L’Italia si conferma alla guida della filiera europea del pomodoro da industria, posizionandosi come primo esportatore mondiale di derivati destinati al consumo finale. Questo successo commerciale non è solo il frutto di una tradizione secolare di adattamento della pianta ai diversi terroir nazionali, ma rispecchia un profilo nutrizionale d’eccellenza. L’analisi chimico-fisica della bacca e i più recenti trial clinici offrono oggi una solida base scientifica per comprendere il valore bioattivo del pomodoro, definendo con precisione i claim nutrizionali applicabili secondo le rigide norme europee e i suoi potenziali effetti sulla salute.
I numeri del pomodoro italiano sul mercato globale
L’Italia resta protagonista della filiera del pomodoro da industria, a livello europeo e mondiale. La campagna 2025 si è chiusa con 5,8 milioni di tonnellate trasformate, a fronte di 78.695 ettari coltivati (ANICAV, 2025; ISMEA, 2026). Il Bel Paese si colloca così:
- al secondo posto al mondo, dopo gli Stati Uniti e davanti alla Cina, che ha drasticamente ridotto i volumi (-53% rispetto al 2024), con il 14,4% della produzione globale stimata in 40,4 milioni di tonnellate (-12% sul 2024. World Processing Tomato Council);
- al primo posto in Europa, con una quota del 53,8% del trasformato europeo.
L’Italia è inoltre leader mondiale per la produzione di conserve di pomodoro destinate al consumatore finale, con un fatturato di 5,5 miliardi di euro, di cui oltre il 50% (2,8 miliardi) derivante dall’export (ANICAV, febbraio 2026). USA e Cina mantengono invece i volumi maggiori sui semilavorati sfusi (concentrato in fusti).
La ricerca scientifica avverte però che lo scenario è fragile: secondo le proiezioni climatiche, la produzione di pomodoro da industria nei tre principali Paesi (Stati Uniti, Italia e Cina, pari al 65% del totale) potrebbe calare del 6% entro il 2050, con Italia e California tra le più esposte ai vincoli idrici (Cammarano et al., 2022).
La produzione 2025 si distribuisce fra due grandi bacini. Il Nord (Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Piemonte) ha conferito 3,12 milioni di tonnellate (+27,6% sul 2024) su circa 45.000 ettari; il Centro-Sud (Campania, Puglia, Basilicata, Molise) 2.718.369 tonnellate (-5,3%) su 33.665 ettari, con resa media di 80,7 t/ha, penalizzato dalla crisi idrica nel bacino di Foggia (ISMEA, 2026). La resa media nazionale si è fermata a 74,2 t/ha, la performance peggiore degli ultimi cinque anni, e la produzione di pelato intero è scesa di oltre il 20% (ANICAV, 2025).
Sul fronte commerciale, la campagna 2024/25 segna una battuta d’arresto dopo oltre un decennio di crescita. L’export dei derivati si è attestato a 2,8 miliardi di euro (-8% in valore, -2% in volume), pari a circa 2,2 milioni di tonnellate, con un saldo commerciale superiore a 2,5 miliardi (ANICAV, 2026; ISMEA, 2026). A pesare sono i dazi statunitensi, saliti al 15% su tutte le referenze, le tensioni geopolitiche e la concorrenza dei produttori low-cost; il costo della materia prima è inoltre cresciuto di circa il 50% in quattro anni. Per riferimento, la campagna 2023/24 aveva toccato il record di 3,03 miliardi di export (ISMEA, 2026).
Sul mercato interno, gli acquisti domestici di conserve sono cresciuti del 2% in volume. La passata domina il retail con il 63,4%, seguita da polpa (20,4%), pelati (10,9%), pomodorini (3,8%) e concentrato (1,7%); il canale Ho.Re.Ca. assorbe il 67% dei volumi (circa 2,1 milioni di tonnellate). Il consumo pro capite di derivati si aggira sui 35 kg l’anno, con Germania, Regno Unito, USA, Giappone e Australia primi mercati esteri (ANICAV, 2026).
Allargando lo sguardo all’intera produzione orticola — pomodoro fresco e industria insieme — i dati Eurostat confermano la leadership italiana: nel 2024 l’UE ha raccolto 16,8 milioni di tonnellate di pomodoro (+5%), con l’Italia prima a 6,0 milioni (36% del totale), davanti a Spagna (4,5 milioni, 27%) e Portogallo (1,7 milioni, 10%). L’Italia è il maggior produttore europeo di pomodoro, da quando esistono le rilevazioni (Eurostat, 2025).
