Great Italian Food Trade

Il portale di informazione indipendente sulle eccellenze agroalimentari italiane

HomePet FoodPet food Made in Italy: record di mercato e innovazione nutrizionale

Pet food Made in Italy: record di mercato e innovazione nutrizionale

Il pet food italiano si conferma uno dei settori più dinamici dell’agroindustria nazionale: un ecosistema d’eccellenza che coniuga tecnologie di trasformazione avanzate, valorizzazione dei coprodotti alimentari e una profonda mutazione socio-culturale nel rapporto uomo-animale. In questo scenario, l’Italia esporta non solo i prodotti ma anche un modello di benessere animale fondato su sicurezza, scienza e qualità Made in Italy.

Nel 2024, il settore ha raggiunto un fatturato record di 3,1 miliardi di euro (+3,7% rispetto al 2023), confermando la resilienza del comparto nonostante le incertezze economiche. Questo risultato consolida un trend di crescita costante, con un tasso di crescita medio annuo del 9,8% dal 2021 al 2024. Il dato si riferisce alle vendite al consumo di alimenti per animali nel mercato interno (retail e e-commerce), rilevate da Assalco-Zoomark su base sell-out e limitate alla sola categoria pet food.

In una prospettiva internazionale, il mercato italiano esprime un valore stimato da Mordor Intelligence in 4,92 miliardi di euro nel 2025 (5,32 miliardi USD), con previsioni di aumento a 5,14 miliardi nel 2026 (5,56 miliardi USD) e 6,45 miliardi entro il 2031 (6,97 miliardi USD), con un tasso annuo di crescita composto (CAGR) del 4,59% nel periodo 2026–2031 (valori originali in USD convertiti al cambio medio 2024 di 1 USD = 0,925 EUR, fonte Banca d’Italia/BCE).

La stima Mordor Intelligence adotta un perimetro più ampio, poiché include l’export di prodotti italiani verso l’estero, i prodotti farmaceutici e nutraceutici per animali e categorie adiacenti, ed è elaborata tramite modelli econometrici ‘forward-looking’. Le cifre espresse nei rapporti di Assalco-Zoomark e Mordor Intelligence riflettono quindi metodologie di rilevazione distinte e non sono direttamente comparabili, sebbene entrambe meritevoli di attenzione.

L’evoluzione sociale: dalla pet ownership all’umanizzazione

L’Italia si conferma uno dei paesi europei a più alta densità di animali da compagnia. Secondo l’indagine multidimensionale ISTAT 2024 (pubblicata a dicembre 2025), oltre 10 milioni di famiglie – pari al 37,7% del totale – ospitano almeno un animale domestico, con una crescita di 1,5 punti percentuali rispetto al 2015. Gli animali presenti nelle case degli italiani sono stimati in circa 25,5 milioni, tra cui spiccano i cani (22,1% delle famiglie) e i gatti (17,4%, in crescita dal 16,4% del 2015). Il Rapporto Assalco-Zoomark 2025 stima tuttavia un numero complessivo di circa 65 milioni di pet, includendo pesci, uccelli e altri piccoli mammiferi, con quasi 11,9 milioni di gatti (+1,7 milioni rispetto al 2022–2023, uno dei tassi di crescita felina più elevati in Europa) e 9 milioni di cani.

Il dato ISTAT sulla pet ownership – 37,7% delle famiglie – si confronta con il 40,5% degli intervistati rilevato dal Rapporto Italia 2025 di Eurispes (metodologia campionaria diversa), confermando in entrambi i casi una diffusione molto superiore alla media europea FEDIAF del 25-26% e un legame particolarmente radicato tra italiani e animali domestici.

Questa diffusa cultura della ‘pet ownership’ favorisce un mercato robusto e in espansione. A rafforzarla contribuisce un fenomeno strutturale sempre più evidente: il 73% dei proprietari ha dichiarato di aver aumentato la propria spesa per l’alimentazione degli animali nel 2024, in linea con la tendenza alla cosiddetta ‘umanizzazione del pet’ che considera a tutti gli effetti l’animale un membro della famiglia: tale visione è condivisa dal 96% degli italiani che possiede un cane o un gatto (I Rapporto sulle abitudini delle famiglie italiane con animali da compagnia, Santévet, 2025), e il 42% la declina esplicitamente nel termine ‘figlio peloso’. I modelli di lavoro da remoto, consolidatisi durante la pandemia, hanno ulteriormente rafforzato questi legami emotivi.

