Il cappero è un bocciolo. Viene raccolto a mano prima che il fiore si apra, poi salato e lasciato fermentare. Pochi grammi bastano a dare carattere a una salsa, a un’insalata o a un piatto di pesce. In Italia la produzione di qualità si concentra su due arcipelaghi siciliani, Pantelleria e le Isole Eolie, tutelati rispettivamente da un’indicazione geografica protetta (IGP) e da una denominazione di origine protetta (DOP). Produzioni minori si trovano in altre aree di Sicilia, Puglia e Sardegna. Gran parte dei capperi trasformati in Italia proviene invece dall’estero, soprattutto dal Marocco.
Questa breve guida raccoglie i più recenti dati di commercio estero, storia e botanica, le due indicazioni geografiche di Pantelleria e delle Eolie, le altre aree di coltivazione, profilo nutrizionale e composti bioattivi, usi in cucina e criteri di scelta per consumatori e buyer.
Mercato, import ed export
La produzione italiana complessiva di capperi è purtroppo priva di statistiche ufficiali, poiché né l’Istituto nazionale di statistica (Istat) né Eurostat rilevano la coltura e le superfici agricole in modo distinto.
Gli unici dati disaggregati riguardano in modo parziale il commercio estero. La voce doganale CN 0711 90 70 identifica i capperi conservati provvisoriamente in salamoia o in altre soluzioni e non idonei al consumo immediato, vale a dire il prodotto semilavorato:
- nel 2025 l’Italia ha importato con questa voce 8.968 tonnellate di capperi, per un valore di 19,1 milioni di euro, contro 10.025 tonnellate e 20,8 milioni del 2024. I volumi sono quindi calati di circa il 10,5%, il valore dell’8,2%, con un prezzo medio salito da 2,08 a 2,13 euro al chilo. Il Marocco ha fornito 6.993 tonnellate, pari al 78% del totale, la Turchia 314 tonnellate. Quasi tutto il semilavorato (8.846 tonnellate) proviene da Paesi extra-UE;
- le esportazioni italiane con la stessa voce sono invece marginali: 430 tonnellate nel 2025, per 1,6 milioni di euro, a un prezzo medio di 3,78 euro al chilo (Eurostat, 2026).
Non sono invece disponibili i dati su trasformazione e vendita di capperi confezionati sott’aceto o sotto sale destinati al consumo finale, i quali ricadono sotto altre voci doganali che aggregano altre matrici. Le sole stime di produzione disponibili riguardano Pantelleria, e vengono riportate nel paragrafo dedicato.
Storia e caratteristiche botaniche
Il cappero accompagna la cucina mediterranea sin dall’antichità. Plinio il Vecchio, nella Naturalis historia, distingueva favorevolmente il cappero italiano rispetto a quello d’oltremare, riportando la credenza che il suo consumo quotidiano proteggesse dalla paralisi e dai dolori alla milza (Pliny the Elder, 1855).
Il cappero (Capparis spinosa L.) è un arbusto perenne della famiglia delle Capparaceae, con foglie carnose e grandi fiori bianchi o bianco-rosati. Tollera la salinità, resiste alla siccità (Annaz et al., 2022) e così prospera nelle fessure di rocce e muri, preferibilmente esposti a mezzogiorno (Fondazione Slow Food, s.d.-a).
Produzione e consumo interessano due parti della pianta:
- il cappero propriamente detto è il bottone fiorale chiuso;
- il cucuncio è il frutto, di forma allungata, raccolto quando raggiunge un diametro massimo di 20 millimetri (MASAF, s.d.-b).
La specie comprende due sottospecie: Capparis spinosa subsp. spinosa, con spine alla base delle foglie, e subsp. inermis, senza spine e quindi più agevole da raccogliere.
La stagione coincide con i mesi caldi. La raccolta è manuale e scalare: i boccioli vengono colti prima che si aprano, ripassando sulle stesse piante a pochi giorni di distanza, ogni 8-10 giorni a Salina (Fondazione Slow Food, s.d.-a).
