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Lenticchie italiane: economia, nutrizione e filiere

Le lenticchie accompagnano l’alimentazione umana da millenni e si rivelano oggi una risorsa strategica per l’innovazione alimentare nelle direzioni ‘plant based’, ‘high protein’ e ‘gluten-free’. Se il mercato globale vede protagonisti colossi produttivi come il Canada, l’Italia esprime un modello unico basato sia sulla trasformazione industriale Made in Italy, sia sulle Indicazioni Geografiche e gli ecotipi locali ad alto valore aggiunto. Questo contributo analizza la filiera lenticola attraverso le evidenze storiche, i dati statistici internazionali, i profili nutrizionali e le nuove frontiere della tecnologia alimentare in ottica nutraceutica.

Dalle origini neolitiche ai fasti dell’Impero Romano

La genetica colloca la domesticazione della lenticchia (Lens culinaris Medik.) nell’Asia sud-occidentale, tra la Turchia meridionale e la Giordania, 8.000-10.000 anni fa, a partire dalla sottospecie selvatica Lens culinaris subsp. orientalis. Dai due gruppi originari dell’Asia sud-occidentale la coltura si è poi diffusa verso il Mediterraneo e l’Europa centrale, dove ha dato origine a un terzo gruppo genetico (Liber et al., 2021).

Le lenticchie compaiono nell’Antico Testamento come il piatto per cui Esaù cede la primogenitura a Giacobbe (Genesi 25, 29-34). Plinio il Vecchio annota che la pianta preferisce terreni magri e clima asciutto, che in Egitto se ne conoscono due tipi, e che ‘presso gli autori’ si trova l’idea che chi ne mangia acquisti serenità d’animo, aequanimitas (Plinio, Naturalis Historia, XVIII, 123). Lo stesso Plinio tramanda il dettaglio più sorprendente: la nave che per ordine di Caligola portò dall’Egitto a Roma l’obelisco oggi al centro di piazza San Pietro fu zavorrata con 120.000 moggi di lenticchie, oltre mille tonnellate, e il suo scafo venne poi affondato per fondare il faro del porto di Claudio a Ostia (Naturalis Historia, XVI, 201-202). Il ricettario attribuito ad Apicio dedica alla lenticula un capitolo del libro V, con preparazioni a base di castagne, porri e coriandolo.

La documentazione italiana più ricca appartiene a Onano, nella Tuscia viterbese. Il compendio di Ordini, statuti, leggi municipali della comunità e popolo di Onano del 1561 prevede multe salate per chi rubi o danneggi le piante; nel 1616 il duca Sforza deve porre un tetto di 18 kg a persona alle incette dei mercanti forestieri al mercato settimanale; nel 1874 le lenticchie onanesi vengono scelte dal ministero dell’Agricoltura del giovane Regno d’Italia per l’Esposizione universale di Parigi e tra il 1910 e il 1911 raccolgono medaglie a Londra, Parigi e Buenos Aires. Nel 1964 la ‘Lenticchia di Onano’ è l’unica lenticchia inclusa nella convenzione italo-francese sulla protezione delle denominazioni d’origine, firmata a Roma il 28 aprile di quell’anno (disciplinare Lenticchia di Onano IGP, articolo 6).

Dinamiche globali e produzione italiana

Il baricentro mondiale è in Canada, Australia e India. Nel 2023 i produttori canadesi hanno raccolto quasi 1,7 milioni di tonnellate di lenticchie, in calo dai 2,3 milioni del 2022 per la siccità nelle praterie occidentali, ed esportato circa 2 milioni di tonnellate per un valore vicino a 2,3 miliardi di dollari canadesi; le prime destinazioni sono India (35,9%), Turchia (22,6%) ed Emirati Arabi Uniti (8,4%) (Statistics Canada, 2024). Nello stesso anno i primi esportatori mondiali sono Canada (2,0 milioni di tonnellate), Australia (1,9 milioni), Turchia (569 mila) ed Emirati Arabi Uniti (321 mila), mentre l’Unione Europea ha importato dai Paesi terzi 256 mila tonnellate per 296 milioni di dollari (World Bank, 2026a). La produzione mondiale di legumi secchi è cresciuta da 56 a oltre 94 milioni di tonnellate tra il 2001 e il 2023, mentre la quota dell’Unione Europea è scesa dal 7,1% al 5% (Calabrese, 2026).

