L’Italia mantiene una posizione di leadership nell’export di caffè tostato di alta qualità, consolidando il proprio ruolo di principale trasformatore europeo e punto di riferimento internazionale per la cultura del caffè espresso. Il settore rappresenta un pilastro dell’economia agroalimentare nazionale, con la capacità distintiva di trasformare materie prime importate in prodotti finiti di eccellenza riconosciuti in tutto il mondo.
L’industria italiana della torrefazione conta circa un migliaio di aziende distribuite su tutto il territorio nazionale, con un’occupazione diretta stimata di oltre 7.000 addetti (Coffitalia, 2025). Il tessuto produttivo comprende oltre 300 torrefazioni artigianali accanto ai grandi gruppi industriali, testimoniando la varietà e la ricchezza del panorama italiano.
I principali gruppi industriali del settore – Lavazza, Illy, Massimo Zanetti Beverage Group e Segafredo Zanetti – rappresentano circa il 65% del mercato domestico e guidano l’espansione internazionale del caffè Made in Italy:
- Lavazza, in particolare, opera in oltre 140 Paesi attraverso 9 stabilimenti produttivi distribuiti in 6 Paesi, con il 70% del fatturato realizzato all’estero (World Coffee Portal, 2025);
- Illy Caffè, fondata nel 1933 a Trieste, ha chiuso il 2024 con un fatturato di 630 milioni di euro, in crescita del 6% rispetto all’anno precedente, confermando la propria leadership nel segmento premium (Il Sole 24 Ore, 2025).
Caffè italiano: produzione ed export
Nel 2024, l’industria italiana ha prodotto circa 431.000 tonnellate di caffè tostato, con un valore di produzione di 4,73 miliardi di euro e una crescita significativa del valore (+8,5%), a conferma della capacità del settore di mantenere la competitività anche in presenza di forti pressioni sui costi delle materie prime (Unione Italiana Food, 2025).
Nel 2024, l’Italia ha esportato 313,872 tonnellate di caffè verde equivalente (circa 290 milioni di kg di caffè tostato), registrando una crescita dell’1,8% rispetto al 2023. In valore, l’export ha raggiunto 2,665 miliardi di euro (Unione Italiana Food, 2025).
L’Italia si conferma come:
- terzo Paese al mondo per import di caffè verde (dopo USA e Germania);
- secondo nell’Unione Europea per export di caffè tostato (dopo la Germania);
- primo produttore europeo di caffè tostato, con il 25% della produzione totale dell’UE (ANSA, 2025);
- principale esportatore mondiale di caffè tostato verso Paesi extra-UE, con una quota del 32,9% sul totale europeo (Area Studi Mediobanca, 2023).
Il caffè rappresenta il quarto prodotto agroalimentare più esportato dall’Italia per valore, dopo vino, pasta e olio d’oliva (SIGEP, 2025).
Principali mercati di destinazione
Le esportazioni italiane di caffè sono destinate prevalentemente ai mercati europei, che assorbono circa il 60% del totale. Al di fuori dell’UE, i mercati più rilevanti includono:
- Stati Uniti: mercato strategico in forte crescita, con investimenti significativi da parte dei principali gruppi italiani. Nel 2024, Lavazza ha annunciato l’intenzione di produrre il 100% dei prodotti destinati al mercato USA direttamente sul territorio americano, in risposta alle politiche tariffarie dell’amministrazione Trump. Anche Illy sta valutando investimenti produttivi locali per consolidare la propria presenza sul mercato statunitense, dove la domanda di caffè espresso di qualità continua a crescere;
- Germania: principale mercato di destinazione in Europa, che continua ad assorbire una quota significativa delle esportazioni italiane, confermando la tradizionale partnership commerciale tra i due Paesi;
- Francia: secondo mercato europeo per importanza, con una domanda consolidata per le miscele italiane di alta qualità;
- altri mercati rilevanti: Regno Unito, Polonia, Austria, Grecia, Svizzera, Australia, Russia e Canada rappresentano destinazioni strategiche per l’export italiano.
L’export, nell’ultimo decennio, ha quasi raddoppiato i propri volumi, passando da 160,7 mila tonnellate nel 2011 a 314 mila tonnellate di kg nel 2024, confermandosi come il vero motore di crescita dell’industria italiana del caffè.
Posizionamento competitivo globale
A livello globale, l’Italia mantiene una posizione di leadership nel segmento del caffè tostato di alta qualità. Tra i principali esportatori europei di caffè trasformato, l’Italia si posiziona strategicamente dopo Svizzera e Germania nel valore totale delle esportazioni globali, ma rappresenta il leader indiscusso per il caffè tostato destinato ai mercati extra-europei.
