HomeAgrumiAranceArancia Moro: dalla storia ai sapori bio in Sicilia e Calabria

Arancia Moro: dalla storia ai sapori bio in Sicilia e Calabria

L’arancia Moro – l’icona delle arance rosse italiane, in Sicilia e Calabria – si distingue da Tarocco e Sanguinello per il colore più intenso e il sapore complesso. La sua storia è ricca di dettagli specifici, i suoi impieghi in cucina sorprendentemente vari, e la sua coltivazione affronta sfide cruciali per la sostenibilità e la biodiversità.

Il nostro viaggio alla scoperta di questo agrume dalla polpa viola offre uno sguardo approfondito su:

  • la sua storia documentata e le origini precise nel terroir siciliano, documentate già in un testo di botanica del 1646;
  • le sue proprietà e la versatilità culinaria, inclusi usi gourmet inaspettati, abbinamenti specifici e il valore del consumo integrale (buccia inclusa);
  • le sfide agronomiche (es. virus CTV) che minacciano l’agrobiodiversità e la preservazione della cultivar;
  • l’importanza della coltivazione biologica, analizzata anche in termini di politiche di sostegno agli agricoltori custodi.

Identikit botanico: la pianta di arancia Moro

La pianta di arancia Moro (Citrus sinensis) è caratterizzata da un portamento eretto e una chioma compatta e vigorosa.

Le foglie hanno colore verde brillante e intenso, tipico degli agrumi sani e ben curati.

È una cultivar robusta, sebbene, come si vedrà, non immune da specifiche problematiche fitosanitarie.

Il frutto iconico: colore, sapore e caratteristiche uniche

Il frutto dell’arancia Moro si distingue immediatamente per le sue peculiarità:

  • pezzatura media, in genere tra i 150 e i 200 grammi;
  • forma generalmente globosa o ovoidale;
  • buccia sottile di colore arancio vivace, con intense sfumature rosse e bordeaux che diventano più marcate sul lato esposto al sole;
  • albedo. La parte bianca spugnosa che si trova tra la buccia esterna e la polpa del frutto è sottile e di sapore non eccessivamente amaro;
  • polpa di colore rosso intenso, quasi violaceo, dovuto all’elevata concentrazione di antociani. La polpa è solitamente priva di semi.
  • sapore deciso, poco dolce, con note speziate e un caratteristico retrogusto amarognolo di particolare interesse per usi culinari e spremute.

La straordinaria pigmentazione rossa non è solo un tratto estetico, ma un indicatore della presenza di antociani, potenti antiossidanti. La loro formazione è favorita dalle significative escursioni termiche tra il giorno e la notte che si verificano nelle zone di coltivazione, un fattore climatico cruciale per l’intensità del colore.

Storia, origini e terroir d’eccellenza: dalla Sicilia alla Calabria

La storia dell’arancia Moro in Italia è profondamente legata alla Sicilia. La sua introduzione sull’isola è attribuita a un missionario genovese di ritorno dalle Filippine, e la sua presenza è documentata per la prima volta già nel 1646 nell’opera ‘Hesperides’ del botanico Giovanni Battista Ferrari. A partire dal XIX secolo la coltivazione delle arance rosse, inclusa la cultivar Moro, ha poi acquisito un ruolo economico preminente in Sicilia.

La principale area di coltivazione dell’arancia Moro siciliana si concentra oggi nella parte orientale dell’isola, in particolare nei territori vulcanici e pedemontani dell’Etna, tra le province di Catania, Enna e Siracusa. Il microclima unico di questa zona, caratterizzato da inverni freddi, estati calde, la specifica composizione del terreno e l’apporto di ceneri vulcaniche, contribuisce in modo determinante alla qualità superiore e all’intenso colore delle arance prodotte in quello che viene definito il ‘triangolo d’oro’ agrumicolo: Lentini-Francofonte-Scordia.

Sebbene la Sicilia detenga la leadership, anche la Calabria contribuisce significativamente alla produzione nazionale di arancia Moro, rappresentando circa il 20% del totale. La provincia di Reggio Calabria, con il suo clima favorevole e una lunga tradizione nella coltivazione degli agrumi, è una zona importante per questa varietà.