L’Italia è un produttore marginale, con una produzione interna che copre meno di un decimo del consumo apparente e un consumo pro capite inferiore a 1,5 kg l’anno, sotto quello di fagioli, piselli e fave (Calabrese, 2026). Le stime ISTAT indicano circa 5 mila ettari e 4.500 tonnellate nel 2023, in ripresa dopo le 4.200 t mila del 2022 (Istat, 2024, tavola 13.2); nel 2024 la produzione è cresciuta di un ulteriore 22%, con il maggiore contributo positivo tra le leguminose da granella (Istat, 2025). Circa un terzo rispetto alle 14.300 tonnellate del 1961: dopo la quasi scomparsa negli anni ’80 e ’90, la ripresa degli ultimi vent’anni è legata alle IGP e alle produzioni tipiche.

I dati doganali confermano la dipendenza italiana dall’estero. Nel 2023, ultimo anno completo disponibile nella banca dati UN Comtrade, l’Italia ha importato lenticchie secche sgusciate (voce HS 0713 40) per 59,2 milioni di dollari, oltre 53 mila tonnellate sommando i Paesi di origine dichiarati: dodici volte il raccolto nazionale nello stesso anno. Il Canada da solo ne ha fornite 34,5 mila tonnellate per 34,8 milioni di dollari, il 64% dei volumi e il 59% del valore; seguono Turchia (8 mila tonnellate), Stati Uniti (6,3 mila), Francia e Cina, poco sopra le 500 tonnellate ciascuna. Le esportazioni italiane della stessa voce si fermano a 5,3 mila tonnellate per 10 milioni di dollari, con un valore unitario medio di 1,87 dollari al chilo contro 1,10 all’importazione: è la lenticchia selezionata e confezionata, che esce dal Paese con un prezzo ben superiore a quello della materia prima in entrata (World Bank, 2026b).

I numeri delle IGP

Il segmento a indicazione geografica è piccolo in volume – benché in spiccata crescita, nell’areale di Altamura – e alto in valore. Nel 2023 la Lenticchia di Castelluccio di Norcia IGP ha certificato 493 t per un fatturato di 2,64 milioni di euro (5,35 euro/kg, prezzi all’ingrosso) con 33 operatori; la Lenticchia di Altamura IGP 457 t per 594 mila euro (1,30 euro/kg) con 201 operatori (Qualigeo, 2026a; 2026b). Nel 2020 le due denominazioni valevano insieme il 95% delle quantità certificate di tutti i legumi DOP e IGP italiani (Ismea, 2023).

Secondo gli ultimi dati riferiti dal presidente della cooperativa Lenticchia IGP di Castelluccio di Norcia, Nello Perla, la produzione 2026 è rimasta stabile con un lieve incremento del prezzo medio all’ingrosso (5,50 euro/kg). La lenticchia umbra mantiene dunque posizione in un segmento super-premium, con un areale totale (da disciplinare di produzione) di 500 ettari la cui metà viene ogni anno destinata ad altra coltura, a fronte dell’obbligo di rotazione annuale. 

La presidente del Consorzio di Tutela e Valorizzazione della Lenticchia di Altamura IGP a sua volta riferisce che la produzione 2026 ha superato 1.200 tonnellate di prodotto certificato, al prezzo di 1,30 euro/kg del prodotto in natura (da selezionare e pulire), quasi triplo rispetto alla commodity che si è invece attestata nei primi nove mesi del 2026 intorno a 0,52 euro/kg (al cambio indicativo attuale di 0,60 dollari/kg) per prodotto selezionato e pulito. 

Il potenziale di produzione della Lenticchia di Altamura IGP è ancora più importante, poiché coinvolge 280 aziende agricole su un territorio molto vasto (migliaia di ettari in 19 comuni, su 2 regioni e 4 province). Gli agricoltori associati possono così conseguire il giusto reddito e i consumatori acquistare un prodotto di alta qualità a un prezzo accessibile, se pure più alto del prodotto estero. 