Il settore italiano del caffè dimostra una forte vocazione internazionale: i 49 maggiori player italiani esportano il 55,5%delle vendite, percentuale significativamente superiore alla media del settore alimentare italiano (27,5%) (Area Studi Mediobanca, 2023). Le imprese di maggiore dimensione raggiungono quote di export fino al 69,1% del fatturato totale.
Sfide del mercato
Il mercato globale del caffè nel 2025 affronta sfide significative e senza precedenti, come di seguito esposte.
Prezzi record del caffè verde
I prezzi del caffè verde hanno vissuto un’annata eccezionale nel 2025, con oscillazioni senza precedenti che hanno toccato livelli storici mai registrati dalla fine degli anni ’70. Secondo l’International Coffee Organization (ICO), l’andamento dei prezzi nel corso dell’anno ha evidenziato una volatilità straordinaria:
Primo trimestre 2025 – Record storici:
- Nel gennaio 2025, l’ICO Composite Indicator Price (I-CIP) ha raggiunto una media di 310,12 centesimi USD/lb, registrando un incremento del 3,5% rispetto a dicembre 2024 (ICO, 2025);
- Nel febbraio 2025, l’I-CIP ha superato ogni record storico, raggiungendo una media di 354,32 centesimi USD/lb(+14,3% rispetto a gennaio), il livello più alto mai registrato, superando il precedente massimo di 305,13 centesimi USD/lb del marzo 1977 (ICO, 2025);
- Il prezzo dell’Arabica Colombiana ha toccato i 410,64 centesimi USD/lb a febbraio 2025 (+16,7% rispetto a gennaio), mentre il Robusta ha raggiunto i 263,08 centesimi USD/lb (+7,2%) (ICO, 2025);
Evoluzione nel corso dell’anno:
- nel novembre 2025, l’I-CIP si è mantenuto in un range compreso tra 320,39 e 343,92 centesimi USD/lb, con una media di 330,44 centesimi USD/lb (+1,2% rispetto a ottobre). Due fattori chiave hanno influenzato il mercato: la rimozione dei dazi USA sulle importazioni di caffè brasiliano (fattore di ribasso) e le gravi inondazioni nelle regioni produttrici del Vietnam (fattore di rialzo), che si sono sostanzialmente compensati (ICO, 2025);
- nel dicembre 2025, l’I-CIP ha registrato un forte calo, attestandosi a 304,68 centesimi USD/lb (-7,8% rispetto a novembre). Il prezzo è sceso bruscamente da metà novembre, passando da 343,92 centesimi USD/lb dell’11 novembre a un minimo di 283,21 centesimi USD/lb il 19 dicembre, per poi recuperare parzialmente a 293,09 centesimi USD/lb a fine anno (ICO, 2025);
Dinamiche per varietà (dicembre 2025):
- Arabica Colombiana: 382,32 centesimi USD/lb (-6,5%)
- Other Milds (Arabica): 381,14 centesimi USD/lb (-7,1%)
- Brazilian Naturals (Arabica): 355,38 centesimi USD/lb (-6,5%)
- Robusta: 190,53 centesimi USD/lb (-11,3%, tornando sotto la soglia dei 2 USD/lb per la prima volta da agosto)
Primi giorni del 2026: A inizio gennaio 2026, il mercato ha mostrato una ripresa, con l’I-CIP che è tornato sopra i 300 centesimi USD/lb per tre giorni consecutivi, raggiungendo un picco di 307,11 centesimi USD/lb il 7 gennaio (Comunicaffè, 2026).
Fattori alla base della volatilità:
Il rapporto dell’ICO di dicembre 2025 attribuisce il forte calo dei prezzi a fine anno a una combinazione di fattori:
- Sul fronte politico: l’ulteriore rinvio dell’EUDR (European Union Deforestation Regulation) di un anno (Dongo, 2025) e la rimozione dei dazi reciproci USA sul caffè, incluso quello specifico sul Brasile, hanno ridotto l’incertezza che gravava sul mercato;
- Sul fronte produttivo: la revisione al rialzo delle stime ufficiali del raccolto brasiliano 2025/26, combinata con una leggera correzione positiva delle previsioni globali di produzione dell’USDA, ha rafforzato le aspettative di miglioramento dell’offerta;
- Sul fronte finanziario: il deprezzamento del real brasiliano rispetto al dollaro ha incentivato le vendite da parte dei produttori brasiliani. Le posizioni lunghe nette dei trader non commerciali sull’ICE Arabica si sono ridotte da 34.747 a 23.673 lotti nei 14 giorni precedenti il 23 dicembre;
- Ripresa a fine anno: il recupero parziale dei prezzi a fine dicembre è stato innescato da due sviluppi: minori precipitazioni in Brasile e inondazioni diffuse in Indonesia, che potrebbero ridurre le esportazioni del Paese fino al 15% nell’anno caffeicolo 2025/26 (ICO, 2025; Comunicaffè, 2026).