Sul fronte della spesa complessiva, la pet economy italiana — che include alimenti, farmaci veterinari, accessori, toelettatura e servizi — ha raggiunto nel 2024 i 6,747 miliardi di euro, in crescita del 76% nell’arco di un decennio, un ritmo ben superiore all’incremento medio dei consumi delle famiglie (+9,4% nello stesso periodo, fonte Confartigianato). La spesa media per famiglia con animale si attesta intorno ai 1.050 euro annui, con punte superiori ai 1.100 euro nel Nord Italia (Ufficio Studi Coop-Nomisma). Lombardia (1,396 miliardi di euro, 20,7% del totale), Lazio (882 milioni) e Veneto (652 milioni) guidano la classifica regionale della spesa.

Trend nutrizionali: la sfida tra segmenti e l’ascesa dei funzionali

I prodotti per gatto dominano il mercato con il 56,3% del valore totale (1,758 miliardi di euro, +5% nel 2024), trainati dagli alimenti umidi (+5,3%), mentre i prodotti per cane rappresentano il 43,7% (1,367 miliardi di euro, +2,1%), con una crescita maggiore nel segmento secco (+2,3%).

I dati Mordor Intelligence (2026) confermano questa dualità e proiettano una dinamica interessante per il futuro: nonostante i gatti siano attualmente il segmento di mercato più grande, sono i cani il segmento in crescita più rapida, con un CAGR previsto del 5,41% tra il 2026 e il 2031. Questo perché i proprietari di cani tendono a una spesa per capo più elevata, e la diversità delle razze giustifica formulazioni granulari — dalla densità delle crocchette ai livelli di omega-3 — che determinano prezzi unitari più alti.

Per tipologia di prodotto, il comparto pet food propriamente detto mantiene la quota maggioritaria con il 67,48% del mercato nel 2025, ma è il segmento dei nutraceutici e integratori a registrare il tasso di crescita più elevato in assoluto, con un CAGR dell’10,81% previsto fino al 2031:

  • masticabili funzionali, polveri probiotiche, capsule di omega-3 e integratori per la mobilità articolare stanno trasformando la nutrizione del pet da pratica di routine a vera e propria strategia di salute preventiva, sostenuta da un’approvazione veterinaria sempre più sistematica;
  • Hill’s Pet Nutrition, ad esempio, ha registrato un incremento del 23% nei prodotti dispensati in clinica nel 2024, a dimostrazione del ruolo crescente del canale professionale nelle decisioni di acquisto dei proprietari.

Know-how industriale: la forza della filiera integrata italiana

Il successo del pet food italiano riflette la competenza delle aziende nazionali, molte delle quali vantano tecnologie avanzate per la trasformazione delle materie prime, standard di sicurezza tra i più severi al mondo e una consolidata esperienza nella valorizzazione dei coprodotti derivati dalla filiera alimentare Made in Italy. La valorizzazione dei coprodotti di origine animale (ex. art 10 del reg. CE 1069/2009) rappresenta un esempio virtuoso di economia circolare. Trasformando parti nobili non destinate al consumo umano in pet food ad alto valore biologico, l’industria italiana riduce lo spreco alimentare e l’impronta carbonica dell’intera filiera agroalimentare.

Questo collegamento virtuoso con l’industria alimentare rende il pet food italiano un prodotto competitivo non solo sul mercato nazionale, ma anche per l’export verso i mercati internazionali più esigenti, dove qualità e tracciabilità sono requisiti imprescindibili. Le esportazioni italiane di prodotti per animali hanno toccato 827 milioni di euro nei dodici mesi terminati a ottobre 2025 (Confartigianato). Il Nord Italia – e in particolare il quadrante Lombardia-Veneto-Emilia-Romagna – si conferma il polo produttivo e distributivo di riferimento, con la più forte concentrazione di impianti, investimenti e adozione di prodotti premium.