Le tre IGP italiane

Le indicazioni geografiche registrate nell’Unione Europea per la lenticchia italiana sono tre, con disciplinari molto diversi tra loro:

  • lenticchia di Castelluccio di Norcia IGP. Registrata con regolamento (CE) n. 1065/97, è riservata all’insieme degli ecotipi locali coltivati in Umbria sull’altopiano di Castelluccio, circa 20 km² a 1.400 metri di quota tra Pian Grande e Pian Piccolo (Norcia, PG) e Pian Perduto (Castelsantangelo sul Nera, MC), all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Semi minuti, buccia sottilissima, nessun ammollo e cottura entro 30 minuti. La semina avviene da metà marzo a metà maggio, allo scioglimento della neve; lo sfalcio, la ‘carpitura’, e la trebbiatura entro agosto (disciplinare, articoli 2-5; Qualigeo, 2026a);
  • lenticchia di Altamura IGP. Registrata con regolamento di esecuzione (UE) 2017/2362, riguarda le varietà Laird ed Eston coltivate in 19 comuni tra Puglia (Bari e Barletta-Andria-Trani) e Basilicata (Potenza e Matera), sulla Murgia tra 300 e 600 metri, in parte nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia. È la ‘lenticchia gigante‘: 5-7 mm di calibro per la Laird, 3-4,9 mm per la Eston, raccolta prima della piena maturazione per mantenere il colore verde e gli aromi erbacei; non può seguire in rotazione altre leguminose e la disinfestazione contro il tonchio va eseguita entro 24 ore dalla raccolta (disciplinare, articoli 2-6; Qualigeo, 2026b);
  • lenticchia di Onano IGP. Registrata con regolamento di esecuzione (UE) 2022/897, copre sei comuni del Lazio in provincia di Viterbo a nord-ovest del lago di Bolsena (Acquapendente, Gradoli, Grotte di Castro, Latera, Onano, San Lorenzo Nuovo), su terreni vulcanici del complesso Vulsino. Ammette l’ecotipo locale e la varietà Eston, vieta ogni concimazione, limita la resa a 2,5 t/ha e fissa due requisiti chimici: zuccheri totali sotto l’1,5% e ferro non inferiore a 6,5 mg/100 g. Il seme, di 3-8 mm, non richiede ammollo e offre una pasta ‘vellutata, fine e cremosa’ (disciplinare, articoli 2-5).

Accanto alle IGP rimane una costellazione di ecotipi di montagna e di isola che raramente oltrepassano i mercati locali. Slow Food tutela come Presìdi la Lenticchia di Ustica, piccola e bruna, senza ammollo, cucinata in zuppa con le verdure dell’isola o con gli spaghetti spezzati; la Lenticchia di Villalba, a seme grande, e la lenticchia nera delle colline ennesi in Sicilia; la Lenticchia di Mormanno, nel Pollino calabrese, minuscola e variegata dal rosa al verde, che un tempo si mangiava in zuppa usando come cucchiaio una calotta di cipolla; la Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, bruno-violacea, coltivata oltre i mille metri sul Gran Sasso; la Lenticchia dell’altopiano del Rascino nel Reatino. Altre, come Colfiorito in Umbria, Ventotene nel Lazio e Valle Agricola nel Casertano, sono iscritte negli elenchi regionali dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (Fondazione Slow Food, 2025a; 2025b; Slow Food, 2016).

Profilo nutrizionale

Le tabelle di composizione degli alimenti indicate dal CREA – Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione (2019) riferiscono alle lenticchie secche (codice 004500, porzione 50 g) e alle lenticchie secche cotte, bollite in acqua distillata senza sale e scolate (codice 004505, porzione 150 g) i valori nutrizionali di cui a seguire, per 100 g di parte edibile.

