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Residui di pesticidi nei prodotti bio, contaminazioni accidentali sotto controllo

Il sistema biologico offre le migliori garanzie di sviluppo sostenibile – sulla base di regole uniformi nel Vecchio Continente fin dal 1991 (1) – e le contaminazioni accidentali da residui di pesticidi nei prodotti bio, se pure possibili, sono soggetti ad apposite regole.

Una recente rassegna scientifica (Schleiffer et al., 2022) offre spunti utili per distinguere i casi di contaminazioni tecnicamente inevitabili, rispetto alle frodi che il regime rafforzato dei controlli sul bio tende in ogni caso a minimizzare (2,3).

Il vero problema, che solo la conversione dell’agricoltura al metodo biologico può mitigare, è la contaminazione ambientale da agrotossici e microplastiche provocata dal metodo agricolo ‘convenzionale’. Un approfondimento.

1) Sistema biologico e sviluppo sostenibile. Premessa

Gli obiettivi generali del sistema di produzione biologica rappresentano la migliore espressione degli obiettivi di sviluppo sostenibile, nelle filiere agricola e alimentare, come declinati nei Sustainable Development Goals (SDGs) e nelle strategie UE di settore. In primis:

a) contribuire alla tutela dell’ambiente e del clima (#SDG13, #SDG14, #SDG15. EU Green Deal),

b) conservare a lungo termine la fertilità dei suoli (#SDG15, Life on land. Soil strategy 2030, Piano d’azione integrato per la gestione dei nutrienti in agricoltura. V. note 4,5)

c) contribuire a un alto livello di biodiversità (Biodiversity 2030), (6)

d) contribuire efficacemente a un ambiente non tossico, (7)

e) contribuire a criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e soddisfare, in particolare, le specifiche esigenze comportamentali degli animali secondo la specie,

f) promuovere le filiere corte e la produzione locale nelle varie zone dell’Unione, (8)

g) incoraggiare il mantenimento delle razze rare e autoctone in via di estinzione (9,10,11).

2) Contaminazioni accidentali dei prodotti bio, le regole UE

Il reg. UE 2018/848 stabilisce una serie di misure volte a prevenire la presenza di prodotti e sostanze non autorizzati (art. 28), definisce gli obblighi e interventi in caso di sospetto di non conformità (art. 27) e le misure da adottare in caso di residui di prodotti o sostanze non autorizzati (art. 29).

‘La semplice presenza di residui di una sostanza non autorizzata in un prodotto destinato a essere utilizzato o commercializzato come biologico costituisce motivo di sospetto di non conformità’, spiega Roberto Pinton, membro della Regulatory Task Force di IFOAM Organics Europe. (12)

2.1) Autocontrollo, sospetti di residui e controlli ufficiali

Gli operatori – oltre a essere soggetti a controlli di parte terza e delle autorità competenti, sono tenuti a mantenere un sistema di autocontrollo. Se da questo sistema emerge la presenza di residui di una sostanza non ammessa, l’operatore è tenuto a identificare e segregare il prodotto, senza immetterlo sul mercato e a verificare se il sospetto è fondato.

Se il sospetto è confermato o il relativo rischio non può venire escluso, l’operatore deve informare l’organismo di controllo, che deve condurre immediatamente un’indagine ufficiale a norma del regolamento UE 2017/625 per determinare le fonti e la causa e per verificare se il prodotto è conforme o meno’ (Roberto Pinton, IFOAM).