Dal Messico al Mediterraneo, la storia del successo in Italia
Il pomodoro (Solanum lycopersicum) è originario dell’America centrale e meridionale. Il suo arrivo in Europa risale al Cinquecento, sulla scia dei commerci spagnoli. In Italia una delle prime testimonianze documentate è del 31 ottobre 1548, quando Cosimo de’ Medici ricevette a Pisa un cesto di pomodori nati da semi giunti alla corte attraverso la moglie Eleonora di Toledo (Gentilcore, 2010).
Per circa due secoli la pianta restò soprattutto ornamentale, sospettata di velenosità per l’appartenenza alle Solanacee, come la belladonna. Pietro Andrea Mattioli, a metà Cinquecento, ne ipotizzò la commestibilità coniando il nome ‘pomi d’oro‘. La prima ricetta italiana documentata è la ‘salsa di pomodoro alla spagnola‘ descritta da Antonio Latini nel 1692, elaborata nella cucina napoletana (Gentilcore, 2010).
L’affermazione definitiva del pomodoro in Italia avvenne tra Settecento e Ottocento: nel 1835 lo scrittore francese Alexandre Dumas descriveva la pizza con il pomodoro a Napoli, mentre nel 1839 Ippolito Cavalcanti narrava la pasta col pomodoro (i ‘vermicelli con le pommadore‘, in dialetto napoletano). Il pomodoro ha così assunto un ruolo cardine della cucina italiana, riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO nel 2025.
Botanica e varietà regionali, dal San Marzano al Pachino
Il pomodoro appartiene alle Solanaceae, genere Solanum. È una pianta erbacea, annuale nei climi temperati, con fusto ramificato; il frutto è una bacca a polpa succosa. Predilige climi temperato-caldi (ottimale 20-24 °C) e terreni profondi, fertili e ben drenati, di medio impasto, con buona dotazione di sostanza organica e pH compreso tra 6 e 7; tollera un’ampia gamma di tessiture, purché sia assicurato il drenaggio.
Le varietà italiane di pomodoro sono numerose. Si distinguono tra le altre per la forma, la storia e le destinazioni d’uso:
- per l’insalata: il Cuore di bue, grosso (200-800 g) e irregolare, a polpa carnosa e pochi semi; il Costoluto fiorentino, varietà toscana a costole marcate e polpa aromatica;
- da salsa e industria: il San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino DOP, simbolo del pomodoro pelato in Campania;
- pomodorini. Il Pachino IGP, introdotto in Sicilia nel 1925, in quattro tipologie (tondo liscio, costoluto, ciliegino, a grappolo); il Datterino, ovale e dolce, diffuso fra Campania e Sardegna; il Ciliegino, con punte d’eccezione in Sicilia;
- autoctoni. Il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP, con i suoi ecotipi locali (Fiaschella, Lampadina, Patanara, Re Umberto), conservato ‘al piennolo’ per 7-8 mesi; il Camone sardo, sodo e striato di verde; il Pomodorino di Manduria, Presidio Slow Food pugliese a regime biologico.
Dove si coltiva tra sfide climatiche e sostenibilità idrica
La coltivazione industriale in Italia copre circa 78.700 ettari, con due modelli ben distinti:
- al Nord, Emilia-Romagna e Lombardia guidano una produzione altamente meccanizzata, a forte presenza cooperativa, orientata a tondo da cubettatura e passata;
- nel Centro-Sud, Campania, Puglia, Basilicata e Molise caratterizzano il pomodoro ‘lungo’ per pelati e concentrati;
- la Sicilia nel comprensorio di Pachino rappresenta un caso unico di pomodoro da mensa in ambiente protetto, segnato dalla salinità delle falde costiere e dall’intensa luminosità.
Sul piano agronomico, il pomodoro richiede apporti idrici elevati, soprattutto nelle fasi di trapianto, fioritura e invaiatura. L’irrigazione a goccia, abbinata alla fertirrigazione, è la tecnica più efficiente per il controllo dei parametri qualitativi, in particolare del grado Brix. La raccolta è ormai meccanizzata per quasi il 100% al Nord e oltre il 90% nel Centro-Sud, con eccezioni di nicchia come il San Marzano DOP (ANICAV, 2026).
