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Caratterizzazione genetica dei grani antichi siciliani, studio scientifico

Caratterizzazione genetica dei grani antichi siciliani, studio scientifico

La rivista Plants ha finalmente pubblicato il primo studio scientifico sulla caratterizzazione genetica e morfo-qualitativa di un’ampia collezione di grani antichi siciliani. (1) Fatti, non parole.

Grani antichi e ricerca scientifica

I grani antichi non appartengono né alla mitologia bucolica né al marketing creativo di qualche operatore spregiudicato. Rappresentano invece il frutto di una ricerca scientifica tuttora in corso, che si basa sull’indagine delle tradizioni rurali nel Mediterraneo. Con particolare riguardo alle Regioni del Meridione italiano. L’interesse condiviso è infatti quello di procedere a:

– identificazione delle sementi, anche in vista della loro doverosa tracciabilità,

– analisi delle differenze genetiche e qualitative tra i diversi grani antichi, nonché tra questi e i c.d. ‘grani moderni’,

– valutazione dei benefici che possano derivare dalla loro coltivazione sui terreni vocati.

Gli obiettivi di tale ricerca sono strettamente legati ai c.d. Sustainable Development Goals (SDGs), inseriti dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in Agenda ONU 2030. La filiera agroalimentare ha infatti un ruolo protagonista, come si è visto, nelle trasformazioni necessarie al progresso della civiltà umana.

Si aspira anzitutto a promuovere produzioni e consumi sostenibili, in linea con l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile n. 12. i quali trovano la migliore espressione nel sistema biologico. Senza trascurare le esigenze di garantire la effettiva sostenibilità delle produzioni che pur non seguano tale metodo.

Il cambiamento climatico, del resto, può addirittura venire mitigato grazie alle coltivazioni bio di grani antichi. Le quali, come dimostrato in un recente studio scientifico spagnolo, sono in grado di catturare in atmosfera più carbonio di quello emesso nelle attività legate ai loro interi cicli di produzione.

Caratterizzazione dei grani antichi siciliani, lo studio del CREA

Lo studio pubblicato su Plants è stato realizzato dai ricercatori del CREA in collaborazione con l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’Istituto di Bioscienze e Biorisorse del CNR di Palermo. Grazie alla Stazione Consorziale Sperimentale di Granicoltura per la Sicilia, a Caltagirone, alla quale va anche il merito di avere messo a disposizione la propria collezione di semi. (2)

L’identità genomica di 27 popolazioni locali di grano duro, 1 di frumento tenero e 2 delle varietà di grano duro più coltivate è stata evidenziata mediante impiego di marcatori genetici a singolo nucleotide (Single Nucleotide Polymorphism – SNP). Si è quindi proceduto a rilevare l’impronta genetica (fingerprinting) riproducibile, per ciascuna varietà della collezione. La premessa per garantire l’autenticità dei prodotti nell’intero ambito della filiera del grano antico.

Grani antichi, le varietà iscritte nel Registro Nazionale

L’attenzione si focalizza sul sottoinsieme delle varietà iscritte al Registro Nazionale delle Varietà da Conservazione delle specie agrarie e delle specie ortive:

– 14 popolazioni locali siciliane di frumento duro (Biancuccia, Castiglione glabro, Ciciredda, Faricello , Gioia, Martinella, Paola, Perciasacchi, Russello, Scorsonera, Timilia reste bianche, Timilia reste nere, Tripolino, Urrìa),

– 3 di grano tenero, sempre di origine siciliana (Maiorca, Maiorcone, Romano),

– 2 varietà storiche (Bidì e Capeiti8).

Questi frumenti sono caratterizzati da piante di taglia molto elevata, bassa resa ma elevato contenuto in fibre, proteine, antiossidanti, vitamine e minerali. Nonché un basso o bassissimo indice di glutine. (3) L’estrazione della loro impronta genetica è fondamentale per identificare i grani antichi e mitigare il rischio di frodi alimentari.

Grani antichi e prospettive economiche

Nella sola Sicilia la coltivazione dei grani antichi già interessa circa 6.000 ettari di terreni. Tali colture possono tornare a essere protagoniste della rinascita dell’isola, un tempo nota come il granaio d’Europa. Grazie alla riscoperta del Valore della filiera corta e al crescente interesse dei consumatori verso alimenti buoni e giusti, ma anche salutari. E la ricerca scientifica, non la moda, ha già mostrato come i frumenti tradizionali possano effettivamente qualificarsi come superfood.

Le aziende agricole isolane si trovano ora di fronte a una grande opportunità, una delle poche speranze per la ripresa del comparto. Devono solo comprendere il valore straordinario di una agro-biodiversità che richiede il massimo rispetto. E può venire valorizzata al meglio solo utilizzando le tre chiavi di identità genetica, coltivazione biologica e tracciabilità. Una blockchain pubblica, come Wiise Chain, può consentire di asseverare i dati in un sistema incorruttibile. Niente di meglio per promuovere i valori autentici e fare emergere le volgari imitazioni. Ne parliamo a Catania il 24.10.19.

Dario Dongo e Paolo Caruso

Note

(1) Maria Carola Fiore, Francesco Mercati, Alfio Spina, Sebastiano Blangiforti,
Gianfranco Venora, Matteo Dell’Acqua, Antonio Lupini, Giovanni Preiti, Michele Monti, Mario Enrico Pè, Francesco Sunseri. (2019). Evaluation for the Assessment of Genetic Diversity of Wheat Landraces from Sicily. Plants 2019, 8, 116; doi:10.3390/plants8050116, https://res.mdpi.com/d_attachment/plants/plants-08-00116/article_deploy/plants-08-00116.pdf

(2) Proprio alla Stazione Consorziale Sperimentale di Granicoltura per la Sicilia in Caltagirone si deve il mantenimento della coltivazione dei grani antichi nel corso dei decenni, dopo che queste colture erano state di fatto abbandonate, o quasi

(3) Il c.d. Gluten Index (%) nei grani antichi varia da livello basso (attorno a 30) a bassissimo (15-20). Nei grani moderni ha viceversa un livello alto, intorno a 80

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