2.2) Focus su processo e procedure

Le misure definite nel reg. UE 2018/848 in caso di residui di sostanze non ammesse esprimono un approccio che si radica sul processo e le procedure da seguire, anziché introdurre soglie di tolleranza. È infatti indispensabile pretendere sempre il puntuale rispetto delle regole da parte degli operatori, anche nei casi in cui si possano verificare contaminazioni tecnicamente inevitabili e al di fuori del loro controllo. In linea con i precedenti che attengono ai prodotti tutelati con maggior rigore:

– baby food. La direttiva 2006/125/CE sugli alimenti destinati a lattanti e bambini di età inferiore ai 3 anni, nell’affermare il divieto d’impiego di antiparassitari, riconosce che ciò, ‘tuttavia, non garantisce necessariamente che i prodotti non contengano gli antiparassitari, in quanto alcuni di essi contaminano l’ambiente, per cui si possono trovare i loro residui nei prodotti’,

– infant food. La direttiva 2006/141/CE, su alimenti per lattanti e alimenti di proseguimento, a sua volta rileva come il divieto di utilizzare antiparassitari nei prodotti agricoli a essi destinati ‘non garantisce necessariamente che i prodotti siano esenti da tali antiparassitari, in quanto taluni antiparassitari contaminano l’ambiente e i loro residui possono essere comunque presenti nei prodotti interessati’. Alcune sostanze infatti ‘hanno un tasso di degrado lento e continuano a contaminare l’ambiente’.

2.3) Precauzioni post-raccolta

Le contaminazioni incrociate possono verificarsi anche nelle fasi post-raccolta, ed è perciò che il reg. UE 2018/848 stabilisce una separazione spazio-temporale delle lavorazioni di prodotti biologici e convenzionali. Oltre a imporre un’adeguata pulizia e disinfezione negli impianti di trasformazione e magazzinaggio. Le cross-contamination possono infatti occorrere a causa di:

  • fumiganti (usati per disinfettare cassoni di autocarri, rimorchi e container) capaci di attraversare le barriere di plastica e così raggiungere gli alimenti,
  • strumenti e impianti di stoccaggio e lavorazione non puliti adeguatamente tra una lavorazione (non bio) e l’altra (biologica).

3) Residui tecnicamente inevitabili

Il regolamento UE 2018/848 – non potendo prescrivere requisiti ‘impossibili’, impone quindi agli operatori il raggiungimento delle migliori prestazioni possibili:

  • la Commissione europea, entro il 31.12.25, potrà presentare una proposta legislativa per armonizzare per procedure da seguire,
  • alcuni Stati membri, frattanto, hanno stabilito le soglie e le procedure da applicare a livello nazionale. A seguire alcuni esempi.

4) Contaminazioni accidentali dei prodotti biologici, le norme nazionali

In Belgio, i prodotti bio che presentino residui superiori a una volta e mezzo il LOD (limit of detection) devono venire de-certificati dagli organismi di controllo. A meno che l’operatore non possa dimostrare che la presenza della sostanza non autorizzata deriva da fattori estranei alla sua responsabilità.

In Germania, il prodotto bio su cui non vengano rilevate più di due sostanze in misura superiore a 0,01 mg/kg si considera conforme, a meno che se non risultino evidenze di violazione delle regole. L’indagine si conclude dunque con la valutazione di conformità del prodotto a seguito di accertamento della natura accidentale della contaminazione e dell’adozione, da parte dell’operatore, di tutte le ragionevoli misure precauzionali.

L’Italia ha introdotto le regole più severe, con il decreto del ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali n. 309/2011 (Contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili di prodotti fitosanitari in agricoltura biologica). A seguire i dettagli.

5) Contaminazione accidentale degli alimenti bio. Le regole in Italia

Il DM 309/2011 applica ai prodotti biologici italiani la stessa soglia introdotta a livello UE per le contaminazioni tecnicamente inevitabili del baby food, pari a 0,01 mg/kg (vale a dire, 1 g di sostanza non ammessa su 100 tonnellate di alimento):

  • la semplice positività all’analisi, anche al di sotto della soglia di 0,01 mg/kg, impone un’indagine da parte dell’organismo di controllo che deve accertarne le cause,
  • il superamento del limite di 0,01 mg/kg esclude la possibilità di certificare il prodotto come bio, quand’anche l’indagine accerti l’assoluta regolarità della condotta dell’operatore e l’inevitabilità della contaminazione.

