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Carne biologica, ABC vs. fake news su La Stampa

Carne biologica, ABC vs. fake news su La Stampa

Il cibo è ormai presente in ogni dibattito televisivo e giornalistico, ‘sta dappertutto’ come un tempo si diceva del prezzemolo. Ma l’informazione è un’altra cosa. Sulla carne biologica, ecco l’ABC delle regole e dei valori, a raffronto con le fake news riportate da un pur autorevole quotidiano, La Stampa.

Carne bio, ABC delle regole vs. fake news su La Stampa

La Stampa, nell’edizione del 27.4.2018, presenta a modo suo il concetto di ‘carne biologica’. (1) Ma la realtà è ben diversa, ed è quindi opportuno chiarire le regole e i valori sulla zootecnia bio.

A) ALLEVAMENTO BIO. La definizione di biologico’ – secondo Ettore Capri, sul quotidiano torinese – ‘si riferisce solo al tipo di alimentazione e di terapie veterinarie, non alla modalità di allevamento’. Falso.

Le regole UE sulla zootecnia bio comprendono precisi requisiti sulle modalità di allevamento degli animali. (2) Sono definite, anzitutto, la densità massima degli animali e le condizioni di stabulazione. Così ‘gli animali hanno in permanenza accesso a spazi all’aria aperta, di preferenza pascoli’, ‘il numero di animali è limitato al fine di ridurre al minimo il sovrappascolo, il calpestio del suolo, l’erosione o l’inquinamento provocato dagli animali o dallo spandimento delle loro deiezioni’.

Ogni vacca da latte, ad esempio, deve contare su 6 mq di spazio al coperto per il ricovero e almeno 4,5 mq di parchetto esterno per sgambare, oltre al pascolo. A ogni tacchino devono venire garantiti almeno 10 mq di spazio libero, a ogni oca almeno 15 mq e così via. Gli spazi all’aperto per gli avicoli devono essere coperti di vegetazione per la maggior superficie e garantire il facile accesso a un numero idoneo di abbeveratoi e mangiatoie.

Per ogni ettaro a disposizione dell’azienda zootecnica bio non possono venire allevati più di due bovini, ovvero 13,3 capre, oppure 230 galline ovaiole, o 580 polli da carne. 

Il benessere animale è altresì garantito dalle prescrizioni che seguono:

– i mammiferi devono venire nutriti con latte materno per un periodo minimo predeterminato,

– ‘i volatili non sono tenuti in gabbie’,

– i ricoveri degli avicoli devono ‘essere costruiti in modo tale da consentire loro un facile accesso allo spazio all’aperto’,

– ogni ricovero ha una capienza massima di 3000 galline ovaiole (o 4.800 polli da carne) e il suo pavimento deve essere solido (senza grigliato o  graticciato), ricoperto di lettiera (composta di paglia, trucioli di legno, sabbia o erba) per almeno 1/3 dell’area,

–  gli animali devono poter accedere a spazi aperti per almeno un terzo della loro esistenza,

– è vietata l’alimentazione forzata (così niente fois gras biologico). 

– l’età minima per l’abbattimento degli avicoli è doppia rispetto a quella che vige nella pratica degli allevamenti convenzionali. 81 giorni per i polli, 140 giorni per tacchini e oche, 150 giorni per i capponi, etc. (3)

Nella realtà dei fatti, la zootecnia biologica ha inizio con la scelta di razze appropriate, spesso meno ‘produttive’, bensì più ‘rustiche’ e perciò resistenti alle malattie e allo stress da allevamento.

B) MANGIME BIO. ‘Significa’ – secondo La Stampa – ‘che è vietato l’uso di OGM e di pesticidi di sintesi nella sua produzione, anche se comunque è ammesso uno 0,9% di tracce di OGM in un prodotto bio. La dicitura “no OGM” lascia intendere però che sia un qualcosa di pericoloso da evitare, ma non è così’.

Il quotidiano presenta l’eccezione – contaminazione ‘accidentale o tecnicamente inevitabile’ di mangimi da agricoltura convenzionale con tracce di OGM, entro il limite dello 0,9% riferito a ogni singola materia prima – come fosse la regola. 

La Stampa omette però di precisare che la tolleranza di cui sopra è condizionata alla capacità dell’operatore di dimostrare di avere adottato tutte le misure appropriate per evitare la presenza anche solo di tracce di OGM. Questa tolleranza, oltretutto, non discende dalla normativa in materia di produzione biologica, ma da quella in tema di OGM. (4)


Le regole UE in materia di OGM prevedono infatti identiche soglie di tolleranza – su mangimi convenzionali e bio – per l’eventuale presenza accidentale o tecnicamente inevitabile di organismi geneticamente modificati già autorizzati in UE (0,9%), ovvero non ancora autorizzati, purché già valutati favorevolmente dall’Efsa (0,5%). 