Moro vs Tarocco vs Sanguinello: un confronto tra le arance rosse italiane

Le tre principali varietà di arance rosse coltivate in ItaliaMoro, Tarocco e Sanguinello – presentano differenze distinte che le rendono uniche:

  • arancia Moro. Polpa di colore uniforme, rosso intenso tendente al viola. Sapore deciso, poco dolce, con note speziate e un caratteristico retrogusto amarognolosenza semi. Matura precocemente, da dicembre a marzo, e resiste bene sull’albero fino alla raccolta anche tardiva;
  • arancia Tarocco. Polpa striata di rosso (con pigmentazione che varia, a seconda del clone e delle condizioni climatiche). È la varietà più diffusa e apprezzata, per il sapore dolce e l’assenza di semi. La sua maturazione è successiva a quella della alla Moro, da dicembre a maggio;
  • arancia Sanguinello. Polpa con screziature rosse meno intense e più variabili. Ha un gusto più delicato rispetto alla Moro, spesso con un leggero retrogusto acidulo. La sua raccolta avviene più avanti nella stagione, tipicamente tra marzo e aprile.

Benefici per la salute: l’arancia Moro è un super-frutto?

L’arancia Moro non è solo bella e buona, ma offre al contempo una serie di benefici per la salute che la rendono un vero e proprio super-frutto. I suoi principali punti di forza sono:

  • ricchezza di antociani. L’intensa colorazione dell’arancia Moro, come accennato, è dovuta agli antociani. Questi potenti antiossidanti naturali aiutano a neutralizzare i radicali liberi, contribuendo alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo. Sono associati a potenziali benefici per la salute cardiovascolare e alcuni studi suggeriscono il loro possibile ruolo nel supportare la perdita di peso, attraverso la regolazione del metabolismo dei lipidi;
  • fonte di vitamina C. L’arancia Moro è una miniera di vitamina C, un nutriente essenziale per rafforzare il sistema immunitario, aiutare a prevenire e contrastare i malanni stagionali, e migliorare l’assorbimento del ferro non-eme (quello presente negli alimenti vegetali);
  • ricchezza di fibre. La possibilità di consumare l’arancia Moro nella sua interezza, grazie alla buccia e l’albedo sottili, aumenta ancor più il suo apporto di fibre alimentari. Le fibre sono fondamentali la salute del microbioma intestinale, oltre a contribuire al senso di sazietà e a modulare l’assorbimento di zuccheri e grassi.

Come la maggior parte degli agrumi, l’arancia Moro ha oltretutto un valore energetico (Kcal) inferiore a quello di altri frutti, ed è perciò ideale tra l’altro per ottimi spuntini ipocalorici.

Stagionalità: quando gustare l’arancia Moro

L’arancia Moro ha il pregio di essere la prima varietà di arancia rossa a maturare in Sicilia e Calabria. La stagione di raccolta inizia generalmente a dicembre e prosegue fino a marzo.

Una caratteristica agronomica interessante è la buona aderenza del frutto al peduncolo, che consente alle arance di rimanere sull’albero anche fino a febbraio e marzo, in alcune condizioni.

Dopo la raccolta, si conserva bene per 30-50 giorni in ambienti freschi (8-10 °C) e umidi per evitare la disidratazione. Gustarla nella sua stagione garantisce il massimo del sapore e dei benefici.

In cucina: versatilità e sapore unico dell’arancia Moro

Le tre caratteristiche distintive dell’arancia Moro – sapore deciso, amarognolo e poco dolce; colore rosso-viola della polpa; possibilità di consumare il frutto intero, grazie alla buccia e l’albedo sottili – ne caratterizzano l’estrema versatilità in cucina. La sua spremuta è per sé originale, poiché più scura e meno dolce, dal sapore più complesso rispetto a quelle di Tarocco e Sanguinello. Ma le virtù più inedite si esprimono nelle molteplici applicazioni culinarie:

  • insalate. L’arancia Moro è un ingrediente fondamentale dell’insalata di arance rosse della tradizione siciliana, spesso abbinata a finocchi, cipolle e olio d’oliva. Il suo sapore si combina a perfezione anche con insalate verdi, arricchite da noci, mandorle, semi vari (zucca, girasole, canapa, sesamo, lino) e persino alghe, per creare piatti bilanciati e ricchi di essenziali acidi grassi polinsaturi (PUFA, Omega-3);