5.1) Acido fosfonico

Il ministero italiano delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MiPAAF) ha poi introdotto alcune deroghe per il solo acido fosfonico, nei casi e termini che seguono:

  • il DM 7264/2020 ha innalzato a 0,05 mg/kg la soglia numerica per la certificazione, fino al 31.12.22. Dato atto di apposito studio del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) ove si dimostra l’elevata persistenza dell’acido fosfonico nelle parti legnose delle piante, a seguito dei trattamenti ammessi in epoca anteriore alla conversione al metodo biologico,
  • la legge 11.9.20 n. 120, sempre su indicazioni del MiPAAF, ha poi ammesso la certificazione bio anche in ipotesi di livelli superiori di acido fosfonico, quando l’organismo di controllo accerti che la sua presenza sia dovuta alla natura del suolo. Come è già stato accertato nei frutti ottenuti su terreni di origine vulcanica.

6) Residui di pesticidi nei prodotti bio, le cause

La scientific review in esame (Schleiffer et al., 2022), finanziata da IFOAM Organics Europe, offre alcuni dati utili a comprendere il fenomeno delle contaminazioni accidentali dei prodotti bio:

  • EFSA (European Food Safety Authority) ha rilevato come il 6% circa dei prodotti dichiarati biologici immessi sul mercato UE contenga tracce di pesticidi di sintesi,
  • EOCC (European Organic Certifiers Council) ha a sua volta accertato che il 43% dei predetti casi è certamente dovuto a contaminazione ambientale. (2)

6.1) Lo stato della natura in UE

L’agricoltura biologica – unica salvezza degli ecosistemi dall’inquinamento di suoli, acque e aria dalle sostanze chimiche tossiche e microplastiche (13) causato dall’agricoltura ‘convenzionale’ – copre ancora soltanto 14.869.779 ettari in UE, pari al 9,2% della superficie agricola utilizzata (il 17,4% in Italia, sopra la media con 75.847 agricoltori certificati bio).

I 349.499 agricoltori biologici che operano in UE (dati 2020, in crescita), di conseguenza:

  • sono letteralmente circondati dall’oltre 90% di terreni ove si utilizzano pesticidi di sintesi. In attesa che gli Stati membri sostengano la conversione al bio, come concordato in UE, (14)
  • possono introdurre misure per contenere i rischi di contaminazione incrociata nelle fasi di manipolazione, trasporto e stoccaggio,
  • non possono fare granché per inibire il c.d. ‘effetto deriva’ dei pesticidi (su suolo, acqua e aria), che è invece compito delle istituzioni.

7) Pesticidi, usi e consumi in UE

Oltre 333 mila tonnellate di pesticidi vengono commercializzate e più di 450 sostanze sono approvate ogni anno in UE, per gli usi in agricoltura e zootecnia, nei giardini privati e pubblici, la manutenzione di strade e linee ferroviarie. Tali sostanze contaminano le acque superficiali e i suoli, fino a raggiungere le falde acquifere. Oltre a venire trasportate nell’aria, anche su lunghe distanze come si è visto. (15)

7.1) Pesticidi nei suoli

Il 50% circa delle sostanze viene applicato direttamente sui suoli, per combattere erbe infestanti, parassiti e/o agenti patogeni. L’altra metà delle sostanze, irrorata sulle piante, raggiunge il suolo tramite irrigazioni, piogge e forza di gravità.

I tempi di degradazione delle sostanze sono a volte atavici, come dimostra il fatto che ancora si ritrovano nei suoli sostanze vietate da decenni come il DDT e l’atrazina.
Pesticidi ed erbicidi vengono poi assorbiti dalle radici e diffusi nella pianta attraverso il sistema vascolare.