Pantelleria e Isole Eolie, le due indicazioni geografiche
Pantelleria e le Eolie, isole di origine vulcanica, sono le aree storiche di produzione del cappero italiano. Le loro produzioni sono tutelate da due indicazioni geografiche, con disciplinari che fissano varietà, rese, raccolta e lavorazione.
Cappero di Pantelleria IGP
L’IGP Cappero di Pantelleria è stata registrata nel 1996 con il regolamento (CE) n. 1107/96, poi modificato nel 2010 (reg. UE 880/2010). La zona di produzione comprende l’intera isola, nella provincia di Trapani in Sicilia (MASAF, s.d.-a).
Le prime notizie documentate sui capperi dell’isola compaiono nel saggio di Calcara sulla geognosia e l’agricoltura di Pantelleria, pubblicato a Palermo nel 1855, e nell’enciclopedia tedesca Brockhaus del 1894. Nel corso del Novecento il cappero ha progressivamente sostituito la vite in una parte delle superfici coltivate (Commissione europea, 2010).
L’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) stima oggi una produzione annua tra 300 e 400 tonnellate. In drastico calo rispetto agli anni Ottanta, quando la produzione (nel 1983) aveva raggiunto le 1.200 tonnellate (Commissione europea, 2010). La quota certificata come IGP si aggira attorno alle 120-130 tonnellate (ANSA, 2026).
Il disciplinare ammette la sola varietà inermis, cultivar Nocellara. La densità non può superare 2.000 piante per ettaro e la resa massima è di 3 tonnellate per ettaro. Nelle annate più generose l’eccedenza va eliminata con la cernita. La raccolta si svolge a mano e in modo scalare, dall’1 maggio al 31 ottobre, lasciando sulla pianta i boccioli non ancora maturi (MASAF, s.d.-a).
La salatura viene eseguita a secco, con sale marino, sempre sull’isola. Nella prima fase, che dura otto-dieci giorni, si aggiunge sale pari al 30-40% del peso dei capperi e si rimescola la massa per favorire la fermentazione lattica. Si elimina poi l’acqua di vegetazione e si aggiunge altro sale, pari al 20-25% del peso.
Al consumo i capperi hanno forma globosa e colore verde tendente al senape, umidità tra il 50% e il 70% e calibro tra 4 e 15 millimetri. Il sale nelle confezioni non può superare il 25% del peso dei capperi. I capperi venduti fuori dall’isola prima di aver acquisito queste caratteristiche perdono il diritto alla denominazione (disciplinare, articoli 5 e 6).
Dal 16 settembre 2026 i controlli sono affidati a CSQA Certificazioni, che subentra alla Camera di commercio di Trapani (Disciplinare.it, 2026).
La minaccia principale per i cappereti dell’isola arriva oggi dalla cimice africana Bagrada hilaris, che fa appassire le foglie e blocca la produzione (Il Post, 2021; Madeddu, 2026). Per contenerla senza insetticidi, ENEA e Biotechnology and Biological Control Agency sperimentano la tecnica dell’insetto sterile: rilasciare maschi resi sterili mediante radiazioni, i quali si accoppiano senza generare prole (ANSA, 2026). Gli autori di uno studio sperimentale indicano Pantelleria come possibile area modello per l’eradicazione, ma la validazione in campo deve ancora venire completata (Mainardi et al., 2025).
Cappero delle Isole Eolie DOP
La DOP Cappero delle Isole Eolie è stata registrata nel 2020 (reg. esec. UE 2020/624). L’opposizione presentata dai comuni dell’isola di Salina (Malfa, Leni e Santa Marina Salina) è stata dichiarata irricevibile dalla Commissione europea, poiché le opposizioni presentate dai residenti in uno Stato membro che presenta la domanda devono seguire la procedura nazionale (reg. esec. UE 2020/624, considerando 2).
La corrispondenza commerciale cita il nome ‘Cappero delle Isole Eolie’ già dall’inizio del Seicento (MASAF, s.d.-b). A Salina il cappero è stato il fulcro dell’economia dell’isola, insieme alla Malvasia, fino all’arrivo del turismo (Fondazione Slow Food, s.d.-a).
