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AlterBanc, agroecologia e spesa sociale in Catalogna

AlterBanc, agroecologia e spesa sociale in Catalogna

FAO e WFP (World Food Programme), nel rapporto 17.7.20, hanno segnalato l’emergenza della malnutrizione acuta in almeno 27 Paesi del mondo. Ma anche in Europa, ove le fasce più deboli delle popolazioni stentano a ricevere gli aiuti necessari, si preannuncia una crisi sociale senza precedenti.

AlterBanc è il progetto catalano di cooperazione tra le famiglie afflitte da carenza di cibo e l’agricoltura contadina. Secondo un modello, alternativo a quello delle Food Bank, che aggrega sui territori i protagonisti della solidarietà con quelli di agroecologia e distribuzione tradizionale. (1) Aiuto, sovranità alimentare, spesa sociale.

Il Gran Recapte di Catalogna

Il Gran Recapte d’Aliments de Catalunya è la campagna realizzata negli ultimi anni dai quattro banche alimentari della regione, attraverso la Fundació Banc dels Aliments. Un’organizzazione colossale che raccoglie donazioni dirette di cibo non deperibile e ‘buoni’ da 3€, destinati all’acquisto di carne, pesce e uova. Oltre a contributi pubblici, anche nell’ambito di programmi europei di aiuto e di sostegno al recupero delle eccedenze in agricoltura.

La rete della Fondazione delle Banche Alimentari raccoglie le merci donate, ne acquista altre all’ingrosso e provvede alla loro distribuzione ai bisognosi attraverso le organizzazioni sociali sul territorio. Nel 2019 ha distribuito 25 mila tonnellate di alimenti nella sola Catalogna. 5,2 mila ton solo nel periodo marzo-maggio 2020 (+35% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).

Povertà alimentare e ‘fame nascosta’

La povertà alimentare che già caratterizzava la società europea, a causa di inaccettabili diseguaglianze e scarsità di sussidi alle classi più deboli, ha raggiunto nell’era Covid-19 il livello di crisi generalizzata. Non solo nei 27 Paesi a Basso e Medio Reddito (LMIC, Low-Middle Income Countries) ma anche nella vecchia Europa. A partire dai Paesi più colpiti dalla recessione, come la Spagna e l’Italia, ove gli ammortizzatori sociali sono spesso ancora in attesa di raggiungere le tasche degli aventi diritto.

Il rischio sanitario emergente, per una schiera sempre più ampia di cittadini, va sotto il nome di ‘fame nascosta’. Vale a dire malnutrizione, infantile e non solo. La ridotta capacità di spesa induce le famiglie ad affidare il nutrimento ai prodotti più economici, spesso alimenti ultraprocessati e cibo spazzatura.

La rinuncia agli alimenti freschi – a partire da verdura e frutta, ingredienti di salute essenziali in ogni fase della vita – viene compensata purtroppo solo in parte dalle banche alimentari. Le quali gestiscono in prevalenza alimenti conservati, anche per esigenze logistiche.

‘Abbiamo dovuto scegliere dove tagliare. Pagare l’affitto, le forniture o i pasti. Poiché non possiamo rimanere senza casa, acqua o elettricità, abbiamo tagliato la nostra dieta’ (Fabiola López, madre di due figli in congedo per malattia. A seguito della perdita del lavoro del suo compagno, a causa della pandemia, beneficia e partecipa alla rete di solidarietà di vicinato del quartiere Congrés-Indians, a Barcellona).

Solidarietà locale, il modello di AlterBanc

AlterBanc nasce dall’esperienza di EcoCentral, un centro di acquisto agro-ecologico che fornisce alle mense scolastiche prodotti locali e bio di una cinquantina di agricoltori locali. Il quale, durante il lockdown, ha iniziato a distribuire i prodotti alle donne vittime di maltrattamenti e alle reti di solidarietà nei quartieri più poveri. Come Nou Barris e Congrés-Indians, a Barcellona. Con il sostegno di entità come le cooperative Arran de Terra e El Pa Sencer. E gli aiuti delle fondazioni Ana Bella e Carasso.

‘La costrizione a malnutrire se stessi è una delle molte forme di violenza subite dalle persone povere. (Con AlterBanc) distribuiamo lotti che, per la loro qualità, potrebbero essere tanto per un miliardario che per una persona povera’ (Alejandro Guzmán, uno dei fondatori di AlterBanc).

