Salute

Fipronil, prima riunione a Bruxelles

Fipronil, prima riunione a Bruxelles

A seguito di sollecitazione degli Stati Membri, è stata anticipata al 30 agosto la prima riunione a Bruxelles sul caso Fipronil, che il Commissario Vytenis Andriukaitis aveva tardivamente fissato per il 26 settembre. A seguire, il suo esito.

La Sezione ‘Novel Foods and Toxicological Safety of the Food Chain‘ del Comitato PAFF, (1) cui partecipano gli esperti delle rappresentanze governative nazionali e della Commissione Europea, si è riunita il 30.8.17. All’ordine del giorno, scambio di opinioni e discussione in merito all’utilizzo di prodotti contenenti Fipronil e altre sostanze – quali l’Amitraz – negli allevamenti di galline ovaiole.

La convocazione urgente è stata dettata dall’esigenza di fare luce su un caso che ha suscitato ampia preoccupazione nei consumatori europei verso la filiera di produzione delle uova. Un alimento essenziale nella dieta dei cittadini, il cui consumo è infatti raccomandato in tutte le linee guida nutrizionali, in ragione delle proteine di alto valore biologico – oltreché a buon mercato, perciò disponibili ad ampi strati della popolazione – da esso offerte.

Le prime valutazioni del rischio associato al consumo di uova recanti tracce degli acaricidi oggetto di allerta inducono a ritenere la sostanziale assenza di pericoli per la salute umana. (2) L’aspetto più grave di questa crisi è invece rappresentato dai gravi ritardi dei punti di contatto nazionale di Olanda e Belgio nella notifica dell’allerta alla Commissione europea, almeno 8 mesi dopo averne appreso notizia.

Gli Stati membri e la Commissione hanno convenuto quindi la necessità di rispettare – meglio tardi che mai (!) – i termini per la notifica delle allerta nel sistema RASFF (‘Rapid Alert System on Food & Feed‘). Cui deve obbligatoriamente conseguire, in situazioni come questa, l’immediato avvio delle procedure di ritiro e richiamo. (3) Bisogna altresì adottare un approccio uniforme nella gestione di animali e uova di allevamenti interessati dalla contaminazione. Dopo avere stabilito i fattori di concentrazione da applicare per la valutazione di conformità degli ovoprodotti.

La Commissione europea ha chiesto agli Stati Membri di definire appositi piani di monitoraggio su allevamenti di galline ovaiole, nonché sulle uova e le carni al mattatoio. Estendendo la ricerca ad altri antiparassitari che potrebbero interessare la filiera sotto indagine. (4) Sebbene il caso Fipronil sia da ricondurre ad attività fraudolente – causate dall’impiego illecito di pesticidi vietati – si è richiamata la necessità per gli operatori della filiera di adottare opportune misure di autocontrollo, alla luce delle notizie emerse, al fine di prevenire contaminazioni involontarie e garantire l’assoluta sicurezza dei prodotti.

Il Ministero della salute italiano (5) ha  partecipato attivamente al dibattito. Il piano di campionamenti e controlli è stato avviato con tempestività, a dimostrazione dell’efficienza del sistema nazionale dei controlli pubblici ufficiali. (6)

uova sigillo italiano

In conclusionecome si è già chiarito, non v’è ragione di preoccuparsi per la sicurezza delle nostre uova né della filiera avicola del Bel Paese. Il programma di controlli a tappeto – capannone per capannone – stabilito da Assoavi offrirà ulteriore tranquillità sulla totale assenza di rischi su ogni prodotto immesso in vendita. Piuttosto, si deve organizzare al più presto un Consorzio per la gestione del ‘Sigillo Italiano’ per garantire i consumatori globali sull’integrità delle nostre filiere.

Dario Dongo

Note

(1) Standing Committee on Plants, Animals, Food and Feed. Cfr. https://ec.europa.eu/food/sites/food/files/safety/docs/reg-com_toxic_20170830_agenda.pdf

(2) V. http://www.ceirsa.org/leggitutto.php?idrif=797

(3) Ai sensi del reg. CE 178/02, c.d. General Food Law, articolo 19

(4) Le indagini hanno preso il via sulle società Poultry Vision (Belgio) e Chickfriend (Olanda). I prodotti illeciti di cui si è avuta prima conoscenza sono commercializzati con i marchi ‘DEGA 16’ e ‘Cooper Boost’. Le verifiche più approfondite peraltro comprendono l’analisi di eventuale presenza di residui di circa 240 principi attivi di pesticidi

(5) Al quale va ascritta la sola imprudenza di un’iniziale comunicazione del rischio poi smentita dai fatti

(6) Con l’unico difetto, al quale speriamo verrà posto immediato rimedio, di non avere ancora esteso i controlli agli allevamenti in gabbia

 

 

 

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