Nutriente Lenticchie secche Lenticchie cotte
Energia 1.335 kJ / 319 kcal 456 kJ / 109 kcal
Grassi 1,0 g 0,4 g
di cui acidi grassi saturi 0,2 g n.d.
Carboidrati 51,1 g 16,3 g
di cui zuccheri 1,8 g 0,7 g
Fibre 13,8 g 8,3 g
Proteine 22,7 g 6,9 g
Sale 0,02 g 0,005 g

 

Il confronto tra i dati CREA sulle lenticchie cotte, i valori nutrizionali di riferimento di cui in Allegato XIII al regolamento (UE) n. 1169/2011 e le condizioni stabilite nel regolamento (CE) n. 1924/06 per l’utilizzo di indicazioni nutrizionali e relative alla salute, suggerisce la possibilità per gli operatori di riportare in etichetta e pubblicità dei prodotti i seguenti nutrition claim:

  • ‘ad alto contenuto di proteine‘ (25% dell’energia);
  • ‘ad alto contenuto di fibre‘ (8,3 g);
  • ‘ricco in rame’ (0,30 mg, 30% VNR);
  • ‘fonte di fosforo’ (146 mg, 21%);
  • ‘fonte di ferro’ (3 mg, 21%). 

Le proteine della lenticchia sono ricche di lisina (7,1% delle proteine) e povere di aminoacidi solforati, metionina e cistina, i quali ne rappresentano l’aminoacido limitante (CREA, 2019). Tale profilo è speculare a quello dei cereali, i quali sono invece ricchi di solforati e poveri di lisina. La combinazione di cereali e legumi – in pasta e lenticchie o riso e fagioli, per citare alcuni degli abbinamenti più celebri – ha dunque il preciso significato di integrare l’apporto di aminoacidi essenziali.

La valorizzazione delle proprietà nutrizionali degli alimenti, e dei benefici per la salute a esse correlate, postulano in ogni caso la verifica analitica delle condizioni per il loro impiego e il fedele rispetto delle modalità d’informazione prescritte dalle normative, tenuto anche conto delle interpretazioni della Corte di Giustizia e delle autorità competenti. La nostra squadra di FARE (Food and Agriculture Requirements) è a disposizione di operatori e consorzi interessati a esplorare tali opportunità.

Impatto glicemico e innovazioni nella fermentazione

Gli studi clinici sulle lenticchie – ancora privi di validazione da parte di EFSA, in difetto di richieste di autorizzazione di appositi health claim – riguardano soprattutto la risposta glicemica:

  • in uno studio randomizzato crossover su adulti sani, la sostituzione di metà dei carboidrati disponibili del riso bianco o del purè di patate con lenticchie cotte, verdi grandi, verdi piccole o rosse decorticate, ha ridotto in modo significativo la glicemia post-prandiale, con un effetto analogo per tutte le varietà nonostante il diverso tenore di fibre (Moravek et al., 2018);
  • lo stesso gruppo canadese ha poi verificato l’effetto su alimenti formulati: sostituendo 25 g di carboidrati disponibili con lenticchie in muffin, chili e zuppe, la risposta glicemica relativa è scesa all’84-88% per i muffin e al 48-61% per chili e zuppe, con una minore risposta insulinica (Chamoun et al., 2024). La lavorazione a sua volta incide, poiché ad esempio l’indice glicemico delle lenticchie intere cotte, pari a 25, può salire a 66 se il prodotto viene essiccato per atomizzazione (spray-dried. Ramdath et al., 2018).

Sul fronte tecnologico, la fermentazione allo stato solido con Rhizopus oligosporus, il processo del tempeh, migliora le proprietà funzionali e la microstruttura delle farine di legumi (Toor et al., 2022). Il tempeh di lenticchie raggiunge il 46,2% di proteine sulla sostanza secca, addirittura superiore al tempeh di soia (44,9%), con un contenuto di grassi molto più basso; la fermentazione riduce inoltre in misura significativa i c.d. antinutrienti (-64-67% gli inibitori della tripsina, fino a -65% i fitati. Erkan et al., 2020; Górska et al., 2025).

