIX secolo, l’Argentina avviò un programma di miglioramento genetico importando razze europee, in particolare Aberdeen Angus e Hereford dal Regno Unito, e successivamente Shorthorn. Gli incroci tra razze criolle e taurine europee (Bos taurus) diedero vita a bovini con maggiore infiltrazione di grasso intramuscolare, migliore conformazione e accrescimento più rapido. Oggi l’Argentina rappresenta uno dei principali esportatori mondiali di carne bovina, con una produzione fondata prevalentemente su sistemi estensivi a pascolo.

Le razze più diffuse negli allevamenti argentini includono Aberdeen Angus, caratterizzata da elevata marezzatura e tenerezza; Hereford, apprezzata per rusticità e adattabilità; Braford, incrocio tra Hereford e Brahman, resistente al calore; e Brangus, derivante dall’incrocio tra Angus e Brahman, che combina qualità della carne e tolleranza climatica.

In Europa e in Italia, l’asado viene realizzato utilizzando razze locali o internazionali quali Chianina, Marchigiana, Romagnola, Charolaise, Simmental, Blonde d’Aquitaine e Black Angus. L’attenzione crescente verso sistemi di allevamento estensivi, alimentazione a foraggio e frollatura prolungata ha favorito l’interesse verso carni destinate a cotture lente che valorizzano texture e profilo aromatico.

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Valorizzazione dei tagli e approccio antispreco

A differenza del barbecue nordamericano o delle grigliate europee, l’asado argentino prevede l’utilizzo di molteplici tagli bovini, ciascuno con caratteristiche distintive e tempi di cottura specifici. La selezione e l’ordine di servizio rispecchiano una gerarchia gastronomica consolidata.

Tra i tagli principali dell’asado figurano:

  • tira de asado (costine): strisce di costole tagliate trasversalmente, con alternanza di osso, carne e grasso. Rappresentano il taglio simbolo dell’asado, cotto lentamente fino a raggiungere una crosta esterna croccante e una parte interna succulenta;
  • vacío (bavetta di pancia): taglio triangolare proveniente dalla regione addominale, ricco di tessuto connettivo che durante la cottura si trasforma in gelatina, conferendo particolare morbidezza. In anatomia, esso corrisponde alla pancia bassa del bovino (flank);
  • entraña (diaframma): muscolo del diaframma, caratterizzato da fibra lunga e sapore intenso. Si distingue in entraña fina (diaframma vero) e entraña gruesa (pilastro del diaframma). Richiede cottura veloce a temperatura elevata, per preservarne tenerezza e succulenza;
  • bife de chorizo: corrispondente al controfiletto o striploin, taglio pregiato dalla texture fine e marezzatura variabile, spesso servito in porzioni generose;
  • bife de costilla: entrecôte o ribeye, caratterizzato da elevata infiltrazione di grasso intramuscolare e presenza dell’osso, che contribuisce al trasferimento aromatico durante la cottura;
  • asado de tira: versione più sottile delle costine, tagliata in parallelo alle ossa anziché trasversalmente, diffusa soprattutto negli asados urbani;
  • achuras (frattaglie): chinchulines (intestino tenue), mollejas (animelle) e riñones (reni) rappresentano l’antipasto tradizionale dell’asado, servito appena pronto mentre gli altri tagli continuano la cottura.

La peculiarità dell’asado risiede nella cottura simultanea di tagli diversi – ciascuno posizionato sulla griglia in funzione di spessore, tenore di grasso e grado di cottura desiderato – e nella prevenzione degli sprechi alimentari mediante valorizzazione delle frattaglie.

Metodi di cottura tra parrilla e asado a la cruz

L’asado tradizionale si realizza attraverso diverse tecniche, ciascuna legata a contesti e tradizioni specifiche:

  • parrilla: griglia metallica regolabile in altezza, posizionata sopra braci di legna o carbone. La cottura avviene per irraggiamento e convezione, con il grasso che cola sulle braci producendo fumo aromatico che avvolge la carne. La distanza tra griglia e braci varia generalmente tra 15 e 30 centimetri, in funzione dell’intensità desiderata;
  • asado a la cruz o al asador: la carcassa intera o quarti dell’animale vengono fissati a una struttura metallica a croce, piantata verticalmente accanto al fuoco. La cottura avviene per irraggiamento laterale ed è estremamente lenta (anche 4-6 ore), così da permettere una cottura uniforme della carne, mantenendo un’elevata succulenza. Questa tecnica, tipica delle zone rurali e delle celebrazioni tradizionali, rappresenta la forma più ancestrale di asado;
  • asado al horno de barro: forno di mattoni o terra cruda, dove la carne viene cotta sfruttando il calore residuo accumulato dalle pareti. Metodo meno diffuso ma ancora praticato in alcune regioni.

In tutti i casi, la preparazione del fuoco costituisce passaggio fondamentale. Si utilizzano legna stagionata o carbone di legna, evitando acceleranti chimici che altererebbero il profilo aromatico. Le braci devono presentare colorazione biancastra uniforme, senza fiamme vive, per garantire cottura costante e controllata.

La carne viene condita esclusivamente con sale grosso, applicato prima o durante la cottura a seconda delle tradizioni familiari. L’uso di marinature, spezie o salse è generalmente evitato nella tradizione classica, che privilegia il sapore autentico della carne e del fumo di legna.

L’asado contemporaneo in Italia

Negli ultimi anni, l’asado argentino ha conquistato spazio crescente nel panorama gastronomico italiano, sostenuto da diversi fattori, gastronomici e culturali.

