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UE-Giappone, un accordo in linea di principio

UE-Giappone, un accordo in linea di principio

UE-Giappone, il 6.7.17 è stato annunciato un ‘accordo in linea di principio’. Nella direzione del libero scambio, di grande interesse per l’export in Giappone di alimenti italiani ed europei.

Le trattative sono in corso dal 2013 e alcune questioni sono ancora irrisolte. (1) Il ritiro degli USA dal progetto di partenariato trans-pacifico (TPP) rappresenta peraltro un incentivo, per il Giappone, a definire presto un accordo commerciale con l’Europa.

L’export in Giappone di prodotti agroalimentari UE  è uno dei capitoli più importanti del negoziato. La domanda orientale è significativa, ma ai gravosi dazi si aggiungono ostacoli di natura non tariffaria, che le parti hanno concordato di superare.

Gli alimenti e bevande Made in Europe più venduti nel Sol Levante, tra presente e futuro:

– carni di maiale. Attualmente soggette a un complesso regime di importazione, che prevede un’imposta ad valorem e un dazio di base. Mentre la prima scomparirà, il secondo verrà ridotto da ¥482 (€3,82) a ¥50 (€0,50) / kg,

– bevande alcoliche. Il vino, secondo prodotto agroalimentare europeo più venduto in Giappone, è ora soggetto a un dazio del 15% che verrà abolito. La birra europea, finora sottoposta a un’apposita gabella, sarà soggetta alle stesse tasse applicate alle birre locali,

– prodotti lattiero-caseari. I dazi sui formaggi stagionati, che rasentano il 30%, verranno progressivamente ridotti nel corso di 15 anni. Per i latticini freschi sarà invece introdotto un contingente tariffario.

Il governo di Tokyo ha altresì riferito l’avvio di una serie di riforme volte a ridurre gli ostacoli non tariffari all’export UE anche in ambito di food law nipponico. (2)

Secondo le stime, l’accordo potrebbe stimolare un incremento dell’export europeo verso il Giappone, fino a 20 miliardi di euro. Se i negoziati andranno a buon esito entro fine anno, il free trade agreement potrebbe trovare applicazione a inizio 2019.

Dario Dongo

 

Note

(1) Paradossalmente è proprio l’Europa, un tempo culla della democrazia, a insistere per l’imposizione di una clausola di stampo neo-liberista. Il sistema arbitrale – c.d. ISDS (Investor State Dispute Settlement) – che espone gli Stati sovrani al rischio di impugnazione delle loro leggi da parte di privati. Laddove le norme nazionali siano ritenute incompatibili coi criteri di libero scambio

(2) Uno degli aspetti più problematici attiene all’autorizzazione degli additivi alimentari

 

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