Versatilità d’uso tra cucina tipica e innovazione industriale

La lenticchia nella cucina italiana segue la geografia dei suoi ecotipi:

  • a Castelluccio le lenticchie si cuociono senza ammollo con sedano e aglio e accompagnano i salumi umbri, oltre a Cotechino Modena IGP e Zampone Modena IGP nella notte di San Silvestro;
  • sull’Alta Murgia la minestra di Lenticchia di Altamura IGP con salsiccia e crostini di Pane di Altamura DOP; 
  • a Onano come a Roma e in tutta Italia le lenticchie di Capodanno vengono condivise quale augurio di ricchezza tra i commensali;
  • le lenticchie rosse decorticate, di importazione, costituiscono invece la base di vellutate, dahl e hummus.

L’industria alimentare ha avviato negli ultimi dieci anni un’area promettente di innovazione e mercato, ove la lenticchia non è il piatto ma l’ingrediente caratteristico. Alcune linee di sviluppo:

  • pasta senza glutine ottenuta da farina di lenticchie al 100%, che offre un tenore proteico intorno al doppio della pasta di semola;
  • farine e concentrati proteici per pane, prodotti da forno, snack estrusi (es. gallette), ove l’abbondanza di lisina nella lenticchia compensa la sua carenza nei cereali e completa il profilo aminoacidico della miscela;
  • tempeh e altri fermentati di lenticchia, alternativa alla soia con proteine equivalenti, con meno grassi e riduzione degli antinutrienti grazie alla fermentazione;
  • zuppe, chili e piatti pronti riformulati sostituendo parte dei carboidrati ad alto indice glicemico con lenticchie, come nelle sperimentazioni cliniche canadesi.

Per queste applicazioni la materia prima è quasi sempre di importazione, in prevalenza lenticchie rosse e verdi nordamericane. È qui che si gioca, per i produttori italiani, la partita della filiera: contratti di coltivazione con i trasformatori e varietà adatte alla decorticazione e alla macinazione, al di là del presidio del segmento IGP e degli ecotipi locali.

Indicazioni per buyer e consumatori

Qualche criterio pratico per orientarsi tra scaffale e disciplinari:

  • le lenticchie a seme piccolo (Castelluccio IGP, Onano IGP e gli ecotipi di montagna) non richiedono ammollo, cuociono in 30 minuti e mantengono una buona consistenza anche dopo la cottura. Sono adatte a contorni e zuppe;
  • la Lenticchia di Altamura IGP, più grande e carnosa, richiede ammollo e cottura più lunga. Adatta a minestre, insalate e piatti unici;
  • le lenticchie rosse decorticate cuociono in pochi minuti e perdono rapidamente la loro struttura. Adatte a creme e vellutate;
  • il biologico si presta molto bene a questa coltura, la quale non a caso nei disciplinari di Onano e Castelluccio già rinuncia alla concimazione minerale;
  • per i prodotti a indicazione geografica valgono il logo IGP e l’organismo di controllo in etichetta.

Conclusioni

Il comparto delle lenticchie in Italia dimostra una duplice e feconda vitalità. Da un lato le produzioni tutelate da marchio geografico, nel contesto della cucina italiana celebrata da UNESCO,  preservano biodiversità e tradizioni secolari premiate da un posizionamento commerciale d’eccellenza. Dall’altro, l’industria alimentare individua nel legume una fonte proteica strategica per rispondere alle esigenze di innovazione su alimenti vegetali e senza glutine. La ripresa produttiva registrata di recente conferma l’esistenza di ampi margini di sviluppo per una filiera nazionale capace di coniugare le radici storiche con le moderne richieste dei mercati.

Dario Dongo

Credit cover Maria Desiante, Presidente del Consorzio di Tutela e Valorizzazione della Lenticchia di Altamura IGP

Riferimenti

Fonti normative dell’Unione Europea

Commission Regulation (EC) No 1065/97 of 12 June 1997 supplementing the Annex to Regulation (EC) No 1107/96 on the registration of geographical indications and designations of origin (‘Lenticchia di Castelluccio di Norcia’). Official Journal L 156, 13.6.1997. http://data.europa.eu/eli/reg/1997/1065/oj

Commission Implementing Regulation (EU) No 828/2014 of 30 July 2014 on the requirements for the provision of information to consumers on the absence or reduced presence of gluten in food. Official Journal L 228, 31.7.2014. http://data.europa.eu/eli/reg_impl/2014/828/oj