La sostenibilità della filiera si gioca su irrigazione di precisione, gestione dei nitrati e riduzione dell’impronta carbonica. La produzione biologica sfiora il 10% della superficie nel bacino Nord, se pure in lieve flessione nell’ultimo biennio. Le sfide climatiche — crisi idriche ricorrenti nel Mezzogiorno ed eventi estremi al Nord — rendono questi investimenti decisivi per la tenuta competitiva del settore (Cammarano et al., 2022).
DOP e IGP, le denominazioni del pomodoro italiano
L’Italia vanta due DOP e una IGP dedicate al pomodoro:
- Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino DOP: province di Salerno, Napoli e Avellino, coltivazione in campo aperto, uso esclusivo per pelati e derivati;
- Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP: 18 comuni del Napoletano, prevalentemente nel Parco Nazionale del Vesuvio; ecotipi locali senza ibridi, nelle versioni fresco, ‘al piennolo’ e in conserva;
- Pomodoro di Pachino IGP: comuni di Pachino, Portopalo, Noto e Ispica, quattro varietà in ambiente protetto con acque di falda salmastre.
I claim nutrizionali certificati dalle tabelle ufficiali
Secondo le tabelle del CREA (2019) sulla composizione degli alimenti, 100 grammi di pomodoro fresco maturo apportano in media:
- energia: 23 kcal;
- proteine 1,0 g;
- lipidi 0,2 g;
- carboidrati 3,5 g (di cui zuccheri 3,5 g);
- fibre alimentari 2,0 g (di cui 1,67 g insolubili).
Tra i minerali figurano potassio (297 mg per 100 g), fosforo (25 mg), magnesio (10 mg), calcio (9 mg), sodio (6 mg), selenio (2,3 µg), ferro (0,3 mg), zinco (0,11 mg) e rame (0,01 mg). Tra le vitamine, vitamina A (retinolo equivalente) 610 µg, vitamina C 25 mg, niacina 0,80 mg e tiamina 0,02 mg.
Ai sensi del Nutrition and Health Claims Regulation (EC) No 1924/2006, raffrontando i valori di cui sopra con i Valori Nutritivi di Riferimento di cui in Allegato XIII al Reg. (UE) 1169/2011, è possibile attribuire ai pomodori le seguenti indicazioni nutrizionali:
- ‘ricco in vitamina A’ (retinolo eq.), pari al 76% del VNR;
- ‘ricco in vitamina C’, pari al 31% del VNR;
- ‘fonte di potassio’, pari al 14,85% del VNR.
Il profilo medio del pomodoro si distingue per il basso valore energetico, la ricchezza d’acqua (94%) – e dei micronutrienti indicati nonché di composti bioattivi con azione antiossidante, fra i quali spicca il licopene che è anche responsabile del suo colore rosso.
Pomodoro e salute
I benefici per la salute associati al consumo di pomodoro e suoi derivati non sono ancora stati oggetto di apposite valutazioni da parte di EFSA (European Food Safety Authority), ai fini dell’autorizzazione di appositi ‘health claim’. La ricerca scientifica offre peraltro alcuni spunti interessanti che meritano approfondimenti e ulteriori studi, con particolare riguardo al licopene.
Licopene e rischio cardiovascolare
Il licopene, carotenoide liposolubile presente nel pomodoro crudo in media in ragione di circa 3 mg per 100 g, è il composto più studiato del frutto (Nam et al., 2026). Una meta-analisi di studi osservazionali ha associato una maggiore esposizione al licopene a una riduzione del 17% del rischio cardiovascolare (RR 0,83; IC 95% 0,76-0,90), con effetti significativi su cardiopatia ischemica e ictus (Song et al., 2017). Sul piano dei meccanismi, una review ha descritto come il licopene agisca riducendo l’ossidazione del ‘colesterolo cattivo’ (LDL), migliorando la funzione endoteliale e modulando l’infiammazione attraverso l’inibizione del fattore di trascrizione NF-κB (Hsieh et al., 2022).