La zona di produzione comprende tutte le isole dell’arcipelago, in provincia di Messina (Sicilia). I suoli sono ricchi di fosforo e potassio, oltre che di ferro, magnesio, calcio, manganese e molibdeno. Il mare riduce le escursioni termiche e aumenta l’umidità dell’aria, con le cosiddette ‘precipitazioni occulte’ che forniscono acqua supplementare alle piante (MASAF, s.d.-b).
Il disciplinare ammette entrambe le sottospecie, inclusi i biotipi Nocellara, Nocella e Spinoso di Salina. La densità massima è più bassa che a Pantelleria, 1.600 piante per ettaro, e le piante vengono propagate solo per talea da piante madri identificate, per conservare il patrimonio genetico locale. Il trapianto va fatto tra gennaio e la seconda decade di febbraio. La potatura invernale lascia corti speroni, e la forma di allevamento è ad alberello o prostrata. La resa massima di capperi e cucunci è di 9 tonnellate per ettaro in coltura specializzata, oppure 8 chili per pianta in coltura promiscua. La raccolta va da aprile alla fine di agosto (MASAF, s.d.-b). A Salina la cultivar più diffusa rimane la nocellara, detta anche tondina, preferita alla spinosa per i boccioli più sodi e pesanti (Fondazione Slow Food, s.d.-a).
La denominazione copre sia i capperi sia i cucunci. Entro 24 ore dalla raccolta il prodotto va messo a strati con sale marino grosso e rimescolato ogni giorno per otto giorni, poi una volta alla settimana per altre tre settimane. Viene confezionato con il sale marino oppure in salamoia, ottenuta sciogliendo 25 chili di sale in 75 litri d’acqua. Il colore è verde tendente al senape con striature violacee, il calibro minimo dei capperi è di 4 millimetri e il tenore di acido oleico – che il disciplinare associa al sapore intenso e alla stabilità all’ossidazione – non può essere inferiore al 6% (MASAF, s.d.-b).
In etichetta sono obbligatori il logo della DOP, il simbolo europeo e la sede dello stabilimento di confezionamento, mentre sono vietati i termini laudativi. I controlli sono svolti dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia ‘A. Mirri’ (MASAF, s.d.-b).
Le difficoltà delle due isole
Pantelleria e Salina condividono tuttavia le stesse difficoltà: la raccolta è interamente manuale e la manodopera disponibile è scarsa, ed è al contempo arduo sostenere la competizione nordafricana sui prezzi (Fondazione Slow Food, s.d.-a; Il Post, 2021).
Le altre aree di coltivazione
Il cappero viene coltivato anche in altre zone d’Italia, in quantità minori e senza statistiche disponibili:
- in Sicilia gli elenchi dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali registrano i ‘Capperi’ e i ‘Capperi e cucunci’ (Regione Siciliana, s.d.). A Linosa, nelle isole Pelagie, sono stati selezionati biotipi locali adatti a nuovi impianti (La Bella et al., 2021),
- in Puglia compaiono i ‘Capperi del Gargano, Mattinata’ (Regione Puglia, 2025);
- in Sardegna la coltivazione dei capperi di Selargius, alle porte di Cagliari, è documentata dai primi dell’Ottocento (Laore Sardegna, 2021). Oggi un Presidio Slow Food li valorizza e ha recuperato dall’abbandono oltre 600 piante secolari (Fondazione Slow Food, s.d.-b).
Profilo nutrizionale
Le tabelle di composizione degli alimenti del CREA, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, non comprendono i capperi. I valori di cui a seguire provengono quindi dalla tabella nazionale norvegese di composizione degli alimenti, curata dall’autorità per la sicurezza alimentare Mattilsynet. La voce ‘Capers, canned’ si riferisce ai capperi in salamoia, sgocciolati, e riprende la gran parte dei dati pubblicati nella banca dati del Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti (Mattilsynet, s.d.).
