Il Saragolla si conferma protagonista della biodiversità cerealicola italiana, ponendosi all’intersezione tra eredità storica e innovazione sostenibile. Oltre la narrazione dei ‘grani antichi’, le recenti evidenze scientifiche ne descrivono un profilo peculiare: una resilienza genetica preziosa di fronte ai cambiamenti climatici e una densità di composti bioattivi che lo candidano a ingrediente d’elezione per gli alimenti funzionali. In un mercato che richiede trasparenza e valore nutrizionale, il Saragolla rappresenta una risorsa strategica per filiere biologiche a basso input, capaci di coniugare la tenacia agronomica con l’eccellenza organolettica del Made in Italy.
Secondo le ricostruzioni storiche e le testimonianze delle comunità agricole locali, il Saragolla fu introdotto in Italia dalle popolazioni di ceppo balcanico nel IV secolo d.C. Il nome stesso sembra derivare da termini antichi nel bulgaro, laddove ‘sarga’ significa ‘seme’ e ‘golyo’ significa ‘giallo’, in riferimento al colore ambrato della cariosside che distingue questo grano antico.
La varietà si diffuse in Abruzzo, Campania, Puglia e Lucania, diventando parte integrante dell’agricoltura tradizionale fino all’avvento dei frumenti moderni ad alta resa, che ne causarono il progressivo abbandono. Grazie allo sforzo delle comunità rurali e degli agricoltori custodi, il Saragolla ha tuttavia mantenuto una presenza stabile in alcune aree, sopravvivendo al declino produttivo del secolo scorso.
Caratterizzazione botanica e stagionalità
Dal punto di vista botanico, il Saragolla è una varietà di grano duro appartenente alla specie Triticum turgidum subsp. durum, la stessa dei tradizionali grani duri italiani, caratterizzato da una cariosside allungata di colore ambrato con glutine meno tenace (che può risultare più tollerabile per alcuni soggetti con sensibilità al frumento diverse dalla celiachia) rispetto ai moderni ibridi di frumento duro.
La pianta ha un ciclo di crescita medio-precoce, con spighe che possono raggiungere notevoli altezze, caratteristiche che rendono la coltivazione più impegnativa ma conferiscono robustezza alla pianta e capacità di adattarsi a condizioni ambientali variabili.
La stagionalità del Saragolla segue il ciclo tipico dei duri mediterranei, con semina in autunno e raccolta in tarda primavera-estate.
Luogo di produzione, terroir e pratiche agronomiche
Il Saragolla è storicamente associato alle regioni meridionali e centrali dell’Italia, in particolare Abruzzo, Campania, Puglia e Lucania, dove i suoli argillosi e la gestione in regime di agricoltura a basso input favoriscono il suo sviluppo. Queste aree costituiscono un terroir favorevole grazie alle condizioni climatiche mediterranee, caratterizzate da estati calde e secche e inverni miti. Le pratiche agronomiche tradizionali privilegiano la rotazione colturale, la minima lavorazione del suolo e l’impiego di sistemi di produzione biologica, in linea con l’originaria rusticità del grano e la sua resistenza alle avversità quali parassiti e stress ambientali.
Proprietà nutrizionali e profili bioattivi
Il Saragolla si distingue nel panorama dei frumenti per un patrimonio molecolare che coniuga attitudini tecnologiche e proprietà nutraceutiche. La ricerca scientifica più recente ha permesso di mappare con precisione questi tratti, superando la generica definizione di ‘grano antico’.
Composizione proteica e attitudine tecnologica
A differenza di molte varietà storiche caratterizzate da scarsa tenuta alla cottura, il Saragolla esprime un contenuto proteico elevato che garantisce una struttura del glutine equilibrata. Sebbene meno ‘tenace’ rispetto ai moderni ibridi derivanti da radiazioni ionizzanti, lo studio di Acquistucci et al. (2020) conferma una resistenza alla cottura della pasta di Saragolla del tutto sovrapponibile a standard d’eccellenza come il Senatore Cappelli, garantendo al contempo una maggiore digeribilità legata alla struttura proteica non estremizzata.
