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Olio di palma, la crisi di Nutella

Olio di palma, la crisi di Nutella

Si vocifera che le vendite di Nutella in Italia, come in Francia e in un paio d’altri Paesi europei, siano in calo. Ciò spiegherebbe i massicci investimenti di periodo nella pubblicità televisiva in ore di punta, e l’omaggio di una lampada a chi acquisti un grande barattolo di prodotto.

Al di là dei numeri, è interessante osservare come i consumatori italiani abbiano orientato le proprie scelte verso alimenti privi di grasso di palma, non appena sono stati in grado di identificare in etichetta la natura degli oli vegetali utilizzati (ovvero dall’entrata in vigore del reg. UE 1169/11, il 13 dicembre 2014). La grande distribuzione italiana – a partire da Coop Italia, leader di mercato – ha saputo incontrare le sensibilità dei cittadini, al punto da modificare in breve tempo le ricette dei prodotti a marchio. E così le industrie di settore, dopo un vano tentativo iniziale di improbabile difesa del grasso tropicale.

Ferrero però insiste e prova a imporre quella ‘Voce del Padrone’ di antica memoria, che risale ai vinili a 78 giri. Ha organizzato un incontro epocale, l’altro giorno a Milano, ove sono scesi in campo i soloni della scienza e dell’informazione. Addirittura un vice-ministro per l’Agricoltura, Andrea Olivero, che pareva essere sbarcato da Kuala Lumpur o da Giacarta, per l’appassionata difesa di una materia prima di origine lontana e controversa, a causa del ‘land grabbing’ e delle deforestazioni a essa primariamente attribuiti.

Great Italian Food Trade e il Fatto Alimentare hanno condotto negli anni una campagna di informazione e denuncia, nei confronti del palma, evidenziandone i pericoli socio-ambientali su scala globale, nonché i rischi associati a un eccessivo apporto di grassi saturi e acido palmitico. Cui da ultimo si sono aggiunte le valutazioni scientifiche dell’Efsa in merito alla pericolosità di alcuni contaminanti di processo presenti nel palma raffinato.

Nessuno aveva intenzione di denunciare l’insalubrità o insostenibilità della Nutella. Saremmo anzi stati pronti a celebrare con gaudio l’innovazione virtuosa nella più iconica delle creme spalmabili, che dall’Italia ha fatto storia nell’intero pianeta.

Così non è stato purtroppo, non ancora almeno. Ci ostiniamo perciò a dissentire dalla ‘Voce del Padrone’, annotando come siano oggi disponibili sul mercato prodotti simili che – grazie all’eliminazione dell’odio di palma – hanno profili nutrizionali più adeguati rispetto alle esigenze attuali delle popolazioni. A fronte di un’emergenza sanitaria globale che si esprime in obesità, sovrappeso e malattie correlate (diabete di tipo 2 in primis), la cui causa risiede nello squilibrio della dieta e gli eccessivi apporti di grassi saturi, zucchero e sale.

Senza mai perdere la speranza in un futuro migliore, per i consumatori italiani ma anche per i popoli sfrattati dalle loro terre nel Sud-Est asiatico, Africa sub-Sahariana e Africa centrale. Le specie animali in via d’estinzione e la biodiversità, tutti minacciati dal continuo incedere di nuove coltivazioni di palma da olio, con o senza bollini o certificazioni di soggetti variamente interessati (come RSPO, tra i cui fondatori si annoverano i responsabili di tante e troppe operazioni irresponsabili).

Dario Dongo

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