7.2) Pesticidi nelle acque

L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) – ente pubblico di ricerca del ministero della Transizione Ecologica che pubblica periodicamente il Rapporto nazionale pesticidi nelle acque – nel 2017-2018 ha trovato pesticidi nel 77,3% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 32,2% di quelle sotterranee’, ricorda Roberto Pinton. (16)

Ma non basta: nel 21% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali la concentrazione è superiore ai limiti ambientali fissati per legge, così come nel 5.2% delle acque delle falde profonde. Le sostanze che più frequentemente superano i limiti nelle acque superficiali sono i diserbanti glifosate e metolaclor e gli anticrittogamici dimetomorf e azossistrobina‘.

7.3) Acque di falda, effetto cocktail

Nelle acque profonde, assieme all’onnipresente glifosate troviamo l’altro diserbante bentazone e gli anticrittogamici triadimenol, oxadixil e metalaxil. (17) Come ammonisce l’ISPRA, l’uomo e gli altri organismi sono così esposti a un vero e proprio cocktail di sostanze chimiche la cui ricetta è ignota‘, prosegue Roberto Pinton.

L’impatto sulla salute umana dell’esposizione multipla a miscele di agrotossici, c.d. effetto cocktail, è a sua volta pressoché ignoto. In attesa di analisi più avanzate (es. metabolomica del sangue, trascrittomica epatica e analisi della metilazione del DNA a livello di genoma), peraltro già disponibili (18,19).

7.4) Pesticidi nell’aria

Gli agrotossici sono disponibili nelle forme liquida, solida o gassosa. Le particelle gassose entrano nella pianta attraverso gli stomi o le cuticole, quelle solide si depositano sulle superfici delle piante e vengono così assorbite. Altre particelle vengono depositate sulle piante e i suoli dalle acque piovane e di irrigazione.

Le irrorazioni sono la prima causa di veicolazione di pesticidi nell’aria, se pure anche le sostanze già applicate sulle piante possano venire trasportate dal vento. Uno studio ambientale su larga scala, nella macroregione europea (Jaward et al., 2004), ha rilevato i più alti livelli di ppDDT nell’aria in Italia, Russia ed Est Europa. (20)

8) Conclusioni provvisorie

La vivace biodiversità che si registra nei campi coltivati con metodo biologico, a raffronto con quello convenzionale (+68-105% specie vegetali, +74-153% piante spontanee. Fuller et al., 2005) è indicativa dell’impatto sulla vita delle particelle inquinanti contenute in pesticidi, erbicidi, fungicidi e altri agrotossici. (21)

‘Non ha alcun senso pensare di confinare la produzione biologica nelle aree già incontaminate e in perfetto equilibrio ecologico’, conclude Roberto Pinton. ‘È invece urgente introdurre quelle stesse pratiche di produzione proprio nelle aree dove la coltivazione convenzionale più intensiva ha fatto e sta facendo disastri.

Se nell’80% dei punti di campionamento delle falde acquifere della pianura padana ci sono residui di pesticidi, è proprio lì che bisogna intervenire, e non si può fare che cominciando a tagliare i trattamenti e reintroducendo le buone pratiche agronomiche, le rotazioni, la fertilizzazione organica, la cura del patrimonio suolo. Ma anche con l’informazione corretta al consumatore’.

Dario Dongo e Alessandra Mei

Note

(1) European Court of Auditors. Organic Food in the EU – Background Paper. February 2018. https://www.eca.europa.eu/Lists/ECADocuments/BP_ORGANIC_FOOD/BP_ORGANIC_FOOD_EN.pdf

(2) Schleiffer M, Speiser B. (2022). Presence of pesticides in the environment, transition into organic food, and implications for quality assurance along the European organic food chain – A review. Environ Pollut. 2022 Nov 15;313:120116. doi: 10.1016/j.envpol.2022.120116

(3) Donato Ferrucci, Dario Dongo. Controlli bio in Italia, l’ABC e i dati. GIFT (Great Italian Food Trade). 7.3.19