L’apertura di ristoranti specializzati in cucina argentina, spesso gestiti da discendenti di emigrati italiani ritornati o da argentini di origine italiana, ha familiarizzato il pubblico italiano con questa tradizione culinaria. La formula della parrillada — assortimento di tagli misti serviti su taglieri in legno — ha riscosso particolare successo, offrendo un’esperienza conviviale che richiama la dimensione sociale dell’asado tradizionale.

La diffusione in Italia della cultura barbecue e l’interesse verso tecniche di cottura lente hanno altresì favorito l’adozione dell’asado, in risposta a una nuova sensibilità che valorizza la semplicità e la qualità della carne bovina, oltre all’occasione di socialità e convivio.

Influenze mediterranee nel profilo aromatico delle salse

Sebbene la tradizione dell’asado privilegi la carne condita unicamente con sale, la gastronomia argentina ha sviluppato accompagnamenti complementari che esaltano senza sovrastare il sapore della carne.

Il chimichurri rappresenta la salsa più emblematica. Preparato con prezzemolo tritato finemente, aglio, aceto, olio extravergine d’oliva, origano e peperoncino, si caratterizza per freschezza e aromaticità. L’uso di prezzemolo, aglio e origano testimonia chiaramente l’influenza della cucina mediterranea portata dagli immigrati italiani.

La salsa criolla combina pomodori, cipolle e peperoni tagliati a julienne, conditi con olio, aceto e sale. La sua freschezza bilancia la ricchezza della carne, offrendo contrasto cromatico e gustativo.

Tra gli altri accompagnamenti tradizionali figurano provenzale (aglio tritato con prezzemolo e olio) e salsa de ají (peperoncini ají, aglio, olio e limone).

Per quanto attiene agli abbinamenti, l’asado argentino prevede preparazioni semplici: insalata mista, patate al forno o arrosto, verdure grigliate (peperoni, melanzane, zucchine), e ensalada rusa (insalata russa con patate, carote, piselli e maionese). Il pan casero (pane fatto in casa) o la tortilla criolla – che in Italia trovano ottime alternative nel pane toscano DOP e nella piadina romagnola IGP – accompagnano la carne assorbendone i succhi.

La bevanda tradizionale rimane il vino rosso: Malbec, Cabernet Sauvignon e Bonarda in Argentina, Lambrusco, Barbera, Sangiovese o Chianti, Aglianico del Vulture DOC e vari altri in Italia.

Sostenibilità dei pascoli estensivi e consumo consapevole

L’asado, come pratica culinaria basata sul consumo di carne bovina, solleva questioni di sostenibilità ambientale, sociale ed economica che meritano attenzione critica.

Gli allevamenti bovini contribuiscono alle emissioni globali di gas serra, principalmente attraverso le emissioni enteriche di metano e la gestione delle deiezioni. Tuttavia, i sistemi estensivi a pascolo, predominanti in Argentina e Uruguay, presentano impatti ambientali differenziati rispetto agli allevamenti intensivi. Il pascolamento può infatti contribuire al sequestro di carbonio nei suoli delle praterie, alla conservazione della biodiversità e al mantenimento degli ecosistemi nelle pampas, a condizione che venga gestito con appropriate densità animali e pratiche di rotazione.

La scelta di carni provenienti da allevamenti estensivi, biologici o con certificazioni di sostenibilità – come SQNZ, in Italia – rappresenta un criterio rilevante per il consumatore consapevole. In Italia, la crescente attenzione verso filiere corte, razze autoctone e sistemi di allevamento rispettosi del benessere animale offre alternative compatibili con i principi dell’asado tradizionale.

Dal punto di vista nutrizionale, le linee guida internazionali raccomandano un consumo moderato di carne rossa, generalmente non superiore a 300-500 grammi settimanali, privilegiando tagli magri e metodi di cottura che minimizzino la formazione di composti potenzialmente nocivi. L’asado, per la sua natura conviviale e rituale, si presta naturalmente a un consumo occasionale e celebrativo piuttosto che quotidiano.

La valorizzazione integrale dell’animale, attraverso l’utilizzo di tagli diversi e frattaglie, risponde inoltre a principi di economia circolare e riduzione dello spreco alimentare, temi centrali nelle attuali politiche agroalimentari europee.

Conclusioni: tradizione e contemporaneità

L’asado argentino rappresenta un patrimonio gastronomico che trascende la dimensione culinaria per abbracciare valori di convivialità, rispetto del tempo e celebrazione della carne bovina di qualità. La sua diffusione in Italia non è una semplice moda gastronomica ma costituisce il recupero di un legame storico che unisce le due sponde dell’Atlantico attraverso le storie di milioni di emigrati italiani e dei loro discendenti.

Oltre il folklore e l’esotismo, l’asado propone un modello di consumo consapevole che valorizza competenze tecniche, conoscenza delle materie prime e trasmissione intergenerazionale di saperi. La sfida contemporanea consiste nell’integrare questa tradizione con le esigenze di sostenibilità ambientale, tracciabilità delle filiere e adeguatezza nutrizionale, senza tradirne l’essenza rituale e identitaria.

Per gli operatori del settore, macellai, ristoratori e consumatori, l’asado rappresenta un’opportunità per riscoprire tagli bovini sottovalutati, sperimentare tecniche di cottura lenta e costruire esperienze gastronomiche che uniscano piacere sensoriale, consapevolezza culturale e responsabilità alimentare.

Redazione di GIFT 

Credit cover Diego Moreno

Bibliografia 

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