A conferma della fiducia nel potenziale produttivo nazionale, Nestlé Purina ha annunciato nell’aprile 2024 un investimento da 472 milioni di euro per un nuovo impianto di alimenti umidi per gatti a Valdaro (Mantova) (180.000 mq, 300 posti di lavoro, 50 milioni €/anno di impatto sulla filiera): autorizzazioni 2024–2025 (AIA in Regione Lombardia; via libera UE a 60 milioni di aiuti di Stato fino al 30 giugno 2029), cantieri nel 2025 e produzione dal 2027; ampliato anche lo stabilimento di Portogruaro per buste monodose flessibili.

Strategie distributive: la GDO e l’accelerazione del digital retail

I supermercati e ipermercati mantengono la quota distributiva più alta, al 44,17% del mercato nel 2025, grazie alla copertura capillare, alla competitività dei prezzi e all’ampliamento delle superfici dedicate ai pet food premium. In questo contesto, l’espansione dei prodotti a marchio privato – con prezzi inferiori del 20-30% rispetto ai brand nazionali – sta allargando la base di acquirenti senza compromettere la qualità nutrizionale, come dimostrato dai recenti ampliamenti di gamma di Coop Italia, Esselunga e Carrefour.

Il canale e-commerce è tuttavia quello con il maggiore potenziale di crescita, con un fatturato di 451 milioni di euro nel 2024 (+8,2%) e un CAGR previsto del 6,52% fino al 2031, il più elevato tra tutti i canali. Le piattaforme digitali offrono assortimenti superiori, modelli di abbonamento con consegna automatica e personalizzazione dei piani alimentari basata sul profilo del singolo animale. Le startup ‘direct-to-consumer’ sfruttano costi generali ridotti e la diffusione sui social media per intercettare i segmenti più giovani e tecnologicamente attivi, mentre la crescente integrazione ‘click-and-collect’ avvicina progressivamente i mondi fisico e digitale.

Nei fatti, mentre la GDO presidia il mercato di massa, l’e-commerce sta creando una polarizzazione: i consumatori più giovani (Gen Z e Millennials) non cercano solo il prezzo, ma la tracciabilità digitale e la consulenza online, spingendo le aziende italiane a investire in strategie omnichannel sempre più interattive.

Premiumizzazione e sostenibilità: i nuovi driver di valore

La premiumizzazione resta il motore principale della creazione di valore, con le dichiarazioni sui prodotti che si concentrano sempre più su certificazioni biologiche, formulazioni senza cereali o a ingredienti limitati, e risultati misurabili per la salute (es. mobilità articolare, supporto cognitivo, benessere intestinale). I marchi capaci di coniugare validazione scientifica e narrativa autentica mostrano il maggiore impatto, in particolare tra i millennial e i proprietari in età matura. Le proteine alternative – a partire da quelle di insetti, approvate dall’UE come ingredienti per pet food – aprono un ulteriore fronte di differenziazione, destinato a dispiegarsi appieno nel medio-lungo termine.

Non mancano tuttavia elementi di pressione. Il ‘down-trading‘ legato all’inflazione ha spinto il 34% dei proprietari a cambiare marca nel 2024 per preservare le routine alimentari con budget ridotti (ISTAT), con un rallentamento dei volumi nei segmenti super-premium. Il calo demografico in Italia – con un tasso di fecondità sceso a 1,18 figli per donna nel 2024 (nuovo minimo storico, fonte ISTAT, 31 marzo 2025) – limita l’afflusso di nuove famiglie con animali, spostando l’asse strategico dall’acquisizione di nuovi clienti alla massimizzazione del valore per animale nel corso della sua vita. Fattori di offerta come le carenze di omega-3 legate alle quote di pesca nel mare Adriatico e la concorrenza delle farmacie specializzate sulle diete veterinarie completano il quadro delle criticità da monitorare.

L’eccellenza italiana si misura anche nella rigorosa applicazione del regolamento (CE) n. 767/2009, che disciplina l’immissione sul mercato e l’uso di mangimi. La trasparenza sui claims (es. ‘senza cereali’ o ‘monoproteico’) comporta un obbligo di veridicità che tutela il consumatore da pratiche ingannevoli, un pilastro su cui le aziende italiane hanno costruito la propria reputazione internazionale.

