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L’agricoltura biologica italiana raggiunge traguardi storici: Bio in Cifre 2025

Il settore dell’agricoltura biologica italiana continua la sua traiettoria di espansione, superando i 2,5 milioni di ettari di terreni agricoli biologici certificati nel 2024, secondo l’ultimo rapporto Bio in Cifre 2025 pubblicato da ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) in collaborazione con il MASAF (Ministero dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste) e il CIHEAM Bari. Questo strumento completo di monitoraggio annuale, giunto alla sua ventunesima edizione, dimostra che l’agricoltura biologica italiana ha raggiunto un consolidamento strutturale senza precedenti rafforzando al contempo la propria posizione di leader europeo nella produzione agricola sostenibile (ISMEA, 2025).

La superficie agricola biologica in Italia si è espansa del 2,4% nel 2024, aggiungendo circa 60.000 ettari per raggiungere un totale di 2.565.000 ettari. Nell’ultimo decennio, il settore ha registrato un incremento del 68%, vale a dire un milione di ettari aggiuntivi coltivati con certificazione biologica, con un tasso medio di crescita annua del 6% (ISMEA, 2025). Questa espansione posiziona l’Italia fra i capofila in Unione Europea nello sviluppo dell’agricoltura biologica.

L’incidenza dell’agricoltura biologica sulla superficie agricola utilizzata (SAU) totale ha raggiunto il 20,2% nel 2024, con un aumento di 0,4 punti percentuali rispetto al 2023. Questo risultato avvicina sostanzialmente l’Italia all’obiettivo del 25% stabilito dalle strategie UE ‘Farm to Fork’ e ‘Biodiversità’ per il 2030. La performance italiana supera in misura significativa quella di altre grandi economie agricole europee, tra cui Spagna (12,3%), Germania (11,5%) e Francia (9,9%), confermando l’impegno del Bel Paese nella transizione verso un’agricoltura sostenibile.

Distribuzione dell’uso del suolo e categorie colturali

La composizione dei terreni agricoli biologici rivela un sistema produttivo diversificato. I seminativi costituiscono il 40% della SAU biologica totale, mentre i prati permanenti e i pascoli rappresentano il 31%. Le colture permanenti costituiscono il 22,7% della superficie biologica, gli ortaggi il 2,3%. L’espansione più significativa nel 2024 si è verificata nella categoria dei prati e pascoli, che è aumentata dell’8,2% (circa 60.000 ettari), principalmente in Valle d’Aosta, Campania e nella Provincia Autonoma di Bolzano.

Le colture permanenti hanno dimostrato una crescita positiva (+1,9%), mentre i seminativi sotto gestione biologica hanno registrato una leggera contrazione (-2%), così come la produzione biologica di ortaggi (-5,1%). Nonostante questo recente calo, entrambe le categorie hanno peraltro dimostrato una crescita sostanziale a lungo termine, con aumenti su base decennale del 72% per i seminativi e del 93,5% per gli ortaggi.

Performance del settore zootecnico

Il settore zootecnico biologico ha esibito tendenze positive nella maggior parte delle categorie, nel 2024, in contrasto con la flessionegenerale osservata nella produzione zootecnica convenzionale. Le popolazioni biologiche di bovini, ovini, caprini e suini hanno tutte registrato incrementi. Il settore avicolo ha sperimentato una riduzione del numero di capi biologici dopo una crescita eccezionale nel 2023; la prospettiva decennale rivela peraltro che l’avicoltura biologica in Italia è raddoppiata, +97% dal 2017 al 2024, con un incremento di tre milioni di volatili. L’apicoltura biologica ha mantenuto un numero stabile di arnie dopo il calo dell’anno precedente.

In termini di incidenza del patrimonio zootecnico biologico sul totale dei capi nazionali, i tassi di penetrazione più significativi sono stati osservati nel settore caprino (11,5%), seguito da quello ovino (10,5%) e dalla produzione bovina (9,1%). Questi dati sottolineano la particolare idoneità dei sistemi di allevamento estensivo alla conversione biologica e la crescente domanda dei consumatori di prodotti biologici di origine animale.