L’attività dei contadini è stata mantenuta in vita grazie a un modello che ha consentito al contempo di distribuire alimenti freschi, biologici e di qualità alle persone vulnerabili. Frutta, verdura, latticini e uova sono stati distribuiti regolarmente, negli ultimi due mesi, a oltre 250 persone.

I negozi di quartiere vengono altresì utilizzati come punti di raccolta degli altri alimenti, con l’obiettivo di incoraggiare i donatori a eseguire gli acquisti nei piccoli negozi locali anziché nei grandi supermercati. E le famiglie beneficiarie sono a loro volta coinvolte nella raccolta dei cibi donati nei negozi di quartiere, il trasporto ai centri della rete e la loro distribuzione alle famiglie.

‘Forniamo cibo di qualità, che consente una dieta varia e sostenibile, alle persone del vicinato colpite dalla crisi del sistema. Cerchiamo di sfuggire a una logica di welfare e ci organizziamo autonomamente tra vicini’ (Berta Carreras, rete di supporto del quartiere Porta di Barcellona).

Agroecologia, filiera corta e mutuo soccorso

I protagonisti di AlterBanc offrono brillanti esempi su come l’agricoltura contadina ecologica possa raggiungere i consumatori attraverso filiere corte e disintermediate che sfuggono al modello capitalista classico. Realizzando, piuttosto, un paradigma di mutuo soccorso:

– EcoCentral distribuisce i prodotti biologici del territorio a 80 mense scolastiche. Senza addebitare alcun costo agli agricoltori, né applicare commissioni sulle loro vendite. I clienti concordano gli ordini con i contadini e li pagano direttamente. Riconoscendo a EcoCentral un contributo per la logistica. Una formula che potrebbe funzionare benissimo anche in Italia, ove il dibattito sul cibo a scuola è rovente come si è visto.

‘Nutrire le scuole con prodotti agro-ecologici a prezzi pubblici è stata una sfida e ci siamo riusciti. Ora il modello potrebbe essere replicato per rispondere alla povertà alimentare’,

l’Hort de l’Eriçó è un progetto agroecologico sostenuto grazie agli ordini di tre cooperative di consumatori, alle vendite dirette in azienda e alla collaborazione con altri agricoltori biologici della rete sul territorio. I consumatori, organizzati in cooperative e reti di vicinato, consentono di pianificare le colture, concordare prezzi equi ed effettuare trasporti efficienti. Ancora una volta, senza speculazioni al di là della copertura dei costi vivi.

Appalti verdi, sovranità alimentare, equità?

‘L’acquisto pubblico agroecologico destinato ai servizi sociali (cucine, consegna a domicilio e aiuti alimentari) può consentire di mantenere una buona parte dei piccoli contadini catalani con dignità. È tempo che le amministrazioni e i consumatori assumano posizioni chiare in merito all’agricoltura che vogliamo sostenere.

Con quali argomenti l’amministrazione crea campagne di sensibilizzazione per la popolazione per acquistare prodotti locali e biologici, stanziando milioni di dollari a società come (…) nelle offerte pubbliche di acquisto, come le mense scolastiche o quelle di carceri?

Non dovremmo accettare cibo locale prodotto utilizzando pesticidi o sfruttando i diritti delle lavoratrici, così come non possiamo accettare prodotti biologici che arrivano a migliaia di chilometri di distanza. Neppure nell’acquisto di cibo per l’assistenza sociale. Ora che le amministrazioni parlano della sovranità alimentare, devono capire che questo paradigma può solo andare di pari passo con le pratiche agroecologiche’.

Le parole di Gustavo Duch, membro della cooperativa El Pa Sencer che partecipa a AlterBanc, valgono in Catalogna come in tutta Europa. Laddove il Green Public Procurement (GPP) rimane spesso sulla carta, per cedere il posto ai colossi che con i propri lobbisti ottengono bandi d’appalto su loro misura. Gli esempi non mancano, anche nei provvedimenti adottati negli ultimi mesi in Italia. Torneremo presto sull’argomento.

Dario Dongo

Foto di copertina David Aguinaga

Note

(1) Laura Solé Martín. Resposta agroecòlogica a la pobresa alimentària. Directa. 29.7.20

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