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Origine pasta, grano e riso. Il governo va in delirio, e noi paghiamo

Origine pasta, grano e riso. Il governo va in delirio, e noi paghiamo

Sull’origine di pasta, grano e riso, il governo va in delirio. Letteralmente, con buona pace delle regole europee e del principio di certezza del diritto. E noi – cittadini, contribuenti, imprese – rischiamo di pagare un conto oneroso.

Origine di pasta, grano e riso

Il governo italiano, come si è visto, aveva predisposto due appositi schemi di decreto. Nei quali è stata prevista l’indicazione obbligatoria di:

– origine della semola impiegata nella pasta, e del grano da cui esso deriva, sulle etichette della pasta Made in Italy,

– origine del riso, sulle confezioni realizzate e vendute in Italia.

In attesa del via libera

A Bruxelles i progetti normativi erano stati ritualmente notificati. Nel rispetto delle regole europee che prevedono la sospensione dell’iter legis nazionale per un periodo minimo di tre mesi, in attesa del via libera della Commissione europea. (1)

Al WTO frattanto, le rappresentanze di USA e Canada hanno avviato un contenzioso nei confronti dell’Italia. Adducendo che le sue prescrizioni sulla dichiarazione d’origine del latte nei prodotti lattiero-caseari e sull’origine del grano nella pasta risulterebbero in contrasto coi diktat del libero scambio.

Un terzo campo di battaglia nei confronti dell’Italia – per tutti i suoi provvedimenti in tema di indicazione obbligatoria d’origine sulle etichette degli alimenti (prodotti lattiero-caseari, pasta, riso) è quello aperto dal CETA. Laddove qualsiasi impresa avente sede in Canada potrà agire in giudizio nei confronti dello Stato italiano, asserendo che le sue leggi ostacolano i propri affari.

origine pasta2

Tra delirio e realtà

Il delirio è sopraggiunto all’improvviso, il 20.7.17. Allorché i ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda – dopo aver tradito il Made in Italy col pieno supporto al CETA – hanno firmato i decreti sull’origine del riso e del grano nella pasta. Annunciandone l’imminente entrata in vigore, in barba alle regole europee che prescrivono la notifica e il successivo via libera di Bruxelles a ogni norma tecnica nazionale. Un ‘delirio grandioso’ o ‘di onnipotenza’, secondo gli psichiatri. Caratterizzato appunto dalla falsa rappresentazione di aumento del proprio potere.

Nel mondo reale, ogni norma tecnica degli Stati membri che incida su beni e servizi deve venire  assoggettata al vaglio della Commissione europea, nel rispetto delle apposite procedure. (2) Ove ciò non accada, la norma non può venire opposta agli amministrati – in questo caso, agli operatori del settore alimentare – e deve anzi venire disapplicata dalle autorità, amministrative e giudiziarie.

In poche parole, un decreto recante prescrizioni sull’etichettatura dei prodotti alimentari, quand’anche firmato da un capo di Stato o di governo, vale carta straccia se non ha superato l’esame di Bruxelles. Ed è infatti proprio a Bruxelles che il potere politico andrebbe esercitato. Per ottenere il via libera a norme che riflettono le legittime aspettative dei consumatori e di molti operatori della filiera.

E io pago

La firma dei decreti in assenza del via libera di Bruxelles trascinerà invece l’Italia in una procedura di infrazione europea, con gravi costi per l’Erario (poiché le violazioni delle regole si pagano care) e l’ennesima pessima figura dei nostri politici in Europa. Nel mentre, il falso proclama dell’imminente entrata in vigore del decreto origine pasta, in particolare, genera scompiglio tra le industrie di settore. Le quali, ove decidessero di fidarsi delle menzogne ministeriali, dovrebbero all’improvviso rivedere le infrastrutture (silos) e le procedure di logistica interna. Oltreché le diverse decine di etichette relative a ciascun formato dell’amato cibo Made in Italy.

Dario Dongo

Note

(1) Durante il c.d. standstill period gli Stati membri hanno facoltà di esprimere pareri e la Commissione può adottare un’opinione motivata. Qualora la norma nazionale venga ritenuta incompatibile con il diritto comune, Bruxelles può chiedere allo Stato notificante di emendare o abrogare

(2) Ai sensi della direttiva 98/34/CE e successive modifiche. Ovvero, in ambito di informazione ai consumatori sui prodotti alimentari, nel rispetto delle procedure stabilite dal reg. UE 1169/11

 

 

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