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Controlli sull’olio d’oliva: l’Italia eccelle in UE

L’eccellenza dell’olio d’oliva italiano non risiede solo nella qualità organolettica, ma anche in un sistema di controlli ufficiali che si conferma il più avanzato ed efficace dell’Unione Europea. Lo ‘Special Report 01/2026’ della Corte dei Conti Europea (European Court of Auditors, ECA) – nel monitorare i sistemi di ‘enforcement’ implementati dagli Stati membri per garantire la genuinità, l’autenticità e la tracciabilità dell’olio d’oliva – indica l’Italia come modello di riferimento.

Grazie a un’architettura di vigilanza multilivello unica al mondo e all’integrazione di registri digitali d’avanguardia, il sistema italiano non solo assicura il rispetto dei requisiti di legge, ma eleva gli standard di tutela del mercato e protezione del consumatore. Un primato di trasparenza che la European Court of Auditors suggerisce ora di considerare come ‘best practice’, assieme ad altre raccomandazioni rivolte alla Commissione europea per rafforzare l’intero comparto olivicolo dell’Unione.

L’olio d’oliva rappresenta un prodotto emblematico per l’Unione Europea, che detiene il primato mondiale come produttore (61%), consumatore (45%) ed esportatore (65%) (European Court of Auditors, 2026). Il settore è disciplinato da normative specifiche che definiscono le categorie merceologiche, i requisiti di etichettatura e le modalità di controllo, in particolare attraverso i regolamenti (UE) 2022/2104 e 2022/2105 (Dongo, 2022).

Gli Stati membri sono tenuti a eseguire un numero minimo di controlli di conformità proporzionato ai volumi commercializzati, includendo analisi fisico-chimiche di laboratorio e valutazioni organolettiche mediante panel di assaggio. Tuttavia, il rapporto ECA evidenzia che ‘gli Stati membri non sempre rispettano tutti i requisiti’, rilevando lacune significative nell’esecuzione delle verifiche prescritte.

I risultati dell’audit: criticità e best practices

L’analisi della Corte dei Conti Europea ha interessato il periodo 2018-2023, concentrandosi su quattro Stati membri: Spagna, Italia, Grecia e Belgio. L’indagine ha riscontrato che nonostante l’esistenza di un quadro normativo europeo comprensivo, l’applicazione dei controlli risulti disomogenea tra i diversi Paesi produttori e consumatori. Alcuni Stati membri, in particolare, non raggiungono il numero minimo di controlli richiesto dalla normativa europea.

La Grecia ha sistematicamente effettuato meno verifiche del necessario (eccetto nel 2023), mentre la Spagna dal 2020 ha drasticamente ridotto i controlli sulla categoria. Grecia e Belgio hanno escluso segmenti rilevanti del mercato dai loro controlli senza adeguata giustificazione basata su analisi del rischio, compromettendo l’efficacia complessiva della sorveglianza. Le analisi di laboratorio risultano spesso incomplete, poiché solo le autorità spagnole hanno analizzato tutti i 15 parametri obbligatori, mentre Grecia, Belgio e Italia hanno omesso alcuni test (European Court of Auditors, 2026).

L’eccellenza italiana nei controlli e nella tracciabilità

Nonostante alcune lacune nelle analisi di laboratorio, l’Italia emerge come modello di riferimento per l’organizzazione dei controlli e i sistemi di tracciabilità. Le autorità italiane hanno sviluppato un’architettura di vigilanza multilivello che coinvolge non solo l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari (ICQRF) e l’agenzia doganale, ma anche tre corpi di polizia con poteri investigativi (Carabinieri, Guardia di Finanza e Corpo delle Capitanerie di porto). Nel 2021, è stato istituito un focus group specifico sul settore oleario, supportato dall’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), che ogni anno esamina e aggiorna i fattori di rischio e le possibili criticità (European Court of Auditors, 2026).

Un elemento distintivo del sistema italiano riguarda la formazione degli ispettori: molti ricevono addestramento sulla valutazione organolettica e sono membri di panel di assaggio ufficiali per l’olio d’oliva, così da essere in grado di identificare con maggiore precisione gli oli non conformi durante i campionamenti. L’Italia ha inoltre introdotto l’indicazione obbligatoria dell’anno di raccolta per gli oli extravergini e vergini di origine italiana e confezionati in Italia venduti sul territorio nazionale, quando il 100% degli oli provenga da tale raccolta (legge 9/2013, articolo 7.3). Il sistema sanzionatorio italiano si distingue per la rapidità delle procedure (1,2 mesi in media) e per l’efficacia deterrente, con sanzioni commisurate alle quantità di oli non conformi (d.lgs. 103/2016, articolo 9).

I registri elettronici per la tracciabilità completa

Sia l’Italia che la Spagna hanno sviluppato registri elettronici nazionali obbligatori che documentano ogni movimento di olio d’oliva lungo la filiera, strumento che supera significativamente i requisiti minimi europei di tracciabilità ‘one step back, one step forward’:

  • In Italia, gli operatori devono registrare ogni movimento, entro sei giorni, nel registro telematico del SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale). Si vedano DM 16059/2013; MIPAAF, 2015);
  • in Spagna i movimenti interni devono venire registrati in tempo reale e quelli esterni in anticipo (il sistema genera il documento di trasporto che accompagna l’olio).

Questi registri consentono alle autorità di verificare l’origine dei prodotti fino agli olivicoltori e alle particelle catastali dove sono state coltivate le olive. Durante i controlli di conformità, Italia e Spagna verificano sistematicamente l’origine a tutti gli stadi della catena di approvvigionamento ed eseguono bilanci di massa per prevenire frodi e garantire la qualità (European Court of Auditors, 2026).