(4) Dario Dongo. Protezione del suolo, strategia 2030. L’ABC. GIFT (Great Italian Food Trade). 6.12.21

(5) Donato Ferrucci, Dario Dongo. Nutrizione dei suoli e le colture, il piano d’azione integrato in UE. GIFT (Great Italian Food Trade). 10.7.22

(6) Dario Dongo, Giulia Torre. Speciale – Strategia UE 2030 per la Biodiversità, il piano annunciato a Bruxelles. GIFT (Great Italian Food Trade). 31.5.20

(7) Marta Strinati. Pesticidi, due terzi del pianeta a rischio di inquinamento ambientaleGIFT (Great Italian Food Trade). 26.9.22

(8) Dario Dongo. Filiera corta, concetti e valori. GIFT (Great Italian Food Trade). 27.9.19

(9) Reg UE 2018/848, articolo 4

(10) Dario Dongo. Biologico, reg UE 2018/848. GIFT (Great Italian Food Trade). 22.6.18

(11) Donato Ferrucci, Dario Dongo. Produzione ed etichettatura dei prodotti biologici, al via il reg. UE 2018/848. L’ABC. GIFT (Great Italian Food Trade). 2.2.22

(12) IFOAM Organics Europe è l’organizzazione europea di riferimento per l’alimentazione e l’agricoltura biologica. Rappresenta quasi 200 organizzazioni in 34 Paesi europei, costituite da agricoltori e trasformatori, dettaglianti e operatori della distribuzione, organismi di certificazione, consulenti, ricercatori, organizzazioni ambientaliste e di consumatori

(13) Marta Strinati. Microplastiche nei pesticidi, il rapporto CIEL. GIFT (Great Italian Food Trade). 20.7.22

(14) Marta Strinati. Piani strategici nazionali, budget per il bio da rivedere. Le richieste IFOAM. GIFT (Great Italian Food Trade). 8.6.22

(15) Dario Dongo. L’effetto deriva dei pesticidi su api, alberi e piante distanti dai terreni coltivati. GIFT (Great Italian Food Trade). 21.12.20

(16) Dario Dongo. ISPRA, rapporto 2020 sui pesticidi nelle acque. GIFT (Great Italian Food Trade). 24.12.20

(17) Dario Dongo, Martina Novelli. Metalaxyl, il fungicida più diffuso nell’agricoltura italiana. Quali rischi? Égalité. 23.2.20

(18) Marta Strinati. I cocktail di pesticidi causano tossicità, anche alle dosi ammesse in UE. Nuovo studio. GIFT (Great Italian Food Trade). 24.10.20

(19) Alberto Mantovani. Cocktail tossici? Valutazione del rischio delle esposizioni multiple a interferenti endocrini. GIFT (Great Italian Food Trade). 28.9.20

(20) Foday M. Jaward, Nick J. Farrar, Tom Harner, Andrew J. Sweetman, Kevin C. Jones (2004). Passive Air Sampling of PCBs, PBDEs, and Organochlorine Pesticides Across Europe. Environ. Sci. Technol. 2004, 38, 1, 34–41. https://doi.org/10.1021/es034705n

(21) R.J. Fuller, L.R. Norton, R.E. Feber, P.J. Johnson, D.E. Chamberlain, A.C. Joys, F. Mathews, R.C. Stuart, M.C. Townsend, W.J. Manley, M.S. Wolfe, D.W. Macdonaid e L.G. Firbank (2005). Benefits of organic farming to biodiversity vary among taxa. Biol Lett. 2005 Dec 22;1(4):431-4. doi: 10.1098/rsbl.2005.0357

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Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.

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Laureata in Giurisprudenza all'Università di Bologna, ha frequentato il Master in Food Law presso la stessa Università. Partecipa alla squadra di WIISE srl benefit dedicandosi ai progetti europei e internazionali di ricerca e innovazione.

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