HomeSicurezzaStop all’export UE di pesticidi vietati che tornano nei nostri piatti

Stop all’export UE di pesticidi vietati che tornano nei nostri piatti

Le Big 4 – i monopolisti globali di pesticidi e sementi – continuano a produrre in Belgio e altri 8 Paesi europei, per esportare in altri continenti, migliaia di tonnellate di agrotossici vietati in UE.

Un business venefico che danneggia sia i Paesi terzi che importano e utilizzano queste sostanze chimiche tossiche, sia per gli europei che riacquistano da questi Paesi vari alimenti – es. cereali, legumi, tè, frutta secca – da esse contaminati.

Sei organizzazioni di solidarietà internazionale (SOS Faim, Broederlijk Delen, FIAN, Iles de paix, Viva Salud e Entraide et Fraternité) hanno condotto uno studio per fare luce sul ruolo del Belgio nell’esportazione di pesticidi vietati. (1) E chiedono a gran voce di rimediare.

Pesticidi illegali europei in 85 paesi

Oltre duemila (2.072) sostanze attive utilizzate nella produzione di pesticidi sono vietate o regolamentate, in UE, con estremo rigore (reg. UE 649/2012, Allegato 1). L’Unione Europea, nondimeno, continua ad ammetterne la produzione in UE ai fini dell’export in Paesi terzi, ove la legislazione è meno attenta alla salute e alla biodiversità.

Un’inchiesta di Public Eye e Unearthed, l’unità investigativa di Greenpeace Gran Bretagna, rivela che nel 2018 ben 81.000 tonnellate di pesticidi vietati nell’UE sono state esportate in 85 Paesi. (2) Di questo carico di veleni, 5.000 tonnellate, vale a dire il 6%, sono state prodotte in Belgio.

I veleni made in Belgium

Lo studio delle sei ONG belghe evidenzia che tra il 2013 e il 2020 il Belgio ha esportato in più di 70 paesi 16 sostanze attive per uso agricolo vietate nell’UE per un totale di quasi 50.000 tonnellate.

Gli autori dello studio rimarcano l’indecenza di questo commercio di sostanze attive tossiche, che nei paesi di destinazione:

  • compromette la sicurezza alimentare e la resilienza dei sistemi alimentari, specie in questa perma-crisi, come sottolineato già in un rapporto di iPES Food, (3)
  • aggrava la concorrenza sleale tra gli agricoltori dei vari Paesi e contribuisce a perpetuare un modello agricolo basato sui combustibili fossili,
  • è in contrasto con gli impegni internazionali del Belgio e dell’UE rispetto ai Sustainable Development Goals in Agenda ONU 2030,
  • vanifica la credibilità dell’UE rispetto alle strategie Green Deal Farm to Fork,
  • espone a rischi inaccettabili la salute delle popolazioni e dell’ambiente, nei Paesi di produzione come in quelli di destinazione.

Devastazione di salute e ambiente

Le sostanze chimiche tossiche in questione sono vietate in UE a causa dei loro effetti cancerogeni, mutageni e tossici per la riproduzione. Si tratta infatti di sostanze classificate come CMR (carcinogenic, mutagenic, or toxic for reproduction. CMR substances), pericolose anzitutto – e non solo – per i loro primi utilizzatori, agricoltori e lavoratori agricoli.

Nelle Filippine, però, il carbendazim, prodotto a Ougrée nella provincia di Liegi, viene venduto liberamente online e offline. Nel 2018 l’industria chimica Arysta vi ha esportato 15t, ovvero 30.000L di prodotto finito (Goldazim, etc.). Questa molecola provoca anomalie genetiche e nuoce alla fertilità. E persiste nell’ambiente. Tracce di questo prodotto, vietato in Europa dal 2009, si trovano ancora nel 93% dei 29 corsi d’acqua europei (2019).

Il massacro delle api

Altro bazooka è rappresentato dagli insetticidi, che sterminano le api e falciano la biodiversità.