Andrea Illy, presidente di Illy Caffè, ha dichiarato che ‘il costo della materia prima è aumentato tre volte rispetto alla media storica. Si tratta di un effetto della speculazione finanziaria che si sta abbattendo su agricoltori e consumatori’ (Il Sole 24 Ore, 2025).
Cambiamenti climatici e crisi produttiva
Il Brasile, primo produttore mondiale, ha affrontato nel 2024 la peggiore siccità degli ultimi sette decenni, con temperature superiori ai 35°C che hanno causato la caduta prematura dei fiori di caffè e abbreviato la vita media delle piante (ICO, 2024; Linkiesta, 2025). Per il biennio 2025-2026 è previsto un calo del 6% della produzione brasiliana totale.
Il Vietnam, principale produttore di Robusta, ha registrato nel dicembre 2024 un crollo delle esportazioni del 39,5%, raggiungendo il livello più basso dal dicembre 2014. Le gravi inondazioni hanno colpito le regioni produttive, esercitando pressioni al rialzo sui prezzi globali (ICO, 2025).
Costi operativi e sfide logistiche
I costi elevati dell’energia e le pressioni inflazionistiche continuano a gravare sui margini operativi delle torrefazioni. A questi elementi si aggiungono le politiche tariffarie dell’amministrazione statunitense, che ha applicato dazi del 25% sul caffè proveniente dalla Colombia e minacciato dazi fino al 50% sulle importazioni brasiliane, creando incertezza per gli operatori del settore (Quifinanza, 2025).
Giuseppe Lavazza, presidente del Comitato Italiano Caffè, ha descritto la situazione come una ‘tempesta perfetta’ in cui la combinazione di crisi climatica, speculazione finanziaria, blocchi logistici e nuove normative europee (come l’EUDR, European Union Deforestation Regulation) rischiano di compromettere la competitività delle aziende italiane (Quifinanza, 2025).
Prospettive future
Nonostante le sfide senza precedenti legate ai listini record del caffè verde e alle incertezze del contesto geopolitico, il settore dell’export italiano mantiene prospettive di crescita sostenuta, supportato dalla reputazione globale del caffè espresso italiano e dalla capacità di innovazione dell’industria nazionale.
Il mercato globale del caffè, oggi valutato 138,37 miliardi di dollari, è previsto raggiungere i 174,25 miliardi entro il 2030, con un CAGR (tasso di crescita annuale composto) del 4,72%. I fattori competitivi distintivi che continueranno a sostenere la crescita dell’export italiano includono:
- reputazione del brand caffè italiano’: la cultura dell’espresso italiano rimane un’icona globale, con consumatori disposti a riconoscere un ‘premium price’ per la qualità e l’autenticità delle miscele italiane;
- innovazione nei formati: la crescita del segmento monoporzione (cialde, capsule compatibili) e dei prodotti ready-to-drink offre opportunità di espansione sui mercati internazionali;
- domanda di caffè premium: nei mercati emergenti come in quelli consolidati la domanda di caffè specialty e di alta qualità continua a crescere, favorendo i produttori italiani posizionati nel segmento premium;
- know-how nella torrefazione e nella miscelazione: l’arte italiana della miscelazione, che combina caffè di diverse origini geografiche per creare profili aromatici complessi e bilanciati, rappresenta un vantaggio competitivo difficilmente replicabile;
- sostenibilità e tracciabilità: l’attenzione crescente alla sostenibilità ambientale e sociale sta spingendo i gruppi italiani a investire in agricoltura rigenerativa, certificazioni di qualità e tracciabilità della filiera, elementi sempre più apprezzati dai consumatori globali.
Lavazza e Illy stanno inoltre investendo strategicamente in progetti di localizzazione produttiva nei mercati chiave (soprattutto USA) per superare le barriere tariffarie e rispondere più rapidamente alla domanda locale, confermando la capacità del settore italiano di adattarsi alle evoluzioni del contesto competitivo globale.
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Bibliografia
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- International Coffee Organization. (2025). Coffee market report – November 2025. International Coffee Organization. https://www.ico.org/documents/cy2025-26/cmr-1125-e.pdf
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- Quifinanza. (2025, 28 novembre). Costi record caffè, la crisi peggiora tra poco raccolto e blocco logistica. Quifinanza. https://quifinanza.it/lifestyle/food-economy/prezzo-caffe-novembre-2025/940064/
- SIGEP. (2025). Analisi SIGEP 2025: il caffè torrefatto tra i prodotti più esportati. Comunicaffè. https://www.comunicaffe.it/analisi-sigep-2025-il-caffe-torrefatto-tra-i-prodotti-piu-esportati
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