GREAT ITALIAN FOOD TRADE_INSALATA CON ARANCIA MORO

  • abbinamenti gourmet. La Moro si presta alle sperimentazioni più audaci per gli appassionati di cucina, dall’antipasto al dessert. Accompagna splendidamente i pesci e le loro conserve (es. bottarga), i formaggi stagionati, le carni più saporite (es. anatra o maiale), oltre a offrire un’ottima base per salse e marinature;

GREAT ITALIAN FOOD TRADE_BOTTARGA E ARANCIA MORO

  • dolci e marmellate. Il sapore complesso dell’arancia Moro, più aromatico e meno dolce rispetto alle altre arance rosse, la rende ideale per marmellate e torte agrumate dai gusti e colori intensi. La sua capacità di apportare sia sapore che un vivace colore la rende una scelta prediletta da chef e appassionati di cucina che desiderano aggiungere un tocco distintivo ai loro piatti.

Sfide per la coltivazione

La coltivazione dell’arancia Moro affronta alcune sfide significative. Il principale nemico è il Citrus Tristeza Virus (CTV), che può distruggere gli agrumi facendone seccare le foglie e i rami. Gli agricoltori più consapevoli ricorrono alla permacultura, che proprio in Sicilia ha trovato una declinazione mediterranea peculiare, per aumentare la resilienza della pianta.

Molti agricoltori tuttavia, quando costretti a estirpazione e reimpianto dell’arancio Moro su nuovi portainnesti in grado di resistere al CTV, si orientano verso cultivar alternative, talvolta meno pregiate in termini di sapore e proprietà, ma con rese e conservabilità percepite come più vantaggiose per il mercato globale.

La salvaguardia dell’agrobiodiversità e delle varietà tradizionali come la Moro richiede quindi un impegno costante da parte di tutti, inclusi i consumatori, i buyer professionali e gli importatori.

Coltivazione sostenibile

L’attenzione verso la sostenibilità della coltivazione dell’arancia Moro è in crescita, in Italia, grazie alla consapevolezza che la sua pianta ha bisogno di crescere in un ambiente sano in quanto agro-bio-diverso, anche dal punto di vista della microbiologia dei suoli (Dongo et al., 2024). Gli agrumicoltori custodi di questa varietà di arance rosse, in Sicilia e in Calabria, tendono perciò a orientarsi verso il modello dell’agroecologia.

Solo le aziende agricole più strutturate sono peraltro in grado di sottoporsi al percorso di certificazione biologica, l’unica in grado di garantire il rigoroso rispetto di pratiche agronomiche rispettose dell’ambiente e della salute, senza l’impiego di pesticidi, erbicidi e fungicidi chimici. Le Regioni interessate dovrebbero perciò promuovere e finanziare le certificazioni di gruppo, introdotte dal regolamento (UE) 2018/848 (Ferrucci et al., 2022).

L’importanza della scelta biologica

La sottigliezza di albedo e buccia della varietà Moro, come si è visto, permettono di utilizzare l’arancia intera, a fette o a spicchi, in insalate e altre preparazioni culinarie. È fondamentale considerare che nell’agricoltura convenzionale (cioè non biologica) i frutteti vengono irrorati con pesticidi e altri ‘agrofarmaci’ i cui residui tendono a depositarsi proprio sulla buccia e negli strati sottostanti.

Scegliere arance Moro da coltivazione biologica è perciò fortemente raccomandato – soprattutto per chi intenda utilizzarle al 100%, buccia inclusa – in quanto la produzione bio vieta l’uso di queste sostanze chimiche le quali presentano vari profili di tossicità. Solo così si può gustare l’intero frutto, godendo appieno di tutti suoi benefici nutrizionali e senza incorrere in potenziali rischi associati ai residui di pesticidi.

Conclusione

L’arancia Moro non è solo l’agrume italiano più pigmentato, la più scura tra le arance rosse: è un simbolo della biodiversità e delle tradizioni agricole del Sud Italia, un concentrato di salute grazie ai suoi antociani e vitamina C, e un ingrediente versatile che ispira la creatività in cucina.

Conoscere la sua storia, apprezzarne le peculiarità e sostenere le pratiche di coltivazione agro-ecologica significa contribuire alla salvaguardia di questo prezioso tesoro rosso di Sicilia e Calabria, un presidio di agrobiodiversità per le generazioni future.

Dario Dongo

Credit cover Food Times, photo Dario Dongo

Note

Articoli correlati

Articoli recenti

Commenti recenti