Etichette

Gravidanza, no alcol

Gravidanza, no alcol

Gravidanza, no alcol. Un messaggio chiaro, visibile però solo su alcune bottiglie di bevande alcoliche. Perché?

Gravidanza, no alcol e altre attenzioni

La dieta in gravidanza richiede attenzioni di cui già abbiamo scritto, per la salute e il benessere del nascituro come della madre.
L’alcol in gravidanza va evitato del tutto, gli studi scientifici infatti dimostrano che l’assunzione di bevande alcoliche in gravidanza può predisporre a malformazioni fetali, ritardi mentali e di accrescimento del neonato, calo di peso alla nascita. Alcuni ginecologi ipotizzano l’innocuità di un bicchiere di vino ogni tanto, ma in assenza di dati certi sulla soglia di alcol che può venire assunta in condizioni di sicurezza, si raccomanda di evitarne il consumo.
Caffeina e teina, anche se contenute in prodotti diversi da tè e caffè (es. energy drink), devono altresì venire limitate al minimo possibile.

Gravidanza, no alcol. Avvertenze in etichetta

La Francia ha introdotto già nel 2007 l’obbligo di riportare su tutte le etichette delle bevande alcoliche, ivi compresi i c.d. alco-pops, (1) un apposito logo che richiama la loro inidoneità per le donne in gravidanza.
In Irlanda, il Public Health Alcohol Bill impone di riportare in etichetta apposite informazioni sui rischi legati al consumo di alcolici. Per la popolazione generale e per le donne in gravidanza. Con un link al sito dello Health Service Executive, ove sono riportate varie notizie e pubblicazioni sul tema.
In Germania l’avvertenza sulla salute è obbligatoria solo sulle etichette di bevande alcoliche non tradizionali, quelle cioè dove la presenza dell’alcol può risultare in qualche modo mascherata (es. alco-popsspirit cooler).
In Inghilterra ogni warning – testuale o visivo – relativo all’alcol è facoltativo, proprio come in Italia e vari altri Stati membri UE.
In Russia, Usa, Canada (2) e una dozzina di Paesi del mondo – dal Sud America all’Estremo Oriente, passando per Israele – è invece stabilito l’obbligo di inserire in etichetta appositi ‘Government warnings’. (3)

No alcol, l’utilità dei simboli

È anzitutto utile – e dovrebbe anzi essere obbligatorio, in ogni Paese del pianeta – prevedere l’obbligo di un’avvertenza, sulle etichette di qualsiasi bevanda alcolica. Per chiarire a tutti, al di là di usanze e false credenze, che le donne in gravidanza devono rigorosamente astenersi da apporti di alcol.
warning attraverso pittogrammi, secondo una recente ricerca, (4) sono più efficaci in quanto immediatamente visibili e capaci di trasmettere ‘in un colpo d’occhio’ la  percezione dei rischi per la salute legati al consumo di alcolici. Contribuiscono, in termini più generali, alla riduzione degli apporti.
Il consumo di alcol è responsabile di 3,3 milioni di morti in tutto il mondo all’anno ed è un fattore causale nello sviluppo di oltre 200 malattie correlate. (5) Può dunque valere la pena per tutti gli operatori inserire semplici simboli sulle etichette. Con l’obiettivo di fornire informazioni chiare, senza bisogno di allarmare. A tal fine è senz’altro utile indicare le ‘unità di consumo’, riferite al tenore di alcol, contenute in ogni bottiglia o lattina.

Dario Dongo e Roberto Pinton

Note
(1) Ai sensi del reg. UE 1169/11, si intendono per bevande alcoliche ‘le bevande che contengono più di 1,2 % di alcol in volume’ (art. 1.1.k)
(2) Limitatamente a Yukon e Northwest Territories
(3) Per un quadro complessivo delle regole vigenti a livello planetario, si vedano i dati offerti dall’OMS. Altre notizie su http://www.salvationarmy.org.au/en/Who-We-Are/our-work/Drug–Alcohol-Abuse/Alcohol-warning-labels/
(4) Sophie Wigg e Lorenzo D. Stafford, Università di Portsmouth (UK), Dipartimento di Psicologia, su PLoS One, 22.4.16, doi:  10.1371/journal.pone.0153027, su https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4841515/#!po=73.5294
(5) V. studio citato in Nota 4