La tabella confronta i valori per 100 grammi con quelli di una porzione indicativa di 10 grammi, circa un cucchiaio.
| Valori nutrizionali | Per 100 g | Per porzione da 10 g |
| Energia | 104 kJ, 25 kcal | 10 kJ, 2,5 kcal |
| Grassi | 0,9 g | 0,09 g |
| di cui acidi grassi saturi | 0,2 g | 0,02 g |
| Carboidrati | 0,4 g | 0,04 g |
| di cui zuccheri | 0,4 g | 0,04 g |
| Fibre | 3 g | 0,3 g |
| Proteine | 2,4 g | 0,24 g |
| Sale | 6,9 g | 0,69 g |
| Rame | 0,37 mg (37% VNR) | 0,037 mg (3,7% VNR) |
Il calcolo delle percentuali si basa sui valori nutrizionali di riferimento di cui in Allegato XIII al regolamento (UE) n. 1169/2011. Tra i micronutrienti solo il rame supera la soglia del 15% su 100 grammi.
Una porzione da 10 grammi apporta quasi 0,7 grammi di sale, che può aumentare in caso di capperi conservati a secco. Si raccomanda pertanto di sciacquare i capperi e lasciarli in acqua fredda, prima dell’uso, oltre a ridurre il sale da altre fonti nella ricetta ove essi vengono impiegati.
I composti bioattivi
L’interesse scientifico per i capperi riguarda soprattutto i composti fenolici e i glucosinolati. Una revisione della letteratura descrive per la pianta attività antiossidanti, antinfiammatorie, antimicrobiche ed epatoprotettive. Si tratta però in larga parte di studi su cellule e modelli animali. La fermentazione abbassa i fenoli totali dei boccioli da 18,43 a 11,98-15,39 milligrammi per grammo (Annaz et al., 2022).
I capperi di Pantelleria fermentati sotto sale contengono flavonoli, tra cui rutina e derivati della quercetina e del kaempferolo, oltre a glucosinolati. In laboratorio i loro estratti hanno mostrato attività antiossidante e la capacità di intrappolare metilgliossale e gliossale, composti reattivi coinvolti nella formazione dei prodotti di glicazione avanzata (Lo Bosco et al., 2019).
Gli studi sull’uomo riguardano soprattutto il frutto (cucuncio). Una meta-analisi di cinque studi clinici randomizzati, con 178 adulti affetti da steatosi epatica, diabete di tipo 2, sindrome metabolica o iperlipidemia, ha associato il consumo di frutti di cappero per 2-12 settimane a una riduzione dell’enzima epatico ALT di circa 12 unità per litro. Osservando altresì un lieve aumento del colesterolo HDL (0,72 mg/dl) e un calo di peso di circa un chilo. Gli effetti su trigliceridi, colesterolo LDL, colesterolo totale e glicemia a digiuno non sono risultati significativi. Gli autori considerano i dati preliminari e chiedono nuovi studi (Perna et al., 2023).
In sintesi, il cappero contiene piccole quantità di composti bioattivi. Gli effetti dimostrati sull’uomo sono pochi e riguardano i soli frutti ovvero gli estratti.
In cucina: dalle ricette di Artusi ai piatti regionali
Nella Scienza in cucina di Pellegrino Artusi i capperi compaiono nei crostini di capperi, preparati con capperi sott’aceto, zucchero, uva passolina, pinoli e candito in un composto dolce-agro (Artusi, 1891a). Ritornano nella salsa di capperi e acciughe, scaldata in padella con olio e versata sulla bistecca appena tolta dalla griglia (Artusi, 1891b).
Tra i piatti regionali la caponata siciliana unisce i capperi a melanzane, sedano, olive, pinoli, uvetta e aceto (Il Cucchiaio d’Argento, s.d.-a). La pasta alla puttanesca – la cui maternità è contesa tra Campania e Lazio – li abbina a pomodoro, olive nere e acciughe (Il Cucchiaio d’Argento, s.d.-c). L’insalata pantesca combina patate, pomodorini, cipolla, olive e capperi di Pantelleria dissalati, con aceto e olio extravergine d’oliva (Il Cucchiaio d’Argento, s.d.-b).