Il thiamethoxam (con imidacloprid e clothianidin) è uno dei tre insetticidi neonecotinoidi vietati in UE dal 27 aprile 2018 poiché letali per le api. (4) Un bando peraltro rafforzato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che il 19 gennaio 2023 ha chiarito il divieto per gli Stati membri di autorizzare l’uso di pesticidi in deroga ai divieti UE. (5)

La ragione di tanta premura (nella sola UE) è che questo insetticida sistemico – utilizzato nella concia (rivestimento) delle sementi – si diffonde in tutta la pianta, fino al polline e il nettare dei fiori che diventano tossici per gli impollinatori. Si stima inoltre che il 90% della sostanza di rivestimento si disperda nell’ambiente e vi persista per diversi anni. (6)

Fiumi di veleno

Le quantità di sostanze attive prodotte rappresentano una potenziale superficie trattata e un volume di pesticidi ‘finiti’ di grande entità.

Le 10,5 tonnellate di flufenoxuron esportate nel 2020 sono sufficienti per trattare quasi 1.400.000 ettari di colture di soia, un’area più grande della regione fiamminga.

Nel caso del thiamethoxam, le 153 tonnellate di sostanza attiva esportate da Syngenta in Brasile – sede di gran parte della biodiversità mondiale – sono sufficienti per fabbricare più di un milione di litri di prodotto finito.

Effetto boomerang sui consumatori europei

Le sostanze vietate in Europa ed esportate in Paesi terzi, come si è visto, spesso ritornano sulle nostre tavole. (7) Nel 2020, su 5.800 campioni di prodotti alimentari importati nell’UE, sono state reperite 74 sostanze attive vietate.

Oltre 1.600 di tali campioni ha rivelato la presenza di carbendazim che, come accennato, provoca anomalie genetiche e nuoce alla fertilità. Gli alimenti più colpiti sono il (48-65% dei campioni testati) e i frutti tropicali (papaia, guava, etc.).

Formalità senza valore

Le sei ONG ricordano inoltre che la pratica di esportare nei Paesi extra-UE i pesticidi illegali in Europa viola gli impegni internazionali.

La Convenzione di Rotterdam, che disciplina il commercio di alcune di queste sostanze, in particolare imponendo un meccanismo di consenso informato preventivo (PIC), non raggiunge i suoi obiettivi, vale a dire regolare il commercio di prodotti chimici al fine di proteggere la salute umana e l’ambiente da possibili danni’.

A livello europeo, oltre alla notifica di esportazione, il regolamento UE 649/2014 incoraggia gli Stati dell’UE a scambiare informazioni e condividere le responsabilità nel commercio di sostanze chimiche pericolose con paesi terzi, al fine di proteggere la salute umana e l’ambiente da possibili danni (art 1. b del 649/2012).

Gli Stati europei, inoltre, così come qualsiasi altro Stato parte della Convenzione di Basilea, hanno l’obbligo legale di vietare l’esportazione di pesticidi vietati o non approvati a Stati che li definiscono rifiuti pericolosi, in base ai loro obblighi legali internazionali dalle Convenzioni di Bamako o l’Accordo centroamericano’.

Abusi sui diritti umani

La tanto declamata attenzione ai diritti umani di campioni del greenwashing inciampa nello smercio di pesticidi pericolosi che attentano ai diritti umani fondamentali. Diritto alla vita e alla salute, a una alimentazione sana e sicura, a un ambiente sano, diritti del lavoro, ecc.) al di là dei confini UE.

Nella sua relazione sui diritti umani e i pesticidi, la Rapporteur Right to Food Task Force, Hilal Elver, sostiene che esporre le persone in altri paesi a pesticidi pericolosi è una chiara violazione dei diritti umani. Raccomanda agli Stati di porre fine a questa ipocrisia di ‘doppi pesi e due misure.

Nel 2020, il relatore speciale sulle sostanze tossiche e i diritti umani, sostenuto da altri 35 esperti di diritti umani delle Nazioni Unite, ha chiesto esplicitamente agli Stati di interrompere l’esportazione di sostanze chimiche tossiche indesiderate nei paesi più poveri’, ricordano le sei ONG. (8)

EU Green Deal à la carte

La credibilità di UE, Belgio e altri Paesi coinvolti vacilla di fronte al double standard degli agrotossici. Laddove si propone un EU Green Deal à la carte, a valere in casa propria, salvo esportare altrove i profittevoli veleni.