Le eccellenze italiane: i campioni del Made in Italy nel mondo

Il mercato italiano si caratterizza per un’elevata frammentazione competitiva. I principali player internazionali – Nestlé Purina, Mars (Royal Canin, Whiskas), Hill’s Pet Nutrition, Affinity Petcare e VAFO Praha – convivono con un tessuto di specialisti regionali e fornitori di ‘private label’ che sfruttano la produzione agile e le partnership con il retail. I fornitori di ingredienti innovativi come DSM-Firmenich, Alltech, Kemin ed Evonik svolgono a loro volta un ruolo crescente come alleati strategici nello sviluppo di soluzioni probiotiche, nutraceutiche e funzionali. Il potenziale per operazioni di M&A rimane elevato, con le multinazionali alla ricerca di marchi di nicchia con storie di origine autentiche o forte radicamento nel canale veterinario.

A distinguere il mercato italiano in ambito internazionale è la solidità di una filiera produttiva autoctona capace di esprimere player competitivi su scala globale. Di seguito i principali produttori Made in Italy, in ordine di fatturato:

  • Monge (Cuneo) si colloca al primo posto con circa 498 milioni di euro di fatturato nel 2024, confermandosi prima industria italiana nel settore a livello mondiale (26° posto nel ranking globale Petfood Industry 2025). Il suo portafoglio multimarca comprende Gemon, Special Dog, Lechat e Simba, coprendo una gamma che va dal mass market al superpremium;
  • segue Farmina Pet Foods con circa 407 milioni di euro, al 28° posto nella classifica globale, nota per le linee N&D ad alto contenuto proteico con cereali ancestrali;
  • al terzo posto si colloca Morando con circa 221 milioni di euro, realtà anch’essa piemontese che nel 2024 ha compiuto un significativo balzo in avanti nella classifica mondiale (dal 52° al 40° posto), a testimonianza di una traiettoria di crescita particolarmente sostenuta;
  • quarta per fatturato è Almo Nature (Genova), con un giro d’affari consolidato di circa 124 milioni di euro (+7,6% rispetto ai 115 milioni di euro del 2023): fondata nel 2000, è stata la prima azienda al mondo a introdurre alimenti per cani e gatti composti interamente da ingredienti privi di additivi; dal 2019 è interamente di proprietà della Fondazione Capellino, con il 100% degli utili destinati a progetti di tutela della biodiversità. Un punto di riferimento internazionale per la nutrizione naturale e un caso di studio nel dibattito globale sulla sostenibilità d’impresa;
  • completano il quadro Dorado (circa 67 milioni di euro, 74° posto mondiale) e SANYpet (circa 26,6 milioni di euro, con una crescita del +19% nel 2023, 101° posto mondiale). La presenza di questi operatori nelle classifiche mondiali – con tre aziende italiane nei primi 40 posti – testimonia la capacità del saper fare italiano di competere su scala internazionale anche in questo comparto.

Prospettive per il commercio internazionale e il ruolo di GIFT

Il pet food Made in Italy risponde a una domanda di mercato in crescita con una cultura produttiva che mette la salute animale al centro della strategia industriale. La capacità di presidiare i segmenti premium e di investire in ricerca funzionale posiziona le aziende italiane come partner strategici per i buyer globali. In questo contesto, l’integrità della filiera e la trasparenza informativa restano i veri vantaggi competitivi per conquistare i mercati del futuro.

GIFT – Great Italian Food Trade supporta l’incontro tra domanda globale e offerta italiana, mettendo a disposizione dei buyer internazionali la sua esperienza per identificare fornitori affidabili, valorizzare le eccellenze del Made in Italy e facilitare relazioni commerciali basate su qualità, trasparenza e compliance normativa.

Dario Dongo

Foto di Samantha Hare su Unsplash

Riferimenti

  • Regulation (EC) No 1069/2009 of the European Parliament and of the Council of 21 October 2009 laying down health rules as regards animal by-products and derived products not intended for human consumption. Consolidated text: http://data.europa.eu/eli/reg/2009/1069/2019-12-14

DARIO DONGO
+ posts

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.

Articoli correlati

Articoli recenti

Commenti recenti