La Stampa omette altresì di comunicare che le aziende biologiche ricorrono spesso a fonti proteiche diverse dalla soia (quella che è a rischio contaminazione OGM), come il pisello proteico. il favino e il lupino (vedasi, per esempio www.equizoobio.it/downloads/martini_04.pdf  e https://www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=23357#_=_).

Quanto agli OGM l’Autore Ettore Capri afferma il dogma tecnocratico, nessun pericolo. Non pochi studi scientifici evidenziano invece seri rischi (per la salute umana e animale, l’ambiente e la biodiversità) associati sia agli OGM, sia agli agrotossici – glifosato in primis – a cui solo i Franken-seed sono specificamente progettati per resistere. (5) 

C) FARMACI VETERINARI. Si legge, su La Stampa, che ‘Nella produzione di carne biologica è vietata anche la somministrazione agli animali di medicinali allopatici ottenuti per sintesi chimica o di antibiotici per trattamenti preventivi, ma il divieto di antibiotici in via preventiva è valido anche per la carne convenzionale’. Falso. 

I trattamenti preventivi con farmaci veterinari non sono affatto vietati nella zootecnia convenzionale. Si veda al proposito il manuale del Ministero della Salute ‘Biosicurezza e uso corretto e razionale degli antibiotici in zootecniaLaddove è previsto che gli antibiotici vengano somministrati agli animali sia in ipotesi di malattia infettiva in corso, sia anche nel caso di ‘rischio concreto di svilupparla’

Il Ministero della Salute, nel manuale citato, consiglia agli allevatori di ‘evitare l’uso di antibiotici quando non è necessario (es. malattie non infettive, infezioni virali, infezioni autolimitanti)’. Ma se gli antibiotici fossero davvero utilizzati solo quando necessario, perché il Ministero raccomanderebbe quanto sopra?

È invece vero che gli antibiotici – a eccezione di coccidiostatici e istomonostatici – non possono venire utilizzati nei mangimi come ‘additivi promotori della crescita’, a partire dall’1.1.06, in base al reg. CE 1831/03.

L’uso preventivo degli antibiotici non è dunque affatto vietato nella zootecnia non-bio. È invece vietata la sola aggiunta ai mangimi di antibiotici di cui si intenda sfruttare non l’effetto di profilassi, ma l’effetto secondario ‘dopante’ (di accelerare il ritmo di crescita degli animali).

Carni biologiche e salute dei consumatori 

Gli alimenti biologici sono stati trovati sicuri quanto i prodotti convenzionali’, prosegue Ettore Capri. Guai altrimenti, aggiungiamo noi. Atteso che la sicurezza alimentare è un pre-requisito per l’immissione in commercio di qualsivoglia alimento, convenzionale e biologico, secondo quanto prescritto dal General Food Law (reg. CE 178/02).

La resistenza antibiotica merita tuttavia almeno un cenno. Tenuto conto che lo sviluppo delle resistenze agli antibiotici  provoca ogni anno 25 mila decessi in Europa, con una spesa sanitaria stimata in 1,5 miliardi di euro. Ed è‘una delle maggiori minacce per la salute globale’, ad avviso dell’OMS. Non appare perciò corretto trascurare il dato secondo cui il 71% degli antibiotici complessivamente venduti in Italia è destinato agli animali.

È eloquente al riguardo la pubblicazione dell’OMS, ‘Global Antimicrobial Resistance Surveillance System (GLASS) Report. Secondo cui ‘la resistenza antimicrobica è un problema critico di salute pubblica a livello mondiale’. In relazione a 8 patogeni particolarmente diffusi (tra cui Escherichia coli, Salmonella, Staphylococcus aureus e Streptococcus pneumoniae), ‘i tassi di antibiotico-resistenza sono in aumento, al punto che infezioni causate da questi agenti patogeni potrebbero dover essere trattate con farmaci di ultima istanza, che potrebbero non solo essere meno efficaci e sicuri, ma potrebbero derivare da processi a maggior uso di risorse e potrebbero essere anche non ampiamente disponibili, in particolare in ambiti a risorse limitate. Per questo motivo, l’antibioticoresistenza di questi agenti patogeni è attualmente considerata tra le maggiori minacce per la salute pubblica a livello globale’.

