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Food delivery, proposta di direttiva UE per tutelare i rider

La Commissione europea presenta una proposta di direttiva per migliorare le condizioni di lavoro dei rider impiegati nelle piattaforme di food delivery. Il pacchetto base di regole uniformi in tutta la UE contempla una migliore taratura degli algoritmi e un confine più chiaro tra lavoro autonomo e lavoro dipendente.

Le risorse per rispettare i diritti dei lavoratori ci sono. Negli ultimi 5 anni, 2016-2020, il fatturato delle piattaforme digitali è quintuplicato, passando da 3 a 14 miliardi di euro. Complice anche la digitalizzazione imposta dalle restrizioni per Covid-19.

Food delivery e autisti, 28 milioni di lavoratori

I lavoratori europei al servizio delle grandi piattaforme digitali sono stimati in 28 milioni. E cresceranno a 43 milioni nel 2025.

La maggioranza della forza lavoro sarebbe rappresentata da lavoratori autonomi, secondo i dati raccolti dalla Commissione. E tuttavia almeno 5,5 milioni di persone oggi classificate come lavoratori autonomi svolgono un lavoro subordinato.

Più tutele per i rider

Il mancato riconoscimento del rapporto di lavoro dipendente è molto penalizzante per i lavoratori, i quali vengono privati del diritto a un salario minimo, a malattia e ferie pagate e altre tutele (es. previdenza, salute, sussidio di disoccupazione etc).

La proposta di direttiva presentata dalla Commissione europea il 9.12.21 aspira perciò anzitutto a semplificare i criteri per distinguere il lavoro autonomo rispetto a quello subordinato, nell’ambito delle piattaforme digitali.

Identikit del lavoro subordinato

L’individuazione certa dello status di lavoratore subordinato viene affidata dalla direttiva ad alcuni criteri concreti, emersi come dirimenti nella giurisprudenza dell’Unione e nazionale.

Gli indicatori considerano il sistema di calcolo della retribuzione, il controllo della prestazione eseguita, l’impossibilità per il lavoratore di autogestire gli orari di lavoro e operare per altre imprese, l’eventuale richiesta di indossare una divisa.

È sufficiente accertare il ricorrere di due tra i criteri indicati per qualificare automaticamente il profilo giuridico del lavoratore come subordinato.

La tirannia dell’algoritmo

Le vertenze dei rider del food delivery spesso evocano la gestione tirannica dell’algoritmo. La macchina calcola infatti i carichi di lavoro e le retribuzioni con automatismi dagli esiti letteralmente disumani.

La proposta di direttiva propone quindi di introdurre maggiore trasparenza ed equità. Vale a dire, rendere pubblici i criteri adottati nell’algoritmo e sottoporre gli esiti delle loro decisioni al controllo di un operatore umano.

Il lavoro autonomo in UE

Ulteriore iniziativa per migliorare le condizioni di lavoro dei cittadini europei, online e offline, riguarda un confronto sulle regole applicate ai lavoratori autonomi nei diversi contesti.

L’obiettivo è chiarire l’applicazione del diritto europeo in materia di concorrenza e sostenere una fascia di popolazione sempre più ampia, soprattutto in ipotesi di squilibrio significativo nel potere contrattuale.

I tempi della riforma

I tempi della riforma sono piuttosto diluiti, come di consueto. La proposta di direttiva sul lavoro nel  food delivery e nelle altre piattaforme online dovrà venire discussa dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Una volta adottata, verrà recepita dagli Stati membri entro due anni.

Il progetto di orientamenti sulla concorrenza nel lavoro autonomo verrà invece adottato dalla Commissione al termine della consultazione pubblica di otto settimane avviata il 9.12.21.

Note

(1) Commissione europea. Proposte della Commissione per migliorare le condizioni di lavoro delle persone che lavorano mediante piattaforme di lavoro digitali. 9.12.21 https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/IP_21_6605

(2) Commisione europea. Antitrust: la Commissione invita a presentare osservazioni sul progetto di base in materia di contratti collettivi riguardanti le condizioni di lavoro dei lavoratori autonomi individuali. 9.12.21 https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_21_6620

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Giornalista professionista dal gennaio 1995, ha lavorato per quotidiani (Il Messaggero, Paese Sera, La Stampa) e periodici (NumeroUno, Il Salvagente). Autrice di inchieste giornalistiche sul food, ha pubblicato il volume "Leggere le etichette per sapere cosa mangiamo".

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