Il sistema italiano consente inoltre di monitorare l’olio d’oliva non ancora categorizzato detenuto nei magazzini, richiedendo l’indicazione obbligatoria dell’origine anche per il prodotto sfuso. Questa capillarità dei controlli si riflette nei risultati: nel corso dello studio campionario condotto dall’ECA, tutti gli oli d’oliva italiani di origine nazionale potevano venire tracciati fino all’area geografica di raccolta e spremitura richiesta dalla normativa, con il 100% tracciabile almeno fino ai frantoi. Al contrario, per oli di origine mista o provenienti da più Stati membri, la cooperazione transfrontaliera si è rivelata meno efficace, evidenziando la necessità di armonizzare i diversi sistemi nazionali (European Court of Auditors, 2026).

Contaminanti e sicurezza alimentare

Per quanto riguarda i controlli sui contaminanti, l’audit ha riscontrato un quadro normativo chiaro per i residui di pesticidi, con programmi di controllo pluriennali coordinati a livello europeo. Gli Stati membri visitati conducono controlli basati su analisi del rischio, riscontrando raramente casi di non conformità. Tuttavia, per i contaminanti diversi dai fitofarmaci (come idrocarburi di oli minerali, plastificanti, diossine e PCB), il sistema risulta meno sviluppato.

Una criticità comune a tutti gli Stati membri visitati riguarda i controlli sull’olio d’oliva importato da Paesi extra-UE: sebbene l’UE importi l’equivalente del 9% della sua produzione annuale, le verifiche su pesticidi e altri contaminanti risultano inesistenti o molto limitate (European Court of Auditors, 2026; European Food Safety Authority, 2023).

Le raccomandazioni della Corte dei Conti Europea

Il rapporto ECA formula cinque raccomandazioni specifiche alla Commissione Europea:

  • rafforzamento della supervisione sui sistemi di controllo degli Stati membri, sollecitando informazioni appropriate sulle analisi del rischio, i controlli effettuati e le sanzioni applicate, con valutazione della conformità ai requisiti europei e adozione di azioni proporzionate quando i sistemi risultino insufficienti (termine di attuazione: 2027-2028);
  • chiarire le norme sulla miscelazione di oli d’oliva vergini che provengano da diverse annate di raccolta o categorie differenti, aspetto attualmente privo di regole armonizzate sufficientemente esplicite (termine: 2026);
  • migliorare le linee guida per i controlli sui contaminanti, richiedendo agli Stati membri di fornire dettagli sulle analisi del rischio, i contaminanti verificati e la frequenza dei controlli, con esplicita considerazione dell’olio d’oliva d’importazione (termine: 2026).
  • fornire chiarimenti e orientamenti sui requisiti di verifica della tracciabilità, specificando cosa debbano coprire tali controlli e come debbano venire rendicontati i risultati (termine: 2027);
  • migliorare la tracciabilità dell’olio d’oliva incoraggiando e supportando gli Stati membri che non vi abbiano provveduto a sviluppare registri per documentare i movimenti di olive e olio, migliorando la compatibilità dei diversi sistemi per facilitare la tracciabilità transfrontaliera (termine: 2028) (European Court of Auditors, 2026).

Conclusioni

Il rapporto della Corte dei Conti Europea evidenzia come l’esistenza di un sistema comprensivo di regole uniformi non garantisca automaticamente la sua applicazione efficace nei diversi Stati membri. L’esperienza italiana dimostra che l’integrazione di controlli multilivello, la formazione specialistica degli ispettori, sistemi avanzati di tracciabilità elettronica e sanzioni rapide ed efficaci costituisce un modello virtuoso per garantire la genuinità e la sicurezza dell’olio d’oliva commercializzato.

Permangono tuttavia criticità comuni a livello europeo, in particolare per quanto riguarda la completezza delle analisi di laboratorio, i controlli sui prodotti d’importazione extra-UE e la cooperazione transfrontaliera per la verifica dell’origine. L’implementazione delle raccomandazioni della Corte dei Conti Europea, insieme alla diffusione delle ‘best practices’ italiane e spagnole in materia di tracciabilità, potrebbe contribuire significativamente a rafforzare la tutela dei consumatori e la reputazione dell’olio d’oliva europeo sui mercati internazionali.

Dario Dongo

Foto di Lucio Patone su Unsplash

Bibliografia

  • Commission Delegated Regulation (EU) 2022/2104 of 29 July 2022 supplementing Regulation (EU) No 1308/2013 of the European Parliament and of the Council as regards marketing standards for olive oil. Current consolidated version: 10/06/2024 http://data.europa.eu/eli/reg_del/2022/2104/2024-06-10
  • Commission Implementing Regulation (EU) 2022/2105 of 29 July 2022 laying down rules on conformity checks of marketing standards for olive oil and methods of analysis of the characteristics of olive oil. Consolidated text: 11/11/2024 http://data.europa.eu/eli/reg_impl/2022/2105/2024-11-11
  • Decreto legislativo 23 maggio 2016, n. 103. Disposizioni sanzionatorie per la violazione del regolamento (UE) n. 29/2012 relativo alle norme di commercializzazione dell’olio di oliva e del regolamento (CEE) n. 2568/91 relativo alle caratteristiche degli oli di oliva e degli oli di sansa d’oliva, nonchè ai metodi ad essi attinenti. Normattiva (ultimo aggiornamento all’atto pubblicato il 13/07/2024). https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2016-05-23;103

DARIO DONGO
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Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.

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