Zootecnia biologica, i Valori da non trascurare

Le proprietà organolettiche delle carni, come di altri prodotti, dipendono da una pluralità di fattori e da valutazioni soggettive, rispetto alle quali appare velleitario esprimere giudizi aprioristici.

I valori espressi dalle produzioni biologiche sono più ampi. Tali valori attengono al rispetto degli ecosistemi e del benessere animale, che La Stampa non ha cura di considerare. (6)


La meta-analisi Comparison of nutritional quality between conventional and organic dairy products: a meta-analysis’, pubblicata nel 2012 dal ‘Journal of the Science of Food and Agriculture’, recita nell’abstract che ‘La nostra meta-analisi mostra che i prodotti lattiero-caseari biologici presentano un contenuto significativamente più alto di proteine, ALA, acidi grassi omega-3, cis-9, trans-11 acido linoleico coniugato, trans-11 dell’acido vaccenico, acido eicosapentaenoico e acido docosapentanoico rispetto a quelli di produzione convenzionale, con dimensione dell’effetto cumulativo (intervallo di confidenza ± 95%) rispettivamente di di 0,56 ± 0,24, 1,74 ± 0,16, 0,84 ± 0,14, 0,68 ± 0,13, 0,51 ± 0,16, 0,42 ± 0,23 e 0,71 ± 0,3. Abbiamo anche osservato che i latticini biologici presentano un rapporto tra omega-3 e omega-6 (0,42 vs. 0,23) e un indice Δ9-desaturasi (0,28 vs. 0,27) significativamente superiore (P <0.001) rispetto alle versioni convenzionali. Il regolamento vigente in materia di agricoltura biologica, infatti, spinge le aziende agricole biologiche  alla produzione di prodotti lattiero-caseari biologici con qualità nutrizionali diverse da quelli convenzionali. Si sospetta che il motivo di queste evidenze stia nelle differenze del regime alimentare tra produzione lattiero-casearia convenzionale e biologica’.


La rassegna ‘Organic food and impact on human health: assessing the status quo and prospects of research’, pubblicata nel 2011 da NJAS – Wageningen Journal of Life Sciencesaggiunge che ‘Gli studi sugli animali finora effettuati hanno dimostrato effetti positivi di una dieta biologica sul peso, sulla crescita, sugli indici di fertilità e sul sistema immunitario’.

La pubblicazione scientifica ‘Agronomic and environmental implications of organic farming systems’ – su ‘Advances in Agronomy’ (2001) – a sua volta aggiunge che ‘All’interno dell’intero sistema dell’azienda agricola è combinata una serie di caratteristiche strutturali e approcci di gestione tattici. I sistemi di allevamento biologici si basano sulla terra; le tecniche di allevamento specifiche, i ricoveri e la nutrizione interagiscono con la selezione delle razze e la gestione dell’allevamento, gli standard di benessere degli animali sono generalmente superiori rispetto ai sistemi convenzionali comparabili’.

È vero, mangiare biologico costa di più. Spesso troppo di più, a causa di speculazioni che si concentrano nella fase distributiva. Ed è perciò indispensabile promuovere oggi in Italia la democratizzazione del bio, come abbiamo già scritto. È anche vero che le regole possono venire migliorate e rese più stringenti, come infatti sta già accadendo. (7) Ma l’informazione – anche su carta stampata, e a maggior ragione sui quotidiani generalisti – dev’essere veritiera, trasparente, completa.

Dario Dongo, Roberto Pinton e Giulia Torre

Note

(1) http://www.lastampa.it/2018/04/27/blogs/pianeta-cibo/carne-sicuri-che-bio-sia-meglio-9J5LKGlbZaqMotEh8hJdTK/pagina.html

(2) V. reg. CE 834/07, su  https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32007R0834&from=IT, reg. CE 889/2008 http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32008R0889&qid=1525620906605&from=IT

(3) Cfr. reg. UE 889/2009

(4) V. reg. CE 1829/03, 1830/03

(5) Si fa richiamo al nostro eBook gratuito ‘OGM la Grande Truffa’, su https://www.greatitalianfoodtrade.it/libri/ogm-la-grande-truffa

(6) V. Greenpeace, ‘Il vero prezzo della carne’, su  https://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/comunicati/Greenpeace-dobbiamo-dimezzare-la-produzione-di-carne-e-prodotti-lattiero-caseari-se-vogliamo-salvare-il-clima-la-natura-e-la-nostra-salute/

(7) V. http://feder.bio/lo-standard-high-welfare-di-federbio-garantire-il-vero-benessere-animale-attraverso-la-zootecnia-biologica-certificata/