Il ‘tesoro’ dei composti bioattivi
Il valore funzionale del Saragolla risiede nella concentrazione di metaboliti secondari. Le analisi condotte su farine integrali (Grande et al., 2023) evidenziano:
- acidi fenolici e flavonoidi. Presenti in quantità significativamente superiori ai frumenti moderni, conferiscono un’elevata capacità antiossidante e antimicrobica naturale;
- carotenoidi. Responsabili del tipico colore ambrato (seme giallo), sono precursori della vitamina A e protettori della salute oculare e cellulare.
Resilienza e adattamento genetico
L’originalità scientifica più rilevante emerge però sul piano genomico. Lo studio di Di Meo et al. (2026) ha identificato una espressione genica specifica dedicata alla gestione degli stress abiotici (siccità, sbalzi termici). Questa ‘intelligenza biologica’ non solo rende il Saragolla ideale per l’agricoltura biologica a basso input, ma garantisce una stabilità della composizione chimica anche in annate difficili dal punto di vista climatico.
Utilizzi
Tradizionalmente impiegato per la produzione di pasta, pane e prodotti da forno, il Saragolla si distingue per una semola di colore giallo intenso e per un sapore aromatico e pieno, capace di esaltare piatti rustici e specialità tipiche italiane. La pasta ottenuta da semola di Saragolla è caratterizzata da una ottima tenuta alla cottura e profilo organolettico deciso, mentre il pane ha una crosta croccante e una mollica fragrante e compatta, qualità apprezzate sia nelle preparazioni artigianali sia nelle proposte gastronomiche contemporanee. Il profilo nutrizionale e le caratteristiche tecnologiche lo rendono adatto anche a impasti multicereali e prodotti da forno innovativi.
Conclusioni
Il grano antico Saragolla non rappresenta soltanto un’eredità del passato, ma una risorsa strategica per il futuro della cerealicoltura mediterranea. La sua capacità di coniugare resilienza agronomica e profili nutrizionali d’eccellenza lo colloca al centro di un modello agricolo necessario: quello a basso input, capace di rispondere alla crisi climatica senza sacrificare la qualità organolettica.
La valorizzazione di questo grano antico offre tre opportunità chiave per la filiera:
- biodiversità. Supportare gli ‘agricoltori custodi’ significa garantire la continuità di un patrimonio genetico collettivo, rafforzando il legame diretto tra sementi, territori e agricoltori;
- salute. La struttura proteica meno tenace e la ricchezza in composti bioattivi rispondono alla crescente domanda di alimenti naturali e funzionali;
- competitività internazionale. In un mercato globale dominato dalle commodities, il Saragolla permette al Made in Italy di distinguersi attraverso il racconto del terroir e l’integrità della filiera biologica.
In conclusione, sostenere il Saragolla significa investire in una filiera di valore che tutela l’ambiente, la salute dei consumatori e l’economia dei territori rurali. Un patrimonio che merita di venire comunicato con rigore scientifico e orgoglio identitario, affinché possa consolidarsi nelle scelte dei buyer internazionali e dei consumatori più attenti.
Dario Dongo
Bibliografia
- Acquistucci, R., Melini, V., & Galli, V. (2020). Durum wheat grain and pasta from locally-grown crops: a case-study on Saragolla (Triticum turgidum ssp. turanicum) and Senatore Cappelli (Triticum turgidum ssp. durum) wheats. Emirates Journal of Food and Agriculture, 32(1), 47–54. https://doi.org/10.9755/ejfa.2020.v32.i1.2058
- Di Meo, M. C., Licaj, I., Mandrone, V. M., Madera, J. R., Varricchio, R., Germinario, C., Rocco, M., Stilo, R., Vito, P., & Varricchio, E. (2026). Nutritional, Functional, and Morphological Insights into a Heritage Durum Wheat of Campania. Agronomy, 16(1), 24. https://doi.org/10.3390/agronomy16010024
- Grande, T., Souid, A., Ciardi, M. et al. (2023). Evaluation of antioxidant and antimicrobial activities of whole flours obtained from different species of Triticum genus. Eur Food Res Technol 249, 1575–1587. https://doi.org/10.1007/s00217-023-04238-5

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.