Dinamiche degli operatori e distribuzione geografica

Il numero di operatori biologici è aumentato del 2,9% nel 2024, raggiungendo 97.160 unità, superando il tasso di crescita dell’anno precedente. Questo incremento ha compreso 2.719 operatori aggiuntivi, principalmente produttori esclusivi (+2.675 unità, +3,8%) e produttori impegnati sia in attività di produzione che di preparazione (+176 unità, +1,2%). Gli importatori sono rimasti stabili, mentre i preparatori esclusivi sono diminuiti di 133 unità. Nell’ultimo decennio, il settore biologico italiano ha registrato un aumento del 62% nel numero di operatori, equivalente a oltre 37.000 unità aggiuntive, con tassi di crescita comparabili in tutte e tre le macroaree.

Le aziende agricole rappresentano quasi il 90% degli operatori biologici (+3,4% rispetto al 2023) e comprendono sia produttori esclusivi, sia coloro che combinano la produzione con attività di preparazione e/o importazione. I produttori esclusivi costituiscono il 74,4% degli operatori totali; la categoria dei produttori-preparatori ha aumentato notevolmente la propria quota nell’ultimo decennio, mostrando come l’integrazione verticale della filiera garantisca maggiori vantaggi economici e posizionamento sul mercato.

L’analisi geografica rivela che il 58% della SAU biologica è localizzata nell’Italia meridionale, il 23% nelle regioni centrali e il 19% nell’Italia settentrionale. Nel 2024, l’Italia settentrionale ha registrato il tasso di crescita più elevato (+8,4%), mentre l’Italia meridionale ha ottenuto il maggior incremento assoluto (+50.000 ettari rispetto ai +36.000 ettari del Nord). L’Italia centrale ha sperimentato una contrazione di 28.000 ettari. Sicilia, Puglia e Toscana rappresentano collettivamente il 38,1% della SAU biologica nazionale, mentre le prime dieci regioni detengono l’83,4% della superficie biologica totale.

Performance di mercato e tendenze dei consumatori

Il consumo domestico di prodotti biologici ha raggiunto massimi storici nel 2024, con un aumento in valore del 2,9% rispetto al 2023 (+112 milioni di euro in termini assoluti), fino a raggiungere i 3,96 miliardi di euro. L’incremento degli acquisti di prodotti biologici ha superato quello del settore agroalimentare totale (+0,9%), innalzando quindi la quota del biologico sulla spesa alimentare totale al 3,6% (+0,1% rispetto al 2023) dopo due anni di contrazione (ISMEA, 2025).

I volumi degli acquisti di prodotti biologici hanno a loro volta registrato una crescita del 4,3%, superando l’aumento basato sul valore e confermando così una dinamica dei prezzi generalmente più contenuta rispetto agli alimenti convenzionali. Gli oli e grassi vegetali hanno dimostrato l’aumento più sostanziale della spesa (+31,8%), seguiti dalle uova (+10,4%) e dal miele (+5,0%). I consumi di carne biologica sono viceversa diminuiti, con un calo del 3,5% per le carni fresche e del 19,1% per i salumi. Riduzioni minori sono state osservate su vini e spumanti (-1,6%) e derivati dei cereali (-1,2%) (ISMEA, 2025).

I consumi per canale

I supermercati hanno consolidato la propria posizione come principale canale di distribuzione per i prodotti biologici, raggiungendo un fatturato prossimo a 1,5 miliardi di euro con un incremento di oltre 43 milioni di euro rispetto al 2023 (+3,1%). Questa dinamica positiva è stata trainata principalmente dalle categorie di prodotti freschi, in particolare ortofrutta (+22,3 milioni di euro) e uova (+9,1 milioni di euro).

Gli ipermercati hanno a loro volta registrato una crescita fino a 830 milioni di euro (+4,1% rispetto al 2023), rappresentando il 21,0% degli acquisti domestici biologici totali e superando il canale della vendita tradizionale (20,4%).

Il rapporto ISMEA non considera appositamente i negozi specializzati che, secondo il Focus di BioBank 2025, hanno registrato una crescita del 9% fino a raggiungere un giro d’affari di 1 miliardo di euro. I discount hanno a loro volta mostrato un ragguardevole tasso di crescita annuale, +10,2%, fino a superare i 590 milioni di euro di fatturato (15% degli acquisti biologici totali).