Commission Implementing Regulation (EU) 2017/2362 of 5 December 2017 entering a name in the register of protected designations of origin and protected geographical indications (‘Lenticchia di Altamura’ (PGI)). Official Journal L 337, 19.12.2017. http://data.europa.eu/eli/reg_impl/2017/2362/oj

Commission Implementing Regulation (EU) 2022/897 of 2 June 2022 entering a name in the register of protected designations of origin and protected geographical indications (‘Lenticchia di Onano’ (PGI)). Official Journal L 156, 9.6.2022. http://data.europa.eu/eli/reg_impl/2022/897/oj

Regulation (EC) No 1924/2006 of the European Parliament and of the Council of 20 December 2006 on nutrition and health claims made on foods. Consolidated text: 13/12/2014. http://data.europa.eu/eli/reg/2006/1924/2014-12-13

Regulation (EU) No 1169/2011 of the European Parliament and of the Council of 25 October 2011 on the provision of food information to consumers. Consolidated text: 01/04/2025. http://data.europa.eu/eli/reg/2011/1169/2025-04-01

Regulation (EU) 2024/1143 of the European Parliament and of the Council of 11 April 2024 on geographical indications for wine, spirit drinks and agricultural products. Consolidated text: 18/03/2026. http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1143/2026-03-18

Fonti normative e istituzionali italiane

Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. (2022, 9 giugno). Provvedimento. Iscrizione del nome «Lenticchia di Onano» (IGP) nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette, con allegato disciplinare di produzione (22A03587). Gazzetta Ufficiale, Serie generale n. 141 del 18 giugno 2022.

Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. (2026, 4 agosto). Modifica ordinaria al disciplinare di produzione della indicazione geografica protetta «Lenticchia di Altamura» (26A03814). Gazzetta Ufficiale, Serie generale n. 179.

Fonti statistiche e istituzionali

Calabrese, R. (2026, 16 marzo). 60 anni di legumi in Italia: dal crollo produttivo alla sfida della sostenibilità. L’Informatore Agrario. https://www.informatoreagrario.it/filiere-produttive/seminativi/60-anni-di-legumi-in-italia-dal-crollo-produttivo-alla-sfida-della-sostenibilita/

CREA – Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione. (2019). Tabelle di composizione degli alimenti. Lenticchie, secche (cod. 004500); Lenticchie, secche, cotte, bollite (cod. 004505). https://www.alimentinutrizione.it/tabelle-nutrizionali/004500 ; https://www.alimentinutrizione.it/tabelle-nutrizionali/004505

Fondazione Slow Food. (2025a). Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio. Presìdi Slow Food. https://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/lenticchia-di-santo-stefano-di-sessanio/

Fondazione Slow Food. (2025b). Lenticchia di Ustica. Presìdi Slow Food. https://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/lenticchia-di-ustica/

Ismea. (2023, 3 febbraio). Ortaggi, legumi e patate. Scheda di settore. Le indicazioni geografiche – Legumi: quantità certificate DOP e IGP 2016-2020. https://www.ismeamercati.it/flex/files/1/a/3/D.afb42554aa415c3cfa04/2023_02_03_SchedaOrtaggi.pdf

Istat. (2024). Annuario statistico italiano 2024. Capitolo 13, Agricoltura, tavola 13.2. https://www.istat.it/storage/ASI/2024/capitoli/C13.pdf

Istat. (2025). Annuario statistico italiano 2025. Capitolo 13, Agricoltura. https://www.istat.it/storage/ASI/2025/capitoli/C13.pdf

Qualigeo – Fondazione Qualivita. (2026a). Lenticchia di Castelluccio di Norcia IGP. https://www.qualigeo.eu/prodotto-qualigeo/lenticchia-di-castelluccio-di-norcia-igp/

Qualigeo – Fondazione Qualivita. (2026b). Lenticchia di Altamura IGP. https://www.qualigeo.eu/prodotto-qualigeo/lenticchia-di-altamura-igp/

Slow Food. (2016, 21 dicembre). Lenticchie, ecco quelle sfuggite alle regole del mercato globale. https://www.slowfood.it/lenticchie-quelle-sfuggite-alle-regole-del-mercato-globale/