Consigli per la scelta
Il primo criterio è l’origine italiana. Le due denominazioni la garantiscono per definizione, perché IGP e DOP certificano capperi coltivati e lavorati a Pantelleria e alle Eolie (MASAF, s.d.-a; MASAF, s.d.-b). Per gli altri prodotti l’indicazione dell’origine dei capperi non è obbligatoria, a meno che la sua omissione possa indurre in errore il consumatore. Se però l’etichetta contiene un riferimento geografico all’Italia, al di fuori del marchio, e questa non coincide con quella dei capperi, deve venire indicata anche la diversa provenienza dei capperi (reg. UE 1169/2011, art. 26.2, lett. ‘a’, e art. 26.3; reg. UE 2018/775).
Ove disponibili, si raccomanda di favorire i capperi biologici. poiché essi garantiscono il più alto livello di tutela degli ecosistemi e della loro biodiversità. Accanto al logo europeo del bio, oltretutto, l’etichetta indica il luogo di coltivazione delle materie prime con le diciture ‘Agricoltura UE’, ‘Agricoltura non UE’ o ‘Agricoltura UE/non UE’, le quali possono venire sostituite o completate dal nome del Paese, quando tutte le materie prime agricole vi sono state coltivate (reg. UE 2018/848, art. 32.2). La dicitura ‘Agricoltura Italia’ è quindi la garanzia più diretta dell’origine nazionale.
L’offerta di capperi biologici certificati, specie di origine italiana, è peraltro tuttora ridotta. Eppure la conversione delle colture è alla portata di molte aziende, grazie alla naturale resilienza della pianta, che tollera la siccità e la salinità (Annaz et al., 2022). Chi sceglie il biologico, quando lo trova, sostiene anche la domanda che può spingere i produttori a certificarsi e così valorizzare le loro produzioni.
Gli appassionati apprezzano il profilo aromatico più completo nei capperi conservati a secco con sale marino, da dissalare prima dell’uso. I capperi in salamoia o sott’aceto sono più pratici ma più neutri, poiché l’aceto tende a coprire in parte l’aroma. Per i prodotti in liquido di governo l’etichetta riporta anche il peso netto sgocciolato, utile per confrontare la quantità effettiva (reg. UE 1169/2011, Allegato IX, punto 5).
Conclusioni
Il cappero italiano è un prodotto di nicchia in un mercato dominato dalle importazioni: circa 9.000 tonnellate di semilavorato nel 2025, quasi tutte da Paesi extra-UE, a fronte di poche centinaia di tonnellate prodotte a Pantelleria e di produzioni minori alle Eolie e nelle altre aree di coltivazione, per le quali non esistono statistiche. Il suo valore sta nella qualità verificabile.
Per chi acquista, le scelte ottimali sono i capperi di origine italiana, a denominazione o biologici ove disponibili, da sciacquare prima dell’uso per contenere il sale. Per i territori, la continuità della coltura dipende dalla manodopera, dalla conversione al biologico e dalla difesa contro Bagrada hilaris, su cui la ricerca sta lavorando con metodi a basso impatto ambientale.