Importazioni da Paesi terzi e commercio internazionale

L’analisi delle importazioni di prodotti biologici da Paesi terzi ha rivelato un aumento del 7% in volume nel 2024 rispetto al 2023. Questa tendenza positiva è stata particolarmente influenzata dalla frutta (+20%) e dai prodotti trasformati (+38%). La Turchia ha mantenuto la propria posizione come principale mercato di origine, rappresentando il 17,3% dei volumi totali delle importazioni da Paesi terzi, seguita dal Pakistan (9,5%) e dall’Ecuador (9,3%). La preminenza della Turchia deriva dal grano duro, dalle lenticchie e dall’ortofrutta trasformata; il Pakistan fornisce riso basmati; l’Ecuador è specializzato nelle banane. La Tunisia rimane un partner significativo per le importazioni di olio d’oliva, mentre il Perù fornisce banane e cacao.

Quadro politico e sviluppo strategico

Il settore biologico italiano beneficia di un sostanziale supporto istituzionale attraverso il quadro di programmazione dell’Unione Europea 2023-2027. L’intervento SRA29, dedicato all’adozione e al mantenimento delle pratiche di agricoltura biologica, dispone di una dotazione totale superiore ai 2 miliardi di euro che rappresenta il 48% di tutti gli interventi agro-climatico-ambientali e il 14% circa della spesa pubblica totale allocata allo sviluppo rurale. Questa misura è stata attivata in tutte le 19 regioni italiane nelle due province autonome di Trento e Bolzano, fornendo pagamenti annuali per ettaro agli agricoltori o alle associazioni di agricoltori che si impegnano a convertire e mantenere la coltivazione biologica per periodi quinquennali.

Il Piano d’Azione Nazionale per la Produzione Biologica e i Prodotti Biologici (PAN 2024-2026) fornisce un indirizzo strategico per lo sviluppo del settore, mentre la legge 23/2022 stabilisce strumenti quali i marchi di certificazione per le mense scolastiche biologiche e la denominazione ‘Biologico Italiano’. Il governo ha mantenuto uno stanziamento di 5 milioni di euro per il Fondo per le mense scolastiche biologiche, con l’86% dedicato alla riduzione dei costi per le famiglie (4,3 milioni di euro distribuiti tra le regioni in base al numero di beneficiari) e il 14% allocato a iniziative di informazione ed educazione alimentare (700.000 euro) (ISMEA, 2025).

Sfide e prospettive

Il settore dell’agricoltura biologica italiana affronta diverse sfide che richiedono attenzione politica. La semplificazione amministrativa rimane una priorità, in particolare per le piccole e medie imprese agricole con risorse limitate. La decisione di abolire i Programmi Annuali di Produzione (PAP) obbligatori dal 2025 rappresenta un passo verso la riduzione degli oneri di certificazione; tuttavia, questa modifica richiede un coordinamento rafforzato fra gli stakeholder istituzionali per garantire la continuità nella raccolta di dati strutturali e produttivi. Il SINAB (Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica) mantiene il proprio ruolo di monitoraggio, anche alla luce dell’entrata in vigore nel 2025 del Regolamento (UE) 2022/2379 (SAIO) sulle statistiche agricole europee.

Le disparità regionali nel sostegno all’agricoltura biologica rivelano un’implementazione eterogenea delle misure di finanziamento, laddove alcuni territori sperimentano il ritiro di operatori a causa della percepita inadeguatezza degli incentivi rispetto al complesso quadro di obblighi che regolano la produzione biologica. Questi requisiti si sommano alle condizionalità obbligatorie già stabilite dalla politica ambientale europea. Il rafforzamento della fiducia dei consumatori nella produzione biologica italiana richiede un continuo sostegno politico, strumenti finanziari rafforzati, infrastrutture di assistenza tecnica e un’efficace implementazione di iniziative di branding che distinguano i prodotti biologici italiani sia nei mercati nazionali che internazionali.

Il settore biologico italiano rappresenta una componente strategica del sistema agroalimentare nazionale, caratterizzato da un’elevata qualità produttiva, un riconosciuto valore ambientale e un crescente apprezzamento dei consumatori sia nei mercati nazionali che esteri. La reputazione consolidata del settore per la sicurezza alimentare, la preservazione della biodiversità e l’eccellenza organolettica posizionano l’agricoltura biologica italiana in pole position per rispondere alla crescente domanda globale di sistemi produttivi sostenibili e tracciabili.

Cover da Being Organic in the EU 

Bibliografia

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