Statistics Canada. (2024, 19 marzo). Lentil you find a better one, here’s a good story. https://www.statcan.gc.ca/o1/en/plus/5878-lentil-you-find-better-one-heres-good-story

World Bank. (2026a). WITS – World Integrated Trade Solution, su dati UN Comtrade. Dried lentils, shelled (HS 071340): exports and imports by country, 2023. https://wits.worldbank.org/trade/comtrade/en/country/ALL/year/2023/tradeflow/Exports/partner/WLD/product/071340 ; https://wits.worldbank.org/trade/comtrade/en/country/ALL/year/2023/tradeflow/Imports/partner/WLD/product/071340

World Bank. (2026b). WITS – World Integrated Trade Solution, su dati UN Comtrade. Italy, Dried lentils, shelled (HS 071340): imports by partner country, 2023. https://wits.worldbank.org/trade/comtrade/en/country/ITA/year/2023/tradeflow/Imports/partner/ALL/product/071340

Studi scientifici

Chamoun, D., Duncan, A. M., Lukus, P. K., Loreto, M. D., Pals-Horne, F., Hawke, A., & Ramdath, D. D. (2024). Postprandial blood glucose and insulin response in healthy adults when lentils replace high-glycemic index food ingredients in muffins, chilies and soups. Nutrients, 16(16), 2669. https://doi.org/10.3390/nu16162669

Erkan, S. B., Gürler, H. N., Bilgin, D. G., Germec, M., & Turhan, I. (2020). Production and characterization of tempehs from different sources of legume by Rhizopus oligosporus. LWT, 119, 108880. https://doi.org/10.1016/j.lwt.2019.108880

Górska, K., Pejcz, E., & Harasym, J. (2025). Tempeh and fermentation—Innovative substrates in a classical microbial process. Applied Sciences, 15(16), 8888. https://doi.org/10.3390/app15168888

Liber, M., Duarte, I., Maia, A. T., & Oliveira, H. R. (2021). The history of lentil (Lens culinaris subsp. culinaris) domestication and spread as revealed by genotyping-by-sequencing of wild and landrace accessions. Frontiers in Plant Science, 12, 628439. https://doi.org/10.3389/fpls.2021.628439

Moravek, D., Duncan, A. M., VanderSluis, L. B., Turkstra, S. J., Rogers, E. J., Wilson, J. M., Hawke, A., & Ramdath, D. D. (2018). Carbohydrate replacement of rice or potato with lentils reduces the postprandial glycemic response in healthy adults in an acute, randomized, crossover trial. The Journal of Nutrition, 148(4), 535-541. https://doi.org/10.1093/jn/nxy018

Ramdath, D. D., Wolever, T. M. S., Siow, Y. C., Ryland, D., Hawke, A., Taylor, C., Zahradka, P., & Aliani, M. (2018). Effect of processing on postprandial glycemic response and consumer acceptability of lentil-containing food items. Foods, 7(5), 76. https://doi.org/10.3390/foods7050076

Toor, B. S., Kaur, A., & Kaur, J. (2022). Fermentation of legumes with Rhizopus oligosporus: Effect on physicochemical, functional and microstructural properties. International Journal of Food Science & Technology, 57(3), 1763-1772. https://doi.org/10.1111/ijfs.15552

Fonti storiche e letterarie

Genesi, 25, 29-34.

Plinio il Vecchio. Naturalis Historia, XVI, 201-202; XVIII, 123. Testo latino: https://la.wikisource.org/wiki/Naturalis_Historia/Liber_XVIII

Apicio. De re coquinaria, V, 2 (Lenticula).

Siti web dei Consorzi di tutela e gruppi di produttori

Consorzio di Tutela e Valorizzazione della Lenticchia di Altamura IGP. Lenticchia di Altamura IGP. https://www.lenticchiaaltamura.it/

Consorzio di tutela della Lenticchia di Castelluccio di Norcia IGP. Lenticchia di Castelluccio di Norcia IGP. https://www.lenticchiaigpcastelluccio.it/ 

Lenticchia di Onano IGP. Perle della Tuscia. https://perledellatuscia.it/ 

DARIO DONGO
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Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.

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