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Grani antichi e lotta al cambiamento climatico, studio scientifico

Grani antichi e lotta al cambiamento climatico, studio scientifico

Un recente studio scientifico dimostra il ruolo prezioso delle colture di grani antichi nel mitigare l’impatto dell’agricoltura sul clima. Le varietà antiche di frumento coltivate con metodo biologico, addirittura, sequestrano più carbonio di quanto i loro cicli produttivi emettano in atmosfera. In gergo tecnico, ‘impronta di carbonio negativa’.

Cambiamento climatico e impronta di carbonio dei cicli produttivi

Il cambiamento climatico ha finalmente trovato spazio nel mainstream media, grazie alle pacifiche manifestazioni dei giovani europei. Dalle piazze ai sistemi economici e alle filiere produttive, progettare le doverose strategie di contenimento comporta l’adozione di strumenti adeguati di monitoraggio. Per misurare le emissioni nell’atmosfera di gas serra e l’efficacia degli interventi.

L’impronta di carbonio, c.d. carbon footprint, è una misura che esprime in termini di ‘CO2 equivalente’ il totale delle emissioni di gas a effetto serra associate direttamente o indirettamente a un prodotto, un’organizzazione o un servizio. (1)

Il Protocollo di Kyoto indica quali gas a effetto serra l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4), protossido d’azoto (N2O), idrofluorocarburi (HFCs), esafluoruro di zolfo (SF6) e perfluorocarburi (PFCs). L’11,2% delle emissioni globali di gas serra antropogeniche (GHGe) è attribuito alle pratiche agricole ed è perciò necessario attuare strategie che ne consentano la riduzione. (2)

Carbonio in atmosfera, il ruolo dell’agricoltura

L’agricoltura può assumere un ruolo negativo ma anche positivo sull’ecosistema, in ragione della sostenibilità nella gestione dei terreni agricoli. Vale a dire, laddove vengano adottate pratiche rispettose della biodiversità e delle funzioni ecologiche degli agroecosistemi. Riducendo altresì l’impiego di pesticidi e fertilizzanti di sintesi.

I suoli possono rappresentare una preziosa risorsa per mitigare il cambiamento climatico. Nella misura in cui essi costituiscano riserva di carbonio organico, sono infatti in grado di sequestrare i gas serra presenti in atmosfera. Diversi studi scientifici evidenziano che un incremento della sostanza organica nei suoli in misura dell’1% l’anno per almeno 50 anni comporterebbe, solo in Italia, un accumulo di quasi 50 milioni di tonnellate di CO2. Pari al 10% circa delle emissioni nazionali di gas serra. (3)

L’agricoltura biologica, in particolare, può offrire benefici ambientali significativi. (4) Ivi compresi quelli relativi alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici. (5)

Il comparto cerealicolo – e dei legumi in rotazione – negli ambienti pedoclimatici mediterranei ha un valore strategico, tenuto anche conto delle superfici investite e delle rese ottenute. Agire con determinazione sulle tecniche agronomiche in questo comparto agricolo può dunque costituire un valido strumento per lenire gli effetti negativi dei cambiamenti climatici.

Grani antichi e cambiamento climatico, lo studio

Lo studio ‘Contribution of old wheat varieties to climate change mitigation under contrasting managements and rainfed Mediterranean conditions’, pubblicato sulla rivista scientifica ‘Journal of Cleaner Production’, rileva che proprio le varietà di grani antichi rappresentano un promettente rimedio per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. (6)

I ricercatori spagnoli hanno messo confronto, nel corso di un triennio, colture convenzionali e biologiche di grani antichi e moderni nelle condizioni pedoclimatiche tipiche dell’area mediterranea. I risultati mostrano come l’impronta di carbonio rilasciata dalle vecchie varietà di frumento sia significativamente inferiore rispetto a quelle moderne.

Il carbon footprint dei grani antichi, rispetto a quello moderno, è pari a 144 g anziché 263 g di CO2 per kg di granella prodotta in regime di agricoltura convenzionale. L’impronta carbonica è addirittura negativa, -43 g, nel caso di coltivazioni bio (a raffronto coi pur apprezzabili 29 g dei grani moderni biologici). Vale a dire che – grazie ai ridotti input energetici e ai propri residui organici – i grani antichi coltivati in regime di agricoltura biologica catturano nel suolo più anidride carbonica di quella necessaria al loro intero ciclo di produzione.

I grani antichi bio – realizzati con lavorazioni conservative, corretta gestione delle rotazioni agronomiche e naturali apporti di sostanza organica – possono quindi assumere un ruolo protagonista in una strategia di lotta al cambiamento climatico. Ed è curioso, un eufemismo, che la ricerca in esame – sebbene pubblicata su una delle più prestigiose riviste scientifiche di settore – non abbia avuto alcuna visibilità sui media generalisti. Sempre pronti, ça va sans dir, a denigrare ignobilmente il settore biologico. (7)

Paolo Caruso e Dario Dongo

Bibliografia

(1) Fonte Ministero dell’Ambiente

(2) F.N. Tubiello, M. Salvatore, A.F. Ferrara, J. House, S. Federici, S. Rossi, R. Biancalani, R.D. Condor, H. Jacobs, A. Flammini. ‘The contribution of agriculture, forestry and other land use activities to global warming, 1990–2012’. Global Change Biol., 21 (7) (2015), pp. 2655-2660, doi: 10.1111/gcb.12865

(3) In quest’ottica è stata proposta l’iniziativa ‘4×1000’, che propone di combattere i cambiamenti climatici incrementando il carbonio organico dei suoli in misura minima dello 0,4% annuo

(4) Tuomisto H.L., I.D. Hodge, P. Riordan, D.W. Macdonald. ‘Does organic farming reduce environmental impacts? A meta-analysis of European research.’ J. Environ. Manag., 112 (2012), pp. 309-320, doi: 10.1016/j.jenvman.2012.08.018

(5) Scialabba N.E.H., M. Mueller-Lindenlauf. ‘Organic agriculture and climate change.’ Renew. Agric. Food Syst., 25 (2010), pp. 158-169, doi: 10.1017/s1742170510000116

(6) Carranza-Gallego G., G.I. Guzmána, R.García-Ruíza, M.González de Molina, E. Aguilera, (2018). ‘Contribution of old wheat varieties to climate change mitigation under contrasting managements and rainfed Mediterranean conditions.’ Journal of Cleaner Production, Volume 195, 10 September 2018, Pages 111-121. https://doi.org/10.1016/j.jclepro.2018.05.188

(7) Alcuni, quasi banali esempi sono citati nei precedenti articoli https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/carne-biologica-abc-vs-fake-news-su-la-stampahttps://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/biologico-nessun-animale-in-gabbia. Circa la disinformazione sui controlli nelle filiere bio, a raffronto con le regole vigenti, si veda anche https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/carne-biologica-abc-vs-fake-news-su-la-stampa

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