Dario Dongo
Riferimenti
Studi scientifici sottoposti a revisione paritaria
Annaz, H., Sane, Y., Bitchagno, G. T. M., Ben Bakrim, W., Drissi, B., Mahdi, I., El Bouhssini, M., & Sobeh, M. (2022). Caper (Capparis spinosa L.): An updated review on its phytochemistry, nutritional value, traditional uses, and therapeutic potential. Frontiers in Pharmacology, 13, 878749. https://doi.org/10.3389/fphar.2022.878749
Cincotta, F., Merlino, M., Verzera, A., Gugliandolo, E., & Condurso, C. (2022). Innovative process for dried caper (Capparis spinosa L.) powder production. Foods, 11(23), 3765. https://doi.org/10.3390/foods11233765
La Bella, S., Rossini, F., Licata, M., Virga, G., Ruggeri, R., Iacuzzi, N., Leto, C., & Tuttolomondo, T. (2021). Four-year study on the bio-agronomic response of biotypes of Capparis spinosa L. on the island of Linosa (Italy). Agriculture, 11(4), 327. https://doi.org/10.3390/agriculture11040327
Lo Bosco, F., Guarrasi, V., Moschetti, M., Germanà, M. A., Butera, D., Corana, F., & Papetti, A. (2019). Nutraceutical value of Pantelleria capers (Capparis spinosa L.). Journal of Food Science, 84(8), 2337–2346. https://doi.org/10.1111/1750-3841.14718
Mainardi, C. E., Peccerillo, C., Musmeci, S., Paolini, A., Sforza, R. F. H., Cemmi, A., Di Sarcina, I., Anfora, G., Porretta, D., Marini, F., & Cristofaro, M. (2025). Sterile but sexy: Assessing the mating competitiveness of irradiated Bagrada hilaris males for the development of a sterile insect technique. Insects, 16(4), 391. https://doi.org/10.3390/insects16040391
Perna, S., Rafique, A., Rondanelli, M., Allehdan, S., Riso, P., & Marino, M. (2023). Effect of caper fruit (Capparis spinosa L.) consumption on liver enzymes, lipid profile, fasting plasma glucose, and weight loss. A systematic review and a preliminary meta-analysis of randomized controlled trials. Biomedicine & Pharmacotherapy, 168, 115638. https://doi.org/10.1016/j.biopha.2023.115638
Fonti istituzionali e statistiche
Commissione europea. (2010). Pubblicazione di una domanda di modifica a norma dell’articolo 6, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio, ‘Cappero di Pantelleria’ (2010/C 22/11). Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, C 22, 48. https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:52010XC0129(09)
Eurostat. (2026). EU trade since 1988 by HS2-4-6 and CN8 (DS-045409), prodotto CN 0711 90 70, dichiarante Italia, 2024-2025 [Data set]. Consultato il 25 ottobre 2026. https://ec.europa.eu/eurostat/api/comext/dissemination/statistics/1.0/data/DS-045409
Fondazione Slow Food per la biodiversità. (s.d.-a). Cappero di Salina. https://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/cappero-di-salina/
Fondazione Slow Food per la biodiversità. (s.d.-b). Cappero di Selargius. https://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/cappero-di-selargius/
Laore Sardegna. (2021). Capperi e capperoni di Selargius [scheda Prodotto Agroalimentare Tradizionale]. https://www.agenzialaore.it/documenti/14_43_20210916104655.pdf
Mattilsynet. (s.d.). Capers, canned (ID 06.129). Matvaretabellen. Consultato il 25 ottobre 2026. https://matvaretabellen.no/en/capers-canned
Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. (s.d.-a). Disciplinare di produzione della indicazione geografica protetta ‘Cappero di Pantelleria’. https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/f%252F2%252F3%252FD.6d29fd47d84b453e2089/P/BLOB%3AID%3D3343/E/pdf?mode=download
Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. (s.d.-b). Disciplinare di produzione della denominazione di origine protetta ‘Cappero delle Isole Eolie’. https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/2%252Fd%252Fa%252FD.a13f1ee77219816e9575/P/BLOB%3AID%3D3343/E/pdf?mode=download
Regione Puglia. (2025). Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, Allegato I, Regione Puglia (XXV revisione). https://www.regione.puglia.it/documents/42866/3533988/elenco+PAT+PUGLIA_2025_XXV_rev.pdf/48a6fa8d-4d3f-ab66-40f4-5c8629bf88e6?version=1.0&t=1742470938334&download=true