L’incoerenza è evidenziata anche nell’adesione del Belgio alla Coalizione internazionale per l’agroecologia.

Invece di promuovere l’innovazione, indicando una direzione chiara basata sul consenso scientifico, questo commercio congela il settore in un passato incarnato da queste sostanze che a volte sono state vietate per molti anni’.

Poche regole e molto marketing

I Paesi a basso o medio reddito ricevono quasi il 75% delle sostanze attive vietate ma esportate dalla UE. Spesso non hanno ancora elaborato regole adeguate – o hanno deliberatamente deregolamentato (es. Brasile) – l’uso degli agrotossici. Senza alcun riguardo alla formazione dei lavoratori e all’accesso ai dispositivi di protezione.

Non a caso quasi tutti i decessi correlati ai pesticidi (più di 385 milioni di avvelenamenti all’anno, inclusi 11.000 decessi) si verificano nei paesi del Sud del mondo. E in queste aree la pressione esercitata dai colossi dell’agrochimica sulla politica è particolarmente ‘efficace’.

Double standard, Basta!

La società civile – a partire dalle organizzazioni che hanno pubblicato il dossier in esame, alle quali ci uniamo – chiede all’UE e al Belgio di mettere fine a questo inaccettabile double standard. Basta! Lo sviluppo sostenibile deve venire condiviso a livello internazionale, nel rispetto degli impegni assunti dalla stessa Commissione europea nella strategia Farm to Fork.

La Commissione promuoverà inoltre standard di sicurezza e sostenibilità a livello mondiale, anche dando l’esempio e incoraggiando un approccio coerente per garantire che le sostanze pericolose vietate nell’UE non siano prodotte per l’esportazione‘ (Green Deal, la Commissione adotta una nuova strategia per le sostanze chimiche, verso un ambiente libero. Commissione europea, comunicato stampa 14 ottobre 2020).

Marta Strinati

Immagine di copertina da Camille Lafrance et Marie Toulemonde. [Infographie] Algérie, Maroc, Tunisie: quand l’Europe exporte ses pesticides toxiques au Maghreb. Jeune Afrique. https://www.jeuneafrique.com/1167663/societe/infographies-le-maghreb-victime-des-pesticides-toxiques-europeens/. 6.5.21

Note

(1) Interdits Ici. Exportés là-bas. Mortels partout. Le rôle de la Belgique dans l’exportation de pesticides interdits https://stop-pesticides.be/wp-content/uploads/2023/02/Resume-pesticides_FR_WEB.pdf

(2) Public Eye. Néonicotinoïdes L’UE exporte des milliers de tonnes de « tueurs d’abeilles » interdits sur son sol https://www.publiceye.ch/fr/thematiques/pesticides/lue-exporte-des-milliers-de-tonnes-de-tueurs-dabeilles-interdits-sur-son-sol

(3) Marta Strinati. Aumento dei prezzi e crisi alimentare in tempo di guerra. Retroscena nel rapporto iPES FOOD. GIFT (Great Italian Food Trade). 10.5.22

(4) Giulia Torre. Neonicotinoidi, l’Ue ne vieta tre. GIFT (Great Italian Food Trade). 2.5.18

(5) Dario Dongo, Alessandra Mei. Pesticidi, stop della Corte di Giustizia alle deroghe nazionali ai divieti UEGIFT (Great Italian Food Trade). 4.2.23

(6) Marina De Nobili, Dario Dongo. Neonicotinoidi, inchiesta sulle lobby dei pesticidi. GIFT (Great Italian Food Trade). 7.7.20

(7) Marta Strinati. Denuncia di PAN Europe: salta lo scudo contro i pesticidi negli alimenti importati. GIFT (Great Italian Food Trade). 26.6.21

(8) Dario Dongo. Pesticidi omicidi ed ecocidi, nuovo rapporto ONU. GIFT (Great Italian Food Trade). 13.3.17

Marta Strinati

Giornalista professionista dal gennaio 1995, ha lavorato per quotidiani (Il Messaggero, Paese Sera, La Stampa) e periodici (NumeroUno, Il Salvagente). Autrice di inchieste giornalistiche sul food, ha pubblicato il volume "Leggere le etichette per sapere cosa mangiamo".

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