La sintesi più aggiornata arriva da una umbrella review del 2026 che ha riesaminato nove revisioni sistematiche: il consumo di pomodoro e licopene riduce in modo modesto ma significativo la pressione arteriosa (circa -2,4 mmHg per la sistolica e -1,3 mmHg per la diastolica), con certezza dell’evidenza ‘alta’ secondo il sistema GRADE, mentre gli effetti sul profilo lipidico restano incoerenti. Gli autori indicano come dose utile 5-30 mg di licopene al giorno, pari a uno o due pomodori crudi (Nam et al., 2026). Per coglierne la rilevanza clinica, una meta-analisi su dati individuali di 48 trial ha stimato che ogni riduzione di 5 mmHg della pressione sistolica abbatta di circa il 10% il rischio di eventi cardiovascolari maggiori, a prescindere dai valori di partenza (Blood Pressure Lowering Treatment Trialists’ Collaboration, 2021).
L’evidenza clinica si conferma anche sul versante vascolare: uno studio randomizzato, controllato in doppio cieco su 75 adulti sani ha mostrato che l’assunzione di succo di pomodoro ricco di licopene migliora la funzione endoteliale (misurata come flusso mediato dalla dilatazione, FMD) già dopo 4 settimane e fino a 12 (Yoshida et al., 2025).
Il fattore cottura: il pomodoro ‘all’italiana’
Un aspetto cruciale è che la biodisponibilità del licopene aumenta con la cottura e in presenza di grassi, esattamente come avviene nelle preparazioni mediterranee. Un trial randomizzato cross-over su soggetti in sovrappeso ha rilevato che il consumo quotidiano di pomodoro cotto con olio d’oliva per sei settimane migliora significativamente l’attività piastrinica, con un effetto antiaggregante coerente con la protezione cardiovascolare (López-Yerena et al., 2023).
Licopene e neoplasie
La meta-analisi più ampia mai condotta su tomato/licopene e tumori — 119 studi prospettici, oltre 4,6 milioni di soggetti — ha rilevato che un elevato apporto di licopene è associato a una riduzione del 5% del rischio oncologico complessivo, che sale all’11% considerando gli alti livelli ematici; ogni incremento di 10 µg/dL di licopene circolante si lega a un rischio inferiore del 5% (Balali et al., 2025). Le associazioni più solide riguardano, in letteratura, il tumore della prostata.
Il pomodoro in cucina: dalla passata alla pizza
Il pomodoro è ingrediente cardine della cucina italiana. I suoi usi principali:
- salse e sughi per la pasta, piatto-simbolo dell’identità nazionale;
- la pizza napoletana, la cui arte è stata riconosciuta nel 2017 come patrimonio UNESCO;
- pelati e passata per ogni stagione;
- insalate con ciliegini e datterini conditi a crudo con extravergine e basilico;
- zuppe come la pappa al pomodoro;
- conserve sott’olio e pomodori secchi.
Come scegliere il pomodoro per consumatori e buyer professionali
Per i buongustai. Privilegiare i prodotti biologici certificati, per la garanzia massima di tutela dell’ambiente e della biodiversità; considerare le denominazioni DOP e IGP (San Marzano, Piennolo, Pachino), ove disponibili, per tracciabilità e tipicità; rispettare la stagionalità del pieno campo (maggio-settembre); variare le cultivar autoctone; ricordare che il pomodoro cotto abbinato con olio d’oliva massimizza l’assorbimento del licopene.
Per gli acquirenti professionali. Verificare le certificazioni di sostenibilità (gestione idrica, nitrati, impronta carbonica); valutare il grado Brix (oltre 5 indica maggiore concentrazione di solidi solubili); diversificare l’approvvigionamento fra Nord e Centro-Sud per mitigare i rischi climatici; privilegiare filiere corte e organizzazioni di produttori.
Conclusioni
Il futuro del pomodoro italiano si gioca sulla duplice capacità di governare la transizione ecologica nei campi e di valorizzare la trasparenza in etichetta. Se da un lato l’irrigazione di precisione e la diversificazione dei bacini produttivi sono risposte obbligate ai vincoli climatici emergenti, dall’altro la corretta comunicazione dei claim nutrizionali a norma UE rappresenta una leva competitiva fondamentale. Scegliere prodotti biologici, certificati e legati ai territori DOP e IGP non è solo un atto di tutela del sistema produttivo nazionale, ma una decisione consapevole di salute, validata da rigorosi modelli di farmacocinetica e nutrizione clinica.
Dario Dongo
Credit cover El Tamiso cooperativa biologica
Riferimenti
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Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.


