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Origine grano e riso, caos inutile

Origine grano e riso, caos inutile

Sui decreti che prevedono l’indicazione obbligatoria d’origine del grano nella pasta e del riso, il governo italiano ha creato un caos inutile. Vediamo perché.

Origine grano e riso, Roma-Bruxelles solo andata

Su origine del riso e del grano nella pasta, il governo italiano aveva a suo tempo provveduto a notificare alla Commissione europea  due appositi schemi di decreto. (1)

I ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda tuttavia, dopo aver ricevuto informale notizia di obiezioni da Bruxelles, hanno deciso di interrompere la procedura di consultazione europea.

I citati ministri hanno così deciso di pubblicare i decreti – entrambi datati 26 luglio 2017 – sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. (2) In spregio delle regole europee applicabili, (3) e del primo pilastro su cui si basa lo stesso Trattato. Il principio di libera circolazione delle merci, grazie al quale l’Italia tuttora distribuisce in Europa i 2/3 del proprio export di alimenti e bevande. (4)

I citati decreti hanno fatto un viaggio di sola andata, Roma-Bruxelles. Ma senza la convalida del biglietto di ritorno da parte del controllore europeo, la multa sarà inevitabile. La Commissione dovrà infatti avviare due procedure (c.d. EU-pilot), per indurre Palazzo Chigi a più miti consigli. E in difetto, dare seguito alle procedure di infrazione, che tendono a concludersi con sanzioni esemplari.

Lo scenario di breve periodo

I decreti origine pasta e riso valgono come carta straccia. Per quanto valida e utile una normativa nazionale possa essere, non si può fare a meno della notifica e del conseguente via libera della Commissione europea, a seguito della consultazione degli Stati membri. Altrimenti, si incorre in una violazione del Trattato UE, che nella gerarchia delle fonti di diritto si colloca al di sopra della Costituzione stessa. (5)

I funzionari della pubblica amministrazione hanno dovere di disapplicare le norme non notificate, i giudici di dichiararne la nullità. Senza poter fare altro, salvo incorrere essi stessi in responsabilità.

Quale futuro?

Delle due l’una, o i ministri Martina e Calenda ritireranno i decreti – attribuendo all’Europa le colpe del loro improvvido operato – oppure l’Italia dovrà affrontare due procedure di infrazione in Europa. Cui potrebbe aggiungersi la scure del WTO, grazie agli USA e al Canada con cui gli stessi ministri si sono premurati di concludere l’accordo CETA.

Una presa in giro ai consumatori e agli agricoltori che si sarebbe potuta evitare, con il semplice rispetto del ‘regolamento di condominio Europa’ che gli addetti ai lavori ben conoscono. (6) Il Made in Italy è il marchio alimentare più riconosciuto a livello globale, e proprio perciò deve venire gestito con serietà.

Rimane da chiedersi perché Carlo Calenda – ex braccio destro di Luca di Montezemolo, allora leader di Confindustria – abbia partecipato al pasticcio che mette in difficoltà l’intero sistema-Paese. Le sue imprese soprattutto, esposte all’incertezza di norme proclamate con arroganza benché illegittime. Cui prodest? (7)

Dario Dongo

 

Note

(1) Ai sensi del reg. UE 1169/11, articolo 45

(2) origine pasta su http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/08/17/17A05704/sg, origine riso su http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/08/16/17A05698/sg

(3) La direttiva 98/34/CE e successive modifiche a sua volta prescrive la notifica alla Commissione europea di ogni schema di norma tecnica nazionale che incida su produzione e commercializzazione di beni, oltreché sulla fornitura di taluni servizi

(4) V. http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/impresa-e-territori/2017-08-10/-made-italy-alimentare-record-storico-l-export–155729.shtml?uuid=AEHJgWBC

(5) Per buona memoria, si ricordano i precedenti ‘buchi nell’acqua’ delle leggi 204/04 e 4/2011

(6) Magari anche con qualche accortezza preventiva, in fase di stesura delle norme. Vedasi http://www.foodagriculturerequirements.com/category/notizie/origine-quale-grano-nella-pasta-il-mipaaf-al-lavoro-su-nuovo-schema-normativo
(7) Forse la squadra di Renziloni si prepara a fomentare euroscetticismo negli elettori, per contrastare il candidato leader del centro-destra Antonio Tajani, europeista di ferro nonché attuale Presidente del Parlamento Europeo?

 

 

 

 

 

 

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