Regione Siciliana. (s.d.). Elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali, Allegato 1. https://www.regione.sicilia.it/sites/default/files/2024-04/ELENCO~1.pdf
Fonti normative dell’Unione Europea
Commission Implementing Regulation (EU) 2020/624 of 30 April 2020 entering a name in the register of protected designations of origin and protected geographical indications (Cappero delle Isole Eolie (PDO)). OJ L 144, 7.5.2020. http://data.europa.eu/eli/reg_impl/2020/624/oj
Commission Regulation (EC) No 1107/96 of 12 June 1996 on the registration of geographical indications and designations of origin under the procedure laid down in Article 17 of Council Regulation (EEC) No 2081/92. OJ L 148, 21.6.1996. http://data.europa.eu/eli/reg/1996/1107/oj
Commission Regulation (EU) No 880/2010 of 6 October 2010 approving non-minor amendments to the specification for a name entered in the register of protected designations of origin and protected geographical indications (Cappero di Pantelleria (PGI)). OJ L 264, 7.10.2010, p. 9. http://data.europa.eu/eli/reg/2010/880/oj
Regulation (EU) 2018/848 of the European Parliament and of the Council of 30 May 2018 on organic production and labelling of organic products and repealing Council Regulation (EC) No 834/2007. Consolidated text: 25/03/2025. http://data.europa.eu/eli/reg/2018/848/2025-03-25
Regulation (EU) No 1169/2011 of the European Parliament and of the Council of 25 October 2011 on the provision of food information to consumers. Consolidated text: 01/04/2025. http://data.europa.eu/eli/reg/2011/1169/2025-04-01
Regulation (EU) 2024/1143 of the European Parliament and of the Council of 11 April 2024 on geographical indications for wine, spirit drinks and agricultural products, as well as traditional specialities guaranteed and optional quality terms for agricultural products. Consolidated text: 18/03/2026. http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1143/2026-03-18
Stampa e letteratura grigia
ANSA. (2026, 10 luglio). Cappero Igp di Pantelleria, Enea nel progetto per difenderlo dai parassiti. https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2026/07/10/cappero-igp-di-pantelleria-enea-nel-progetto-per-difenderlo-dai-parassiti_d326c1ee-7d73-426a-bebb-0dae296c2772.html
Disciplinare.it. (2026, 15 settembre). Cappero di Pantelleria Igp, controlli da CSQA Certificazioni Srl, 2026 [testo del decreto MASAF di autorizzazione]. https://www.disciplinare.it/cappero-di-pantelleria-igp-controlli-da-csqa-certificazioni-srl-2026.html
Il Post. (2021, 9 agosto). A Pantelleria sempre meno persone raccolgono i capperi. https://www.ilpost.it/2021/08/09/capperi-pantelleria-raccolta/
Madeddu, D. (2026, 13 luglio). Un parassita mette a rischio i capperi di Pantelleria. Il Sole 24 Ore. https://www.ilsole24ore.com/art/un-parassita-mette-rischio-capperi-pantelleria-AJZUFgH
Fonti storiche e gastronomiche
Artusi, P. (1891a). Crostini di capperi (n. 108). In La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene. https://www.pellegrinoartusi.it/indice-ingredienti/108-crostini-di-capperi
Artusi, P. (1891b). Salsa di capperi e acciughe (n. 121). In La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene. https://www.pellegrinoartusi.it/indice-ingredienti/121-salsa-di-capperi-e-acciughe
Il Cucchiaio d’Argento. (s.d.-a). Caponata. https://www.cucchiaio.it/ricetta/ricetta-caponata-classica/
Il Cucchiaio d’Argento. (s.d.-b). Insalata pantesca. https://www.cucchiaio.it/ricetta/insalata-pantesca/
Il Cucchiaio d’Argento. (s.d.-c). Pasta alla puttanesca. https://www.cucchiaio.it/ricetta/pasta-alla-puttanesca/
Pliny the Elder. (1855). The natural history (J. Bostock & H. T. Riley, Trans.; Book XX, Chap. 59). Taylor and Francis. http://www.perseus.tufts.edu/hopper/text?doc=Perseus%3Atext%3A1999.02.0137%3Abook%3D20%3Achapter%3D59

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.


